Archive for October 17th, 2008

Vegetariani un giorno a settimana contro la fame nel mondo

Friday, October 17th, 2008

«Da subito vegetariani un giorno a settimana». Questo l’appello che la Lega anti vivisezione (Lav) rivolge oggi a tutti gli italiani, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione indetta dalla Fao. Se la popolazione adulta italiana (circa 48 milioni di persone) mangiasse vegetariano un giorno a settimana, spiega l’associazione, si risparmierebbero emissioni di anidride carbonica, acqua, terreni coltivabili e la vita di oltre 11 milioni di animali. Gli animalisti ricordano i sostenitori della dieta vegetariana, dall’oncologo Umberto Veronesi al presidente del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici Onu dell’Ipcc, Rajendra Pachauri.

Sostituendo 1 kg di carne a settimana per un anno con proteine vegetali, riferisce la Lav, si taglierebbero 1.872 kg di CO2. E solo mangiando verdure invece di 1 kg di carne di manzo si salvano 3mila litri d’acqua. «Se tutta la popolazione umana volesse consumare come quella dei paesi industrializzati, è stato calcolato che occorrerebbero circa quattro pianeti Terra per coltivare tutto il cibo necessario - afferma Roberta Bartocci della Lav - ecco perchè una diminuzione del consumo di prodotti animali è un dovere morale per tutti».

Fonte : La Zampa.it

Bollette energia: il “carrello” si riempie di offerte

Friday, October 17th, 2008

Nuova energia ai supermercati. Il merito è della liberalizzazione del mercato elettrico avvenuta a luglio dell’anno scorso. Si scatenano infatti a distanza di pochi mesi le offerte di fornitura domestica al banco della spesa, ma il calcolo della convenienza rimane ancora un miraggio.

Lidl

Ultima nata delle proposte energia in formato supermercato, Lidl Energia è l’offerta della catena tedesca originata da  un’intesa con Mpe Energia.
Tra i  vantaggi segnalati per l’utenza domestica che sottoscriva la proposta ci sono:

  • un bonus pari a 20 giorni di fornitura, che diventeranno 30 per i possessori di Lidl card
  • l’offerta  “Prezzo bloccato”, che consentirà di fermare il costo del chilowattora per 24 mesi
  • l’offerta “Risparmio verde”, che consente di optare per l’erogazione di energia ottenuta unicamente da fonti rinnovabili.

Auchan

Anche con Auchan da marzo è possibile acquistare l’energia domestica al banco della spesa.
I contratti di fornitura possono essere sottoscritti anche in questo caso nei vari corner dei punti vendita e l’erogazione è garantita dalla partnership con Italcogim Energie (60% Gaz de France e 40% Camfin). L’accordo triennale, il primo di questo genere in Italia, prevede che Italcogim Energie fornisca gas ed energia elettrica mentre Auchan metterà a disposizione la propria rete di 45 ipermercati per la vendita diretta.

Per il gruppo francese - presente in undici paesi nel mondo - si tratta del primo accordo di questo genere, del tutto innovativo anche in Europa.

Tra i vantaggi offerti dal gruppo francese:

  • uno sconto del 5% valido per tutto il contratto di fornitura su consumi di luce e gas;
  • l’assenza di costi di attivazione,
  • la gestione delle due forniture, che avverrà attraverso un’unica bolletta (inoltre i contatti tra cliente con l’operatore potranno avvenire attraverso l’ipermercato).

Iper

Siglata alla fine del 2007 con Mpe Energia, la partnership strategica della catena di ipermercati porta la firma dei gruppi Endesa e Fineldo.
Le opportunità di risparmio proposte in questo caso riguardano:

  • uno sconto del 4,71% rispetto alla tariffa ufficiale dell’Autorità dell’Energia
  • un week end al mese di corrente gratuita per 52 week end l’anno (offerta riservata ai clienti Mpe-Iper).

Si aggiunge alle precedenti iniziative anche l’offerta IPERENERGIA ECO, che manterrà bloccato per ventiquattro mesi il prezzo dell’energia elettrica consumata (attenzione però: riguarda esclusivamente l’energia prodotta da fonti rinnovabili idroelettriche ed eoliche). I costi di attivazione e adesione all’offerta sono pari a zero e l’assistenza per tutte le procedure necessarie al passaggio è gratuita. IPERENERGIA si occuperà di tutti gli adempimenti burocratici e della gestione completa del servizio. Inoltre, é possibile pagare la propria bolletta comodamente alla cassa dell’ipermercato.

 

Squali, i predatori diventano prede Una petizione alla Ue per salvarli

Friday, October 17th, 2008

Salvate gli squali. E’ l’allarme che lanciano alcune associazioni ambientaliste europee nella settimana dedicata a questi straordinari pesci, che dopo aver regnato nei fondali marini per 400 milioni di anni, vengono ora seriamente minacciati da un acerrimo nemico, il solito: l’uomo. Al via c’è una raccolta di firme a favore di una petizione, da presentare a Bruxelles, affinché la Ue includa gli squali tra le specie protette e ne blocchi l’inutile mattanza.

