Archive for March, 2009

AL VIA PIANO UE RISPARMIO, STRETTA SU LAMPADINE

Tuesday, March 31st, 2009

Parte, con la pubblicazione dei due regolamenti sulle lampade ‘verdi’, il programma di risparmio energetico comunitario. Due regolamenti riguardano la progettazione eco-compatibile di alcuni prodotti di illuminazione, prevedendo dal 1/o settembre 2009 il divieto di commercializzare lampade ad incandescenza destinate all’ illuminazione di ambienti domestici di potenza pari o superiore ai 100 watt. Dal 1/o settembre 2011 sara’ la volta delle lampade da 75 watt. E dal 1/o settembre 2012 il divieto riguardera’ quelle comprese tra i 25 ed i 40 watt. A partire dal 1/o settembre 2016 infine, il divieto sara’ esteso alle lampade alogene a bassa efficienza. Per quanto riguarda le lampadine non direzionali di uso domestico l’intento e’ quello di ridurre il consumo annuo di elettricita’ del 20% entro il 2020: ad oggi il consumo dei questo prodotti ammonta a circa 112 TWh (pari a 45 Mt di CO2 equivalenti). Ma il provvedimento interviene anche sul fronte dei contenuti di sostanze a rischio: regolando in particolare il contenuto di fosforo che produce effetti sull’ambiente sia attraverso le emissioni nelle condizioni d’uso che in sede di smaltimento. Anche per quanto riguarda le lampade senza alimentatore interrato, a alta intensita’ e agli alimentatori che le fanno funzionare, il regolamento stabilisce obiettivi di riduzione sia dei consumi che dei contenuti di sostanze a rischio. Anche i questo caso il traguardo e’ quello di una riduzione dei consumi del 20% al 2020: il trend per questi prodotti infatti e’ in forte crescita. Se oggi il consumo annuo di energia e’ pari a 200 TWh nel 2020, salvo interventi drastici, salirebbe fino a 260 TWh. Lo stesso vale per il mercurio, oggi attestato su 12,6 tonnellate, ma che nel 2020 potrebbe raggiungere il livello di guardia di 18,6 tonnellate.

PREMIATI I BIOCARBURANTI PIU’ SOSTENIBILI

Tuesday, March 31st, 2009
A Bruxelles nel corso dei lavori della recente Conferenza sui Mercati Mondiali dei Biocarburanti, sono stati assegnati, per la prima volta, dei premi ai biocarburanti piu’ compatibili con i criteri di sostenibilita’. I riconoscimenti, divisi in tre categorie, sono stati aggiudicati scegliendo su una ristretta lista di nove candidati selezionati per le nomination. La giuria ha votato guardando a produttori e distributori che hanno garantito i maggiori benefici in termini di sostenibilita’, sia considerando la riduzione di emissioni inquinanti, l’impatto ambientale ed ulteriori benefici sociali delle operazioni o delle tecnologie premiate. Per il premio ”Bioetanolo Sostenibile” la palma del vincitore e’ andata alla societa’ Sekab. Il riconoscimento per il ”Biodiesel Sostenibile” e’ invece stato dato a Argent Energy. Infine per la tecnologia applicata ai biocarburanti il premio ”Tecnologia dei Biocarburanti Sostenibili” e’ stato assegnato all’azienda PetroAlgae.
 

Fonte: Ansa.it

conferenza delle agenzie ambientali. E dal rapporto sulle città emerge che solo 4 su 33 sono in regola sulle polveri sottili.

Tuesday, March 31st, 2009

Domani e dopodomani si terrà a Roma, in occasione di Ecopolis, la 11° conferenza nazionale delle agenzie ambientali.  E non sarà solo una vetrina, ma l’occasione per fare un punto sullo stato ambientale del nostro paese. Il Prefetto Vincenzo Grimaldi, Commissario dell’ISPRA, ha reso noti i primi dati del V rapporto sulla qualità ambientale nelle aree metropolitane che sarà presnetato domani.  Su 33 città monitorate, soltanto 4 (Bolzano, Pescara, Campobasso e Potenza) sono riuscite a contenere il numero di superamenti giornalieri dei livelli di pm10 nei 35 giorni previsti dalla legge. Una conferma che le città italiane sono sempre troppo inquinate e che a livello decisionale andrebbero prese misure più drastiche perché lo stato di salute dell’ambiente urbano condiziona pesantemente la qualità di vita dei cittadini. Ma questa non sembra essere una priorità.

