Archive for January 27th, 2009

Adottate un pipistrello

Tuesday, January 27th, 2009

Nel libro XI dell’Odissea, Ulisse scende agli Inferi e le anime gli si avvicinano emettendo un verso stridulo - dice Omero - come di pipistrelli. Animali sinistri, dunque, associati all’idea di morte. «Strani uccelli - dice Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179) scrivendo alle sue monache - che sono soliti volare nell’etere quando gli uomini dormono e gli spiriti vagano». Insomma, questi mammiferi che non superano i 15 grammi di peso e sono tutto ali e pelo, non godono di buona stampa, e non da ora. E quindi, francamente, il grido di dolore per la loro sopravvivenza minacciata, lanciato dal Gruppo di ricerca sui «chirotteri» (il nome scientifico dei pipistrelli) non ha toccato l’animo sensibile di chi - per dire - si è commosso per i rischi che corre il lupo o ha pianto per il panda. L’idea di adottare un pipistrello, se non addirittura una intera colonia di simili mammiferi, non ha sfiorato l’anticamera di nessun cervello.

Eppure la tutela di questi piccoli draghi dell’aria è l’unica alternativa possibile tra il morire per i tormenti delle zanzare e l’avvelenarsi con insetticidi sempre più tossici, dannosi e inutili. Ciascuno pipistrello mangia duemila zanzare a notte risparmiando insetti più grandi che invece i pesticidi decimano senza criterio. E così dal 2006 il Museo di storia naturale dell’Università di Firenze «La Specola», si è fatto promotore di una campagna per salvaguardare il pipistrello e consentirne uno sviluppo conforme alla sua natura, sia nelle nostre campagne che in città. «Nel mondo esistono 1.100 specie diverse di chirotteri - dice il professor Paolo Agnelli, zoologo del Museo - di cui 35 presenti in Italia. Tuttavia negli ultimi 15 anni la popolazione di questi animali è fortemente diminuita. A causa soprattutto di tre fattori: sono venuti meno i rifugi naturali, come grotte, cavità di alberi ed edifici monumentali. Molte di queste strutture, inoltre, sono state invase dall’azione umana (esplorazione di cavità, ristrutturazione di vecchi casolari eccetera). Infine c’è stato il grande avvelenamento chimico determinato da pesticidi e insetticidi, un avvelenamento che ha raggiunto i chirotteri in maniera indiretta: ad assorbire queste sostanze tossiche sono stati, infatti, gli insetti che sono stati a loro volta mangiati dai pipistrelli. I veleni così assunti si sono poi depositati nel grasso bruno che questi animali consumano durante il letargo. In sostanza molti pipistrelli si addormentavano in autunno e non si risvegliavano più in primavera».

Uno degli effetti di questa calamitosa moria è stata la crescita esponenziale delle zanzare, che ha comportato una immissione in natura di insetticidi sempre più potenti ma anche più nocivi per altre specie, tra cui l’uomo. «E’ dimostrato, per esempio - dice ancora Agnelli - il rapporto tra l’uso di certe pastiglie insetticide di quelle che si bruciano sui fornelli e l’incremento di una serie di tumori». Un dramma, insomma, a cui la tutela dei «chirotteri» potrebbe dare una mano sostanziale, ripristinando un equilibrio ecologico sovvertito dall’uomo.

Dal 2006, dunque, auspice sempre il Museo di storia naturale e quindi il professor Agnelli, è partita una grande campagna «pro pipistrello» a cui hanno dato supporto molte regioni, a cominciare dalla Toscana che è capofila di questo progetto. Ma anche l’Emilia, il Trentino, le Marche. Quanto alla Liguria, lo scorso anno ha stanziato, nell’ambito di un più vasto piano di tutela della fauna, 40 mila euro solo per i pipistrelli, e il Piemonte ha attivato un centro regionale chirotteri presso il parco dei laghi di Avigliana. In tutte queste Regioni si è cercato, per prima cosa, di proteggere i luoghi naturali di rifugio come le grotte ma anche gli edifici monumentali, per molti dei quali è stato fatto un accordo con le soprintendenze. Dopo di che si è passati alla vera novità: negli anni Venti era stato realizzato un prototipo di «bat box» (letteralmente: scatola per pipistrello), una sorta di tana artificiale per favorire il reinsediamento in natura dei chirotteri.

Le Coop della Toscana hanno sposato la causa e hanno prodotto in serie questo prototipo, mettendolo poi in vendita a prezzo di costo (25 euro) e in duplice versione, da parete e da albero. Quindi è partita, sempre su input del Museo di storia naturale, una campagna di sensibilizzazione presso gli enti locali, che hanno risposto in massa: il comune di Firenze (beninteso), ma anche di Fiesole, Terranova Bracciolimi, Pontassieve, Prato, san Casciano Val di Pesa, Sesto Fiorentino. E poi ancora: la riserva naturale di Ponte Buriano e Penna (Arezzo), il museo di scienze naturali dell’Alto Adige, il Parco dei castelli romani, quello del Monte San Bartolo nelle Marche e altri ancora. E così sono state piazzate duemila bat box, in cui oggi abitano altrettanti inquilini: 4 milioni di zanzare in meno al giorno. Senza insetticidi.

