Archive for December, 2008

Cani e gatti: come prevenire il terrore dei fuochi d’artificio

Wednesday, December 31st, 2008
Botti di fine anno e fuochi d’artificio terrorizzano gli animali, sia che si tratti di fauna selvatica che domestica, e arrivano i suggerimenti per salvaguardarli. I consigli vengono dall’OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, una Ong affiliata al Dipartimento della Pubblica Informazione dell’Onu e riconosciuta - come associazione - dal Ministero dell’Ambiente. «Chi ama gli animali non spara botti, visto che ogni anno mietono vittime umane e animali. Nel gennaio 2008 abbiamo ricevuto in sede cinquanta segnalazione di smarrimento o morte di animali domestici a causa del rumore dei botti e fuochi d’artificio. La cifra è riferita al periodo che va dalla metà di dicembre ai primi giorni di gennaio perchè durante tutto questo periodo anche botti isolati vengono sparati nelle ore più impensate, cogliendo di sorpresa chiunque, animali compresi. Raccomandiamo dunque di prestare particolare attenzione in queste giornate», sottolinea Massimo Pradella, vicepresidente OIPA.Gli animali non sopportano i rumori che provocano loro una reazione di terrore incontrollato che li porta a cercare la fuga. Questo vale per animali selvatici e in libertà, volatili compresi, e animali domestici che possono anche gettarsi da finestre aperte o balconi o strozzarsi con la catena se tenuti legati. L’OIPA suggerisce che durante le passeggiate il cane resti al guinzaglio, evitando anche di liberarlo nelle aree per gli animali (alcuni di loro, quando spaventati, saltano dalle recinzioni, abbassano con le zampe le maniglie del cancelletto di ingresso o fuggono da buche preesistenti sotto la recinzione); accertarsi che il cane, oltre al tatuaggio o al microchip (che devono essere registrati all’anagrafe canina del comune di appartenenza), abbia anche la medaglietta di riconoscimento con numeri di telefono validi; tenere gli animali, anche quelli che abitualmente vivono fuori, in casa o in un luogo protetto e rassicurante; se gli animali stanno soli in casa, allora lasciare la radio o la televisione accesi per distrarli dai rumori esterni; non rafforzate la loro paura dei “botti” con un atteggiamento agitato, mantenersi invece molto calmi e ignorare le manifestazioni di paura degli animali.E ancora, gli animali cardiopatici molto anziani e sensibili agli stress possono richiedere attenzioni più specifiche almeno per la notte di Capodanno quando i “botti” si protraggono. In tal caso è bene consultare il veterinario, che prescriverà tranquillanti adatti in giuste dosi e solo se effettivamente necessari. Assolutamente da evitare le iniziative personali: molti calmanti e ansiolitici uso umano hanno sugli animali un “effetto paradosso”, ovvero li mettono in condizione di agitazione anzichè tranquillizzarli.

Fonte: La Zampa.it

Decreto Ministeriale sulle energie da fonti rinnovabili

Tuesday, December 30th, 2008

L’ultima mossa del Governo in campo delle energie alternative e prima attuazione delle disposizioni sugli incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti alternative introdotte dalla Finanziaria 2008

In materia di rinnovabili il 2008 si è concluso con l’attesa firma da parte del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola di concerto con il Ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo del Decreto Ministeriale Rinnovabili, il provvedimento che fornisce le prime direttive generali per regolare la transizione dal vecchio al nuovo meccanismo di incentivazione nel campo delle energie alternative, in attuazione dell’ultima Finanziaria. Dalla normativa rimane esclusa la tecnologia fotovoltaica che gode di una forma di incentivazione specifica, vale a dire il nuovo Conto Energia introdotto dal DM 19 febbraio 2007. Per tutti gli altri impianti il sistema di incentivi – certificati verdi (CV) o in alternativa una tariffa omnicomprensiva – è stabilito in base della taglia e la domanda per accedere all’incentivazione va presentata al Gestore del Servizio Elettrico (GSE) entro tre anni dall’entrata in esercizio dell’impianto. Sarà dunque il GSE stesso a qualificare gli impianti e a determinare l’energia elettrica incentivata, definendo il numero di CV e la tariffa onnicomprensiva cui si ha diritto. Spetterà poi all’Autorità per l’energia elettrica e il gas a stabilire, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, modalità, tempi e condizioni per l’erogazione delle tariffe fisse onnicomprensive, modalità per lo scambio sul posto, nonché per la verifica del rispetto delle disposizioni che “trovano copertura nel gettito della componente tariffaria A3 delle tariffe dell’energia elettrica”. Ecco cosa si prevede in dettaglio:

Formula Conto energia
Tutti gli impianti con potenza non superiore a 1 MW e 0,2 MW per l’eolico, entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007, hanno diritto, in alternativa ai certificati verdi ad una nuova forma di tariffa incentivante corrisposta per ogni kWh immesso in rete, mentre per gli impianti di potenza superiore a 1 MW viene modificato il sistema dei certificati verdi introdotto in precedenza stabilendo il diritto a una tariffa fissa onnicomprensiva di entità variabile. Gli incentivi non sono cumulabili ad esclusione di alcuni settori come gli impianti da biomasse di filiera per i quali i CV e tariffa fissa “sono cumulabili con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto capitale o conto interessi con capitalizzazione anticipata, non eccedenti il 40 per cento del costo dell’investimento”.

Scambio sul posto
Il Decreto prevede che possano accedere al meccanismo di scambio sul posto, ovvero la possibilità di vendere alla rete l’energia prodotta in eccesso, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili “ovvero cogenerativi ad alto rendimento la cui potenza nominale media annua complessiva non risulti superiore a 200 kW”, attraverso specifichi meccanismi che saranno oggetto di successivi provvedimenti. E’ consentito inoltre il passaggio dal sistema dello scambio sul posto al sistema della tariffa fissa onnicomprensiva. In tal caso, “il periodo di incentivazione è conseguentemente ridotto del periodo intercorrente tra la data di entrata in esercizio e la data di entrata in esercizio commerciale, comunicata dal produttore al GSE in seguito all’accoglimento della suddetta richiesta di qualifica”.

