Archive for October 18th, 2008

La caccia impallinata dai cacciatori

Saturday, October 18th, 2008
Ambientalisti, cacciatori e coltivatori allo stesso tavolo per dire no al pacchetto di proposte per modificare la legge 157 sulla caccia, presentato in Parlamento. Per ora sono riusciti a rallentarne il cammino. I politici tenteranno di arrivare a un testo unico che crei meno problemi.Tutti sembrano d’accordo sul fatto che la norma debba subire qualche correzione, per stare al passo dei tempi: in fondo è una legge del ‘92. Ma quando i dirigenti di Legambiente, Arcicaccia e Federcaccia, Wwf, Lipu, Coldiretti, Confagricoltura hanno letto in che cosa consistevano le modifiche hanno fatto un salto sulla sedia: depenalizzazioni delle attività di bracconaggio, aggiunta di nuove specie cacciabili, allungamento della stagione venatoria. E hanno deciso di contrattaccare.«C’è stata una gran brutta partenza in Parlamento - dice Antonino Morabito, responsabile della fauna per Legambiente - ci rendiamo conto che l’argomento è delicato, proprio per questo è necessario che ogni variazione venga trattata coi soggetti interessati». Ovvero, quelli che cacciano e quelli che ospitano i cacciatori sui loro terreni, nonché quelli che da una vita si battono per la conservazione di un ambiente sempre più minacciato. Certe proposte «non hanno fondamento dal punto di vista tecnico, scientifico e culturale, nonché politico», sostiene Danilo Selvaggi della Lipu. Si dice certo che modifiche di questo genere siano dettate più che altro «da spirito di propaganda».Anche la maggioranza dei cacciatori vorrebbe equilibrio nella modifica alla 157, soprattutto per due ordini di motivi: una vera tutela della natura è una necessità stessa di chi ama cacciare. In secondo luogo si teme che tirare troppo la corda possa inimicare ancor di più la stragrande maggioranza della popolazione che non ama per niente il periodo delle doppiette. Riaprire conflitti con l’opinione pubblica è l’ultima cosa che i cacciatori vogliono.

I partecipanti al tavolo tecnico lamentano la fretta con cui si sta cercando di far passare le riforma. «E non dimentichiamo che le associazioni venatorie che si sono unite a noi rappresentano il 70% del totale - osserva Patrizia Fantilli, responsabile dell’ufficio legale del Wwf - ci chiediamo, quindi, a chi interessi far passare certe assurdità se non alla parte più retriva del mondo venatorio, quella che vuole un tipo di caccia che non si fa più in nessuna parte d’Europa».

Sui contenuti la discussione si fa dura. «Sono state inserite come cacciabili specie che erano state tolte dall’elenco perché c’erano state condanne da parte dell’Unione europea: si tratta di fauna protetta». Ogni anno il ministro delle Politiche agricole dovrebbe produrre una relazione sullo stato di applicazione della legge 157. «Cosa che non è mai stata fatta - dice Fantilli - e tutti gli organismi tecnici che hanno competenza in materia raccomandano di evitare qualsiasi modifica se prima non si ha la reale valutazione dello stato della fauna e dell’applicazione della legge».

Ma anche i tempi per la caccia, si obietta, sono troppo dilatati. Diversi studi sostengono che in Italia, autostrada dei migratori, la caccia in agosto e febbraio è incompatibile con la tutela delle specie intente alla migrazione. Anche il fatto che possano venir cacciate tante specie simili tra loro potrebbe creare problemi. Un esempio: ci sono diversi tipi di oche, alcune cacciabili, altre no. «Mettiamoci nei panni di un cacciatore - suggerisce l’esperta del Wwf - anche quello più bravo, più ligio al dovere, in uno stormo di oche, come può fare per evitare di abbattere quelle protette?».

Il «tavolo» è riconvocato per il 29 ottobre. Non si esclude che ai lavori possano partecipare gli operatori turistici che non vedrebbero di buon occhio l’allungamento della stagione venatoria. Ttutti si aspettano una sola cosa: essere coinvolti nella discussione sul futuro della caccia.

Fonte: La Stampa

Clima, Bruxelles contro l’Italia

Saturday, October 18th, 2008

 A Bruxelles sono “allibiti”: sul costo del pacchetto di misure europee per contenere l’effetto serra, “l’Italia dà numeri sbagliati”. Se Berlusconi ieri calcolava che il prezzo per ridurre l’emissione di CO2 sarà di 18 miliardi all’anno (mercoledì erano 25 miliardi), per il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas, i costi sarebbero tra i 9,5 e i 12,3 miliardi.

Anzi, per la Ue, “l’Italia è uno dei Paesi che probabilmente farà l’affare migliore” sul clima, anzichè subire uno svantaggio insopportabile. Dati e cifre che provocano l’affondo di Walter Veltroni (”Berlusconi ci isola dalla Ue”) e di Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente nel governo ombra del Pd che, lapidario, dichiara: “Come al solito, Berlusconi ci regala una pessima figura a livello internazionale”.

