Archive for October 21st, 2008

Wwf, Cambiamenti climatici: più veloci, più forti, più vicini

Tuesday, October 21st, 2008

Un nuovo rapporto del World Wide Fund for Nature indica che gli stravolgimenti del clima e i consecutivi effetti superano di gran lunga quanto calcolato nelle previsioni degli scienziati dell’IPCC

L’ultimo rapporto sul riscaldamento globale pubblicato dal Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (IPCC) e redatto con il lavoro 4.000 scienziati da più di 150 Paesi, lanciava un allarme che non poteva essere ignorato. Ma le previsioni contenute nel documento potrebbero essere inesatte, o meglio i cambiamenti climatici stanno giocando d’anticipo sulle conclusioni dell’IPCC. A rivelarlo è oggi il Wwf nel nuovo rapporto “Climate change: faster, stronger, sooner” (Cambiamento climatico: più veloce, più forte, più vicino), redatto con il supporto di esperti internazionali di climatologia tra cui il prof. Jean-Pascal van Ypersele, professore di climatologia e scienze ambientali all’Università cattolica di Lovanio (Belgio). Secondo lo studio l’Oceano Artico sta perdendo la calotta glaciale con un anticipo di 30 anni circa rispetto alle precedenti previsioni e nel periodo estivo tra il 2013 e il 2040 i ghiacci potrebbero addirittura sparire del tutto; nelle isole britanniche e nel Mare del Nord i cicloni estremi aumenteranno in numero e intensità, portando ad incrementare la velocità del vento e i danni legati alle tempeste sull’Europa occidentale e centrale; il livello di ozono troposferico, che agisce come inquinante, potrà essere simile a quello registrato durante l’ondata di caldo del 2003, con aumenti maggiori in Inghilterra, Belgio, Germania e Francia. E anche la quantità massima di piogge annue aumenterà nella maggior parte d’Europa, con conseguenti rischi di inondazioni e danni economici.

“E’ ormai chiaro – ha affermato il prof. van Ypersele, neo-eletto vice presidente dell’IPCC – che il cambiamento climatico sta già avendo un impatto maggiore di quanto la maggior parte di noi scienziati avesse anticipato. Per questo è vitale che la risposta internazionale per il taglio delle emissioni (mitigazione) e l’adattamento sia più rapida e più ambiziosa. L’ultimo rapporto IPCC ha mostrato che i motivi di preoccupazione ora sono più forti e questo dovrebbe indurre l’Europa a impegnarsi perché l’aumento della temperatura globale sia ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era pre-industriale. Ma anche mantenendo il limite di 2°C, secondo l’IPCC è necessario comunque che i paesi sviluppati riducano le emissioni dal 25 al 40% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990, mentre una riduzione del 20% risulterebbe insufficiente”. Per tale motivo il WWF torna ad appellarsi alla UE affinché adotti un target di riduzione delle emissioni di almeno il 30% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, senza però affidarsi pesantemente alle compensazioni per i progetti all’estero, e garantendo un supporto e un sostegno economico sostanziali ai paesi in via di sviluppo, per aiutarli ad affrontare il cambiamento climatico in atto e adattarsi agli impatti che già oggi sono inevitabili.

Fonte : La Repubblica

Blitz ambientalista ai varchi ztl a Roma:200 cartelli contro le emissioni di CO2

Tuesday, October 21st, 2008

Blitz ai varchi Ztl la scorsa notte nella capitale. L’associazione Terra! per denunciare il
crescente inquinamento e i cambiamenti climatici ha collocato in prossimità dei varchi 200 cartelli stradali con le scritte: «Vietato l’ingresso al centro storico per i veicoli con emissioni di CO2 superiori a 120 g/km», «Stop CO2», «Vietato respirare!». Al termine dell’iniziativa gli attivisti di Terra! si sono diretti al Ministero dell’Ambiente per consegnare simbolicamente alla Ministra Prestigiacomo, il premio Marmitta d’Oro per la politica contro l’ambiente del Governo italiano».

Fonte: Il Messaggero

E il Cavaliere disse ai premier europei “L’accordo non mi piace, l’ha firmato Prodi”

Tuesday, October 21st, 2008

“Questo accordo non mi sta bene. Del resto non sono stato io a firmarlo ma il mio predecessore, Romano Prodi”. La frase pronunciata da Silvio Berlusconi al vertice dei capi di governo mercoledì scorso per giustificare l’opposizione dell’Italia al pacchetto sulla riduzione delle emissioni tossiche proposto dall’Unione europea, ha fatto infuriare non pochi dei suoi interlocutori. Per tre motivi.

