Archive for October 13th, 2008

Eco-kids, piccoli fondamentalisti per la salvezza del pianeta

Monday, October 13th, 2008

Un attimo di distrazione, il rubinetto lasciato aperto mentre ci si lava i denti, la luce rimasta accesa nella stanza da cui si è usciti, e il piccolo ambientalista è pronto a rimproverarvi. “Eco-kids”, li chiamano negli Stati Uniti, sono i bambini cresciuti con la paura che l’acqua presto finirà e che la produzione di energia elettrica minaccia la salute del mondo, infanti-guardiani del futuro dell’umanità. Sono tanto consapevoli dell’emergenza ambientale da far sentire anche il genitore più attento un inquinatore incallito e sono, soprattutto, capaci di indirizzare scelte e consumi di tutta la famiglia.

Una lezione imparata troppo bene. La psicologia dell’età evolutiva la chiama iper-regolarizzazione: è lo stesso meccanismo per cui quando i bambini imparano alcune regole grammaticali le applicano con rigore in ogni caso, come quando il participio passato di “rompere” diventa “romputo”. Ecco, in alcuni casi ce le hanno proprio “rompute” con quell’aria da saccenti con cui guardano disgustati i giornali ammucchiati in casa ed esclamano “quanta carta sprecata!” e la diligenza con cui ci ricordano che il televisore va spento perché la spia rossa consuma elettricità.

Il merito-colpa è della scuola, che organizza attività nei centri di educazione ambientale e inserisce nei programmi di scienze lo sviluppo sostenibile e le energie rinnovabili. Non c’è da stupirsi, perciò, se il nipote di neanche otto anni disquisisce sul fatto che il buco dell’ozono si è di nuovo allargato nel 2007 ma non è tornato alle dimensioni tremende del 2005. Del resto, è lo stesso bambino che ha letto con entusiasmo lo scorso anno il Papersera, inserto di Topolino fatto come un vero giornale e sponsorizzato dall’Eni. L’inviato Pippo insegnava concetti come “riscaldamento globale” e “cambio climatico” e dava suggerimenti su come risparmiare energia con i piccoli accorgimenti quotidiani. I piccoli ambientalisti vedono cartoni animati come La gang del bosco e aspettano con ansia l’uscita dell’ultimo film della Pixar, Wall-E, parabola ecologica di un pianeta tanto inquinato da dover essere abbandonato. E poi riportano quel che imparano nella vita di tutti i giorni, con la semplicità intransigente propria della loro età.


Un mercato appetibile. Della disponibilità dei più giovani a farsi carico della salute del mondo si è accorto anche il marketing, per cui ora per vendere un prodotto è utile sottolineare il ridotto impatto ambientale e i risultati sono subito evidenti. C’è chi riferisce della bambina che accetta di farsi lavare i capelli solo con quel dato shampoo “che rispetta l’ambiente” e chi mettendo il tonno nel panino si è sentito chiedere dal figlio adolescente se era sicuro che fosse stato pescato rispettando i delfini.

Nei giorni scorsi il quotidiano statunitense New York Times denunciava il fatto che molti genitori si sentono sotto pressione perché le scelte ambientaliste dei figli li obbligano a spendere di più. Mamme esasperate raccontavano di aver dovuto cambiare tutte le lampadine di casa per dotarsi di quelle a basso consumo e altri di non poter passare davanti a un tetto dotato di pannelli solari senza sentirsi chiedere con insistenza di abbandonare al più presto il sistema di riscaldamento inquinante per passare al solare. “Mio figlio ci ha chiesto di comprare una macchina a idrogeno - era il racconto di uno dei genitori intervistati - e ha detto che non salirebbe mai su un Suv”.

Negli Stati Uniti, la nazione che contribuisce di più al mondo alle emissioni di anidride carbonica e che fa più resistenza nel fissare limiti in proposito, l’insistenza degli “eco-kids” ha dato il via a una serie di critiche al sistema scolastico. C’è infatti chi sostiene che i bambini stanno diventando dei fondamentalisti dell’ecologismo e che si perde troppo tempo sull’educazione ambientale e si tralasciano materie più importanti. Sotto accusa sono finiti anche i distintivi applicati su alcune uniformi scolastiche per indicare che gli alunni partecipano a gruppi per la “Salute dell’ambiente”, il “Patto per la Terra” o l’”Azione per il pianeta”. In Italia gli “eco-kids” sono ancora poco organizzati e inquadrati, ma per fortuna riescono già a farsi ascoltare dagli adulti.

