Archive for October 8th, 2008

“Guinzaglio obbligatorio per tutti i cani”

Wednesday, October 8th, 2008

Guinzaglio per tutti i cani domestici, a prescindere dalla razza e quindi dalla pericolosità, e revisione in senso più rigido dei criteri per l’adozione della museruola. Dopo i crescenti casi di aggressioni, anche mortali, da parte di cani di proprietà il Ministero della Salute emanerà a breve (entro la fine dell’anno) una nuova ordinanza per disciplinare la materia. L’annuncio è del sottosegretario Francesca Martini che, a margine di un convegno, ha spiegato: «I gravi casi di aggressioni da parte di cani di proprietà possono e debbono essere prevenuti dai proprietari: su questo tema è in preparazione una nuova ordinanza del Ministero che va a sostituire quella vigente, che scade a gennaio, che non ha dato grandi frutti, visti i risultati».«Rafforzeremo le misure di prevenzione, come il guinzaglio, che dovrà essere obbligatorio per tutti i cani al contrario di oggi, anche per i cani non molto reattivi, e - ha detto ancora Martini - la museruola in alcuni casi che stiamo valutando, legati direttamente alla reattività dell’animale».

«Nel nostro paese non è mai partito un provvedimento di educazione e coinvolgimento dei proprietari, la responsabilità è loro e solo loro - ha concluso - possono gestire e controllare la reattività dell’animale». L’ordinanza sarà pronta prima della fine dell’anno, conclusa una fase di concertazione con associazioni ed esperti.

Fonte: La Zampa.it

Quando l’energia nasce dalle onde adesso scendono in campo i big

Wednesday, October 8th, 2008

È UN GIACIMENTO sterminato, che occupa oltre il 70% della superficie del pianeta e ora lo stanno scoprendo le grandi compagnie mondiali dell’energia. Onde, correnti, maree sono le nuove fonti rinnovabili sulle quali hanno messo gli occhi, e ora cercano di mettere le mani, colossi come la Chevron. La possibilità di ricavare energia dai movimenti del mare è studiata da ormai cento anni e negli anni ‘70, in concomitanza con la prima crisi petrolifera, le ricerche si intensificarono. Quando il prezzo del petrolio calò, intorno al 1980, l’idea di sfruttare l’energia marina fu messa da parte, ma ora le istanze ambientaliste e il nuovo aumento del petrolio danno impulso al settore. Il World Energy Council (WEC) di Londra ha stimato nel 2007 che il 15 per cento del fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere coperto da impianti di sfruttamento del moto ondoso dei mari. Questa quantità sarebbe il doppio di quella attualmente prodotta dalle centrali nucleari. E in più ci sarebbero le correnti e le maree.

Colossi all’attacco. La prima azienda a scommettere sull’energia marina è stata la Enersis, che nel 2005 ha siglato un accordo per costruire un impianto nel Nord del Portogallo. Quando l’intesa fu annunciata sembrò un passo rivoluzionario. A due anni di distanza a scommettere sull’energia marina sono sempre di più e tra questi aziende votate da sempre all’energia tradizionale. “Chevron sta studiando le tecnologie sull’energia oceanica - ha dichiarato il portavoce di una compagnia consociata al colosso petrolifero statunitense al quotidiano economico Wall Street Journal - e sta valutando la possibilità di cooperare con noi”. La cooperazione in questione riguarda l’ottenimento di un permesso dalla commissione statunitense per l’energia, necessario per avviare un progetto di sfruttamento dell’energia marina in Alaska. È un segnale non da poco, soprattutto se si considera che proprio in Alaska gli Usa continuano a estrarre petrolio e recentemente il presidente Bush ha avviato un piano per nuove trivellazioni.


Oltre alla Chevron ci sono la Verdant Power Inc. di New York e la Ocean Power del New Jersey a percorrere la strada dell’energia che viene dal mare e le somme investite finora, per quanto non note nei dettagli, indicano secondo gli osservatori un interesse in ascesa.

