Archive for October 20th, 2008

La Mini E si fa «ricaricabile»

Monday, October 20th, 2008

Automobili da attaccare direttamente alla presa della corrente? Dopo aver elettrizzato milioni di fan (e clienti) in tutto il mondo la casa automobilistica tedesca BMW punta ora alla versione elettrica della sua popolare Mini. I primi 500 esemplari gireranno sulle strade degli Usa a partire dal 2009.

BATTERIA AGLI IONI DI LITIO - Dapprima saranno gli appassionati americani a potersi godere la vettura a propulsione esclusivamente elettrica: a New York, in California e New Jersey sarà venduta a clienti selezionati la Mini con la sigla «E». La piccola auto dal cuore ecologico sarà azionata da un elettromotore da 150 kW/204 cavalli approvvigionato di energia da una batteria agli ioni di litio con una capacità complessiva di 35 kilowatt ore. Questo trasmette la propria potenza in maniera silenziosa e con emissioni zero alle ruote anteriori attraverso un ingranaggio a ruote dentate cilindriche. I clienti potranno contare su un’autonomia della batteria di circa 250 chilometri (150 miglia) e una velocità massima (limitata elettronicamente) di 152 chilometri orari (95 miglia) con un canonico zero-a-cento (che oltremanica diventa 0-60 miglia) in 8,5 secondi.

DUE ORE E MEZZA PER RICARICARE - Basta quindi con i terminali di scarico, come si evince dalle foto pubblicate in questi giorni sul web. I possessori della vettura di prova targata BMW non dovranno più preoccuparsi dell’andamento dei prezzi della benzina: la batteria agli ioni di litio può essere collegata a qualsiasi presa di corrente. E, secondo il costruttore, il tempo di ricarica è relativamente breve (circa 2 ore e mezza) - reso possibile negli Usa attraverso un cosiddetto Wallbox, parte integrante dell’equipaggiamento, che viene installato direttamente nel garage del cliente. Questo apparecchio, in sostanza, consente il passaggio di una maggiore intensità di corrente e abbrevia così il tempo di ricarica. La potente batteria della macchina, che pesa complessivamente 1,5 tonnellate, va a spese dei due sedili posteriori - e la Mini E diviene così una silenziosa autovettura a due posti. Il volume del portabagagli resta però invariato. La batteria è stata posizionata al centro della macchina e a guadagnarci in questo caso è la tipica agilità dei modelli Mini con la loro elevata maneggevolezza. La Mini elettrica, per il momento ancora un prototipo, farà bella mostra di sé al salone di Los Angeles che aprirà i battenti il prossimo 21 novembre.

Fonte : Corriere della sera

E gli uccelli migratori partono in anticipo

Monday, October 20th, 2008

Tempi duri per il popolo dei migratori che ormai ha cambiato l’orologio interno a causa dei mutamenti del clima. Secondo gli esperti, negli ultimi 30 anni il complesso degli uccelli che in inverno si trovano a Sud del Sahara e che decidono in primavera di partire verso Nord a nidificare, in particolare in Europa, hanno anticipato la partenza almeno di un giorno ogni 3 anni, quindi in tutto circa dieci giorni.

GLI ESPERTI - Questo il quadro illustrato da Fernando Spina, dirigente di ricerca dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Conferme del cambio di calendario dei migratori infatti arrivano dai dati del progetto di studio e monitoraggio «Piccole isole», pensato e coordinato dal Centro di Inanellamento italiano ed attivo in sette Paesi del Mediterraneo, con una rete di 40 stazioni, come Ventotene, dove gli uccelli migratori vengono «inanellati» e quindi identificati e contati. «In 21 anni di lavoro, con il coinvolgimento di 700 volontari - spiega Spina - abbiamo inanellato e monitorato 800 mila esemplari. I dati della serie più lunga, dell’isola di Capri, hanno confermato la partenza anticipata, tra uno e due giorni ogni cinque anni, di una specie come la balia nera dalle aree di svernamento a sud del Sahara in primavera

Fonte: Corriere della Sera

Costi, strumenti e il ruolo della Cina, ecco perché Roma e Ue non si capiscono

Monday, October 20th, 2008

- Dopo il duro scambio di accuse dei giorni scorsi, una scheda per capire punto per punto i temi al centro dello scontro sul clima tra Roma e l’Unione Europea. Un duello che si annuncia ancora lungo e che vivrà una nuova tappa in occasione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente che si terrà lunedì a Lussemburgo.

