Archive for October 23rd, 2008

“Senza pesticidi niente tulipani”

Thursday, October 23rd, 2008

La prima volta che i tulipani fecero crollare il mondo fu nel 1637. Successe in Batavia, negli odierni Paesi Bassi, quando l’ingordigia degli uomini e la peste bubbonica che li decimava provocarono la madre di tutte le crisi finanziarie, antesignana - per citare i due casi più recenti - della bolla dot.com del 2000 e dell’ancor più tragico tracollo dei mutui subprime americani di oggi. Il crac avvenne perchè si vendevano a prezzi spropositati bulbi mai arrivati nelle serre. L’affermarsi del buon senso e il ritorno a listini più ragionevoli mise in croce un sistema di guadagni virtuali e scatenò un terremoto globale, di cui i poveri olandesi, insieme con gli altri speculatori continentali, pagarono le conseguenze per anni.

Adesso potrebbe succedere di nuovo, su scala ridotta ma con effetti non meno dolorosi. I coltivatori che ogni anno curano tre miliardi di tulipani nelle terre su cui governa Beatrice affermano che la maledizione del fiore simbolo della loro nazione sarebbe sul punto di ripetersi, per colpa di un regolamento Ue che mira ad eliminare i pesticidi ritenuti più dannosi per la salute e l’ambiente. «Le nuove norme impediranno ai bulbi di crescere abbastanza per germogliare», accusa Jaap van Wenum, portavoce della Dutch Agricolture&Horticulture Organization. Senza protezione chimica - è la tesi - si resterà in balia di acari, maggiolini, millepiedi e funghi, e si metterà a rischio un comparto che da una stagione all’altra fattura oltre 600 milioni.

Una catastrofe, nel suo piccolo. Soprattutto perché la fabbrica dei tulipani olandesi soffre una severa crisi, provocata - tanto per cambiare - dalla concorrenza asiatica. Il mercato si restringe, con punte del 30% (è successo nel 2006). Negli ultimi cinque anni il numero delle braccia impegnate a piantare bulbi e seguirne la crescita è quasi dimezzato. Per non soccombere, i coltivatori Orange le hanno escogitate tutte. Hanno provato con l’innovazione, elaborando un bulbo in grado di dare il fiore in 3 settimane, e la delocalizzazione. Tutto inutile, le serre boccheggiano.

«Lasciateci usare i pesticidi», invoca van Wenum. Lo chiede «perché non possiamo farne a meno, sino a che non troveremo delle alternative» e promette che sarà una questione transitoria: «Con il tempo dalla nostra parte terremo questa industria nei Paesi Bassi». Dateci libertà di insetticidi e anticrittogamici, in sostanza, ed eviteremo che l’offensiva cinese e colombiana ci strappi il primato nell’arte di riempire vasi e giardini con le Liliaceae che la leggenda vuole siano state introdotte in Europa dalla Turchia nel XVI secolo.

Tutto questo non è per nulla minacciato, interviene la Commissione Ue. La pietra della disputa è un regolamento proposto da Bruxelles nel 2006 per introdurre un impianto di nuove regole mirate a consolidare la protezione della salute e l’ambiente dai pericoli legati ai pesticidi. A sollecitare la mossa, che riscrive una direttiva del ‘91, gli studi che hanno collegato l’uso degli insetticidi a malattie gravi, sopratutto per la loro funzione di «endocrine disruptors», agenti che agiscono sul sistema endocrino, alterandone le funzioni. Bisognava farlo, garantiscono a Palazzo Berlaymont.

Magari la questione non è così netta come la butta giù Kathalijne Buitenweg, giurista che assiste il partito Verde olandese, la quale è convinta che «la tutela degli interessi dei cittadini è più importante degli interessi economici». Magari ha ragione Nina Papadoulaki, portavoce della commissaria Ue per la Salute, Androulla Vassiliou, quando sostiene che i tulipani non avranno la febbre. «Scomparirà solo il 4% delle sostanze disponibili sul mercato - spiega -. Rispetto a un numero di pesticidi che supera le 500 unità è poco».

Non solo. Bruxelles si prepara ad autorizzare 83 nuove sostanze e altre 50 sono in fase di studio. Se non bastasse, insiste la Papadoulaki, il regolamento non sarà in vigore sino al 2016. «Hanno tempo per adeguarsi». Ma i coltivatori già vedono il fallimento della fiera di Aalsmeer, che ospita l’asta di tulipani più famosa. Anche il governo Balkenende è preoccupato. «L’industria dei bulbi non è in pericolo - dicono al ministro dell’Agricoltura -. Ma il nostro grido d’aiuto dev’essere ascoltato».

