Archive for October 31st, 2008

Le multinazionali sposano il Kyoto bis “Il business può salvare il clima”

Friday, October 31st, 2008

 Il business come soluzione contro il riscaldamento globale o le soluzioni al riscaldamento globale vanno contro il business? Sembra uno scioglilingua, ma sintetizza la differenza che divide al momento l’industria italiana da buona parte di quella del resto del mondo. Se la Confindustria, spalleggiata dal governo, non perde occasione per lamentare i costi che la direttiva 20-20-20 adottata dall’Unione Europa per rispondere ai cambiamenti climatici avrebbe sul nostro sistema economico, un cartello di ben 55 multinazionali ha sottoscritto ieri l’appello delle Nazioni Unite affinché il prossimo anno vengano gettate le basi per il rinnovo e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto.

A farsi portavoce di questa posizione è stato Lars Josefsson, presidente della Vattenfall, quarto maggiore fornitore di energia elettrica in Europa. Parlando a nome del gruppo “Combat Climate Change”, un’associazione che raccoglie ben 55 multinazionali tra le quali spiccano i nomi di General Electric, Aig, Citigroup, Bp, Siemens, Hitachi, China Oil Offshore Company, Volvo, Tata Power e Hewlett Packard, il numero uno del colosso svedese ha spiegato che “il business è una soluzione contro il riscaldamento globale, per questo vogliamo creare una massa critica in vista delle conferenze Onu sul clima di Poznan (a dicembre 2008) e Copenhagen (2009)”. “Malgrado la crisi economica globale siamo molto ottimisti - ha aggiunto Josefsson - I vertici industriali devono mostrare quella capacità di leadership e di buon senso che manca alla politica”.

Il manager non ha fatto espressamente il nome dell’Italia, ma le sue parole hanno ribadito una volta di più il grado di isolamento nel quale si trova in questa fase il nostro paese in tema di politiche ambientali. Anche il tavolo tecnico tanto invocato da Roma per contestare le cifre di Bruxelles sui costi dell’adeguamento alla direttiva 20-20-20 si è risolto infatti in un buco nell’acqua. Alla fine del primo round di incontri la delegazione italiana, come ha ammesso il direttore generale del ministero dell’Ambiente Corrado Clini, ha dovuto riconoscere la validità dei dati dell’Unione Europea.


Rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 e di incremento delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico ci costerà quindi circa 12 miliardi l’anno e non di 18-25 come lamentato da Palazzo Chigi (1,14% del Pil secondo l’Italia, 0,66% secondo la Commissione). Ciò significa che l’Italia dovrà comunque pagare un sovrapprezzo di circa il 40% rispetto agli altri stati europei, ma questo, come ha sottolineato oggi la portavoce del Commissario all’Ambiente Stavros Dimas, non è un problema di Bruxelles, bensì di Roma che paga il suo ritardo nel settore delle rinnovabili dove sarà necessario ora “un sforzo supplementare”. (v. g.)

Fonte: La Repubblica

Stop agli animali nei circhi, arriva una proposta di legge

Friday, October 31st, 2008

È stata assegnata alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati la proposta di legge recanti norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense. Prima firmataria la parlamentare siciliana del PdL Gabriella Giammanco, che ieri mattina ha illustrato al ministro ai Beni e alle Attività Culturali, Sandro Bondi, le linee generali della proposta.

«Da oltre un quarto di secolo - spiega Giammanco - lo spettacolo circense è messo sotto accusa dalla crescente sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali. Sensibilità divenuta ormai acquisizione culturale che sta conducendo il circo italiano verso un inesorabile declino. Per la loro intera esistenza - continua - gli animali sono obbligati in angusti spazi in molti casi con l’ausilio di catene e liberati solo per eseguire a comando, spesso sotto il giogo della frusta, esercizi contrari alla loro natura».

«La vita del circo - aggiunge la parlamentare del PdL - dipende ormai indissolubilmente dai contributi statali, fissati dalla legge 337 del 1968, mentre la disaffezione del pubblico cresce in modo costante. Occorrono, pertanto, degli interventi decisi a sostegno dell’arte circense, che non devono - continua - prescindere però dall’approvazione di un provvedimento urgente che ponga fine al dannoso, superfluo e anacronistico utilizzo degli animali, costretti in prigionia e sottoposti a trattamenti brutali. D’altra parte esistono vari esempi nel mondo di spettacoli circensi senza animali, in primis il Cirque du soleil».

«I bambini - conclude Giammanco - possono anche trovare divertente un animale costretto a esercizi innaturali per la sua specie, ma sicuramente non ne trarranno alcun beneficio, nè sotto l’aspetto pedagogico nè per quanto riguarda lo sviluppo della propria sensibilità. Al circo s’insegna ai bambini che gli animali sono giocattoli viventi, che non hanno dignità e non meritano rispetto«.
La proposta di legge della Giammanco sarà abbinata alle proposte di legge quadro sullo spettacolo dal vivo.

Fonte:La Zampa.it

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