Certificati verdi
Ridefinito l’arco temporale nel quale si ha diritto agli incentivi: 15 anni per tutti gli impianti ibridi alimentati da fonti rinnovabili che hanno cominciato a operare dopo il 31 dicembre 2007, 12 anni per quelli entrati in esercizio prima di quella data e 8 anni per gli impianti di cogenerazione abbinata al teleriscaldamento e per quegli impianti anche ibridi alimentati da rifiuti non biodegradabili. Per questi ultimi tre casi è prevista la proroga di altri 4 anni rispetto alla durata stabilita “in misura corrispondente al 60% dell’energia elettrica incentivata”. Il certificato verde, di valore unitario pari a 1MWh, è emesso dal GSE, su richiesta del produttore per gli impianti dotati di relativa qualifica e lo stesso Gestore organizzerà, nell’ambito della gestione economica del mercato elettrico, una sede per la contrattazione dei CV.

Tariffe di istruttoria
I soggetti che intendono ottenere la qualifica di “impianto a fonte rinnovabile” devono corrispondere al GSE, contemporaneamente alla richiesta di qualifica, un contributo per le spese di istruttoria pari alla somma di una quota fissa, pari a 150 euro, più una quota variabile sulla base della potenza stabilita in:
• 50 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 20 kW e non superiore a 200 kW;
• 300 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 200 k W e non superiore a 1 MW;
• 800 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 1 MW e non superiore a 10 MW;
• 1200 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 10 MW. Produzione da biomasse.

Pacchetto clima: cosa ha ottenuto e cosa no l’Italia

Tuesday, December 30th, 2008

Dopo un lungo confronto, minacce di veto da parte del governo Berlusconi ecco i punti su cui ha avuto ragione e quelli su cui ha perso. Una panoramica di quello che è entrato e uscito dal famoso pacchetto Ue “20-20-20”

Facciamo a fine anno il punto sulla vicenda che ha tenuto banco negli ultimi mesi e si è conclusa proprio a dicembre inoltrato. Stiamo parlando del ormai famoso programma anti-cambiamenti climatici che la commissione Ue aveva approvato, più famoso come programma “20-20-20”. COn una storia che inizia con il “no” e una mnaccia di veto del governo Berlusconi, a cui si erano poi accodati la repubblica Ceca, la Polonia e diversi paesi dell’Est europeo. Una febbrile trattativa con l’Italia e una conclusiva riunione dei capi di stato e di governo ha permesso, sia pur in extremis e con molti compromessi rispetto al programma iniziale, di cantar vittoria sia alla presidenza della commissione Ue e al suo presidente Barroso che comunque hanno portato comunque a casa un risultato, sia al presidente di turno, il francese Sarkozy che ha concluso il suo semestre con un qualche risultato e anche ai governi Berlusconi e di altri paesi recalcitranti, contenti di aver ottenuto quello che chiedevano.
La vicenda si è conclusa non l’approvazione definitiva del pacchetto Ue sul clima con la votazione e l’approvazione dell’Europarlamento. Ma di preciso cosa ha ottenuto e cosa non è riuscito a ottenere il governo Berlusconi?

Carbon Leakage
Si è estesa la tipologia dei settori industriali a rischio di delocalizzazione, se vincolati ai costi dei diritti di emissione, con il recepimento di standard obiettivi (sovraccosti sul valore aggiunto ed esposizione internazionale) che permetteranno di includere i settori del vetro, della ceramica, della carta e dei tondini per cemento armato (insomma la cosidetta siderurgia a forno elettrico). Tali industrie otterranno il 100% delle proprie quote di CO2 gratis, a condizione che rispettino dei parametri di riferimento di efficienza energetica (diverso per ogni settore), e a patto che non siano presenti accordi sovranazionali che vietino la delocalizzazione.
Su rischiesta specifica del governo Berlusconi è stata prevista la possibilità di considerare anche uno solo dei due parametri, se molto alto, e la possibilità di scorporare alcuni sotto-settori particolarmente esposti, se facenti parte di segmento produttivo che non rispetta i parametri. Di fatto un allargamento delle maglie che potrebbe comprendere nei settori a rischio di delocalizzazione addirittura il 95% dell’industria manifatturiera europea. Occorre precisare però che le esclusioni di settori a rischio delocalizzazione non sono così scontate, perché non verranno applicate se vi fosse un diverso accordo internazionale alla prossima Conferenza Onu sul clima di Copenaghen (dicembre 2009).

Esenzione per le Pmi

E’ prevista una semplificazione delle verifiche per le piccole imprese (sotto le 5.000 tonnellate all’anno di CO2), nell’ambito di una esenzione dal sistema Ets delle Pmi (fino a 25.000 tonnellate di CO2, quando il programma di partenza ne prevedeva solamente 10.000), che saranno obbligate comunque ad adottare delle misure definite “equivalenti”. Quasi un’autocertificazione presso le autorità nazionali competenti) permetterà alle piccole imprese di risparmiare i costi dei verificatori esterni di queste ‘misure equivalenti’.

Crediti esterni nei settori non industriali

Pee quanto riguardi i settori del turismo, dei servizi, dell’agricoltura, dei trasporti, e dell’ediliza, l’Italia è uno dei dodici stati Ue autorizzarti ad incrementare il ricorso al “Clean Development Mechanism” e alla “Jiont Implementation”. Si tratta dei cosiddetti “crediti esterni” (_così criticati dagli ambientalisti_), che derivano dai progetti delle aziende Ue in paesi extraeuropei, validi per rientrare negli obiettivi nazionali della riduzione di emissioni. L’incremento è del 3/4% sul 10 (13% per l’Italia) che nell’Ue dovranno essere tagliati nel 2020 rispetto al livello delle emissioni del 2005 (calcolato sulla somma totale delle riduzioni annuali). La riduzione quindi, rispetto all’obiettivo nazionale, dovrebbe dovrebbe attestarsi attorno al 70%. Il governo Berlusconi, però, aveva chiesto di più. (il punto percentuale in più vale solo per progetti in paesi meno sviluppati, nelle piccole isole, ma non per Cina o India).

Comparti manufatturieri “non esposti”

I segmenti manifatturieri non a rischio di delocalizzazione avranno gratis l’80% delle proprie quote di CO2 nel 2013, e poi a scalare, sempre meno ogni anno fino ad arrivare al 30% nel 2020 (il programma “20-20-20” indicava che a tale data tutti i diritti di emissione fossero a pagamento). Le parte di quote gratis diminuiranno gradatamente dal 30% del 2020 fino ad azzerarsi nel 2027. Ciò taglierà notevolment i costi delle imprese manifatturiere italiane, che non potranno usufruire della deroga per i settori a rischio delocalizzazione.