Fonte : La Repubblica

CROLLO ECONOMIA, PER STRADA ANCHE GLI ANIMALI

Monday, October 13th, 2008

Sono sempre i più deboli a pagare nei momenti di crisi e di difficoltà. E tra i deboli ci sono anche gli animali. Cani, gatti e altre bestiole come rettili, pappagalli e criceti che, a seconda della moda del momento, sono entrati a far parte del nucleo domestico di tante famiglie.
E, anche per loro, sono tempi duri. Negli Stati Uniti, ad esempio, si è registrata un’impennata di abbandoni di cani e gatti in particolare quale causa-effetto della crisi dei mutui subprime. Molti americani sono stati costretti a lasciare la casa e con essa rinunciare alla possibilità di tenere il proprio animale. Così molti cani sono finiti in canile e molti gatti per strada. Una dramma nella tragedia di molte famiglie. Da noi la situazione è, per fortuna, molto diversa. I problemi ci sono lo stesso perché, anche senza la scure della rata del mutuo, i bilanci delle famiglie sono sempre più in rosso. Occorre quindi riscoprire la «diligenza del buon padre di famiglia», tagliando le spese superflue e rivedere al ribasso tutte le altre. Compresi i costi sostenuti per tenere Fido e Fuffi con noi. Un indicatore di questo stato d’animo si può ritrovare nei supermercati che hanno interi reparti dedicati al loro benessere. Le offerte si moltiplicano e il 3×2 arriva anche sulla scatoletta per cani e gatti. C’è chi sceglie prodotti a basso costo, non di marca e chi invece i torna all’antico con la preparazione di «papponi» a base di avanzi di cucina. Anche la visita dal veterinario diventa una preoccupazione in più. C’è chi chiede lo sconto al medico e spesso paga un salasso l’acquisto dei farmaci specifici, le cui confezioni raramente vengono utilizzate per intero ma sono state pagate per tali. «Per ovviare soprattutto al costo delle terapie farmacologiche - spiega Vincenzo Appicciuttoli, medico veterinario della Asl RmE - non essendo ancora possibile dispensare il farmaco da parte del medico veterinario, molti colleghi aiutano i proprietari di animali concedendo quote parti di flaconi, iniettabili e grandi confezioni di compresse, per consentire un risparmio considerevole per l’effettuazione della terapia». Cani e gatti, fanno parte a tutti gli effetti della famiglia che li ospita, rappresentano un valore emotivo e affettivo, sancito dalla legge e riconosciuto anche dai medici che li impiegano nella pet-therapy. Eppure i nostri amici a quattrozampe sono inesistenti per la burocrazia e non ci sono forme di solidarietà sociale a sostegno di chi, magari, salva un cane dalla strada e lo adotta, contribuendo alla soluzione di una problema che è di competenza degli enti locali. Ma le proposte non mancano. L’estate scorsa un parlamentare del Pdl, per scoraggiare l’abbandono del cane, aveva ipotizzato la detrazione dalle tasse fino a 250 euro per pagare la pensione. Una buona idea, per ora rimasta tale.
Chi vuol bene agli animali e chi fa del bene agli animali lo fa a proprie spese. Solo che qualche volta non ce la fa e allora ricorre alla solidarietà organizzata o singola degli animalisti. Si affida al tam tam delle associazioni e alla generosità dei volontari per rimediare scatolette, croccantini e medicine. Tra questi soprattutto gli anziani e le gattare dalle cui finanze personali dipende il destino di tante piccole e grandi comunità feline di Roma. In finale, portafoglio o meno, il cuore dei romani non bada a spese. A confermarlo un solo dato: il primo giorno della kermesse dedicata al gatto, sono stati adottati tutti i micetti in cerca di una casa.
Cinzia Tralicci
da Il Tempo