Ue: “Numeri sproporzionati”. Dichiarazioni pesanti quelle del commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas: “In Italia, i numeri sono completamente al di fuori di ogni proporzione rispetto a quello che chiediamo ai Paesi di fare. Non so da dove vengono, ma non sono quelli che noi chiediamo”.

Il commissario ha voluto comunque precisare che “non c’è alcun attacco all’Italia”, anzi, “puntiamo alla massima cooperazione. Forse - ha detto tentando ai ammorbidire le precedenti dichiarazioni sui dati italiani “sproporzionati” - può esserci stato qualche malinteso; forse non abbiamo bene spiegato le nostre misure”. E poi ha spiegato: il pacchetto per contenere l’effetto serra, “permetterà all’Italia di fare l’affare migliore. Gli interventi per contenere le emissioni faranno crescere l’occupazione dello 0,3%, e il costo per lo Stato italiano non sarà l’1,4% del Pil entro il 2020, ma sarà contenuto tra lo 0,51% e lo 0,66% del Pil. Non capisco perchè l’Italia sia così pessimista”.


Veltroni: “Berlusconi ci isola dalla Ue”.
Parole che fanno gridare allo scandalo l’opposizione. Il leader del Pd Walter Veltroni accusa il governo di “isolare il nostro paese dal nucleo storico dell’Unione europea. La drammatica crisi finanziaria di queste settimane - ha detto Veltroni - non ferma i mutamenti climatici e dunque non può e non deve fermare l’impegno per arginarli”.

Replica Ronchi: “Attacco irresponsabile”. Replica secco il ministro delle politiche Europee Andrea Ronchi: “Veltroni continua con i suoi irresponsabili attacchi e conferma di non avere a cuore l’interessi dell’Italia. Il governo ha tutta l’intenzione di rispettare gli impegni presi a favore dell’ambiente - precisa il ministro - ma non può accettare un pacchetto che penalizza così pesantemente imprese e cittadini. L’obiettivo del nostro paese è di arrivare a un accordo equo”.

“Insopportabili 18 miliardi all’anno”. Roma lamenta che il pacchetto chiamato a sostituire Kyoto, i cui effetti scadono nel 2012, comporta troppi costi per economia e industria. “Non è possibile che l’Italia si addossi 18 miliardi all’anno di gravame”, ha ribadito ieri il Cavaliere al vertice Ue. La soluzione, ha aggiunto il premier, deve guardare ad una migliore ripartizione dei costi tra i vari stati che “sia basata sulla popolazione di ciascuna nazione” e non sul prezzo dei permessi di inquinare che le industrie dovranno pagare.

Entro il 2020 taglio del 20% di CO2. Il tutto si inserisce nel piano ideato dagli stessi leader Ue che chiedono, entro il 2020, il taglio del 20% delle emissioni di CO2, l’aumento delle fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica.
Salta il calendario della Ue. Nella due giorni di Bruxelles il fronte del no - guidato da Italia e Polonia - è riuscito a far saltare il calendario del presidente di turno dell’Ue, il francese Nicolas Sarkozy, che puntava all’approvazione di tutte le misure prima di dicembre.

Scheletri fatiscenti e ville con piscina l’Italia degli Ecomostri vista dai lettori

Saturday, October 18th, 2008

Ville con piscina sul bagnasciuga ed edifici tanto colossali quanto fatiscenti sulle cime dei monti all’interno delle aree protette. Le foto dei lettori mobilitati dalla campagna “Hai visto un EcoMostro?”, continuano a documentare un’Italia sfregiata dal cemento nei suoi luoghi più belli e delicati.

Anche questa settimana l’iniziativa lanciata da Ecoradio e Legambiente con la collaborazione di Repubblica.it ha visto arrivare centinaia di segnalazioni. Abusi grandi e piccoli, speculazioni colossali e scempi minori che testimoniano quanto fatichi a farsi strada nel nostro paese il rispetto della legalità.

“Il contributo dei cittadini attraverso il loro monitoraggio - osserva Marco Lamonica di Ecoradio - palesa tristemente come vincoli naturalistici o vincoli artistici come il Ponte dei Sospiri a Venezia non abbiano nessuna funzione di deterrente”. Tra le tante segnalazioni corredate da foto, spiccano infatti quelle delle gigantografie pubblicitarie che deturpano i canali della Laguna e quella, spedita da Luca Paolini, che immortala una grande struttura in cemento all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, non lontano da Campo Imperatore.