Adeguamento automatico al 30% in caso di accordi Onu

E’ così sparito ogni obbligo di adeguamento automatico, dal 20 al 30%, dell’obiettivo di riduzione delle emissioni nel 2020, in caso di accordo internazionale alla Conferenza Onu sul clima di Copenaghen del dicembre 2009. L’adeguamento si farà solo in base a una proposta della Commissione Ue (marzo 2010), salvo approvazione con procedura di co-decisione fra Consiglio Ue ed Europarlamento.
Queste eventuali misure andranno in vigore solo dopo l’entrata in vigore di un nuovo, eventuale trattato internazionale. Su richiesta italiana, la Commissione europea potrà proporre la concessione di altre quote di CO2 gratuite inidrizzate ai settori esposti a un rischio significativo di delocalizzazione, “anche alla luce dei risultati del negoziato internazionale”.
Tuttavia, (contrariamente a quanto hanno affermato esponenti del governo italiano) nessun obiettivo di riduzione delle emissioni, né europeo, né nazionale, potrà essere rimesso in discussione. Infatti la “clausola di revisione”, chiesta dal governo Berlusconi, potrà essere usata solo per aumentare lo sforzo di riduzione, non per diminuirlo, come tenuto a ribadire il presidente della Commissione, il commissario all’Ambiente, Stavros Dimas e i relatori dell’Europarlamento.

Rinnovabili senza obiettivi intermedi

In merito alla direttiva sulle energie rinnovabili, il governo Berlusconi si era opposto a fissare obiettivi intermedi vincolanti nell’incremento delle fonti rinnovabili. La direttiva approvata prevede solo l’obbligo per gli Stati membri di presentare, entro il 2010, dei piani standard per le rinnovabili, alla Commissione europea, che potrà chiedere la revisione dei piani, se inadeguati a raggiungere l’obiettivo del 2020 (per l’Italia, il 17% sul consumo finale di energia).
Altro risultato spuntato dal governo Berlusconi è la possibilità di acquistare energia da font rinnovabili anche dai paesi non Ue vicini, per raggiungere l’obiettivo, ma sempre che si tratti di energia fisicamente trasferita (con elettrodotti, per esempio), in particolare dal Nord Africa e dai Balcani.

Multe più graduali per il mancato rispetto dei valori previsti per le auto

Il negoziato, il cui protagonista, è stato il relatore dell’Europarlamento, Guido Sacconi (Pd/Pse) all’inizio partiva da un accordo franco-tedesco e un meccanismo di differenziazione casa per casa degli obiettivi di riduzione delle emissioni che premiava,
auto di lusso e più pesanti (tipiche della produzione tedesca), penalizzando invece quelle di piccola cilindrata e più leggere (gran parte della produzione italiana).
Il testo corregge questa imposazione: dal 2012 al 2015, le case automobilistiche dovranno man man ridurre le emissioni dei loro modelli fino a 130 g/km (media per tutto il parco auto Ue), per gli inadempienti sono previste multe progressive meno salate per i primi tre grammi di ‘sforamento’, molto più pesanti dal quarto grammo in su. Cioè solo 5 euro (moltiplicate per il numero di auto vendute) per il primo grammo in eccesso, 15 per il secondo, 30 per il terzo e 125 per il quarto, più 95 euro in più per ogni ulteriore grammi di sforamento.

Deroghe per il settore termoelettrico

Nessuna deroga per nessun governo, nemmeno per quello di Berlusconi. Il pagamento del 100% delle quote di emissione per il settore termoelettrico resta. Eccezioni in questo settore solo per i paesi dell’Est europeo
.
Emissioni procapite invece che rispetto al Pil

Bocciata l’idea del governo Berlusconi di considerare le emissioni pro-capite, invece che rispetto al Pil dei paesi membri. Con questo criterio, il governo calcolava che l’Italia avrebbe avuto oneri più bassi. Ma nell’analisi della Commissione europea avrebbe costituito un problema insuperabile nei negoziati internazionali con paesi come l’India e la Cina. Imossibile negare ai due paesi più popolosi della Terra l’applicazione di questo principio se fosse adottato all’interno dell’Ue. E con un tale parametro India e Cina continuerebbero per decenni ad aumentare le emissioni, prima di raggiungere i livelli dei paesi di vecchia industrializzazione.

Revisione degli impegni di riduzione e rinvio delle misure

Nell’accordo sono stati inserite alcune parole che il governo Berlusconi ha poi usato per non ammettere di aver perso de tutto la battaglia su questo piano. Non c‘è nessuna revisione degli obiettivi vincolanti del pacchetto, né di quelli europei, né di quelli nazionali. Le proposte della Commissione dopo Copenaghen, eventualmente aumentaranno gli impegni dei paesi Ue, e non li diminuiranno certo. Il pacchetto clima, costituisce quindi il minimo dell’impegno Ue, unilateralmente, anche in caso di mancato accordo Onu. Da fonti tedesche, bocciata anche la richiesta di Berlusconi per un rinvio di un anno del pacchetto, a causa della crisi economica e finanziaria. Si è dovuto arrendere di fronte a un deciso no dei colleghi, sprattutto del cancelliere Angela Merkel.

Obiettivi intermedi nazionali per settori non industriali

Reintroduzione degli obiettivi intermedi annuali obbligatori per raggiungere l’obiettivo 2020 di taglio delle emissioni nei settori non industriali (il 10% rispetto al 2005 nell’Ue, il 13% per l’Italia) su cui il governo Berlusconi era contrario. Inoltre, è precisata una penale per i paesi inadempienti. Ogni anno, si può trasferire all’anno successivo la parte di riduzione delle emissioni prevista e non effettuata, ma verrà aumentate di un’ulteriore riduzione dell’8%. Il governo Berlusconi si era particolarmente impuntato su questo punto, ma ne è uscito sconfitto.

Nessuna riduzione dell’obiettivo nazionale nelle rinnovabili

L’Italia chiedeva una riduzione dell’impegno nazionale di arrivare nel 2020 alla quota del 13% di fonti rinnovabili nel consumo energetico finale. Richiesta non presa in considerazione.

Fonte : La Repubblica

Qualità della vita, Aosta al top l’ultima è Caltanissetta

Tuesday, December 30th, 2008

Aosta prima, Caltanissetta ultima: è questo il risultato della classifica 2008 sulla «Qualità della vita nelle province italiane», realizzata dal Sole 24 Ore e giunta quest’anno all’edizione numero 19. L’anno scorso era sempre al nord la città italiana dove si viveva meglio e in Sicilia quella che deteneva il primato negativo: al primo posto si era piazzata, infatti, Trento; all’ultimo Agrigento.