PRESTIGIACOMO RINVIARE DECISIONE UE

Monday, October 13th, 2008

Italia ”inflessibile” sulla necessita’ di rivedere il pacchetto clima-energia dell’Ue. ”In un momendo di crisi come questo e’ irresponsabile insistere su un insieme di misure” dal forte impatto economico e senza risultati ambientali non solo per il sistema Italia ma anche per le economie di altri Paesi europei. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, annunciando che l’Italia ”chiedera’ il rinvio della decisione”. Il ministro e’ tornato sul pacchetto clima al termine del Consiglio dei Ministri odierno a Napoli. L’appuntamento piu’ importante sara’ la riunione dei Capi di Stato e di Governo il prossimo 15 e 16 ottobre. Al centro la situazione economica. Da qui la richiesta di ”rinviare la valutazione” sul pacchetto clima-energia. ”Non e’ il momento per questi impegni”, ha detto Prestigiacomo sottolineando che visto che le decisioni in quella sede vengono prese all’ unanimita’ ”la posizione italiana sara’ determinante” e di ”forte peso”. ”Chiediamo - ha aggiunto Prestigiacomo - che l’ Ue tenga in considerazione l’impatto insostenibile per la nostra economia e per il nostro sistema. E anche se le scadenze delle misure non sono cosi’ vicine, non e’ il momento per decisioni cosi’ vincolanti”.

Per l’Italia si tratterebbe di fatto di una ”tassa aggiuntiva” ha proseguito Prestigiacomo dai risultati ambientali ”inutili”. All’Italia, ha spiegato quindi il ministro, il pacchetto europeo che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di Co2, l’aumento del 20% delle rinnovabili e la crescita dell’efficienza energetica del 20% costera’ ”l’1,14% annuo del Pil nazionale senza risultati ambientali visto che l’incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sara’ dello 0,03% e per tutta l’Ue del 2-3 per cento”. Senza contare che l’Italia, ha proseguito Prestigiacomo, ”e’ costretta a investimenti piu’ onerosi rispetto a Paesi piu’ inquinatori”. Il ministro chiede quindi un rinvio sulla decisione di approvare il pacchetto entro l’anno sottolineando la ”necessita’ di aprire un vero e proprio negoziato nel momento in cui il provvedimento verra’ esaminato nel merito”. L’Europa vorrebbe arrivare all’appuntamento del dicembre del 2009 di Copenaghen, quando si dovra’ decidere il futuro dopo il Protocollo di Kyoto, con le misure gia’ approvate pensando di convincere Usa, Cina ed India ad aderire agli obblighi di riduzione delle emissioni. Ma, secondo il ministro, in questo momento ”l’Europa sembra essere sorda e non accorgersi di quello che sta succedendo nei singoli paesi senza contare le spinte di natura elettoralistica in seno al Parlamento europeo”. (ANSA).

MARE, 100 CM IN PIU’ GIA’ QUESTO SECOLO

Monday, October 13th, 2008

 Le stime pubblicate finora sul futuro innalzamento del livello dei mari sono troppo ottimistiche e vanno riviste al rialzo, alla luce di nuovi e preoccupanti dati: è il grido d’allarme lanciato questa settimana dall’Istituto per la Ricerca sull’impatto climatico (Pik) di Potsdam (est della Germania), consulente del governo tedesco in materia di politica ambientale. “Dovremmo prepararci per un innalzamento dei livelli dei mari di un metro durante questo secolo”, ha detto alla stampa internazionale il direttore dell’istituto, Joachim Schellnhuber.

In particolare, secondo il Pik, le statistiche sul cambiamento climatico presentate all’inizio di quest’anno dal Panel intergovernativo sul mutamento climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite sono troppo ottimistiche perché ormai datate. Secondo il Pik, infatti, il tasso di scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya e della calotta che copre la Groenlandia é raddoppiato o addirittura triplicato negli ultimi anni, in parte a causa di un aumento delle emissioni di gas a effetto serra dell’industria cinese. Ma queste conseguenze del grande sviluppo dell’economia cinese non sono state incluse nel rapporto dell’Ipcc sul riscaldamento globale presentato nel febbraio 2007 perché all’ epoca non erano note. In quell’occasione, l’Ipcc ha previsto un innalzamento del livello dei mari di tra 18 e 59 centimetri entro il 2100.

