Archive for January 8th, 2009

Coralli e pesci pappagallo alle Hawaii il parco record

Thursday, January 8th, 2009

È la più grande riserva marina del mondo: mezzo milione di chilometri quadrati di oceano protetto tra le Isole Marianne e le Hawaii. Dopo otto anni di misure anti ambientaliste, 13 giorni prima di lasciare la Casa Bianca, George Bush ha preso una delle rare decisioni che hanno suscitato il plauso degli ecologisti. Un secolo dopo l´atto di tutela del Grand Canyon firmato nel 1908 da Theodore Roosvelt, un largo tratto del Pacifico sarà salvaguardato.

Già nel 2006 l´amministrazione americana aveva creato alle Hawaii la Papahanaumokuakea Marine National Monument: 138 mila miglia quadrate che forniscono rifugio a 14 milioni di uccelli, a 7 mila specie marine e al 70 per cento delle barriere coralline degli Stati Uniti. Poi Kiribati, un minuscolo stato del Pacifico occidentale, aveva istituito un parco marino ancora più grande, la Phoenix Island Protected Area. Adesso il primato torna a Washington che, utilizzando una serie di territori amministrati dagli Usa, ha costituito un´enorme santuario per pesci pappagallo e tartarughe, cetacei e molluschi giganti.

Solo pochi giorni fa Bush era stato nuovamente criticato per aver indebolito le leggi sulla protezione ambientale in modo da facilitare l´esplorazione mineraria e la creazione di pozzi petroliferi in zone incontaminate, soprattutto nell´Artide. Adesso il nuovo parco marino (che disegna una superficie complessiva di 195 mila miglia quadrate, pari a 505 mila chilometri quadrati) protegge dalle mine, dai bulldozer e dalla pesca commerciale una zona di particolare pregio naturalistico. L´area comprende la Fossa delle Marianne, che con i loro 11 mila metri di profondità rappresentano il punto più profondo degli oceani; una catena formata da 21 vulcani, che include la formazione di piscine sulfuree create dalle acque termali emesse a oltre mille metri di profondità; una barriera corallina di particolare interesse.


Certo la creazione di un parco non basterà a salvare i coralli dalla minaccia del cambiamento climatico, alimentato dal consumo crescente di combustibili fossili, ma rappresenta un atto di politica gestionale cui si guarda con interesse anche in Europa, dove è finora prevalsa una filosofia di tutela diversa, basata su criteri estremamente rigorosi ma su piccoli numeri.

«In Italia la protezione è in teoria impeccabile, ma di fatto funziona solo su pochi francobolli di mare, mentre tutto il resto è esposto a ogni tipo di aggressione», osserva Alessandro Giannì, responsabile mare di Greenpeace. «Più interessante è una visione in cui la difesa della natura si lega al rilancio delle attività economiche a basso impatto ambientale come il turismo sostenibile: meglio avere grandi estensioni di mare in cui si può entrare solo con molto rispetto che pochi fortini difficili da difendere. Ad esempio nel Mediterraneo per permettere al tonno rosso, ormai in estrema difficoltà, di riprendersi noi vogliamo creare 32 grandi riserve marine».

Una linea presa seriamente in considerazione dalla Gran Bretagna che sta studiando l´ipotesi di proteggere il 30 per cento delle acque in cui ha il diritto esclusivo di gestione delle risorse (fino a un massimo di 200 miglia dalla costa) per cercare di ripopolare il mare.
Fonte: La Repubblica

Russia: stop ai rifornimenti di gas all’Europa attraverso l’Ucraina

Thursday, January 8th, 2009

- Nuovo capitolo nella battaglia del gas tra Mosca e Kiev. La Russia ha interrotto tutti i rifornimenti destinati all’Europa attraverso il territorio ucraino. Lo ha annunciato il portavoce della società ucraina degli idrocarburi, Naftogaz. «Se entro domani i rifornimenti non saranno ristabiliti, ci sarà una risposta ferma della Ue». Lo ha minacciato Mirek Topolanek, primo ministro della Rep. Ceca e presidente di turno dell’Unione europea.

CONFERME - «Dall’una di questa mattina stiamo registrando una sostanziale interruzione del gas proveniente dal gasdotto Tag», ha confermato l’Eni. Conferme anche da parte di Polonia, Romania, Repubblica ceca e Austria. L’Ungheria ha imposto limiti all’utilizzo del gas da parte delle industrie. Nessuna conferma, al momento, da Mosca. I gasdotti ucraini stanno lavorando in regime autonomo, dopo la sospensione dei rifornimenti dalla Russia, ha reso noto il capo di Naftogaz, Oleg Dubina.

APPELLO - La mossa, in ogni caso, rischia di aggravare la situazione, nonostante l’appello lanciato martedì dall’Unione europea dopo che era stata Kiev a decidere il blocco totale del transito di metano russo verso l’Europa (una risposta al taglio delle forniture deciso dal monopolista russo Gazprom). Mercoledì è intervenuto anche il presidente della Commissione Ue, Barroso: il portavoce della Commissione europea, Pia Ahrenkilde, ha riferito che nel corso di una conversazione telefonica con il premier russo Valdimir Putin, Jose Manuel Barroso ha dichiarato «inaccettabile il fatto che le forniture verso l’Europa siano state fatte ostaggio» nella disputa tra Mosca e Kiev. Barroso ha chiesto che «Ucraina e Russia trovino una soluzione stabile».