I CRITERI - L’indagine annuale del Sole 24 Ore sulla province italiane in cui si vive meglio sarà pubblicata sul numero del quotidiano in edicola lunedì, 29 dicembre, e prende in considerazione sei macro-aree (tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; ordine pubblico; popolazione; tempo libero). Per ogni macro-area sono individuati sei indicatori specifici (per un totale, quindi, di 36 indicatori), quali, ad esempio, il Pil pro capite, la disoccupazione; le infrastrutture; i reati denunciati; gli acquisti di libri; il numero di associazioni di volontariato rispetto alla popolazione.

GLI ESTREMI - La provincia valdostana conquista dunque quest’anno il primato, dopo la terza posizione raggiunta nell’edizione 2007 dell’indagine, quando si era piazzata dietro Trento e Bolzano. In particolare, Aosta raggiunge il vertice della classifica 2008 grazie alle buone performance in gran parte delle aree che compongono l’indagine: tempo libero (1/mo posto), tenore di vita (5/o posto), popolazione (6/o) affari e lavoro (10/mo posto). Leggermente meno brillante il risultato nei settori ordine pubblico (32esima posizione) e in quello riferito a servizi, ambiente e salute (67/mo). Sul versante opposto, Caltanissetta scende di sette gradini rispetto all’edizione 2007 dell’indagine del Sole 24 Ore, passando dalla 96/ma alla 103/ma di quest’anno. La provincia siciliana sconta piazzamenti nella parte bassa (o bassissima) della graduatoria in tutti i settori. In particolare, Caltanissetta consegue il 70/mo posto nell’ordine pubblico; il 79/mo nel tenore di vita; l’88/mo in servizi, ambiente e salute; il 100/mo in affari e lavoro; il 102/mo sia nella popolazione sia nel tempo libero. Alcuni indicatori statistici meglio illustrano la distanza tra i due estremi della classifica sulla Qualità della vita 2008: ad Aosta, il Pil medio pro capite è di oltre 34mila euro, a Caltanissetta non arriva alla metà (16mila euro); il tasso di disoccupazione è del 3,2% ad Aosta e si avvicina al 16% nella provincia siciliana; le rapine sono meno di 17 ogni 100mila abitanti nella provincia montana e oltre 48 a Caltanissetta; le associazioni di volontariato 1,24 ogni mille abitanti ad Aosta contro 0,34 di Caltanissetta.

TOP TEN - Lo scorso anno, nella top ten figuravano Trento, Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio, con Milano al sesto posto e Roma all’ottavo. Ad occupare le ultime dieci posizioni, tutte le città del sud: in ordine Bari (ex aequo con Caserta e Palermo), Vibo Valentia, Caltanissetta, Reggio Calabria, Taranto, Catanzaro, Catania, Foggia, Benevento ed, ultima, Agrigento.

Fonte :Corriere della Sera

 

Una mobilità sostenibile all’italiana

Monday, December 29th, 2008

Eurmobility fa il punto della situazione 2007 prendendo in considerazione le principali 50 città italiane e fornendo una graduatoria sulla base del grado di sostenibilità ambientale del loro sistema di mobilità urbana

Un’Italia ancora alla ricerca della mobilità sostenibile. Con queste parole Carlo Iacovini, Presidente Un’Italia ancora alla ricerca della mobilità sostenibile. Con queste parole Carlo Iacovini, Presidente Euromobility, introduce “La mobilità sostenibile in Italia”, l’indagine svolta sulle principali 50 città italiane con il contributo di Assogasliquidi ed il Consorzio Ecogasil in veste di partner. Quello che emerge è un quadro disomogeneo e indice di uno stato di salute urbano ancora lontano dalla piena sufficienza, a cominciare dal tasso di motorizzazione che con 62 veicoli ogni 100 abitanti si attesta come il più alto d’Europa. L’indagine ha tenuto conto dei vari aspetti che riguardano la mobilità urbana ed ha così incoronato Parma come eco-regina mobilità sostenibile, complici bike-sharing, domeniche ecologiche e un servizio pubblico efficiente, seguita da Bologna, Firenze e Venezia, quinta Padova, al sesto posto Torino. In top ten anche Modena e Ferrara, mentre il sud arranca: solo la Puglia riesce a ottenere un posto tra i primi dieci grazie a Bari, in settima posizione, mentre a segnare il fondo della classifica sono Taranto, L’Aquila e Campobasso. Di seguito riportiamo qualche dato significativo:

Trasporto collettivo e del car sharing: In oltre il 60% delle città esistono misure a favore del car-sharing, un trend in ascesa che conta ad oggi un numero totale di utenti (1.000 in più rispetto ai 9.231 del 2006) ed un numero di parcheggi (230 in confronto ai 202 del 2006) in continua espansione. In linea generale i servizi di trasporto collettivo sono più diffusi nel Nord Italia, Firenze in testa, mentre al Sud si registrano solo le iniziative di Potenza e Foggia per quanto riguarda il car pooling. Interessanti anche alcune misure “personalizzate” come il servizio “Park&Ride” di Bari (che permette di lasciare l’auto di proprietà in un parcheggio custodito e utilizzare gratuitamente un bus navetta per il centro) o l’estensione della validità (24 ore e su tutta la rete) del biglietto bus orario, durante le giornate di blocco del traffico a Ferrara.

Mobility management: l’80% delle città oggetto di studio hanno promosso tale settore di attività il cui obiettivo è sviluppare ed implementare strategie volte ad assicurare il trasporto delle persone e delle merci in modo efficiente, con riguardo a scopi sociali, ambientali e di risparmio energetico. Tuttavia l’adozione della figura del Mobility Manager, in recepimento del DM del 27/03/1998, avviene con modalità differenti, tramite istituzione di un ufficio di area a livello provinciale come nel caso di Bergamo, Ferrara e Rimini o l’affidamento ad agenzie esterne (vedi l’AMA per Milano, INFOMOBILITY per Parma e l’ATAC per Roma). Particolari la realtà torinese in cui è stato realizzato ufficio d’area provinciale, il “Mobility Manager di Area di zona di Piano” con il compito di promuovere e coordinare i mobility manager di area e aziendali dei Comuni o L’ufficio del Mobility Manager d’Area industriale creato della cooperativa consortile CONSER che, senza scopo di lucro, si occupa di promuovere ed erogare servizi centralizzati di area industriale a vantaggio dei soci e delle aziende operanti nel 1° Macrolotto di Prato.

Eco-incentivi per i veicoli elettrici: solo il 44% dei Comuni città ha erogato incentivi per favorire l’acquisto di veicoli elettrici a 2/4 ruote o di biciclette a pedalata assistita e paradossalmente solo il 18% ha provveduto ad installare punti di ricarica. Da questo punto di vista si distingue Firenze con oltre 100 colonnine di ricarica, seguita da Roma con le attuali 32 e 60 in progettazione. Male Milano, Parma e Bari con un solo punto di ricarica.