Si partira ‘domani primo aprile con la presentazione del V Rapporto annuale sull’ambiente urbano, promosso dal Sistema delle agenzie per l’ambiente Ispra/Arpa/Appa. Nel pomeriggio il convegno ”Citta’ del futuro”. Con alcune tra le voci piu’ autorevoli e ‘visionarie’ del nostro tempo, tra cui Alejandro Gutierrez, progettista della prima citta’ sostenibile al mondo, si affrontera’ la sfida della costruzione di comunita’ a zero emissioni.
 Nella seconda giornata, che prendera’ il via con il convegno ”L’energia delle citta”’, promosso con il contributo della Regione Lazio, per fare il punto sul risparmio energico e l’ utilizzo di energie rinnovabili (solare diretta, energia idrica, eolica ed energia derivante dalle biomasse), che oggi coprono solo il 10% del fabbisogno energetico mondiale. Nel pomeriggio il ricercatore  Richard Pluntz, presentera’ lo studio condotto per la Columbia university sul tema dei cambiamenti climatici e avviera’ il dibattito sulle nuove emergenze, dal punto di vista sociale, architettonico, sanitario, che devono guidare la pianificazione urbana.
 Il 3 aprile l’attenzione si spostera’ verso tematiche piu’ strettamente economiche per analizzare le opportunita’ e le sfide che si presentano alle imprese in una fase di transizione verso un’economia piu’ sostenibile e come proprio la green economy possa diventare un motore di ripresa per il sistema industriale.
 A questi appuntamenti si affiancheranno incontri e conferenze su argomenti piu’ tecnici come la bioedilizia, la mobilita’ sostenibile, il green rating, la gestione dei rifiuti, e altro, che faranno il punto su settori e tematiche  specialistiche.

“Italia tra i paesi più a rischio”

Tuesday, March 31st, 2009

Italia, Spagna e Grecia saranno le nazioni europee più colpite dai cambiamenti climatici. Soffriranno agricoltura, industria alimentare e turismo, tre pilastri economici dei paesi mediterranei. Ma ci saranno anche problemi di approvigionamento idrico ed energetico, di salute pubblica, di erosione delle coste e di tenuta delle infrastrutture. E’ questo, in sintesi, il quadro da disaster movie che la Commissione Ue renderà pubblico mercoledì prossimo, a pochi giorni dalla convocazione di un vertice straordinario sul clima da parte del presidente Usa Barack Obama.

Appuntamento per preparare al meglio il summit di Copenaghen del prossimo autunno, quando il mondo intero sarà chiamato a mettere nero su bianco una strategia per bloccare l’innalzamento delle temperature (l’Europa lo ha già fatto).

Ma, bisogna rassegnarsi: per quanto riusciremo a mitigare l’effetto serra, i disagi arriveranno lo stesso (e meno faremo, più saranno). Ecco perché mercoledì l’Ue lancerà la strategia sull’”adattamento”: da un lato bloccare gli sconvolgimenti climatici (Kyoto 2) e dall’altro prepararsi a convivere con quelli che inevitabilmente arriveranno.

Un piano che l’Italia, come i vicini del Mediterraneo, dovrà prendere molto sul serio, visto che da qui alla fine del secolo il nostro sarà uno dei Paesi più colpiti dalla rivoluzione del clima. Colpa di ondate di caldo, incendi, flessione del turismo, calo della produzione agro-alimentare e scarsità di acqua potabile. Anche la vita nell’Europa del Nord cambierà, ma con un mix di novità positive e negative. Il tutto costerà all’Ue oltre sei miliardi di euro all’anno fino al 2020, cifra che entro il 2060 potrebbe arrivare a 63.


“La portata dell’impatto varia da regione a regione. In Europa - scrive la Commissione Ue - quelle più colpite saranno la parte meridionale del continente e il bacino del Mediterraneo. A rischio anche Alpi, isole, aree costiere, urbane e pianure densamente popolate”. Un identikit dell’Italia che, pur senza essere citata nel rapporto, viene indicata come a rischio nelle varie cartine che lo accompagnano, come quelle sulla flessione delle colture e delle riserve di acqua potabile.

