Archive for October 14th, 2008

Stop ai biocombustibili

Tuesday, October 14th, 2008

Dall’ultimo rapporto annuale SOFA (The State of Food and Agricolture 2008), a cura della Fao, pubblicato il 7 ottobre sul sito , arriva uno stop alle politiche di sussidio ai biocombustibili.

Ad ispirare la drastica presa di posizione dell’agenzia dell’Onu concorre da un lato il dubbio sugli effettivi benefici apportati all’ambiente da questa tecnologia, dall’altro il giudizio negativo circa il suo impatto sociale.

Riguardo al primo aspetto, in un passo del documento si sostiene che “un maggiore utilizzo e quindi una maggiore produzione di biocarburanti, non necessariamente contribuirà a diminuire le emissioni di gas serra così come era sembrato in un primo momento”.

In molti casi, si riscontra un aumento delle emissioni, dato dal cambiamento di destinazione d’uso dei terreni agricoli, che compensa o addirittura supera il risparmio ottenuto rimpiazzando i combustibili fossili con i biocarburanti. Ricadute su acqua e biodiversità, unitamente al fenomeno concomitante della deforestazione, non possono che accrescere ulteriormente la preoccupazione di rischi ambientali tangibili.

Ma, venendo al secondo elemento di valutazione, ciò che suscita maggiore apprensione è la minaccia alla sicurezza alimentare di vaste fasce di popolazione mondiale. Sotto accusa è la pressione esercitata sui prezzi delle derrate alimentari, dovuta all’emergere dei biocombustibili come importante fattore di impulso della domanda di materie prime agricole (mais, zucchero ecc). Brent Searle, economista statunitense, ha calcolato un’incidenza nell’ordine dello 0,2-0,3% sull’attuale inflazione alimentare da parte della produzione di etanolo da mais.

Stando alle previsioni contenute nel rapporto, anche se biodisel ed etanolo potranno al massimo coprire il 3,5 del consumo globale di energia per il trasporto entro il 2030, la tendenza al rialzo dei prezzi è confermata per i prossimi 10 anni.

Sono 22 i paesi esposti al pericolo di un aggravarsi della denutrizione cronica. In particolar modo, Eritrea, Botswana, Haiti, Liberia e Nigeria presentano gravi difficoltà. Nel breve periodo è pertanto necessario stabilire programmi di protezione sociale o ampliare e rafforzare quelli esistenti mentre l’abolizione dei sussidi servirebbe ad intaccare un mercato artificiale, creato per difendere fondamentalmente i privilegi dei produttori OCSE.

Nonostante le forti critiche espresse, la Fao non emette comunque una sentenza definitiva contro la diffusione dei biocombustibili. La porta rimane aperta per i biofuels di seconda generazione derivanti da biomasse lignocellulosiche, potenzialmente in grado di ridurre le emissioni del 70-90%.

Fonte: La Stampa

Il calendario UE delle attività su ambiente e energia

Tuesday, October 14th, 2008

Settimana con diversi momenti importanti dal convegno per il clima dopo il 2012, alla sessione della commissione industria sull’energia sostenibile dai carburanti fossili

Per quanto riguarda i temi ambientali ed energetici, in questa settimana, ecco il programma delle attività a Bruxelles.
Mercoledì 15, alle 12,30 il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas terrà una conferenza stampa sulla deforestazione illegale. Alle 16.00 interverrà ad un convegno allo Charlemagne sul tema “Verso un accordo completo e ambizioso sul clima per il dopo 2012”.
Giovedi 16, presso il Parlamento europeo, alle 15,30, in commissione Industria si voterà il rapporto su “La dimostrazione di produzione di energia sostenibile a partire da combustibili fossili”.
Venerdì 17, alle 10.00 sempre il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas, riceve Andrea Benassi, segretario generale dell’Associazione europea delle piccole e medie imprese dell’Artigianato, Ueapme.

Fonte: La Repubblica

Ecosistema urbano, Roma crolla

Tuesday, October 14th, 2008

ROMA - Questa volta la notizia non è tanto chi ha vinto, ma chi ha perso. In testa alla classifica di Ecosistema urbano 2009, l’annuale ricerca di Legambiente e Sole 24 Ore sulla sostenibilità delle nostre città, c’è infatti una conferma: Belluno. Molto più rumoroso è invece il tonfo di Roma, passata dal 55esimo al 70esimo posto. Caduta che appare ancora più pesante se osservata in parallelo al balzo in avanti di Milano, che dal 59esimo sale al 49esimo piazzamento.

La scelta dei parametri. La graduatoria finale della qualità ecologica dei 103 capoluoghi di provincia italiani stilata in collaborazione con il centro studi Ambiente Italia emerge dall’incrocio di oltre 125 mila dati ricavati da informazioni e statistiche riferite a 125 parametri che vanno dall’affidabilità del trasporto urbano alla superficie verde per abitante, dall’efficienza del sistema idrico alla qualità dell’aria, dai chilometri di piste ciclabili alla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle energie rinnovabili alla gestione dei rifiuti e alla loro raccolta differenziata.

