Archive for January 2nd, 2009

Il «lusso» di salvare le isole che affondano.

Friday, January 2nd, 2009
Combattere per salvare la Terra dai cambiamenti climatici è «uno stupido lusso». Lo ha sostenuto il presidente ceco Vaclav Klaus, che pare sia convinto che gli esseri umani che vogliono proteggere il nostro pianeta siano da paragonare ai comunisti che tennero il suo Paese sotto un giogo dittatoriale.
Se ne sentono tante di reazioni scettiche sulla questione climatica, si sentono continue proposte di rimandare gli interventi, di aspettare ulteriori studi scientifici e chissà che altre prove. Qui in America c’è stato per otto anni un presidente che ha remato contro l’ambientalismo, e ha preferito dare ascolto solo a quello sparuto gruppo di scienziati che prendeva posizioni attendiste. Dal prossimo venti gennaio gli succederà Barack Obama, che invece sul fronte della lotta ambientale ha già dimostrato di avere opinioni ben diverse, e si è scelto una squadra di collaboratori di altissimo livello, a partire dal nuovo Segretario dell’Energia, il premio Nobel Steven Chu.Non vorrei lanciarmi nell’ennesimo tentativo di spiegare che la scienza – quella seria e indipendente – ha oramai abbastanza prove per convincere chiunque abbia un po’ di buon senso che i danni causati dalle attività umane sul pianeta Terra sono reali e sotto i nostri occhi. Vorrei solamente riflettere su quella parolina che Klaus ha usato, «lusso». E vorrei farlo raccontando le decisioni drammatiche e ingegnose degli abitanti di un paesino che rischia di morire. Si tratta di

 

Kivalina , un luogo aspro e rude, aggrappato su un’isola stretta e lunga, fra il Mar di Chukchi e i fiumi Wulik e Kivalina, nella costa nord occidentale dell’Alaska. A Kivalina vivono circa 400 persone, membri della tribù indigena degli Inupiat

, cacciatori di balene e allevatori di renne. Lontani da tutto e da tutti, gli Inupiat fanno affidamento su una scuola, due chiese, un ambulatorio medico, un ufficio postale e un negozio di alimentari. Fino a qualche anno fa, il loro paesino è stato protetto dalle onde del mare invernale dalle banchine di ghiaccio che ogni autunno si formavano intorno alla lingua di terra, facendo da barriera. Ma adesso, a causa del riscaldamento del pianeta, le banchine si formano molto più tardi, e non diventano abbastanza solide da agire come protezione contro il feroce mare di quelle parti. Per i 400 di Kivalina non resta che fare i bagagli e trasferirsi altrove, se non vorranno essere ingoiati dalle acque. Già varie delle loro case sono sprofondate man mano che il permafrost si ammorbidiva, e le barriere di sabbia e cemento armato costruite dai pontieri dell’esercito sono state scavalcate dalle onde. Gli Inupiat non sono i primi e non saranno gli ultimi «profughi ambientali» di cui dovremo scrivere. Già più di un anno fa altri isolani – nelle isole Carteret, altrimenti note anche come Pitcairn - sono stati costretti a

 

lasciare le loro case

. Ma gli Inupiat non vogliono andarsene mitemente e in rassegnato silenzio: vogliono che i colpevoli di questa situazione paghino i costi del trasloco, una cifra fra i 300 e i 400 milioni di dollari. E secondo loro a sborsare questa cifra dovrebbero essere una ventina di società petrolifere, aziende elettriche e del gas. A loro giudizio, aziende come la ExxonMobil, la Chevron, la BP, la ConocoPhillips, la Shell, ecc, sono colpevoli non solo di aver inquinato e danneggiato il pianeta, ma di aver mentito e di aver finanziato ricerche “taroccate” il cui solo scopo era di convincere il pubblico che i cambiamenti ambientali della terra sono causati da fenomeni naturali e non da inquinamento.La strategia legale che Kivalina ha abbracciato è la stessa che negli anni Novanta venne usata

 

da decine di Stati americani

contro le società del tabacco, accusate di aver nascosto ai fumatori la reale portata del pericolo del fumo. Negli anni Novanta, la strategia ebbe successo, anche perché si scoprì che le società dei tabacchi avevano tenuto nascosti documenti in cui si riconosceva la pericolosità delle sigarette, e avevano altresì modificato l’impasto dei tabacchi in modo da renderlo migliore strumento di “dipendenza” per i fumatori.
Le società dei tabacchi vennero condannate a pagare agli Stati i danni causati dal fumo e a impegnarsi a diminuire la pubblicità e a non cercare di “agganciare” i minorenni.Gli Inupiat sostengono che petrolieri, industriali del gas e dell’elettricità hanno ingannato e danneggiato il pubblico alla stessa maniera, e devono pagare i danni causati. Non chiedono cifre iperboliche, non cercano di sfruttare la situazione per trasformare la loro dura esistenza in una vita di «lusso»: vogliono essere aiutati a rifarsi una vita sulla terraferma. La

 

causa

  è in corso, e probabilmente sarà discussa all’inizio dell’anno.Potremmo anche decidere di non curarci del destino degli Inupiat. Dopotutto sono lontani, sono estranei alla nostra cultura, e vivono in terre da sempre inospitali. E alla fin fine qualcuno si occuperà di loro: se la causa andrà a picco, la Protezione Civile Usa li trasferirà altrove. Però, per favore, non facciamoci convincere dal presidente Klaus: combattere contro i cambiamenti climatici non è «un lusso». E’ una necessità impellente. Gli Inupiat, così come gli abitanti delle isole Carteret lo hanno capito sulla loro pelle. E mi chiedo se Klaus stesso non lo capirebbe meglio, se anche il suo Paese si affacciasse sul mare e contasse qualche città o paese a rischio di essere spazzato via dall’avanzare delle acque.