RIPRESA TRATTATIVE - Le trattative tra Mosca e Kiev sui contratti del gas riprenderanno giovedì a mezzogiorno. Lo ha reso noto il capo dell’ente energetico ucraino Naftogaz Ukrain.

LA CRISI - La nuova crisi tra Kiev e Mosca è scoppiata dopo che il monopolista russo del gas, Gazprom, ha tagliato le forniture all’Ucraina il 1° gennaio. Il colosso energetico accusa Kiev di non avere pagato i debiti pregressi e di rubare decine di milioni di metri cubi di gas al giorno. La disputa coinvolge anche i Paesi europei, che ricevono un quinto del loro gas dai gasdotti che attraversano l’Ucraina. La Commissione Ue è pronta a inviare osservatori in Ucraina per misurare i volumi di gas che effettivamente stanno transitando tra Russia e Ucraina. Lo ha detto un portavoce dell’esecutivo europeo spiegando che la proposta è stata già avanzata a Mosca e Kiev.

Fonte: Corriere della Sera

La Nasa cerca 90 anatre sparite

Thursday, January 8th, 2009

Novanta anatroccoli sono scomparsi nelle acque in cui si getta il colossale ghiacciaio di Jakobshaven, in Groenlandia, lo stesso da cui si staccò l’iceberg che affondò il Titanic. E anche la loro sorte, proprio come quella del Titanic 97 anni fa, è diventata un enigma. C’è perfino chi pensa che possano averli rapiti i russi, le spie eredi del Kgb. Perché anche se sono gialli e paffuti, con il becco arancione e gli occhioni spalancati, i 90 piccoli palmipedi non respirano: sono fatti di gomma, non di piume, e al posto del cuore vero ne hanno uno elettronico fabbricato per loro dalla Nasa, l’ente spaziale americano. Che li ha costruiti e poi «liberati » in mare e sotto la banchisa (era metà settembre, quasi 4 mesi fa) per studiare il cambiamento del clima, i movimenti dei ghiacciai, il flusso delle correnti sottomarine: ma da allora zero, silenzio totale. Neppure un «bip» dai rilevatori satellitari montati su tutte le alucce. «È così, gli anatroccoli non si sono più fatti sentire», ha detto sconsolato alla Bbc Alberto Behar, lo studioso esperto di robotica che ha seguito per la Nasa tutto il progetto, e che a suo tempo ha lavorato anche ai progetti per le esplorazioni su Marte. Il suo nome e il suo indirizzo di email sono stampigliati sul fianco di ognuno degli animaletti, insieme con la parola «lauta ricompensa» tradotta in tre lingue. Però nessuno ha risposto, nessuno ha scritto. «Certo — ha detto ancora Behar — da quelle parti non passa molta gente, ma qualche segnale lo aspettavamo…».

L’ipotesi più ragionevole: le correnti subglaciali troppo forti, o la glaciazione quest’anno tanto rapida quanto ritardata, possono aver distrutto, imprigionato o disperso chissà dove quelle minuscole sagome, che a vederle così sono precise ai giocattoli con cui i bambini giocano nella vasca da bagno. Ma il fatto è che, insieme con loro, sembra scomparso e ammutolito anche uno strumento più sofisticato fabbricato dallo stesso Behar: chiamato «Esploratore dei mulinelli» perché si addentra in certi gorghi (i «mulinelli», appunto) che risucchiano enormi quantità d’acqua sotto la banchisa, era grande come un pallone da football e aveva antenne, batterie al litio, sensori, e un rilevatore satellitare; «liberato» a settembre, come gli anatroccoli, avrebbe dovuto inviare dei segnali regolari, ma come gli anatroccoli ha taciuto. Sempre. E non si sa dove sia. Così, da un blog all’altro, qualcuno si è ricordato che intorno alla Groenlandia compaiono spesso quei pescherecci russi che portano antenne, oltre che reti, e sembrano più attenti ai bipedi sulla terraferma che ai pinnuti in mare. Lassù compaiono anche dei sommergibili, sempre russi. Da cui l’ipotesi romanzesca: e se i russi avessero «catturato » gli anatroccoli per studiarli, o perché temevano che servissero a spiare proprio loro? A Ilulissat (traduzione esquimese di Jakobshaven), il villaggio di 4.500 abitanti che sta allo sbocco del ghiacciaio, e che è meta di avventurosi da tutto il mondo, si scherza già su certi strani turisti con i capelli a spazzola, magari della Cia o magari del Kgb. Intanto il ghiacciaio che ha divorato gli anatroccoli, ignaro di tutto, continua a sciogliersi a una velocità quadrupla rispetto a 100 anni fa, e a spostarsi: 20-25 metri al giorno, il più «veloce» sulla Terra, e neppure la Nasa riesce a stargli dietro.

Luigi Offeddu
Fonte: Corriere della Sera

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