Fonte: La Zampa.it

Il piano Ue per il dopo-Kyoto 30 miliardi all’anno entro il 2020

Tuesday, January 27th, 2009

- È nell’America di Barack Obama che l’Europa cerca un alleato per trascinare il mondo nella terza rivoluzione industriale, quella dell’economia a basse emissioni di anidride carbonica. E per farlo il Vecchio Continente si dice pronto a mettere mano al portafoglio: entro il 2020 le nazioni industrializzate potrebbe “auto-tassarsi” per dare al resto del globo 30 miliardi all’anno da investire in energia pulita. Soldi da usare anche per bloccare la deforestazione tropicale entro 20 anni.

La proposta Ue in vista del delicato vertice Onu di Copenaghen - in calendario a dicembre - è ambiziosa e ignora alcune richieste avanzate nei mesi scorsi dal governo Berlusconi. Nel documento che la Commissione Ue approverà mercoledì (dovrà poi venire confermato dai governi dei 27) si parte da quello che è ormai il dogma della comunità scientifica: per salvare il mondo da sconvolgimenti climatici e cataclismi è necessario limitare l’innalzamento della temperatura globale a 2 gradi rispetto all’era preindustriale (soglia che a questi ritmi sarà superata nel 2050). Per questo lo scorso dicembre, dopo anni di duri negoziati, l’Europa si è dotata di una strategia per limitare le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, seguito unilaterale al Protocollo di Kyoto i cui effetti scadono nel 2012. Forte di questo impegno, l’Unione si presenta nella veste di leader mondiale nel negoziato Onu chiamato a dare seguito a Kyoto, questa volta cercando di coinvolgere i grandi inquinatori a prendere impegni vincolanti sui tagli alle emissioni di CO2: Usa, Cina, India e gli altri paesi emergenti.


L’offerta europea conferma che in caso di accordo mondiale i 27 alzeranno il loro obiettivo di tagli per il prossimo decennio dal 20 al 30%, in barba alle richieste del governo italiano di stralciare questa promessa. Uno scatto, comunque, che arriverà solo se le altre economie industrializzate faranno uno sforzo paragonabile al nostro e se i principali paesi in via di sviluppo (India, Cina, Brasile e Sudafrica, per citarne alcuni), “limiteranno la crescita delle loro emissioni dal 15 al 30% rispetto al trend attuale”. A queste economie si chiede anche di dimezzare la deforestazione tropicale entro il 2020 e di bloccarla entro il 2030.

Sforzi che richiederanno “molti soldi”. E proprio i meccanismi su come finanziare la nuova Kyoto per i più poveri occupano buona parte delle 15 pagine della proposta negoziale Ue: i 27 raccomandano di portare gli investimenti globali nella green economy a 175 miliardi di euro all’anno nel 2020 (la metà da reperire nei paesi in via di sviluppo), di cui 30 miliardi destinati ad aiutare le nazioni più povere. Tra le fonti possibili di finanziamento c’è anche l’introduzione di un balzello per ogni tonnellata di C02 emessa dai paesi sviluppati, una vera e propria tassa che nel tempo crescerebbe da uno a tre euro con un reddito iniziale di 13 miliardi nel 2013 per arrivare ai 28 miliardi nel 2020.

“Con l’arrivo di Obama gli Stati Uniti hanno fatto del cambiamento climatico una priorità”, scrive Bruxelles indicando la necessità di siglare “un partenariato” con Washington e la creazione di “un mercato del CO2 transatlantico”. E già in settimana gli emissari di Bruxelles saranno Oltreoceano per mostrare il piano Ue agli uomini di Obama. Si punta dunque sull’appoggio americano per convincere i paesi in via di sviluppo ad accettare target vincolanti nel taglio delle CO2 (se non faranno nulla saranno in grado di “annullare” tutti gli sforzi delle nazioni industrializzate): in caso di fallimento allora saranno proprio i più poveri a subire gli effetti del cambiamento climatico e a pagare per rimediare al disastro.

Obama: via libera ad auto meno inquinanti e che consumano di meno

Tuesday, January 27th, 2009

Una decisione che potrebbe avere conseguenze sul mercato automobilistico mondiale. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama presiederà oggi la riunione dell’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente allo scopo di rivedere la decisione presa dall’amministrazione Bush di non concedere alla California (e ad altri 13 stati) il diritto di porre limiti alle emissioni di gas dalle auto. Lo ha annunciato la Casa Bianca.

MINORI CONSUMI - L’ordine esecutivo di Obama disporrà che l’Environmental Protection Agency, Epa, riconsideri il rifiuto prima espresso alla richiesta di approvazione della misura dei 14 stati, che sotto la guida del governatore Arnold Schwarzenneger erano fortemente critici delle posizioni assunte dal precedente presidente, George W. Bush in materia ambientale. Obama darà istruzioni al dipartimento Usa dei Trasporti di sbloccare i nuovi regolamenti in modo da permettere di raggiungere nel 2011 migliori standard di efficienza sul fronte dei consumi dei carburanti auto. In pratica le auto dovranno consumare di meno ed emettere meno gas nocivi.

CONSEGUENZE - La misura, che è stata fortemente osteggiata dall’industria automobilistica, imporrà alle case automobilistiche di inziare a produrre e vendere auto meno inquinanti. Dal punto di vista politico, l’annuncio servirà ad Obama a rafforzare, in meno di una settimana, la sensazione di una netta svolta rispetto all’amministrazione Bush su tutte le principali politiche, sicurezza e politica estera - con il piano del ritiro dall’Iraq e l’ordine della chiusura di Guantanamo - politica interna - con l’abolizione della legge che vieta i finanziamenti alle Ong che promuovono l’aborto - ed ora sul fronte dell’ambiente.

Fonte: Corriere della Sera

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