Altra caratteristica ricorrente nelle tante denunce dei lettori è poi il fatto che spesso gli ecomostri sono semplici scheletri, vuoi perché non sono mai stati ultimati, vuoi perché versano in stato di abbandono. Un’ulteriore conferma che spesso non corrispondono neppure a logiche economiche o commerciali, per quanto perverse, ma a puri e semplici intenti speculativi. E’ il caso, ad esempio, del grande edificio che deturpa il litorale di Riace, in Calabria, ritratto dalla macchina fotografica di Consolato Cicciù.


“La cosa interessante - aggiunge Lamonica - è che molti lettori si mobilitano anche per cercare di fermare la nascita di nuovi ecomostri e tra le molte segnalazioni è arrivata anche una lettera dell’assessorato all’Agricoltura della provincia di Napoli per ricordare alcuni successi ottenuti grazie alla collaborazione tra semplici cittadini, associazionismo e istituzioni”.

L’assessore Emilio Borelli cita, tra gli altri esempi positivi, la torre Iacp di Sant’Antimo e il caso di Casalnuovo, “dove sono in via di ultimazione gli abbattimenti di un intero quartiere abusivo realizzato su terreni agricoli”. “Al posto dei palazzi costruiti senza tener conto neanche della sicurezza di chi doveva andarci ad abitare - ricorda l’assessore - nascerà un parco agricolo che la Provincia ha già finanziato con oltre 200.000 euro”.

I lettori sono invitati a mandare ancora le loro segnalazioni per posta elettronica all’indirizzo ecomostri@ecoradio.it.

Immagini: http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/ecomostri-lettori-2/1.html

http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/foto-ecomostri-lettori/1.html

Fonte : La Repubblica

Sprechi in tempo di crisi, un lusso che non possiamo permetterci

Saturday, October 18th, 2008

Immaginiamo di apparecchiare una tavola, tre volte al giorno, per 620.500 persone. Costerebbe almeno un miliardo di euro. Tanto vale lo spreco del cibo nella catena della grande distribuzione alimentare in Italia. Il conto salato dei prodotti che restano invenduti. Nella spazzatura delle famiglie italiane finiscono invece più di 25 milioni di tonnellate di cibo. Alcuni lo gettano un po’ troppo in fretta, quando compaiono i primi segnali di muffa, per altri sette milioni di persone una dieta alimentare equilibrata è diventata un lusso che non possono permettersi.
Siamo consumatori bulimici di beni e servizi, predoni di un pianeta sempre più povero di risorse.

Quello che accade con il cibo è solo un esempio di un modo di fare che viene replicato dalle risorse energetiche fino agli acquisti superflui.

Così il seme della resistenza nella società usa e getta è quello di chi ha deciso di andare controcorrente. Le storie e i progetti di chi ha fatto suo il dittico “Non sprecare”. Iniziative che funzionano e hanno fatto scuola altrove, raccontate nel libro “Non sprecare” di Antonio Galdo (Einaudi).

A recuperare il cibo che viene scartato dai supermercati ci ha pensato Andrea Segrè, docente di Economia e Ingegneria agraria dell’Università di Bologna che con un gruppo di allievi ha creato la catena del “Last minute food”. L’esperimento avviato con un ipermercato della Cooperativa Adriatica, oggi è una rete che coinvolge 13 città e otto regioni italiane. E, in tempi di crisi economica, è anche una risorsa utile per quelle famiglie che fanno i conti con la quarta settimana.


Anche il debito accumulato dai comportamenti spreconi nei confronti del pianeta è insostenibile. Consumiamo un terzo di risorse naturali in più rispetto alla capacità della terra di riprodurle. E mentre Legambiente sta per avviare una campagna nazionale contro gli sprechi, bisogna guardare, si legge nel libro, a progetti come quello delle “isole verdi” dell’Enel. Capraia ha fatto da laboratorio a cielo aperto: 20 chilometri quadrati a emissioni zero.

Un appartamento modello di 180 metri quadrati si trova a Gais in provincia di Bolzano: in Italia quello di Albert Willeit è il più ecologico. La bolletta per l’elettricità è pari a circa 400 euro l’anno, per fare un esempio. Prima che questo tipo di abitazioni diventi popolare, ciascuno può contribuire a contenere gli sprechi, modificando piccole abitudini. Basta ricordare che, anche quando si tiene in stand by, la tv consuma. Una famiglia potrebbe risparmiare fino 100 euro l’anno se spegnesse la lucina rossa del televisore, del pc e del videoregistratore. Anche la spazzatura può essere fonte di sprechi (come a Napoli) o trasformarsi in risorsa.

Il termovalorizzatore di Brescia lo è, trasforma 3000 tonnellate di rifiuti in acqua calda ed energia per le famiglie della città e della provincia.

Vivono all’insegna della sobrietà quelli che hanno scelto uno stile di vita che pratica il dittico “non sprecare”. Il libro mostra come si possa applicare ovunque: dai consumi alla politica, dalle parole fino al talento, dal corpo alla salute fino alla stessa vita.
Fonte:  La Repubblica

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