Iniziative per la Mobilità sostenibile: Se si escludono i casi di Trieste, Latina, Perugia, L’Aquila, Salerno, Giugliano in Campania, Reggio Calabria e Cagliari, dove non c’è traccia di iniziative comunali a favore della mobilità sostenibile nelle altre città dell’indagine hanno riscosso un gran successo eventi come la “Domenica ecologica” (38 città) o la “Giornata senz’auto” (27 città). Vanno tenute in conto anche iniziative locali di diverso genere come i progetti “Pedibus” e “Vado a scuola con gli amici”, in cui si incentivata la realizzazione di gruppi di bambini che raggiungono insieme le scuole a piedi e in bicicletta e su percorsi sicuri o la “European mobility week”, il “Trofeo Tartaruga” e il “Ruotati day”.

Trasporto pubblico: tutte le città su cui si è potuto indagare (46 in totale, mancano all’appello Ancona, Taranto, Palermo, Messina) sono dotate di una rete di autobus più o meno estesa, la migliore offerta si registra a Milano (in testa per i chilometri di corsie preferenziali), Aosta (la città con i valori più alti in termini di capillarità della rete) Bologna, Genova e Parma, la peggiore, invece, a Siracusa, Latina e Roma.

Mobilità e Impatto ambientale: Aumenta la percentuale (3,6%) di mezzi a gpl e metano nelle 50 città considerate rispetto allo scorso anno raggiungendo circa il 5% a livello provinciale rispetto al parco auto totale. I valori più alti a Ravenna, Reggio Emilia, Ferrara e Forlì dove si supera il 10%, mentre fanalino di coda Trieste, Aosta e Monza che non raggiunge nemmeno il punto percentuale. Viceversa a dominare la classifica dei veicoli più inquinanti è Napoli per la presenza del maggior numero di veicoli “Euro 0”, seguita da Catania e da Giugliano in Campania, completamenti opposti ad Aosta città con il minor numero di veicoli appartenenti a tale standard emissivo. In materia di tasso di motorizzazione le meno virtuose risultano Latina con il 72,9%, Potenza con poco più del 70% e Roma con poco meno di 70 auto ogni 100 abitanti, bene invece Genova e Venezia.

Fonte : La Repubblica

Zucchero light, gli ecologisti contro i veti di Bruxelles

Monday, December 29th, 2008

 Il dolce che non ingrassa esiste ma in Europa nessuno lo vuole. Sembra un paradosso, eppure l’Ue non autorizza un dolcificante naturale molto più forte del saccarosio e senza nessuna caloria. La Stevia - una piccola pianta che cresce in Amazzonia e permette di zuccherare bevande e alimenti - è usata da secoli dagli indigeni Guarani, essiccata e poi in polvere verde o bianca, se è più o meno raffinata.

Nelle tribù latino-americane è chiamata appunto “pianta dolce”. I giapponesi, che l’hanno scoperta negli anni Settanta, la distribuiscono come sostituto dello zucchero estratto da barbabietola o canna, consigliandola persino ai diabetici. E ora anche gli Stati Uniti si sono convertiti. È il dolcificante del futuro, il Santo Graal per il mercato di bibite e alimenti light, ha scritto il Wall Street Journal. Il 18 dicembre la Food and Drug Administration ha dato finalmente il via libera a questo edulcorante naturale. Da gennaio, Coca-Cola e Pepsi lanceranno i loro nuovi prodotti a base di derivati della Stevia.

In Europa, invece, la storia della Stevia è amarissima. Questo arbusto, molto resistente al freddo e che appartiene alla famiglia delle margherite, è tuttora vietato nonostante l’attivismo delle associazioni ecologiste. L’Ue si ostina a bloccarne la commercializzazione, ufficialmente perché la Stevia è un “nuovo alimento” che non ha ancora superato tutti i test sanitari. È dal 1999 che la guerra dello zucchero va avanti, tra carte bollate e ricorsi. Alcuni consulenti della Ue hanno collegato l’aumento di tumori e dell’infertilità al consumo di Stevia. Ma successive verifiche non hanno potuto confermare le accuse. E così la richiesta di commercializzazione è rimasta ferma nei meandri della burocrazia.


“Finché tutte le verifiche non saranno espletate non potremo concedere l’autorizzazione” ha spiegato Andreas Keplsch del commissariato per la sicurezza alimentare. Il professore Jan Geuns, biologo dell’università di Lovanio e presidente dell’associazione che si batte per la vendita della Stevia in Europa, traduce a modo suo: “La commissione europea continua a metterci i bastoni fra le ruote perché è condizionata dalle lobby dello zucchero”.

Gli ecologisti francesi hanno trasformato la Stevia in un simbolo politico. Secondo molte associazioni, l’ostracismo contro questo “nuovo alimento” è la conferma che Bruxelles pensa più alla difesa delle industrie che producono saccarosio e aspartame e meno alla salute dei cittadini. “L’aumento dell’obesità, soprattutto tra i bambini, dovrebbe accelerare piuttosto che rallentare la messa sul mercato di un dolcificante naturale senza calorie” osserva Patrick Merland, che vende sul web le piante e i semi come “ornamento”: un piccolo trucco per aggirare la legge.

“Ho quasi cinquemila clienti - racconta Merland - tra cui importanti pasticcerie e ristoratori di Parigi: oltre a essere salutare, la Stevia ha anche un sapore squisito”. Per Claudie Ravel, un’imprenditrice francese che importava la polvere zuccherina e la distribuiva nei negozi biologici, è andata male: qualche giorno fa è stata condannata per frode. Mentre un’altra azienda, la Greensweet di Joel Perret, dopo due anni di contenziosi ha scelto di andare a vendere i suoi prodotti da forno a base di Stevia in Svizzera, dove la pianta è regolarmente autorizzata.
“Prima o poi dovranno cedere” rilancia Geuns, che ha presentato alla Ue due nuove richieste: una per la commercializzazione della pianta e degli estratti secchi al comitato scientifico europeo per gli alimenti, l’altra per i derivati (Stevioside e Rebaudioside A) all’Authority europea per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma. Il recente disco verde della Food and Drug Administration sarà per i militanti pro-Stevia un altro argomento. Non è detto che sia l’ultimo.