LO SPECIALE REPUBBLICA TV

Convegni e seminari si tengono in tutta Europa, in Italia a Palermo, Milano, Roma e Genova, nella Settimana dello squalo, di scena fino al 19 ottobre, a cura di Shark Alliance, associazione che raduna 55 organizzazioni non governative in tutto il mondo. Il motivo: denunciare il pericolo che pescicani e razze corrono in tutti i mari del mondo, e nel Mediterraneo in particolare. L’obiettivo finale: promuovere la raccolta di firme per una petizione a favore di una legge europea a tutela di queste specie animali, in particolare sul fronte della pesca, ad oggi lasciata all’arbitrio dei singoli, più ancora che dei singoli Paesi.

GUARDA LE IMMAGINI

Uno studio dello Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura) ha evidenziato che 30 specie di squali e razze presenti del Mediterraneo sono a rischio estinzione: il 42 per cento di quelle che abitano il Mare Nostrum. Di quelle che abitano i nostri fondali, solo 13 “stanno bene”, ovvero non corrono rischi nel breve periodo. Un altro studio, che ha stimato, per gli ultimi due secoli, i trend delle popolazioni delle 20 specie dei grandi squali predatori stanziali nel Mediterraneo, ha evidenziato un autentico tracollo: meno 97 per cento in media. Gli squali sono letteralmente scomparsi - e la prova lampante è data dal fatto che non ne finiscono più nelle reti - anche in aree marine, come l’Adriatico, che per secoli hanno utilizzato per la riproduzione.


“Gli squali godono di pessima fama - ha spiegato Eleonora de Sabata, presidente di Medsharks, associazione italiana che fa capo a Shark Alliance - cui la recente cinematografia non ha giovato. In realtà, i casi di esseri umani uccisi da questi animali sono dell’ordine dei 5 casi annui, contro i 100 milioni di squali uccisi dall’uomo. Di fatto, le specie pericolose sono solo tre - squalo bianco, squalo tigre e squalo leuca. Comunque, non rientriamo tra le loro prede, le aggressioni avvengono perlopiù per errore”.

L’ecatombe, però, non è il frutto di irrazionalità collettiva, la reazione alla paura diffusa, come accade ad esempio dove l’uomo incrocia il proprio habitat con quello della tigre. E’ qualcosa di molto più venale. “In aree extramediterranee, gli squali vengono cacciati per le loro pinne, purtroppo assai ambite dalla cucina di molti Paesi asiatici. In questo caso, gli animali vengono catturati, si taglia la parte che interessa, e poi li si lascia liberi… di andare incontro a morte certa”.

Nel Mediterraneo, però, si assiste un altro fenomeno, se possibile di ancor più bassa lega. Squali e razze finiscono nelle reti a strascico - come accade ai delfini. Ma nel caso dei cetacei esistono moti di natura etica che fermano la mattanza al penultimo stadio, qui il passo dal peschereccio al supermercato è breve. “In un’epoca in cui le specie pregiate, come il tonno e il pescecane, scarseggiano a loro volta - spiega de Sabata - anche pesci dal valore commerciale basso diventano appetibili. Ma l’assurdo è proprio questo: nessuno si sognerebbe di pescarli di proposito, perché valgono ben poco”. Negli scaffali, il gioco è semplice: siccome l’utente medio scarterebbe qualunque trancio di pesce associabile all’idea di squalo, vengono utilizzati i nomi reali delle singole specie, qualora fuorvianti a sufficienza, come palombo, smeriglio o ventresca; in altri casi, si ricorre a denominazioni fittizie, come vitella di mare, o regionali, tipo Asià e Cagnetto. “Intendiamoci - dicono a Shark Alliance - qui non si tratta di un ‘no a priori’ all’impiego alimentare, in fondo si tratta di pesci come altri. Il problema è che si tratta di animali a rischio estinzione: in altre parole è come se al supermercato si trovassero palesemente esposte bistecche di tigre, con la differenza che per gli squali non c’è alcuna legge che vieta di farlo”.
Insomma, una strage che rischia di far sparire animali straordinari, oltreché di compromettere inesorabilmente l’ecosistema del Mediterraneo, che vedrebbe inesorabilmente svanito il vertice della propria catena alimentare, con conseguenze gravissime e imprevedibili. Il tutto per incuria, sciatteria ancor prima che per interessi economici. Da qui, la petizione. “L’obiettivo è riuscire a fare approvare la legge entro l’inizio del prossimo anno, alla riunione dei ministri dell’Agricoltura dei Paesi Ue - conclude Eleonora de Sabata - Abbiamo già 20mila firme, e una petizione pronta, anche se sappiamo che alcuni Paesi, come la Spagna e il Portogallo, premeranno per il mantenimento delle ‘non regole’ attuali”.