E ad essere duramente colpito sarà anche il turismo, con la diminuzione di neve nelle zone alpine (non bisogna farsi ingannare da un singolo inverno nevoso) e l’aumento delle temperature nel bacino mediterraneo, con tanto di erosione delle coste, diminuzione del pesce, deterioramento della qualità dell’acqua, aumento esponenziale di meduse e alghe.

Soffrirà anche l’agricoltura, con perdita di fertilità e carestie. Rischiano le foreste, la pesca, l’acquacoltura e gli ecosistemi marini. In pericolo le coste e le infrastrutture, sempre più colpite da fenomeni meteo estremi e da inondazioni (la loro capacità di adattarsi al climate change potrebbe diventare un requisito nell’assegnazione degli appalti). Gli sconvolgimenti delle temperature avranno effetti anche sulla salute animale, vegetale e umana, con un aumento di malattie e infezioni specialmente per anziani, bambini e malati cronici. Andrà in crisi il sistema dell’energia (ci sarà una maggiore richiesta e, nel Sud Europa, una diminuzione di produzione idroelettrica). Per non parlare dell’immigrazione, che gli sconvolgimenti climatici faranno aumentare.

E’ per tutti questi motivi che mercoledì Bruxelles lancerà un appello alla classe politica continentale: “E’ fondamentale sviluppare politiche che permettano il massimo livello di adattamento visto che il mercato da solo non sarà in grado di farlo”. E per farcela da oggi al 2012 si dovranno studiare al meglio gli effetti del cambiamento climatico, per poi passare all’azione dal 2013 integrando ogni aspetto delle politiche europee all’adattamento.

Fonte : Corriere della Sera

Consumatori: «Attenti, arriva l’aranciata senza arance»

Tuesday, March 31st, 2009

L’arrivo delle bibite all’aranciata senza arance è la pericolosa conseguenza di una deriva che ha già portato al via libera comunitario al vino «senza uva» realizzato dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes, oltre che al formaggio prodotto a partire da caseina e caseinati invece del latte, e al cioccolato con grassi diversi dal burro di cacao. È la Coldiretti ha lanciare l’allarme nel sottolineare che occorre contrastare una tendenza che inganna i consumatori, danneggia i produttori, mette a rischio la qualità dell’alimentazione e la salute stessa dei cittadini.

LA LEGGE - Il Senato, nel recepire l’annuale Legge Comunitaria, ha approvato l’art. 21 della stessa, che prevede la possibilità di commercializzare bibite con colore e aroma d’arancia pur essendo prive del vero succo d’agrume, il cui limite minimo oggi è al 12%. Per Adoc una decisione «gravissima, danneggiati consumatori e made in Italy». Approvare il commercio di aranciate finte, prive di vero succo d’arancia, «è gravissimo- dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc- i consumatori, soprattutto i più giovani, subiranno un gravissimo danno, sia economico che nutrizionale, si mette a rischio la salute e la qualità dell’alimentazione dei cittadini. Non solo, permettendo la messa in vendita di tali bibite, si crea un danno di centinaia di milioni di euro ai produttori di arance e al made in Italy. Lamentiamo, ancora una volta, l’assenza di una legge quadro sull’etichettatura e la tracciabilità, estesa a tutti i prodotti».

I NOSTRI PRODOTTI - Ad essere particolarmente colpiti sono - sottolinea invece la Coldiretti - i prodotti base della dieta mediterranea come il vino per il quale l’approvazione della riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all’aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso. Per dirne solo qualcuno. L’Unione Europea ha poi imposto all’Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ma c’è anche la possibilità inquietante - sottolinea Coldiretti - di utilizzare caseina e caseinati invece del latte per ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella. Un inganno favorito - sostiene la Coldiretti - dalla mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti.