Fonte: La Repubblica

Nonna Piera viene ricoverata, corsa all’adozione di Tin e Micia

Sunday, December 28th, 2008

Storia di bontà natalizia, ma solo a metà. Una novantasettenne savonese, nonna Piera, senza parenti prossimi, che viveva sola in un appartamento di via Cavour a Savona, ha dovuto essere ricoverata definitivamente nei giorni scorsi in una residenza protetta per anziani del Piemonte, per motivi di salute. Le facevano compagnia Tin e Micia, due bei gattoni di 2 e 7 anni rimasti senza casa. Della loro sorte si è quindi interessato il gruppo dei volontari della Protezione Animali savonese che si occupa di emergenze feline, che hanno rivolto un appello agli abitanti del quartiere, riuscendo proprio alla vigila di Natale a trovare due famiglie che li hanno adottati per sempre.

Storia di Natale solo a metà, perchè sarebbe stata completamente buona se nonna Piera, Tin e Micia, avessero potuto andare a vivere assieme nel ricovero per anziani; da tempo l’Enpa si batte per ottenere che gli animali vengano accolti in queste residenze e gli ospiti continuino ad occuparsi del loro cane o gatto. Ma questa è un’altra storia che, per ora, non ha avuto buon fine.

Fonte : La Zampa it

Prima casa domotica controllata dagli impulsi cerebrali

Sunday, December 28th, 2008
Un ambiente domotico interamente controllato dai soli impulsi elettrici cerebrali. Una stanza domotica, insomma, dotata di una zona in cui i dispositivi elettronici, dalla Tv al lettore dvd, compresi telefono, ventilatore, porte automatizzate, luci ambientali o videocamere, con un piccolo robot mobile, estensione virtuale della persona, possono essere azionati grazie alla sola rilevazione dell’attività elettrica cerebrale.A sviluppare l’innovativo ambiente domotico è stato un team di neurologi, neurofisiologi e bioingegneri guidato da Fabio Babiloni, del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia dell’Università La Sapienza di Roma, e da Maria Grazia Marciani, professoressa di neurologia all’università romana di Tor Vergata.

Scopo della ricerca spiegano i responsabili dello studio, «è quello di generare nuovi ausili per coloro che, a causa di patologie neurodegenerative o traumatiche, possono perdere o hanno perso del tutto il controllo volontario dei muscoli e con esso la capacità di comunicare con l’esterno». «Lo sviluppo dell’ambiente domotico intende così mettere a punto -continuano- una serie di tecnologie, incluse le interfacce fra cervello e computer, in grado di sostituirsi ai nervi periferici e ai muscoli».

Obiettivo della ricerca è diminuire il livello di dipendenza dagli altri nelle attività della vita quotidiana e ridare alla persona un senso di privacy nella comunicazione e cura della propria persona. La ricerca, realizzata in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia, prosegue da dieci anni grazie ai finanziamenti di enti nazionali e internazionali, come il VII programma quadro europeo, progetto Tobi e Smart4all, e di fondazioni private, quali la Fondazione Telethon e Fondazione Bnc.

E per dimostrare che l’innovativo ambiente domotico funziona davvero, domenica prossima, 28 dicembre, nel corso della trasmissione Elisir, in onda su Rai 3 alle ore 21.30, è previsto un collegamento in diretta con i laboratori della Fondazione Santa Lucia di Roma, sede del laboratorio «Modellistica e di Immagini NeuroElettriche e di Interfacce Cervello Computer». Durante il collegamento, i ricercatori infatti accenderanno luci, apriranno porte, azioneranno dispositivi elettronici grazie alla sola rilevazione dell’attività elettrica cerebrale.

Fonte: La Stampa

ECONOTIZIE 2008

Saturday, December 27th, 2008

1  E l’America disse Obagreen
La notizia più bella dell’anno arriva alle cinque (ora italiana) dello scorso 5 novembre: Barack Obama, 47 anni, senatore democratico dell’Illinois, figlio di un padre nero del Kenya e di una madre bianca del Kansas, vince le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Il verdetto, poche ore dopo, sarà senza appello: Obama conquista 349 voti elettorali contro i 163 di John McCain. Un evento epocale anche sul piano ambientale, visto che il nuovo presidente ha un programma energetico di tutto rispetto: uscire dal petrolio in dieci anni, raggiungere il 10% di energia da fonti rinnovabili per il 2012, ridurre entro il 2020 del 15% i consumi di elettricità. Con lui, insomma, gli Usa si candidano a diventare una superpotenza del clima, affiancando l’Ue nella costruzione di un’economia a basse emissioni. Le parole che pronuncia a Chicago, nella notte che lo incorona vincitore, resteranno nella storia: «Dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace». E alludono all’idea che dalla sfida per il clima possa nascere un new deal ecologista: «Ci sono nuove energie da imbrigliare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire, minacce da fronteggiare, alleanze da ricostruire». L’obiettivo finale è importante: creare cinque milioni di posti di lavoro intorno all’energia pulita, tagliando le emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050.

2  Il vento batte l’atomo
I dati sull’energia resi noti nel maggio di quest’anno danno notizia di un sorpasso annunciato: nel 2007, a livello globale, l’eolico ha superato il nucleare dal punto di vista dei nuovi impianti, sia come potenza installata che come energia effettivamente prodotta. L’anno scorso sono stati installati nuovi impianti eolici per 20mila MW di potenza contro i 19mila delle nuove installazioni nucleari. «La novità – spiega Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto club – è che anche considerando l’intermittenza delle pale eoliche, nel 2007 il vento ha Eolicoprodotto più elettricità del nucleare». Un trend consolidato da tempo e destinato, secondo le previsioni, a diventare ancora più netto nei prossimi anni. Si prevede infatti che nel 2008-2012 la nuova elettricità prodotta dal vento sarà pari a due volte e mezza quella del nuovo nucleare. Negli Stati Uniti il dipartimento federale dell’Energia prevede che entro il 2030 l’eolico fornirà una quota pari al 20% dell’elettricità totale, offrendo lavoro a mezzo milione di persone. Del resto l’eolico è già oggi significativo per molti paesi europei come Danimarca (21%), Spagna (12%), Portogallo (9%), Germania (7%). Secondo Greenpeace nel 2020 l’eolico fornirà il 12% dell’energia elettrica mondiale, permettendo di risparmiare in dodici anni circa 10 miliardi di tonnellate di CO2, pari al doppio di quanto emesso dalla Cina nel 2005. Gli occupati dovrebbero passare da 350mila persone a oltre due milioni.
 