I COSTI

Per il governo. Secondo il governo adempiere agli obiettivi previsti dalla direttiva 20-20-20 costerebbe all’Italia una cifra compresa tra i 18 e i 25 miliardi l’anno, pari a circa l’1,14 del Pil. Dati che secondo Palazzo Chigi si desumono da valutazioni della stessa Unione Europea nei suoi studi preliminari. Risorse superiori a quelle chieste ad altri stati dell’Unione e che avrebbero l’effetto di frenare la ripresa economica nazionale. Posizione questa, in sintonia con quella di Confindustria, grande sponsor dell’indietro tutta nella lotta ai cambiamenti climatici.

Per l’Unione Europea. Secondo Bruxelles i conti vanno fatti però in maniera diversa. “La stima dei costi aggiuntivi - spiega il commissario all’Ambiente, il conservatore greco Stavros Dimas - secondo la Commissione, è pari infatti al massimo allo 0,66% del Pil. E questo dato prende in conto tutti gli elementi del pacchetto su clima ed energia: non solo gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra e per lo sviluppo delle rinnovabili, ma anche i ‘meccanismi flessibili’ che si possono utilizzare per raggiungerli”.

Per gli ambientalisti. Gli ambientalisti insistono poi affinché parlando dell’agenda 20-20-20 il discorso venga allargato alle ricadute positive che il governo italiano sembra non voler contabilizzare. “Per l’Italia - spiega Edoardo Zanchini di Legambiente - l’Ue stima un risparmio di 7,6 miliardi l’anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare l’inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600 milioni di euro l’anno. Questo senza contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita occupazionale”.


Per gli industriali. Posizioni almeno in parte simili sono condivise anche da larghi settori dell’industria europea. Il Gruppo europeo dei dirigenti di impresa, che raggruppa i vertici di grandi società come Phillips, Shell, Tesco e Vodafone, ha inviato recentemente a ogni membro dell’Europarlamento una lettera in cui esprimeva il proprio favore nei confronti delle misure proposte. “Siamo dell’idea - si leggeva nella missiva - che i benefici di un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico siano superiori ai costi dell’inazione. Riconosciamo che le questioni legate alla competitività europea e le preoccupazioni europee riguardo alla recessione economica globale influenzeranno il dibattito, ma siamo certi che l’adozione di un pacchetto legislativo deciso ed efficace alla fine avrà effetto positivo sulle imprese europee”.

I MECCANISMI FLESSIBILI

Secondo il governo. Altro tema di scontro tra Roma e l’Europa è il mercato delle emissioni di CO2 (Ets, Emission trading scheme). Si tratta in poche parole di una speciale “Borsa”, la cui creazione era già prevista dal Protocollo di Kyoto, che permette agli operatori virtuosi (coloro che hanno ridotto le proprie emissioni) di vendere i tagli in eccesso alle imprese rimaste invece indietro. Un meccanismo che dovrebbe permettere di incentivare l’innovazione che migliora l’efficienza e il risparmio energetico. Secondo il presidente del Consiglio la compravendita di questi titoli assomiglia a un mercato dei derivati simile a quello dei mutui subprime e pertanto va assolutamente abbandonata.

Secondo l’Unione Europea. In questo caso da Bruxelles nessuno si è scomodato per rispondere in maniera diretta a Berlusconi, tanto il mercato delle emissioni (che gode anche della benedizione delle Nazioni Unite) è ritenuto uno strumento chiave. “Il commercio dei diritti di emissione - ha ricordato ancora il Commissario Dimas - consente alle industrie dell’Ue di scambiarsi le quote di CO2 assegnate loro, garantendo che le emissioni siano ridotte laddove è meno costoso farlo”. Recentemente il meccanismo Ets è uscito tra l’altro rafforzato (anche se con delle modifiche sgradite agli ambientalisti) dal voto della Commissione Ambiente dell’Europarlamento.

USA E CINA

Secondo Berlusconi. Altro elemento portato dall’Italia a sostegno dello stop alla direttiva 20-20-20 è l’obiezione che l’Europa da sola non è in grado di ottenere nessun risultato di rilievo nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre Stati Uniti e Cina continuano ad inquinare senza freni.

Secondo gli altri leader. Si tratta di un’affermazione vera solo in parte. I leader dell’Unione più impegnati nella lotta ambientale come Angela Merkel hanno presente il problema e non hanno esitato ad ammettere la questione, ma hanno più volte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergenti recalcitranti (Cina, India e Brasile innanzitutto) è dimostrare che chi sino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l’Occidente) sia credibile nel dare il buon esempio.