Fonte : Corriere della Sera

Animali, dodici milioni di cavie

Tuesday, March 31st, 2009

 Chissà se aveva davvero ragione lui, Publio Ovidio Nasone detto Ovidio: «Crudelitas in animalia est tirocinium crudelitatis contra homines», «la crudeltà contro gli animali è un apprendistato della crudeltà contro gli uomini». O il professor Albert Einstein: «Vivisezione, nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni». Sono frasi assai citate dagli animalisti. Ma che Ovidio ed Einstein avessero ragione o no, il loro pensiero non sembra aver cambiato l’Europa: la sperimentazione animale è ancora oggi il perno della ricerca scientifica.

Dice Stavros Dimas, commissario europeo all’Ambiente: «È di cruciale importanza metter fine agli esperimenti sugli animali». I numeri dicono però che ci vorrà ancora molto tempo. Ogni anno, nei laboratori dell’Unione europea, si compiono esperimenti su oltre 12 milioni di animali. Dati del 2005, gli ultimi disponibili: su 12,1 milioni di animali in generale, 6.430.346 topi, 2.336.032 ratti, 31.535 criceti, 312.681 conigli e lepri, 3.898 gatti, 24.119 cani, 5.312 cavalli e asini, e così via. E ancora: proscimmie e scimmie di piccole-medie dimensioni come le «saimiri» brasiliane, 10.443; grandi scimmie antropomorfe come l’orango, lo scimpanzé e il gorilla: zero (da anni, la Ue vieta ogni esperimento su di loro); serpenti e tartarughe, 2.477; pesci, 1.749.178. Negli Stati della zona euro, dal 2002 al 2005 il numero degli animali-cavia è aumentato di 399.279 unità, pari al 3,1%. I roditori sono il 77,5% del totale. Seguono gli animali a sangue freddo (15%) e gli uccelli (5,4%). Alcune specie sono calate: criceti, capre, proscimmie, quaglie e rettili erano prima il 40% del totale e sono ora il 22%. È invece aumentato del 36% il numero dei bovini. E sono comparsi «nuovi» animali: foche, lontre, scoiattoli, pappagalli, uccelli diamantini. In due parole: nei laboratori si agita un mare di pellicce, gusci, pelli e scaglie, che per gli animalisti cela un massacro intollerabile, e per i ricercatori è una miniera di conoscenza indispensabile per battere le malattie.

Lo scontro ruota su due domande: è giusto, eticamente, far soffrire un essere capace di soffrire? E quanto questa sofferenza può essere giustificata dalla sua utilità scientifica? Una prima risposta è appena giunta da Bruxelles, con il bando dei test nel campo dei cosmetici. Per il resto, ogni Paese ha le sue norme, spesso simili alle «gride» manzoniane. La Ue sta come sempre nel guado, e deve mediare. A volte, fin nei minimi dettagli: in questi giorni, alcuni eurodeputati chiedono alla Commissione Europea di «metter fine immediatamente alla spennatura delle oche vive, causa di irragionevoli dolori». La stessa Commissione propone di aggiornare la direttiva già esistente sulla sperimentazione animale: se verranno accolte le sue proposte, diverrà obbligatoria una «valutazione sofferenza-utilità scientifica», da parte di comitati etici, per ogni ricerca; verrà confermato il bando agli esperimenti sulle grandi scimmie, permessi «eccezionalmente» solo in caso di epidemie mortali. E infine, si promette di migliorare le condizioni ambientali nei laboratori.

Oggi, ammette la proposta Ue, «è impossibile vietare completamente l’uso di animali nelle prove di innocuità o nella ricerca biomedica». E perciò, spiega il commissario Dimas, «la ricerca deve fare il possibile per trovare metodi alternativi e, in assenza di tali metodi, la situazione degli animali ancora impiegati per esperimenti deve essere migliorata». Per gli animalisti non basta, puntano il dito contro «le lobbies farmaceutiche». L’eurodeputata slovena Mojca Drcar Murko, incaricata di stilare il rapporto parlamentare sulle nuove norme, ha ritirato il suo nome dal documento: «L’ambiente dell’industria e della ricerca ha svolto un’intensa azione di lobby contro le regole più severe per i test che causano “severa e prolungata sofferenza”. E io mi sono sentita accusare di “avere ucciso la ricerca, dunque i bambini”…».

