Archive for October 19th, 2008

Specie aliene e turisti: allarme Galapagos

Sunday, October 19th, 2008

Devono la loro fama alla visita dell’illustre evoluzionista inglese Charles Darwin, di cui nel 2009 ricorrerà il bicentenario della nascita. Devono la sopravvivenza all’isolamento geografico e alle premure di generazioni di naturalisti. Ma le relazioni ecologiche hanno risvolti imprevedibili, così oggi le isole Galápagos, santuario della biodiversità protetto dall’Unesco, sono minacciate da nuove invasioni. Ne abbiamo parlato con il direttore della Charles Darwin Foundation, lo zoologo inglese Graham Watkins. Finora i progetti di conservazione hanno dato buoni risultati, a cominciare dalla cattura di decine di migliaia di capre, maiali e asini che avevano depredato l’ecosistema al punto di estinguere alcune specie di tartarughe terrestri giganti, già ridotte al lumicino dalla caccia indiscriminata di balenieri e coloni: «La liberazione totale da queste specie invasive è prevista per il 2010».

Intanto, si è concluso uno dei più spettacolari programmi di salvataggio: nel 1963 i ricercatori avevano trovato su Española alcuni esemplari di una tartaruga gigante che si credeva estinta. Erano talmente pochi che «gli individui sembravano incapaci di trovarsi l’un l’altro». Così «la Stazione prelevò un maschio e tre femmine dall’isola per capire se fossero in grado di riprodursi. Ulteriori ricerche permisero di aggiungere un maschio e nove femmine ancora, mentre lo zoo di San Diego nel 1977 restituì un altro maschio, Diego». I 15 superstiti ce l’hanno fatta: oggi «Diego è il padre del 60% dei più di 1400 individui rimpatriati. Dal 1990 queste tartarughe hanno ricominciato a riprodursi, ristabilendo così la specie». Non è tempo però di festeggiare, poiché nei mesi scorsi i ricercatori hanno scoperto che nuove emergenze provengono da insetti che usano il turismo e il commercio come mezzi di trasporto. Watkins non nasconde la preoccupazione: «Le specie invasive rimangono la principale minaccia per le isole. Al momento sono a rischio, o stanno per diventarlo, il fringuello delle mangrovie, l’uccello mimo di Floreana e il pinguino delle Galápagos».

Due specie di formiche di fuoco tropicali sono approdate decenni fa, nascoste nel terriccio dei vasi, e continuano la loro opera di predazione inarrestabile. Una mosca parassitica sta invadendo i nidi degli uccelli con le sue larve, «che si nutrono del sangue dei pulcini, infettandoli e portandoli alla morte nel 76% dei casi». Quest’anno è arrivata purtroppo anche la mosca mediterranea della frutta: «una delle specie più distruttive del mondo, in grado di colpire più di 400 varietà di piante». Nel frattempo, dai cargo di banane sono scese due specie, aggressivi e voraci, di vespe sociali. In alcuni casi per fermare l’invasione occorre chiamare un predatore esterno che la bilanci. E’ un metodo rischioso, per i possibili effetti a catena incontrollabili, ma a volte funziona. La cocciniglia cotonosa solcata, un insetto di origine australiana, si nutre della linfa di più di 200 specie di piante e le infetta. E’ controllata dalla coccinella rivale Rodolia cardinalis, altra specie immigrata, in questo caso ben accolta per i suoi meriti sul campo. Gli evoluzionisti sanno che fra estinzione e conservazione vige una triste asimmetria: basta un attimo per la prima, mentre la seconda richiede decenni di sforzi. A maggior ragione, se alle invasioni biologiche aggiungiamo quelle «culturali».