Fonte: La Stampa

ECO-ENERGIA: AL VIA IL PORTALE ENERGIASPIEGATA.IT

Thursday, October 23rd, 2008

 E’ on line da oggi un nuovo spazio editoriale di approfondimento - www.energiaspiegata.it - nato dal Festival dell’Energia tenutosi a Lecce tra il 16 e il 18 maggio scorso. Commenti, interviste, letture critiche delle notizie e dei fatti legati al settore energetico a cura di esperti ed economisti: dalle prospettive del nucleare in Italia,alle previsioni sulla fine delle risorse del Pianeta. Il primo numero comprende un commento del ministro degli Esteri Franco Frattini sul ruolo internazionale dell’Italia anche nei difficili negoziati sul pacchetto climatico europeo; un approfondimento sulle prospettive del nucleare in Italia a cura di Alessandro Clerici; alcune riflessioni sull’altalena del prezzo del petrolio con un’intervista a Davide Tabarelli; una rilettura delle previsioni sulla fine delle risorse del Pianeta di Bruno Carli. Il sito del Festival dell’Energia- www.festivaldellenergia.it - e’ stato pensato, da subito, come un luogo che anticipava il Festival, lo seguiva con costanza per coloro che non potevano recarsi a Lecce e ne protraeva la voce nel tempo, dando continuita’ alla manifestazione nei mesi che separano un’edizione dall’altra. Energiaspiegata.it nasce come spazio libero di approfondimento sull’informazione, oltre la notizia, dentro la notizia. Il progetto, realizzato da una redazione costituita ad hoc dal Festival dell’Energia, si avvale della collaborazione di esperti di primo piano, i quali hanno scelto di aderire all’iniziativa con il puro spirito di collaborare alla diffusione di una nuova cultura dell’energia, libera da visioni precostituite, basata sui fatti e sulla conoscenza. (ANSA).

Animali mai visti: 17 nuove specie

Thursday, October 23rd, 2008

C’è solo una strada che passa nell’interno della Tanzania: parte dalla città di Dar es Salam, sulla costa, e attraversa tutto il paese. Dopo quattro ore di macchina, in direzione della capitale Dodoma, si cominciano a vedere in distanza i picchi rocciosi che sbucano in cima alla catena dei Monti Nguru, coperti dalla foresta pluviale e quasi sempre avvolti in una fitta nebbia. E’ lì in mezzo, cioè in uno dei luoghi finora meno esplorati della terra, che Michele Menegon, ricercartore del Museo Tridentino di Scienze Naturali, ha scoperto 17 nuove specie di rettili e anfibi. Per quanto se ne sa fino ad ora queste rane, rospi, camaleonti e serpenti, che nessun occhio umano aveva mai visti finora, e che non hanno ancora un nome, vivono solo su queste montagne. Dopo diverse spedizioni, per un totale di oltre due mesi interi trascorsi tra i 700 e i 2400 metri, sono state catalogate 97 specie di rettili e anfibi e, tra queste, 17 sono appunto risultate totalmente sconosciute. Molte altre rischiano di restarlo per sempre, visto che possono estinguersi a breve, prima che l’uomo ne scopra l’esistenza. Questa foresta montana, che si estende su un’area di circa 180 km quadrati, è minacciata dalla pressione da parte delle popolazioni indigene che vivono ai suoi margini. La gente dell’altopiano taglia e brucia gli alberi per far posto alle coltivazioni di mais, patate e altri ortaggi. Prima ancora di avere un nome, quindi, molti di questi organismi che abitano questa zona rischiano di scomparire.

<!–


–><!–


–>

VITA IN FORESTA - Michele Menegon, nella foresta della Tanzania sui monti Nguru, i leopardi li ha incontrati diverse volte. Sempre di notte, sempre da solo. «Una sola ho avuto paura, quando lo sentivo ma non lo vedevo. Capivo che era a una decina di metri circa, sentivo il soffio rauco, ma non riuscivo a vederlo». Le altre volte, invece, gli occhi del leopardo sono sempre finiti, nel fascio di luce della torcia di Michele. E questo lo tranquillizzava: «In questi casi non ho provato paura. E’stato come se si congelasse tutto intorno a me, ma non avevo paura. Sono solo rimasto fermo e lui se ne è andato. Del resto noi non siamo sue prede». Quello di Menegon non è un lavoro come un altro. Fa l’erpetologo, cioè un ricercatore che studia rettili e anfibi; è una via di mezzo tra un esploratore e uno scienziato.

LE SPEDIZONI - Stare settimane nella “msituni kabisa”, nel cuore della foresta, come dicono le guide e i portatori che accompagnano queste spedizioni, non è impresa semplice. Per cinque ricercatori servono almeno 12 portatori, per un bagaglio complessivo di due quintali e mezzo. Per trovare rettili e anfibi ci sono due condizioni ideali: la stagione delle piogge, quando la foresta è al suo massimo di umidità, e il buio. E’ per questo che mentre gli altri dormono nel campo, Michele va in giro per la foresta con le sue torce.

<!–


–><!–


–>

LA SCOPERTA - La molla che lo spinge è quella di cercare di essere il primo uomo ad avere tra le mani un essere vivente che nessuno, fino a quel momento, aveva mai visto. E poi studiarlo, dargli un nome e presentarlo alla comunità scientifica. Tra le 17 specie scoperte ce n’è stata una che lo ha colpito più di altre. “Era diventato buio da poco. Mi ero mosso solo di qualche decina di metri dal campo – racconta Menegon - e stavo ascoltando i canti che arrivavano dai rami degli alberi. Distinguo un hyperolius, piccola rana gialla che conosco bene ma sento anche un altro canto più sommesso, che ricorda quello di altre specie di calluline incontrate su altri massicci montuosi. Era diverso: frequenze più basse, con una ripetizione delle note più lenta, e di norma il canto delle calluline conosciute finora proviene sempre dai rami degli alberi, mentre questo arriva dal basso. Cerco con la pila tra le foglie alla base di un grosso albero e vedo una grossa rana seminascosta (foto). La guardo nella luce della torcia frontale, e sono subito certo che si tratta di una specie nuova: appartiene al genere delle Calluline, ma è completamente diversa da quelle note fino ad oggi: più grande con grosse ghiandole chiare sulle zampe, colorata e con la pelle che produce riflessi metallici. Ha occhi arancioni e un colore mai visto. L’ho messa nella sacca e sapevo di aver iniziato bene il giro quella sera”.

Stefano Rodi

Fonte: Corriere della Sera

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!