La Ceaea, Coalizione europea per l’abolizione degli esperimenti sugli animali, vorrebbe vietare i test su tutte le scimmie, grandi e piccole. Troppo presto, dicono gli esperti incaricati dalla Ue: secondo il Comitato sui rischi ambientali e sanitari, copresieduto da uno scienziato tedesco e da un’italiana, Emanuela Testai, «oggi l’uso di primati non umanoidi è essenziale per il progresso scientifico in diverse aree importanti della ricerca sulle malattie». In particolare, «nella comprensione della pato-fisiologia di malattie infettive come l’Hiv-Aids», per le quali queste scimmie sono «l’unica specie suscettibile» (di contrarre il virus, ndr) e perciò «l’unico modello animale utile per studiare la malattia, e per sviluppare vaccini e terapie sicuri ed efficaci». Il Comitato riconosce che «vi sono sviluppi promettenti, per sostituire l’uso delle scimmie, e certi metodi alternativi, come lo studio in vitro o l’uso di altri animali, sono stati sviluppati nell’ultimo decennio».

Conclusione: «Gli animali dovrebbero essere usati nella ricerca medica quando è inevitabile e quando non sono disponibili validi metodi alternativi»: ma giungere a rimpiazzarli nei laboratori sarà «un processo lungo e difficile». Le posizioni sono dunque ancora distanti. Ma c’è anche chi intravede un compromesso. Per esempio Andrea Chiti-Batelli, autore di uno dei libri più completi sul tema (Sperimentazione animale, problema europeo, Cedam), propone dei comitati etici aperti ad esperti esterni, e soprattutto la centralizzazione dei test: «È vero che molti esperimenti sono ancora utili e si devono fare (ma se ne fanno anche di molti inutili). E molti dovranno, per varie ragioni, essere ripetuti. Ma perché farli contemporaneamente in più centri di ricerca? Ce ne sono una cinquantina, o poco meno, solo a Milano, e pochi hanno le attrezzature adatte e moderne…».

Fonte : Corriere della Sera

Fotovoltaico, le aziende italiane si lanciano nella produzione di silicio

Monday, March 30th, 2009

 Il fotovoltaico, per l’Italia, può rivelarsi una vera opportunità industriale. Nel giro di pochi anni il nostro Paese può diventare un grande esportatore e valorizzare al meglio tutta la filiera. Le aziende si stanno muovendo: sul piatto ci sono un miliardo e mezzo di investimenti programmati, dalla produzione di silicio a quello di celle e moduli.
Un esito niente affatto scontato. Il settore sta vivendo una crescita importante nel nostro Paese, merito degli incentivi del Conto Energia che, dopo il taglio di Spagna e Germania, è diventato il migliore d’Europa. Il nostro Paese, inoltre, è molto assolato e secondo un recente studio della McKinsey è tra i primi due che sarà in grado di raggiungere la grid parity, ovvero quel momento in cui il costo dell’energia elettrica prodotta con il Sole sarà competitivo con quella tradizionale. Eppure, le aziende si concentrano prevalentemente a valle della filiera, nella distribuzione e nell’installazione degli impianti. La produzione e la vendita di silicio resta invece appannaggio dei Paesi stranieri. Come dire: ci sta sfuggendo una grossa occasione. Ma le cose stanno cambiando.

“Entro il 2013 saremo in grado di esportare” ha spiegato Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto club, durante il convegno “Gestire il boom fotovoltaico” che si è tenuto durante EnergyMed, la fiera in corso a Napoli. Un percorso che parte dai 340 Megawatt con cui nel 2008 l’Italia si è attestata al terzo posto nel mondo, dopo Germania e Spagna, per quanto riguarda l’installazione di impianti fotovoltaici, superando così Stati Uniti e Giappone. Che passa dai 1000 Megawatt cumulativi previsti entro la fine del 2009 e i 2000 entro la fine del 2010. Così l’Italia potrebbe diventare un ruolo leader a livello mondiale. “Entro il 2013 l’Italia può essere addirittura in grado di esportare” ha aggiunto Silvestrini. Le aziende stanno muovendo i primi (decisi) passi. Sul fronte della produzione silicio, sono in corso investimenti da circa 400milioni di euro l’uno. Il primo è quello della Silfab di Borgofranco (Ivrea), il secondo lo sta sostenendo la Estelux di Ferrara. Entrambe stanno lavorando alla realizzazione dell’area industriale. La crisi ha un pochino rallentanto i piani, ma entro il 2011 anche l’Italia dovrebbe entrare ufficialmente nella filiera del silicio per il fotovoltaico. A seguire, c’è la filiera delle celle, dove le aziende italiane attive sono la X-Group, la Helios, la Omnisolar, Eurosolare (Eni) e la Solsonica. Infine, il segmento dei moduli. Qui, di imprese italiane, ce ne sono un sacco.