Il declino della capitale. Tutti aspetti della buona amministrazione sui quali la giunta di Letizia Moratti nel 2007, l’anno fotografato dalla ricerca, ha evidentemente ottenuto spesso risultati migliori di quella guidata da Walter Veltroni. Milano batte ad esempio Roma in raccolta differenziata (31% contro 17%), isole pedonali, e piste ciclabili. “La capitale - spiega il portavoce di Legambiente Alberto Fiorillo - paga un indebolimento nelle strategie a sostegno della mobilità avvenuto a fine legislatura e un sostanziale immobilismo che ha permesso a Milano, malgrado non abbia fatto che progressi limitati, un clamoroso sorpasso”.


La top five. Un successo, insomma, quello del capoluogo lombardo, tale solo se ci si limita a osservare il derby tra le due metropoli. Le performance della capolista Belluno e delle altre città che la seguono in classifica (Siena è seconda, Trento terza, Verbania quarta e Parma quinta) sono infatti ben altre.

Il successo di Belluno. Il capoluogo dolomitico, segnalano i curatori di Ecosistema Urbano 2009, “pur senza primeggiare in quasi nessuno dei parametri selezionati ha comunque buone performance in tutti i settori, senz’altro superiori alla media”. A Belluno, ad esempio, il dato annuale delle polveri sottili presenti nell’aria dal 2006 al 2007 scende da 26 a 23 microgrammi per metro cubo, ampiamente entro i limiti di legge. La raccolta differenziata è al 57,4%, una percentuale ottima. Comportamento virtuoso che si somma a una bassissima produzione di rifiuti. Il trasporto pubblico è giudicato positivamente, le bici hanno piste a sufficienza (4,6 metri per abitante) e anche la superficie riservata alle zone pedonali è in costante crescita.

Questione di volontà. A spiegare la ricetta del successo è ancora Fiorillo. “Dietro le città che migliorano o che peggiorano nella loro qualità ambientale - chiarisce - ci sono poche condizioni oggettive. C’è la qualità del governo locale e anche (non ultimo) la qualità della cultura civica locale. Questo e non altro spiega perché qualcuno migliora, molti vivacchiano, altri addirittura peggiorano”.

Il Sud resta indietro. Certo, come ogni anno, la classifica complessiva mostra una netta frattura tra Nord e Sud del Paese, con la presenza di due città del Mezzogiorno, Cagliari e Caserta, solo dopo la 35esima posizione, mentre tutta la parte bassa della graduatoria è monopolizzata dai centri di Sicilia, Calabria, Lazio e Campania. “Ma - avverte ancora Fiorillo - sgombriamo il campo dall’idea che queste città siano in ritardo perché (o solo perché) a più basso reddito: Frosinone, ultima in classifica, ha lo stesso Pil procapite di Verbania, che figura invece tra le prime cinque”.

Morale agrodolce. Il dolce è rappresentato dal fatto che non ci sono ostacoli insormontabili o mancanza di soluzioni quando c’è la volontà di affrontare il tema della qualità ambientale. L’agro, il molto agro, è rappresentato dal fatto che questa volontà in Italia è ancora molto poco diffusa e si limita a poche città virtuose. “I numeri - si legge nella sintesi della ricerca - mettono in risalto un’Italia delle città davvero strana, piena di contraddizioni. Con alcune esperienze avanzate in diverse aree del Paese (il teleriscaldamento, una raccolta differenziata spinta) che si perdono in una generale mediocrità delle politiche ambientali”.

Occasioni perdute. E non è tutto. Questa mediocrità, sottolinea ancora Ecosistema urbano - ha mandato sprecate due grandi occasioni per voltare pagina. La prima è che malgrado la folle corsa dei prezzi sia partita proprio nel 2007, i consumi energetici e petroliferi delle città sono rimasti praticamente identici a quelli dell’anno prima. La seconda è legata al fatto che la crisi dei rifiuti in Campania, esplosa clamorosamente nel 2008, ma ampiamente documentata e conosciuta già nel 2007, ha “influenzato poco le scelte generali delle amministrazioni locali e di quella nazionale”, così come non ha portato le imprese a impegnarsi “nell’abbattimento delle quantità di imballaggi e plastica”. Con il risultato che la produzione media di rifiuti dal 2006 al 2007 è cresciuta di un chilogrammo a persona.
Sindaci e Stato. A conferma, come conclude la ricerca, che “le colpe della staticità delle città sono varie e non sempre ricadono sui sindaci: non è colpa degli amministratori locali se da molti anni lo Stato investe poco nelle infrastrutture per il trasporto urbano”, anche se questo dato “viene spesso usato come alibi dai primi cittadini che molte cose utili potrebbero farle a costo zero”, dall’introduzione del road pricing all’aumento delle corsie preferenzialità

Fonte: La Repubblica

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