Il primo è che viola uno dei dogmi europei, cioè che ogni governo si fa carico delle decisioni prese dal governo precedente. Non essendoci guerre o rivoluzioni ma un normale avvicendamento democratico, in Europa si dà per scontato il principio della continuità statuale.

Il secondo motivo è che il governo Berlusconi ha confermato a più riprese il proprio accordo di massima sul pacchetto clima, varato dai capi di governo nel marzo 2007 ma poi regolarmente riconfermato ad ogni successivo vertice europeo, in media ogni tre mesi. Senza contare le numerose riunioni dei ministri competenti che avrebbero potuto sollevare obiezioni di merito già da gennaio scorso, quando la Commissione presentò i dettagli dell’accordo, e si sono invece svegliati solo all’ultimo momento.

Il terzo motivo è che, agli occhi della Commissione e degli altri governi europei, proprio grazie a Prodi, che venne apposta a Bruxelles per negoziare discretamente la questione, l’Italia ha già ottenuto condizioni di estremo favore che molti Paesi ci invidiano e che al tempo fecero arrabbiare parecchie cancellerie.

Per capirlo, occorre fare un po’ di conti. L’accordo di principio varato nel marzo 2007 prevede che l’Unione tagli le emissioni di gas a effetto serra del 20 per centro entro il 2020. L’onere necessario a raggiungere questa cifra varia però da Paese a Paese ed è stato attribuito dalla Commissione in base ad alcuni parametri oggettivi, tra cui quello del Pil nazionale. Ma occorre tener presente che il nuovo pacchetto è solo la continuazione del protocollo di Kyoto, che già impegnava i governi a ridurre le emissioni di ciascun Paese entro il 2010 rispetto ai livelli del 1990. Ora l’Italia, in base agli accordi di Kyoto, avrebbe dovuto tagliare la propria quota del 6,5 per cento. Ma, negli anni del berlusconismo imperante, mentre altri Paesi come la Germania o la Gran Bretagna prendevano misure adeguate a raggiungere i tagli concordati, l’Italia invece che ridurle ha aumentato le proprie emissioni di un ulteriore 7 per cento.


Entro il 2010, dunque, dovremmo abbattere le emissioni del 13 per cento già per rispettare gli accordi di Kyoto. Il nuovo pacchetto proposto dalla Commissione ci chiede invece di tagliare i nostri gas del 13 per cento entro il 2020. E lo fa partendo dal livello delle emissioni del 2005 e non del 1990. Poiché l’Italia è uno dei pochi paesi che, nonostante Kyoto, hanno aumentato le loro emissioni, ci troviamo dunque decisamente favoriti. E’ meglio infatti avere un tetto pari all’87 per cento di un volume di emissioni elevato, come quello del 2005, che un volume più basso, come era quello del 1990.

Ieri Berlusconi ha voluto negare di aver posto l’Italia in una situazione di isolamento, spiegando che “altri nove” Paesi sono sulla sua stessa posizione. Questa considerazione è formalmente vera, ma sostanzialmente falsa. E’ vero cioè che tutti o quasi i Paesi dell’Est europeo, che hanno ereditato un sistema industriale antiquato e sono spesso stati costretti dalla Ue a chiudere centrali nucleari obsolete, si trovano in serie difficoltà a rispettare i termini del pacchetto energia e dunque preferirebbero rimetterlo in discussione.

Ma, a parte ogni considerazione circa la convenienza politica di allineare l’Italia sulle posizioni dei paesi più regrediti d’Europa, è assolutamente falso che le nostre esigenze e quelle dei governi dell’Est coincidano. Anzi, sono diametralmente opposte. Paesi come la Polonia e i suoi vicini, infatti, si battono tenacemente per mantenere come livello di riferimento nello stabilire il tetto delle emissioni, gli standard del 1990, e non quelli del 2005. Il motivo è semplice. Nel ‘90 questi paesi erano ancora inseriti in una economia paleoindustriale di tipo sovietico e avevano livelli di emissioni tossiche elevatissimi. Dopo la caduta dei regimi comunisti ebbero un tracollo nella produzione industriale da cui cominciarono lentamente a riprendersi solo agli inizi del nuovo secolo. Per loro, dunque, ridurre le emissioni rispetto a quelle già basse del 2005 comporta un onere molto superiore che se dovessero prendere come riferimento le emissioni molto elevate del 1990. Esattamente il contrario dell’interesse italiano.
Riaprire radicalmente il vaso di Pandora del pacchetto clima, come vorrebbe il nostro governo, comporta quindi il rischio che si rimetta in discussione la data di riferimento. Tornare a prendere come standard le emissioni del 1990 potrebbe in definitiva convenire sia ai paesi virtuosi, che per rispettare Kyoto hanno nel frattempo ridotto il loro inquinamento, sia ai presunti “alleati” di Berlusconi, che lo hanno ridotto per motivi di forza maggiore. Gli unici a cui non conviene siamo proprio noi italiani. E’ questo, in sostanza, che il commissario europeo per l’ambiente, il popolare greco Stavros Dimas, spiegherà oggi al ministro Prestigiacomo, suo collega di partito, in margine alla riunione dei ministri dell’ambiente che si terrà a Lussemburgo. Il governo italiano farebbe bene ad ascoltarlo attentamente