Fonte : Il Sole 24 ORE

Fidanzati uccidono un cane e filmano la sua impiccagione

Monday, March 30th, 2009
Sono un 23enne e una 22enne veneti, rintracciati sono stati denunciati dai carabinieri
ROMA
Uccidono un piccolo meticcio a sprangate in un capannone, girano un video con il cadavere del cane appeso a una corda e lo mostrano ad alcuni conoscenti in un locale pubblico. È accaduto a Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, dove i carabinieri di Azzano Decimo hanno denunciato per uccisione di animali un 23enne, D.J., artigiano di Azzano Decimo, e una sua amica 22enne, T.A., disoccupata di Fiume Veneto. I militari sono risaliti ai due dopo la denuncia presentata dalla madre convivente della giovane, F.L., 51enne operaia di Fiume Veneto, proprietaria dell’animale.I fatti risalgono ai primi giorni di marzo, quando D.J. e T.A. sono andati nel capannone di proprietà dei propri genitori per tentare di fare accoppiare il piccolo meticcio con un dobermann di proprietà del giovane 23enne. Di fronte alla ritrosia dei due cani D.J. ha legato una corda al collo del meticcio, assicurandone l’estremità a una solida base di ferro per impedirgli ogni movimento. I due si sono allontanati ma D.J., disturbato dal continuo abbaiare del cane, si è armato di una barra di ferro e ha percosso il piccolo fino a farlo tacere. Il cane ha ripreso ad abbaiare, lui è tornato indietro e lo ha colpito a morte con la barra in ferro.Ha poi convinto T.A. a girare un video del cane morto con la videocamera del telefono cellulare. Non solo: dopo aver legato una corda attorno alla carcassa del cane e assicurato l’estremità opposta a un muletto montacarichi, lo ha messo a penzoloni e, mentre l’amica riprendeva la scena col cellulare, D.J. lo ha colpito con la barra in ferro. In seguito anche T.A. ha colpito il cane allo stesso modo. Alcuni giorni dopo, la coppia ha mostrato orgogliosamente il video ad alcuni avventori in un locale pubblico.

I carabinieri hanno anche scoperto che D.J., nello stesso periodo, nello stesso capannone, ha maltrattato il proprio cane di razza dobermann prendendolo a calci alla presenza di altre persone. Per lui è scattata un’altra denuncia per maltrattamento di animali.

Fonte: La Zampa.it

Clima, nasce la “Carta delle Città e dei Territori d’Italia”

Monday, March 30th, 2009
Realizzata dal coordinamento di Agenda 21, in collaborazione con Anci e Upi
ROMA
Un documento che candida i Comuni, le Province e le Regioni d’Italia ad avere un ruolo attivo nel raggiungimento degli impegni sottoscritti dal Governo rispetto al Pacchetto 20+20+20 dell’Unione Europea e nell’ambito dei negoziati che si terranno a Copenhagen a dicembre 2009, quando verranno ridiscussi i contenuti dell’accordo che sostituirà il Protocollo di Kyoto. È questo il significato della Carta delle Città e dei Territori d’Italia per il Clima, realizzata dal Coordinamento di Agenda 21, in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e l’Unione delle Province Italiane, che verrà consegnata ufficialmente al Governo il 3 aprile a Roma.All’evento di presentazione del documento, che si svolgerà sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio del Parlamento Europeo e del Ministero dell’Ambiente, parteciperà anche Pedro Ballesteros, responsabile della campagna Intelligent Energy Europe della Dg per l’Energia della Commissione Europea.Il testo in particolare raccoglie una serie di proposte per far sì che nelle politiche a favore della tutela del clima vengano sfruttate le potenzialità delle amministrazioni locali, già attive a livello territoriale con diverse tipologie di intervento capillare che stanno dando un contributo importante. Come fanno sapere in una nota Anci, Upi e Agenda 21, dai dati raccolti con il nuovo sistema di calcolo formulato dal Coordinamento di Agenda 21 ad esempio risulta che in molte città si è già potuta ottenere una riduzione di Co2 del 20%.