Il bisogno crescente della popolazione locale di raggiungere il benessere poco si armonizza con la conservazione, oggi però «la raccolta eccessiva di cetrioli di mare e di aragoste ha ridotto l’interesse commerciale della pesca. Il declino economico ha così portato a una riduzione dei conflitti con i pescatori». Si sono così spalancate le porte all’ultima generazione di invasori, in maglietta e calzoncini: «Il turismo cresce a un ritmo del 14% all’anno. Il numero di visitatori annuali è passato da 40.000 nel 1990 a più di 145.000 nel 2006, divenendo di gran lunga il principale motore economico dell’arcipelago». E’ un’esplosione che comincia ad essere difficilmente regolabile e il cui indotto produce nuove costruzioni e strade, più imbarcazioni in mare, aumento delle maestranze locali: «Dal 1990 a oggi la popolazione è raddoppiata, da 60mila a più di 120mila persone». La crescita incontrollata di un turismo non più elitario genera dunque inquinamento, pressioni sugli animali e maggiori occasioni di contaminazione dall’esterno attraverso navi e aerei.

La sfida, conclude Watkins, starà tutta nelle capacità dei governi locali di guardare con lungimiranza al di là dei vantaggi di una crescita sregolata di breve periodo. Se l’habitat verrà degradato, perderemo per sempre le specie che ci hanno insegnato a capire l’evoluzione, ma ne risentirà prima o poi il turismo stesso. Le Galápagos sono dunque un laboratorio di sostenibilità a rischio e «un microcosmo dei cambiamenti sociali, economici ed ecologici che stanno avvenendo nel mondo intero». I turisti si affezionano a George il Solitario, l’ultimo, ultracentenario rappresentante della discendenza delle tartarughe dell’isola Pinta. Sarà difficile ripetere il miracolo di Española, ma George è riuscito nelle settimane scorse a fecondare una delle due femmine dell’isola di Isabela, le più simili a lui, con le quali convive nella Darwin Research Station. Di fronte al suo recinto un pannello informa che, in caso di fallimento nella riproduzione naturale, si proverà addirittura con la clonazione. Ma il direttore per il momento non si sbilancia: «La Fondazione non ha un programma in tal senso». Avrebbe potuto essere un bel regalo per il duecentesimo compleanno di Charles Darwin.

Fonte corriere della Sera

Realacci: presto una legge per promuovere cibi a “km zero”

Sunday, October 19th, 2008

Questa è una iniziativa che Pianeta verde sostiene:

Per risparmiare soldi e salvaguardare l’ambiente l’esponente del Pd propone una norma che favorisca l’acquisto e la coltivazione di alimenti prodotti “nell’ambito locale in cui devono essere consumati”

La proposta giunge dal Forum dell’Agricoltura della Coldiretti in corso a Cernobbio: una legge che promuova l’acquisto di alimenti prodotti nello stesso ambito in cui vengono prodotti. Solo a titolo di esempio trasportare un chilo di ciliegie dall’Argentina in aereo per una distanza di circa 12 mila km significa consumare 5,4 kg di petrolio, con conseguente emissione di anidride carbonica pari a 16,2 kg. Un quantitativo non indifferente, che sarebbe più che dimezzato favorendo prodotti locali, permettendo anche un risparmio economico. A farsi portavoce di questa esigenza è Ermete Realacci, Ministro dell’Ambiente del Governo Ombra del Pd, che così spiegala proposta: “E’ stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 km su camion, navi o aerei prima di arrivare sulla tavola. Si usa, insomma, molta più di energia per portare il cibo nel piatto di quanto questo stesso provveda in termini nutrizionali. Per contrastare questa tendenza, ridurre le emissioni di CO2, ma anche per combattere il caro prezzi, con l’onorevole Susanna Cenni, abbiamo presentato una proposta di legge, già sottoscritta da circa cento parlamentari di tutti gli schieramenti, i cui scopi prioritari sono quelli di favorire il consumo di prodotti alimentari provenienti da filiera corta e di prodotti sani e di qualità per venire incontro alle esigenze di molti consumatori che da una parte ricercano prodotti con prezzi più contenuti e dall’altra sono attenti alle caratteristiche nutrizionali e di sicurezza degli alimenti”. “Si stima – conclude Realacci – che la riduzione delle emissioni di CO2 legata alla minore movimentazione delle merci, al taglio dei tradizionali passaggi della distribuzione come l’imballaggio e il confezionamento possano portare una famiglia a risparmiare, in termini di emissioni annue, anche una tonnellata di CO2”.