3  L’Italia sceglie la bici
Cresce speditamente l’uso della bicicletta nel nostro paese. Secondo i dati registrati da Isfort, il pedale rappresenta un mezzo di trasporto abituale per oltre il 13% degli italiani fra i 14 e gli 80 anni. Un altro 23,5% della popolazione l’adopera invece in modo occasionale. E si tratta di percentuali in fortissima crescita. La quota di chi fa un uso frequente dei pedali risulta praticamente raddoppiata dal 2002 al 2007, quasi quadruplicata se consideriamo il periodo 2004-2007. Una quota significativa di spostamenti in bici è per “ragioni di lavoro e studio” (oltre il 27%) e per la “gestione delle faccende familiari” (33%), non parliamo quindi di un mezzo per il tempo libero ma di un veicolo per la mobilità ordinaria. Le ragioni che portano a scegliere la bicicletta vanno ricercate principalmente nell’opportunità di “evitare il traffico e le code” e nell’opzione salutista di chi la usa perché “fa bene alla salute”. Ora per sviluppare ulteriormente l’uso della bicicletta si dovrebbe puntare in primo luogo alla realizzazione di nuove piste ciclabili, estese e sicure. Nelle grandi città la ricerca costante di nuove forme di mobilità collettiva, economicamente e ambientalmente sostenibili, sta portando a considerare la bici come mezzo di trasporto destinato sempre più a soddisfare i bisogni di spostamento quotidiano. A Napoli è stato appena costituito ufficialmente il Club delle città per il bike sharing. Soci fondatori sono i Comuni di Firenze, Bari, Verona, Modena, Prato, Parma, Pescara e Terni.>
 
4  Fuochi battuti
Vi sarete accorti che non si è molto parlato di incendi boschivi durante l’ultima estate. Forse perché non c’erano tante cattive notizie da Incenditrasmettere. Secondo i dati forniti dal Corpo forestale dello Stato, dall’1 gennaio al 15 settembre il numero degli incendi boschivi in Italia ha registrato un’enorme diminuzione rispetto a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Dai 9.216 incendi del 2007 siamo passati a 4.897: una riduzione che sfiora il 50%.
È inoltre in netto calo anche la superficie totale percorsa dalle fiamme, che passa da 210.870 ettari del 2007 agli attuali 37.539, addirittura l’80% in meno. Diminuisce di conseguenza in modo incredibile la superficie boscata andata in fumo rispetto a quella rilevata nello stesso periodo dell’anno precedente (15.270 ettari contro 109.275), idem per quella non boscata (22.269 contro 101.595). I fattori di questo successo sono molteplici – sottolineano dal Corpo forestale – dal maggior utilizzo da parte dei Comuni italiani del catasto delle aree bruciate al crescente coordinamento tra le forze di polizia e i diversi enti impegnati nelle operazioni di spegnimento dei roghi, fino a un’intensa attività investigativa che ha portato alla denuncia di 335 persone per il reato di incendio boschivo».
 
5 Shopper al bando
Pratiche, leggere, comode: le buste di plastica per la spesa hanno un aspetto assolutamente innocente. In realtà a livello ecologico sono dannosissime perché possono resistere per 400 anni nel deserto, in fondo al mare, sulle rive dei fiumi o sulle cime del Tibet. Un pericolo serio dunque, per qualsiasi ecosistema. E qualcuno pare essersene accorto. A soli due giorni di distanza, infatti, il governo cinese e quello australiano hanno preso la stessa decisione: mettere al bando le buste di plastica gratis nei supermercati. Il ministro per l’Ambiente australiano, Peter Garrett, ha parlato di una misura decisiva per far fronte alla situazione critica causata dalle buste alla natura del continente oceanico. «Abbiamo già quattro miliardi di buste in giro per il nostro paese – ha detto – Le vediamo comparire nei nostri prati o sulle spiagge mentre siamo in vacanza e danneggiano la fauna». Nell’aprile 2003 Coles Bay è stata la prima città australiana a mettere al bando le buste di plastica, seguita da altre decine di centri piccoli e medi. Ora il bando si allargherà a tutto il paese. Il ministro australiano non ha però chiarito un punto fondamentale, se cioè intende abolirne del tutto l’utilizzo o più semplicemente obbligare i gestori dei negozi a metterle a pagamento. Se così fosse, la misura non sarebbe così drastica come in Cina, dove il ministero per l’Ambiente ha vietato di portare i sacchetti di plastica perfino sui mezzi pubblici, così come su aerei, treni e autobus di collegamento regionale.
 
6 Qui dormono i semi del mondo
Svalbard, la banca dei semiQuesta è una delle imprese più innovative e straordinarie al servizio dell’umanità» così il segretario generale della Fao, Jacques Diouf, ha definito la Banca mondiale delle sementi creata nelle isole Svalbard, in Norvegia. La costruzione di questo deposito mondiale di semi (la Global seed vault) è stata finanziata dal governo norvegese per ospitare duplicati di varietà uniche delle colture mondiali più importanti. Si trova all’interno di una montagna ghiacciata nei pressi del villaggio di Longyearbyen, nelle isole Svalbard, un arcipelago situato circa mille chilometri a nord dalle coste norvegesi. Il permafrost e la roccia faranno sì che anche senza elettricità il materiale genetico conservato nel caveau resti congelato e protetto. Secondo il Fondo mondiale per la diversità delle coltivazioni, la banca è una componente essenziale di un sistema globale razionale e sicuro per conservare la diversità di tutte le coltivazioni. Il Fondo assiste i paesi in via di sviluppo affinché possano preparare, imballare e trasportare le loro sementi al caveau artico. La banca genetica di Svalbard riceverà, nell’ambito del Trattato sulla biodiversità, circa 200mila sementi. La sua capacità complessiva è però di 4,5 milioni di campioni, equivalenti a due miliardi di semi.
 
7 Amazzonia verso la deforestazione zero
«Nasceranno tre nuove aree protette in Amazzonia». Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente brasiliano, Carlos Minc, lo scorso 29 maggio durante la IX Conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica (Cbd), tenutasi a Bonn. Il ministro, incontrando i donatori dell’Arpa (Programma aree protette amazzoniche, istituito nel 2002 per stabilire un regime di protezione ambientale per 50 milioni di ettari di foresta), ha inoltre ufficializzato l’impegno alla “deforestazione zero” entro il 2020. «Stiamo lanciando la seconda fase del Programma – ha dichiarato Carlos Minc, che è anche uno dei fondatori del Partito verde brasiliano – Alzando l’obiettivo totale per le zone protette e sostenute dall’Arpa da 50 a 60 milioni di ettari». Il ministro ha inoltre aggiunto che il governo sta adottando le «misure giuste» contro la deforestazione, fra cui il sequestro del bestiame che pascola in terreni non autorizzati. Lula stesso, inoltre, ha avviato un progetto ad hoc per salvaguardare il polmone verde del mondo, il Progetto Amazzonia sostenibile, che si pone l’ambizioso traguardo di «riconciliare gli impegni produttivi, ambientali e sociali dell’Amazzonia». Fra venti anni, se non verrà ridotto il suo sfruttamento, la foresta amazzonica sarà ridotta del 40%. Lo stesso “new deal” voluto da Lula per far crescere il paese potrebbe rivelarsi un boomerang sul fronte ambientale: l’annuncio di nuove strade e grandi opere ha scatenato gli appetiti di quanti reclamano nuovi terreni. Ma le dichiarazioni di intenti del governo fanno ben sperare in un’inversione di rotta.
 