Secondo Agenda 21, Anci e Upi è necessario infatti che gli enti locali possano accedere ai meccanismi dell’Emission Trading e al mercato dei Titoli di Efficienza Energetica e che il Governo escluda dal patto di stabilità gli investimenti locali in progetti finalizzati alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico.

«È giunto il momento di coordinare gli sforzi ad ogni livello - afferma Emilio D’Alessio, Presidente di Agenda 21 - per fare in modo che l’Italia onori gli impegni sottoscritti lo scorso dicembre in sede europea e sia in condizione di rispettare i nuovi obiettivi che verranno individuati nell’accordo che sostituirà Kyoto. Si tratta fra l’altro di un’opportunità per promuovere un nuovo modello di sviluppo che, investendo nell’innovazione, può contribuire in misura decisiva al rilancio dell’economia del nostro paese».

La carta si pone quindi come uno strumento concreto per consentire al paese di compiere un passo avanti nelle politiche per la tutela del clima in linea con quanto stanno facendo i grandi d’Europa e gli Stati Uniti. «Come Anci promuoveremo questa iniziativa - afferma Flavio Morini, Presidente della Commissione Ambiente dell’Associazione - e invitiamo tutti i Comuni a dare un segnale forte che deve partire proprio dagli Enti locali. L’obiettivo è essere protagonisti a Copenhagen». Da qui al 3 aprile, data della conferenza di presentazione ufficiale del documento che si terrà a Roma nella sede dell’Ispra, gli enti locali potranno segnalare la propria adesione anche inviando una mail a adesionecarta@21italy.eu.

Fonte: La Stampa

Obama: forum su clima ed energia

Monday, March 30th, 2009

 Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato la creazione di un Forum delle 17 grandi economie mondiali su energia e clima. La prima riunione si terrà a Washington il 27 e 28 aprile e sarà seguita da un vertice a luglio in Italia. Obama ha invitato i leader di Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sudafrica, oltre al segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon. Questi Paesi, insieme agli Stati Uniti, rappresentano circa l’80% delle emissioni mondiali di gas serra. La Danimarca parteciperà come presidente della Conferenza in vista di una convenzione Onu sul clima.

LETTERA A BERLUSCONI - Seguirà un vertice in Italia, alla Maddalena, a luglio in concomitanza con il G8. A questo proposito Obama ha scritto una lettera al premier Silvio Berlusconi in cui chiede l’aiuto dell’Italia per riattivare il Major Economies Forum sull’energia e i cambiamenti climatici. Berlusconi ha dato il via libera affinché la riunione si tenga alla Maddalena, probabilmente nel terzo giorno del summit. Il vertice in Italia sarà preceduto da una serie di riunioni preparatorie, a partire da quella convocata per fine aprile al Dipartimento di Stato di Washington.

DIALOGO TRA PAESI CHIAVE - «Il Major Economies Forum faciliterà un dialogo aperto tra paesi chiave del mondo industrializzato e in via di sviluppo - spiega la Casa Bianca -, aiuterà a generare la leadership politica necessaria per ottenere un risultato positivo ai negoziati Onu sul clima che si terranno in dicembre a Copenaghen e farà progredire l’esplorazione di iniziative congiunte sull’energia pulita e la riduzione delle emissioni inquinanti». Le riunioni del Major Economies Forum su cambiamento climatico e energia sono state istituite nel 2007, alla vigilia del G8 di Heiligendamm in Germania, quando il presidente degli Stati Uniti era George W. Bush e l’obiettivo era trovare strategie alternative a quelle fissate dal protocollo di Kyoto. Il primo incontro si tenne a Washington il 27 e il 28 settembre 2007, seguito da altre due riunioni l’anno successivo: il 30 e 31 gennaio 2008 a Honolulu, Hawaii, e il 16-18 aprile 2008 a Parigi. L’incontro di aprile sarà quindi il quarto del Forum.

Fonte : Corriere della Sera

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