 

 

Fonte: QUEST’AMERICA  di Anna Guaita

Auto: Incentivi, ecco quelli ‘fai da te’

Friday, January 2nd, 2009

Con la campagna Nuovi Ecoincentivi Ford 2009, la casa Americana risponde allo scenario di mercato pieno di incertezze che si presenta con l’inizio del nuovo anno senza una proroga o modifica degli incentivi statali alla rottamazione scaduti al 31 dicembre 2008″. Così alla Ford Italia rompono il ghiaccio e per primi, a partire dal 1 gennaio 2009 riconoscono un incentivo aggiuntivo di 1.000 euro (IVA inclusa) a chi acquisterà una nuova vettura Ford rottamando un’ automobile immatricolata prima del 31.12.1999. Non ci sono limiti di emissione per l’auto nuova (l’incentivo è applicabile su tutte le vetture e i veicoli commerciali Ford) e questa formula si cumula a tutte quelle già in corso di sconti, promozioni e rateizzazioni a tassi agevolati.

BLOG, dite la vostra

E’ solo un primo passo perché per ora Ford è sola in questa politica. Ma va detto che questa marca è leader fra le case estere in Italia e che comunque la mossa strategica di Ford sarà per forza di cose copiata da altre marche che a questo punto si trovano spiazzate rispetto all’offerta del colosso Usa. Va ricordato infatti che questa non è una campagna sconti ma una vera e propria operazione di incentivi, che si somma a quelle già in atto presso la rete di vendita (rate a basso interesse, promozioni varie e super promozioni) .


“La formula è semplice, semplicissima - spiega Gaetano Thorel, Presidente ed Amministratore Delegato di Ford Italia - e punta a dare certezza al consumatore dandogli quel fondamentale senso di fiducia. I nuovi Ecoincentivi Ford 2009 sono insomma la prima buona notizia per i consumatori che decidono di sostituire la loro automobile con 10 anni di vita con una nuova vettura Ford approfittando di condizioni molto vantaggiose. Con questo programma siamo convinti di aiutare lo svecchiamento del parco circolante italiano che è l’unica vera strada per diminuire in modo drastico il livello di emissioni di CO2 nel nostro Paese”.

La mossa di Ford ovviamente non punta ad entrare in competizione con la politica economica del governo e non è un caso che alla filiale italiana del colosso Usa si dicano pronti, anzi prontissimi, ad adeguare la loro formula a qualsiasi decisione di incentivo voluta dal governo. Sempre che arrivi, però…

Polemiche a parte (come abbiamo scritto più volte ormai siamo gli unici in Europa a non avere aiuti governativi per l’acquisto di auto nuove), rimane il problema dello svecchiamento del parco auto. “Un risultato - ci spiega Thorel - raggiungibile solo con ecoincentivi perché il mercato va aiutato. E’ vero che ci sono tecnologie meravigliose (l’ibrido, l’elettrico, il plug-in) ma noi abbiamo un parco auto vecchissimo e prima di correre dobbiamo imparare a camminare…”.

In ogni caso ora Ford con questa “rottamazione fatta in casa” riesce a proporre un listino micidiale per le concorrenti: ossia la nuova Fiesta a 10 mila euro e la prossima Ka (che debutterà a gennaio) ad appena 8.750 euro.

“Ma non si tratta di una politica commerciale aggressiva fine a se stessa - ci spiega ancora il presidente - perché questi prezzi rispondono anche alla situazione economica nella quale viviamo. E lanciare un prodotto nuovissimo, moderno, con ecoincentivi è un messaggio rassicurante perché sottolinea il fatto che esiste ancora la possibilità, per gli italiani, di potersi permettere un’auto nuova”.

Insomma, il sasso nello stagno è stato lanciato. Ora non rimane che aspettare le prossime mosse della concorrenza. Con una sola certezza: qualsiasi cosa succeda sarà una buona cosa per i consumatori.

Un volo «pulito» liscio come l’olio

Friday, January 2nd, 2009

Utilizzare carburanti non derivati dal petrolio per un aereo è possibile: lo dimostra l’esperimento della compagnia aerea di linea australiana Air New Zealand che ha scelto, per alimentare parzialmente uno dei quattro motori del proprio jet Boeing 747, un combustibile derivato dall’olio di semi del Jatropha curcas. L’olio vegetale viene estratto da questa pianta tropicale con un promettente futuro come biocombustibile grazie alla transesterificazione, un processo chimico di raffinazione.

IL TEST - Il volo «pulito», durato due ore, è andato a buon fine, confortato dalla rassicurante presenza di tre motori tradizionali, per ovvi motivi di sicurezza. Secondo gli esperti però l’olio vegetale ha tutti i numeri per non essere da meno dei metodi classici e dovrebbe garantire addirittura prestazioni migliori rispetto ai derivati del petrolio. L’esperimento, di cui racconta la Bbc, è destinato comunque a fare storia, trattandosi del primo che esce dai laboratori e debutta su un velivolo di linea. Anche se già a febbraio la Virgin Atlantic aveva effettuato un test su un proprio velivolo utilizzando un carburante derivato da una miscela di noci brasiliane e noci di cocco.

IL FUTURO DEL BIO - L’olio di semi del Jatropha curcas appartiene alla famiglia dei biocarburanti di seconda generazione, che garantiscono emissioni di gran lunga inferiori a quelli di prima generazione, come l’etanolo. Secondo l’Air Transport Association entro il 2017 un decimo dell’aviazione si alimenterà grazie al bio.

Emanuela Di Pasqua
Fonte: Corriere della sera

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