Fonte: La Repubblica

CERTIFICATI VERDI, MIGLIORANO LE PRESTAZIONI

Tuesday, October 21st, 2008

La valorizzazione dei Certificati verdi raggiungera’ 123 euro/MWh, quale media del prezzo di vendita dei certificati negli ultimi tre anni, valore superiore del 70% rispetto alle ultime chiusure. La previsione e’ dell’Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili (Aper) e si basa sugli effetti attesi dall’approvazione del decreto attuativo delle nuove norme sui Certificati Verdi. L’Aper pur rilevando che, dopo la stabilizzazione del prezzo a partire dal mese di luglio al valore di 74 euro/MWh, il peggio appare passato, sottolinea il carattere solo correttivo del provvedimento che argina una situazione di emergenza senza rimuovere alla radice il problema di fondo del meccanismo dei certificati verdi.

Secondo l’Associazione, infatti, a causa della presenza di numerose esenzioni la quota d’obbligo di acquisto dei Certificati Verdi ricade di fatto solo sul 60% della produzione elettrica nazionale incidendo sulla domanda di lungo periodo che non riesce a tenere il passo con le capacita’ di crescita del settore dal lato dell’offerta. Proprio sul tema della stabilita’ degli investimenti nelle fonti rinnovabili, l’Aper ha trasmesso al ministero dello Sviluppo Economico alcune proposte finalizzate ad incrementare la domanda di Certificati verdi. (ANSA)

RIFIUTI: ELETTRONICI; VIA DIFFERENZIATA, OBIETTIVO 4KG A TESTA

Tuesday, October 21st, 2008

E’ partita la raccolta differenziata dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ma non tutti ancora sanno bene come muoversi per smaltire questo tipo di rifiuti. Il consorzio EcoR’it, responsabile, per le oltre 600 aziende associate, della gestione delle attivita’ di trasporto, trattamento, riciclo, recupero e smaltimento dei RAEE professionali e domestici ha recentemente organizzato, in occasione dello Smau di Milano, una serie di workshop sulla corretta gestione di questo tipo di rifiuti. Attualmente si producono e si vendono circa 800 mila tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche all’anno, pari ad una media di 14 kg. per abitante. Solo pero’ 1,5 kg pro capite di questo tipo di rifiuto viene sottratto alla discarica e portato negli impianti di trattamento operativi. L’obiettivo e’ quello di arrivare ai 4 kg per abitante previsto dalle normative europee.

”Costi minori grazie alle economie di scala garantite dai grandi volumi conferiti dai 600 membri e’ solo uno dei possibili vantaggi sia per le aziende associate e sia per i consumatori - sottolinea Giulio Rentocchini, presidente EcoR’it - EcoR’it nasce infatti come progetto pilota, su iniziativa volontaria, di gestione dei rifiuti professionali dell’Information Tehnology. In seguito ha assunto la struttura di Consorzio”. Nei primi otto mesi di attivita’, il Consorzio EcoR’it ha avviato a recupero e riciclo oltre 1.000 tonnellate di Raee domestici e circa 100 tonnellate di Raee professionali raggiungendo con il proprio servizio piu’ di 1000 comuni italiani e circa 1 milione 700.000 abitanti. Inoltre il Consorzio EcoR’it ha istituito oltre 100 Punti di Raccolta su tutto il territorio nazionale ai quali i Clienti/Disributori/Centri di Assistenza dei soci EcoR’it potranno conferire i Raee direttamente o mediante trasportatori autorizzati EcoR’it.

”L’accordo di programma siglato da EcoR’it con l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per la raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - aggiunge Rentocchini - e’ un importante passo avanti verso il raggiungimento di quota 4 kg di raccolta Raee per abitante, obiettivo che ci porterebbe in Europa. Non solo, e’ un utile strumento per la definizione di una piattaforma operativa con la Grande Distribuzione e la Distribuzione organizzata”. (ANSA).