Fonte : La Repubblica

Caro case: l’opzione «container»

Sunday, October 19th, 2008

In tempi di stipendi carenti e mutui-casa asfissianti conviene prendere in considerazione l’ipotesi di andare ad abitare in un container riadattato a misura d’uomo, anzi di famiglia. Su TreeHugger, blog di news ambientali ed ecosostenibili, si può trovare una photogallery di dodici soluzioni abitative ricavate da un semplice container. Le idee originali e creative sono improntate alla sostenibilità ambientale, ma non mancano le curiosità e gli spunti davvero bizzarri. Nella gallerie di foto gli esempi più interessanti

Clima, il governo alla Ue “Fermiamo tutto per un anno”

Sunday, October 19th, 2008

Sul clima, il governo italiano chiede una proroga. Dopo la feroce polemica tra l’Italia e l’Unione europea sugli interventi per contenere le emissioni di anidride carbonica, Roma propone di congelare la discussione per dodici mesi: “Assicurare un’analisi costi-efficacia nei prossimi 12-15 mesi; approvare a dicembre il pacchetto con una clausola di “revisione” che preveda l’aggiustamento delle misure in relazione ai risultati dell’analisi costi-efficacia da effettuare nel corso del 2009″.

Se ne parlerà lunedì a Bruxelles. Il commissario Ue all’Ambiente, il greco Stavros Dimas, ha annunciato che incontrerà i rappresentanti del governo italiano la prossima settimana. Dopo lo scontro di ieri, Dimas, “allibito” per l’ostruzionismo del premier Silvio Berlusconi, ora tenta la mediazione.

La Commissione Ue, ha sottolineato uno dei portavoce della Commissione Ue, Jens Mester - è “consapevole che alcuni stati membri hanno preoccupazioni, ma è anche fiduciosa che un accordo complessivo verrà trovato entro dicembre senza indebolire il livello generale di ambizione del pacchetto”.

Ma da Roma giungono le parole del presidente del Senato Renato Schifani che avvalora la posizione del governo italiano e avverte: la tutela dell’ambiente va in secondo piano quando il mondo finanziario subisce una crisi economica come quella che sta vivendo in queste settimane: “Consapevole del pericolo che incombe sull’economia reale - spiega Schifani - l’Europa trovi una sintesi su temi altrettanto importanti, come quello della tutela dell’ambiente, ma sicuramente meno emergenziali rispetto alla crisi finanziaria e al rischio di recessione”.


A differenza del capo dello Stato Napolitano che aveva avvisato della necessità di tenere conto dell’ambiente, il ministro Brunetta entra nella discussione a gamba tesa. “E’ una follia”, tuona il ministro della Funzione pubblica parlando a Buttrio in provincia di Udine dove partecipa a una convention all’università. “L’Italia bene ha fatto a rallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati dieci miliardi di euro in più al 2020. Vogliamo controlli di tipo ambientale - ha concluso Brunetta - che non uccidano però le nostre imprese e le nostre famiglie”.

Motivo del contendere è la decisione dei leader europei di tagliare il 20% di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera entro il 2020 aumentando l’incidenza delle fonti rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica. Da allora la Commissione europea ha stilato le proposte legislative che in settimana sono tornate sul tavolo dei capi di Stato e di governo dei 27 con Italia e Polonia che hanno minacciato il veto se non avessero ottenuto una serie di modifiche.

Se il presidente del Consiglio italiano ieri calcolava che il prezzo per ridurre l’emissione di CO2 sarà di 18 miliardi all’anno (mercoledì erano 25 miliardi), per il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas, i numeri forniti da Roma “sono completamente al di fuori di ogni proporzione”: i costi per l’Italia sarebbero compresi tra i 9,5 e i 12,3 miliardi. Anzi, la rivoluzione verde “creerà nuovi posti di lavoro (0,3%), spingerà l’innovazione e darà sicurezza energetica”.

Fonte : La Repubblica

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