Le emissioni di gas serra, ha spiegato Schellnhuber, sporcano il ghiaccio e ne indeboliscono il potenziale di riflessione del raggi solari, che vengono quindi assorbiti maggiormente, favorendo così lo scioglimento. In particolare - ha precisato l’Istituto d’economia mondiale di Kiev - le emissioni di anidride carbonica, principale responsabile del riscaldamento climatico, continuano ad aumentare a un tasso del 3,5% all’anno, soprattutto in seguito al frenetico sviluppo economico di Paesi emergenti come Cina ed India, Basti pensare che, fino a 20 anni fa, l’aumento era dell’1% all’anno. Ma anche altri fattori contribuiscono a rendere la situazione più seria di quando l’Ipcc abbia previsto. Tra questi, un calo del volume di particelle ’sporche’ nell’aria, che contribuiscono a proteggere la Terra dal sole. E su questo punto, Schellnhuber avverte che limitare le emissioni in metropoli come Pechino per cercare di pulirne l’aria, paradossalmente potrebbe aumentare le temperature globali invece di ridurle. Gli scienziati del Pik ritengono che l’uomo abbia oggi il 50% di probabilità di limitare a due gradi centigradi l’aumento globale delle temperature prima del 2100. Questo risparmierebbe alla Terra seri danni - spiegano - ma solo a patto che i piani messi sul tavolo dai Paesi del G8 per ridurre le emissioni di gas serra vengano realizzati.

“Nonostante sia sempre difficile fornire cifre certe - ha detto il direttore del Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici, Antonio Navarra - da queste stime, però, continuano a uscire numeri importanti che rafforzano la serietà del problema al di là del numero preciso”. “Nel caso tutta la calotta della Groenlandia si sciogliesse - ha aggiunto - l’ innalzamento dei mari, è stato calcolato, sarebbe di 7,5 metri e, in base a questo, a seconda della percentuale di scioglimento che si prende in considerazione, si arriva al potenziale di innalzamento dei mari”.

Fonte : Ansa.it

Scomparsi gli ibis dell’oasi di Orbetello

Monday, October 13th, 2008

Da quel tratto di Maremma ancora incontaminato che, come una grande nido, avrebbe dovuto accoglierli per salvarli dai pericoli dell’uomo e da un’estinzione purtroppo molto vicina, sono spariti all’improvviso. Dieci ibis eremita di appena cinque mesi, trampolieri stupendi e rarissimi (nel mondo ne sono rimaste duecento coppie in Marocco e in Siria) sono scomparsi dall’Oasi del Wwf nella laguna di Orbetello.

 Qui erano arrivati a settembre dopo un volo straordinario dalla Baviera durato più di un mese. Gli uccelli avevano seguito un deltaplano, per loro una mamma virtuale, pilotato da etologi e ambientalisti. Un esperimento internazionale per cercare di salvare questa specie. A Orbetello, nell’ambiente palustre della laguna, avrebbero dovuto svernare, diventare adulti, e magari riprodursi per cercare di vincere la battaglia contro l’estinzione come lo scorso anno hanno fatto altri dieci uccelli ancori oggi custoditi nell’oasi maremmana. Ad accorgersi della scomparsa dei nuovi arrivati sono stati i volontari del centro. Gli animali non sono stati rubati, ma probabilmente come tutti i «cuccioli», hanno cercato di esplorare il territorio e sono volati chissà dove. «Non rendendosi conto dei gravi pericoli che corrono», dice Fabio Cianchi coordinatore delle oasi del Wwf della Maremma. «Questi trampolieri non hanno paura dell’uomo perché sono abituati a essere accuditi dai volontari del centro, dunque possono finire nel mirino di qualche male intenzionato, oppure rifugiarsi in luoghi pericolosi, magari vicino a centro abitati».

CHI LI HA VISTI AVVISI IL WWF - Domenica c’è stato un falso allarme. Qualcuno ha chiamato il Wwf segnalando la presenza degli uccelli vicino all’ospedale di Orbetello. I volontari sono partiti, ma invece degli ibis si sono trovati di fronte a una piccola colonia di cormorani. «Siamo molto preoccupati perché gli ibis sono in pericolo grave», dice Cianchi. Che lancia un appello: «Chiunque crede di averli avvistati telefoni al Wwf (0564/898829 - 0564/870198 - 320/8223972) ma non si avvicini agli animali e non li tocchi. Sono disorientati e potrebbero fuggire ancora». Riconoscerli non è difficile. Hanno becco e zampe lunghe e piume dalla colorazione scura con riflessi metallici verdi. Sul capo, come tutti i giovani esemplari della specie, hanno un ciuffetto bianco. Ma soprattutto alle zampe hanno anelli colorati applicati dai volontari per il riconoscimento. Su ogni anello c’è il loro nome. Gli ibis sono stati battezzati come bambini. Si chiamano Hanni, Gonzo, Jago, Isi, Zora, Luca, Mari, Mia, Maxi e Mikesch.

 
 

Marco Gasperetti
Fonte : Corriere della Sera

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