Fonte: La Repubblica

Biobottiglia, la prima al mondo si vende in Italia

Friday, October 17th, 2008

Rispondo alle curiosità di una lettrice sulle bottiglie biodegradabili:

Quante tonnellate di anidride carbonica vengono immesse nell’atmosfera ogni giorno per produrre qualcosa di totalmente naturale e innocuo, come l’acqua che beviamo? Parecchie, a cominciare dal fatto che la plastica con cui sono fatte le bottiglie di acqua minerale è derivata dalla lavorazione del petrolio. Oggi Fonti di Vinadio, società che produce l’acqua minerale Sant’Anna, annuncia l’arrivo a breve sul mercato italiano della prima bottiglia in materiale plastico di derivazione totalmente naturale, che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri di alcune piante anziché dal petrolio.

“L’impiego di risorse annualmente rinnovabili, anziché del petrolio, per produrre questa plastica naturale – spiega in un comunicato l’imprenditore Alberto Bertone, Ceo di Fonti di Vinadio, il primo a credere fermamente nella sperimentazione del nuovo materiale prodotto da Ingeo - riduce la dipendenza dai combustibili fossili. E grazie a processi manifatturieri più sostenibili contribuisce all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell’effetto serra. Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67 per cento di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali”.

Bertone ci aiuta a farci un’idea più chiara con un esempio illuminante. “Se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna!”. E il Ceo avverte: “A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie”.

Un bel risparmio per l’ambiente. Che però ci dà anche un’idea a dir poco raccapricciante dell’impatto che l’acqua minerale ha avuto finora sull’ambiente. Alleggerito il peso ambientale degli involucri, rimane il fatto che l’acqua in bottiglia viaggia, in massima parte su gomma, in lungo e in largo per l’Italia e per il mondo, (qui il file pdf di una tabella con qualche calcolo chilometrico fatto da Altraeconomia) creando nel suo percorso emissioni nocive tanto quanto quelle causate dalla produzione di bottiglie in PET. L’acqua del rubinetto, al contrario, arriva a casa nostra a zero impatto e la sua qualità non ha niente da invidiare a quella delle minerali.

Fonte : Panorama

ACQUA SANT’ANNA E AMIAT STUDIANO LA BIODEGRADABILITA’ IN COMPOSTAGGIO DELLA NUOVA BIOBOTTIGLIA

Siglato un accordo per osservare il comportamento dopo l’uso della nuova biobottiglia di plastica 100% natura
L’Azienda Fonti di Vinadio Spa ha dato incarico ad AMIAT - Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino - di gestire una prima fase di compostabilità su scala industriale della nuova biobottiglia di Acqua Sant’Anna, la prima bottiglia destinata al mass market prodotta con plastica vegetale al 100%.

La biobottiglia di Acqua Sant’Anna è prodotta con Ingeo™, una rivoluzionaria materia naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio. La bioplastica con cui è prodotta la nuova bottiglia Sant’Anna è conforme alla norma EN13432, che ne certifica la compostabilità, ovvero la biodegradazione in un tempo massimo definito.

Obiettivo dell’accordo è monitorare nell’impianto di compostaggio di Borgaro Torinese il comportamento della biobottiglia. Il progetto, effettuato ai sensi dello standard UNI EN 13432 e che avrà la durata di tre mesi, permetterà di seguire la disintegrazione delle bottiglie prodotte con l’innovativa plastica vegetale in ambiente di compostaggio.

Il compostaggio è il processo mediante il quale gli scarti organici vengono trasformati in utile compost, ovvero un terriccio ricavato dalla decomposizione che avviene naturalmente sulle sostanze vegetali.

Il progetto, condotto con la collaborazione scientifica del CIC (Consorzio Italiano Compostatori), prevede la realizzazione di tre diversi gruppi da tre sacchi in materiale traspirante all’interno dei quali le biobottiglie di Acqua Sant’Anna, opportunamente sminuzzate, saranno miscelate al materiale organico in fase di compostaggio in percentuali crescenti (dall’1% ad un massimo del 3% in peso). Per tre mesi la miscela verrà controllata al fine di verificare i corretti parametri di processo (temperatura, ossigeno e umidità). Prima e dopo la sperimentazione l’organico in decomposizione verrà analizzato chimicamente per verificarne la qualità come compost. Il risultato che ci si aspetta è che, dopo il processo di compostaggio, delle biobottiglie in plastica vegetale resti meno del 10%.

Al termine di questa prova è prevista anche un’ulteriore certificazione della nuova biobottiglia Sant’Anna presso il CIC.

Per informazioni:

Ufficio Stampa Acqua Sant’Anna – STUDIO SUITNER s.r.l.  Via Ferrante Aporti, 25  10131 TORINO
Tel. 011/8196450 (r.a.)   Fax 011/8196306   e-mail: segreteria@studiosuitnersrl.191.it

Settore Comunicazione Esterna Amiat S.p.A.
Tel. 011.2223274/32- Fax 011/2223223
e-mail: comunicazionesterna@amiat.it

Fonte :http://www.amiat.it/pagine.cfm?SEZ_ID=17&PAG_ID=211&PD_ID=186

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