8  Brocche alla riscossa
L’Italia vanta un pessimo primato: siamo i leader in Europa per il consumo di acqua in bottiglia, che per il 65% è commercializzata in bottiglie di plastica e per l’82% arriva sulle nostre tavole dopo aver attraversato lo Stivale lungo la rete autostradale, causando inutile traffico, inquinamento e incidenti. E dire che l’acqua del rubinetto è migliore, più controllata e costa enormemente meno rispetto a quella Acqua in broccaimbottigliata. Per giunta, arriva comodamente nelle nostre case, dal rubinetto, senza bisogno di “cammellarsi” pesanti confezioni, come capita spesso di vedere per strada o nei supermercati. Se l’acqua minerale non fosse sostenuta da una pubblicità martellante – nel solo 2005 sono stati investiti in spot commerciali 379 milioni di euro – pochi penserebbero anche solo lontanamente di comprarla. Ma quest’anno finalmente, dopo anni di continua crescita, si riscontra una decisa inversione di tendenza, frutto anche delle campagne Imbrocchiamola e Mettiamola fuori legge. Aumentano, infatti, le famiglie che si “convertono” all’acqua pubblica. Una ricerca di mercato rivela che su 2.100 intervistati il 39,9% beve sempre o quasi l’acqua del sindaco, una crescita di quasi 10 punti percentuali in due anni (nel 2006 erano il 31,2%). Di questi, il 43,7% sceglie l’acqua potabile perché è più controllata di quella in bottiglia, mentre il 46,7% perché è molto più economica. Come non dar loro ragione?
 
9 Ho 12 anni, cambierò il mondo
Guardate con attenzione la foto di questo ragazzino: un giorno potreste ritrovarla sui libri di storia. Il suo nome è William Yuan, ha solo 12 anni e vive in Oregon, negli Stati Uniti. È l’inventore delle super celle solari 3D, che gli sono valse una borsa di studio di 25.000 dollari istituita dal Davidson Fellow award. Nonostante la sua giovane età, William Yuan ha già studiato la fusione nucleare e le nanotecnologie. E ora si è messo in testa di risolvere la crisi energetica. I suoi modelli di celle sono nati dai lego, a cui ha aggiunto l’ispirazione dell’energia nata dal sole. Nel suo progetto, al quale ha lavorato negli ultimi due anni, incoraggiato dal suo insegnante di Scienze Susan Duncan e dal sostegno dei suoi genitori, vengono utilizzati nanotubi al carbonio per superare i limiti posti dal movimento degli elettroni e imbrigliare così sia i raggi Uv che quelli visibili della luce solare per produrre energia. Queste celle tridimensionali sono poi strutturate fisicamente all’interno di una torre, che in base alle simulazioni riuscirebbe a produrre 500 volte più energia di quello che fanno le attuali celle solari e 9 volte in più di quella prodotta delle celle solari tridimensionali, attualmente usate in pochissime e costosissime applicazioni. Intanto in Oregon con le celle 3D di William hanno già realizzato un prototipo di auto a energia solare e alcuni pannelli per alimentare le luci sulle autostrade.
 

10 Vento in poppa e la nave va

Venerdì 13 marzo ha terminato con successo la sua doppia traversata transatlantica la Beluga SkySails, la nave da carico tedesca dotata di un aquilone di 160 metri quadrati che le ha consentito di risparmiare il 20% del carburante, che tradotto in denaro fa circa 1.000 euro al Il cargo trainato dall'aquilonegiorno. Varata in Germania, l’imbarcazione è partita a fine gennaio per il Venezuela per poi spostatarsi negli Stati Uniti. Ora è arrivata in Norvegia con un carico merci di 8.000 tonnellate, dopo aver attraversato indenne anche parecchie zone di tempo avverso, con venti a oltre 110 km/h. L’obiettivo è raggiungere un risparmio del 50% con l’utilizzo di una vela di 320 metri quadri. Un’esperienza importante perchè potrebbe essere replicabile, con un effetto importantissimo se consideriamo che il 90% delle merci trasportate nel mondo viaggia per mare e che i trasporti marittimi sono considerati responsabili del 5% di emissioni di CO2 in atmosfera (quanto i trasporti aerei, per capirci). Non significherebbe inoltre solo risparmiare energia e ridurre le emissioni in atmosfera ma anche svincolare, almeno in parte, il prezzo delle merci, generi alimentari compresi, dall’andamento del costo del greggio. Liberando così milioni di persone nei paesi in via di sviluppo dall’incubo della fame per le improvvise impennate dei prezzi dei generi alimenti.

La Spezia, il presidente della provincia in gabbia con i randagi

Friday, December 26th, 2008
Il presidente della Provincia della Spezia, Marino Fiasella, si è fatto fotografare in gabbia con i randagi del canile comunale spezzino, per dare un segnale contro l’abbandono. Gli scatti sono riportati nel mese di gennaio di un calendario promosso dalla Provincia nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione contro gli abbandoni.«Va rovesciato il punto di vista - spiega Fiasella - per insensibilità, costringiamo creature che meritano dignità a una vita di sofferenza». Testimonial del calendario è Ornella Vanoni. La cantante ha scritto di suo pugno un messaggio di «disprezzo» per chi fa soffrire gli animali. Ieri è stato presentato un libro, «Con due grandi occhi», di Sondra Coggio, che raccoglie storie vere di violenza e abbandono. Interverrà a interpretarlo l’attrice Catherine Spaak. I proventi delle vendite dei calendari e dei libri andranno all’associazione onlus Anta che gestisce il canile comunale, a sostegno dei casi di maggiore sofferenza. «Una campagna a difesa dei diritti degli animali è anche una campagna di idee, di promozione della convivenza civile, di etica morale e di giustizia», afferma Fiasella.

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