Allarme tarlo cinese per gli alberi romani: gli aceri del parco di San Sebastiano fra le prime vittime

Tuesday, October 21st, 2008

Il terribile tarlo cinese, che ha fatto abbattere migliaia di alberi d’alto fusto nel milanese e ben 50 mila tronchi in Canada, sta attaccando anche le piante di Roma. Ed il servizio fitosanitario regionale ha lanciato l’allerta a tutti i comuni del Lazio, attivando corsi di formazione anche per le guardie forestali. Dopo il punteruolo rosso che sta mietendo centinaia di palme ad ogni stagione estiva, si chiama Anoplophora Chiniensis, coleottero cerambicida, il nuovo terrore delle alberature romane.

Ha già fatto le sue prime vittime negli aceri del Parco di San Sebastiano, a Caracalla, e si teme un assalto a tutti gli altri alberi d’alto fusto della città. «Ciò perchè sono ben cinquanta le piante sensibili all’azione di questo parassita e non c’è altra arma che il monitoraggio degli alberi: si nutre di radici e una volta contaminato, il fusto va abbattuto e incenerito» spiegano dal Servizio Fitosanitario presso l’assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio. Nel protocollo fissato dagli esperti è obbligatorio che a fare quella fine, indispensabile per evitare il pericoloso crollo improvviso degli alberi, siano peraltro anche gli esemplari che si trovano ad un raggio di venti metri dalle piante infestate.

Gli insetti, innocui per l’uomo, sarebbero arrivati dall’Asia attraverso i bonsai d’importazione o, addirittura, attraverso i pallet degli imballaggi. Il tarlo è ampiamente diffuso in Cina, Corea, Giappone e Taiwan ed il primo esemplare è stato rinvenuto in Italia in provincia di Milano e successivamente anche nelle provincie di Varese e Brescia. La sua scoperta a Roma è stata accertata nel Parco di San Sebastiano nelle settimane scorse e da allora è scattato l’allarme rosso in tutta la regione. «Si tratta di insetti polifagi che si nutrono a spese di numerosi alberi da frutto e da legno, boschi di latifoglie e piante ornamentali» chiariscono dal Servizio Giardini del Comune di Roma che ha la sua sede operativa e le serre più importanti a due passi proprio da Caracalla. L’Unione Europea, stante la gravità dei possibili danni che possono provocare al patrimonio agro-forestale della Comunità e le difficoltà di lotta, ha dichiarate le piante sensibili organismi da quarantena con limitazioni nelle importazione dai paesi a rischio. Il Ministero per l’Agricoltura ha reso obbligatoria la lotta al tarlo cinese su tutto il territorio nazionale.

L’allarme lanciato dall’assessorato regionale all’Agricoltura sarà accompagnato da corsi di formazione specifici per i forestali. «E’ indispensabile riconoscere il più presto possibile le piante che ne sono colpite spiegano gli esperti anche attraverso un pieghevole diffuso in ventimila copie e scaricabile anche dal sito www.agricoltura.regione.lazio.it Purtroppo poiché l’infestazione non è rilevabile prima della fuoriuscita degli adulti, risulta difficile attuare mezzi di difesa diretti. L’insetto, inoltre, risulta particolarmente protetto all’interno delle gallerie. Il controllo è basato sull’abbattimento della pianta colpita e la distruzione dell’intero apparato radicale con apposite macchine trituratrici». «Gli alberi malati presentano alla base del tronco dei fori del diametro di due centimetri, tanto perfetti da sembrare essere fatti con il trapano» indicano dal Servizio Giardini comunale.

Gli esemplari morti al Parco San Sebastiano sono aceri adulti ma la preoccupazione degli uffici riguarda cinquanta diversi tipi di essenze, alcune delle quali molto diffuse a Roma. Oltre all’acero sono sensibili al tarlo cinese l’ippocastano, l’ontano, la betulla, il carpino, il nocciolo, il cotonastro, il biancospino, il faggio, il fico, il melo, il pero, il rododendro, la rosa, il salice, l’olmo, gli agrumi in generale ma soprattutto il pioppo, il platano e la quercia, dei quali ultimi sono piene le strade della città. «Per via della lotta al cancro colorato rassicurano dal Servizio giardini comunale i platani sono tenuti sotto costante monitoraggio e l’ammalamento di una singola pianta non passerebbe inosservato. Certo, per le altre specie, la lotta non sarà facile». Tra le difficoltà c’è poi la circostanza che «i metodi di controllo alternativi chimici e biologici che attualmente stanno sperimentando diversi Paesi, tra cui l’Italia, non hanno dato risultati soddisfacenti» si rammaricano al Servizio Fitosanitario regionale.

giulio.mancini@ilmessaggero.it

Fonte: Il Messaggero

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