Cosa accade in Cina. Inoltre non è esattamente vero che Cina e Stati Uniti non intendono impegnarsi. Pechino, che sicuramente non vede positivamente l’idea di sottostare a vincoli internazionali, non ha però escluso del tutto un’adesione al rinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi) e al momento sta mercanteggiando per ottenere aiuti tecnologici dall’Occidente. Allo stesso tempo la Cina internamente sta portando avanti obiettivi ambiziosi quanto quelli dell’Ue (rinnovabili al 19% entro il 2020) e il risparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicate dal Partito comunista.
Cosa accade negli Usa. Anche negli Usa le cose non sono così statiche come descritte da Berlusconi. Pochi in questi giorni hanno sottolineato che tra i provvedimenti inseriti nel piano di salvataggio del ministro del Tesoro Henry Paulson è stato inserito anche il rifinanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili. Inoltre, seppur tra contraddizioni e ambiguità, tanto Obama quanto McCain, hanno ammesso la necessità di regolamentare in maniera stringente le emissioni di anidride carbonica. Aperture dettate sia dal fatto che chiunque vinca la Casa Bianca dovrà vedersela sicuramente con una maggioranza democratica (un disegno di legge in proposito è già stato depositato), sia dal fatto che molti Stati stanno andando avanti per conto proprio. A fine settembre, ad esempio, si è svolta la prima asta organizzata da una coalizione di 10 stati del Nordest, la Regional Greenhouse Gas Initiative, per l’acquisto dei diritti d emissione. Un’iniziativa che si richiama all’Ets europeo.

Fonte: La Repubblica

Olanda: energia dai mulini a vento

Monday, October 20th, 2008

In campo energetico nelle ultime ore il governo italiano sta facendo di tutto per sottrarsi al criterio proposto dall’Unione Europea del «20-20-20′» vale a dire 20% di fonti rinnovabili, 20% di risparmio energetico e 20% di riduzione CO2, definito «una follia» dal ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Brunetta. In Olanda, invece, lo stato sta facendo molti sforzi per educare la popolazione al risparmio energetico e alla conoscenza della cosiddetta carbon footprint (letteralmente: impronta di carbonio), che è la misura dell’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente in termini di quantità di gas serra prodotti, misurati in unità di diossido di carbonio. In questo senso, un chilogrammo di anidride carbonica (CO2) corrisponde a: 5 km. in macchina, 20 km. in treno, 2 bucati in lavatrice e 5 fette di prosciutto (i maiali sono piuttosto inquinanti). Proprio la ricerca di fonti energetiche eco-sostenibili ha portato in questi giorni in Olanda alla firma del primo contratto fra Eneco, uno dei più grandi fornitori di energia e la Windvogel, una cooperativa di mulini a vento, dal nome evocativo che si può tradurre come «uccello del vento». Si tratta di un progetto pilota rivoluzionario, in base al quale i membri della Windvogel possono usare direttamente l’energia eolica prodotta dai propri mulini. In pratica ognuno dei partecipanti al progetto riceve dall’Eneco il 20% del proprio consumo di elettricità da una turbina con una capacità di 80kW, situata a Bodegraven, a quaranta chilometri da L’Aja. Questa operazione comporta in pratica un risparmio per il socio della Windvogel di almeno 150 Euro all’anno, il triplo del rendimento se investisse in azioni di energia eolica.

ENERGIA DAI MULINI A VENTO -

ENERGIA «DEMOCRATICA - In questo modo Eneco e la Windvogel sperano di poter innalzare la percentuale di energia verde nei Paesi Bassi e di far sorgere molti moderni mulini a vento; il governo olandese pianifica, infatti, che entro il 2020 il 20% dell’energia prodotta nel paese sarà rinnovabile. Dick van Elk, presidente della cooperativa e ideatore del progetto, spiega entusiasta: «L’energia del sole e del vento è gratis, bisogna solo investire nei mezzi per catturarla. Inoltre, a differenza dei carburanti fossili e del nucleare, l’energia eco-sostenibile non è legata a rapporti di forza politici e internazionali e permette ai cittadini di far sentire la propria influenza». Van Elk paragona questo nuovo modello di fornitura energetica a quello di un orto popolare: «Se coltivo la mia insalata, quando la colgo non dovrò pagare alcuna tassa. Lo stesso dovrebbe valere per la “coltura” di energia verde» L’unico ostacolo sarebbe costituito dal fatto che lo Stato non consideri l’operazione della Windvogel come energia autoprodotta, visto che le turbine della cooperativa non si trovano nel giardino di ogni socio e che c’è bisogno dell’Eneco per far arrivare l’elettricità nelle case. «Stiamo discutendo con il governo in questo senso» dichiara ottimista Martijn Verbeek, coordinatore dell’innovazione eco-sostenibile presso l’Eneco. In questo momento la Windvogel possiede cinque turbine e conta più di 1.200 soci, che crescono al ritmo di dieci a settimana, con una quota associativa di 50 Euro, che si può estendere a un prestito sociale a favore di progetti per l’energia eolica. Van Elk sorride: «Non garantiamo alcun tasso d’interesse, ma l’anno scorso abbiamo corrisposto il 7% ai nostri soci».

Fonte: Corriere della Sera

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