Tecnologia da mettere a punto. Gli esperti parlano di una tecnologia ancora agli albori, anche perché l’energia marina non fuga tutti i dubbi sull’impatto ambientale. Per ora gli impianti come quello portoghese o alcuni in Scozia sono di piccole dimensioni e non sembrano creare grossi problemi all’ecosistema. Per produrre energia su larga scala, però, si devono usare tecnologie con un maggiore impatto ambientale. E le scelte sono diverse: la Ocean Power, per esempio, usa un sistema di boe collegate tra di loro. La spinta delle onde, che fa muovere le boe su e giù è convertita in pressione idraulica da pistoni e cilindri all’interno dei galleggianti. La pressione fa girare una turbina che a sua volta alimenta un generatore. L’elettricità è mandata a riva attraverso cavi sottomarini. Per ora ci sono quattro impianti di questo tipo in via di progettazione, in attesa solo dell’approvazione federale e parte dell’energia potrebbe servire per un’installazione militare.

La Verdant Power, invece, produce già energia per un centro commerciale e un parcheggio usando sei turbine sottomarine nell’East River di New York. Il movimento dell’acqua quando ci sono le maree fa girare le pale delle turbine, creando un movimento rotatorio che alimenta un generatore. La Verdant ha detto che ha un lungo elenco di clienti in attesa delle necessarie autorizzazioni per usufruire dell’energia.
Dopo le onde, le maree. Un interesse particolare, dicono all’Istituto per la ricerca dell’energia elettrica, merita in questo momento il potenziale delle maree. Sebbene si tratti di un fenomeno intermittente, la marea è più prevedibile del vento, del sole o delle onde e quindi più affidabile come fonte di energia. È proprio sull’energia delle maree che stati come quello di New York, Maine e Alaska, insieme ad altri che si affacciano sulle coste, hanno già investito 7 milioni e mezzo di dollari nel 2008 e previsto investimenti fino a 35 milioni per il 2009.

Fonte : La Repubblica

Tonno rosso, il Wwf accusa l’Italia Gestione della pesca fuori controllo

Wednesday, October 8th, 2008

 ”La gestione della pesca del tonno rosso è insostenibile e totalmente fuori controllo in italia”: è quanto dimostra un dossier del Wwf Internazionale e del Wwf Italia lanciato in tutto il mondo. Lo studio è stato commissionato a una società di consulenza indipendente che ha svolto un’indagine a tutto campo. I dati provano un’eccedenza nella pesca al tonno rosso che nel 2008 “è stata come minimo di oltre 700 tonnellate” oltre i limiti fissati dalla Ue per il nostro Paese.

Il documento parla di “un’illegalità diffusa e reiterata negli anni dovuta a mancati controlli, pescherecci pirata e porti fantasma, trasferimenti non registrati di tonni vivi in allevamenti all’estero, mercati irregolari, criminalità organizzata presente e operante sui mercati remunerativi del tonno rosso, registrazioni di vendite e catture improprie e fuori dal dettato comunitario”.

Il Wwf consegnerà i risultati della ricerca al ministro delle Politiche agricole e forestali Luca Zaia, alla Commissione pesca della Ue, alle autorità preposte ai controlli “in uno spirito collaborativo e nella convinzione che solo un lavoro di stretta sinergia tra tutti gli enti preposti possa davvero dare i risultati sperati nel controllo dell’illegalità nella pesca del tonno rosso nei nostri mari”.

Nel corso dell’estate 2008 l’Ue aveva deciso, infatti, di chiudere la stagione di pesca del tonno con due settimane di anticipo, chiusura che ha di fatto - secondo il ministero - impedito all’Italia di raggiungere le quote fissate dall’Iccat (Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico) vale a dire 4162,71 tonnellate. Secondo il Wwf invece la quota di tonno rosso pescata in eccedenza è stata minimo di oltre 700 tonnellate nel 2008. I risultati cui si giunge nel dossier sono in contrasto quindi con i dati che il ministero italiano aveva inviato questa estate a Bruxelles.


“Dopo un drammatico 2007 con quote di pescato eccedenti il 40 per cento le quantità assegnate, al tonno rosso, in Italia, è andata meglio quest’anno, grazie alla decisione dell’Ue di chiudere la stagione di pesca con 2 settimane di anticipo. - commenta Enzo Venini, Presidente del Wwf Italia -. Dai dati che abbiamo potuto incrociare, quest’anno si sono pescate come minimo 700 tonnellate in più, mentre nell’anno precedente la quota eccedente ammontava a 1.653 tonnellate (e non 327 come i dati ufficiali dicono)”.

“Ma il dossier che consegneremo al Ministro Zaia, alla Commissione Pesca dell’Ue e alle autorità preposte al controllo dice di più - sottolinea Venini -. Molte quantità di pescato di pregio, tra cui rientra il tonno rosso, non viene registrato nei porti al momento dello sbarco: a Pozzuoli, Vibo Valentia, Portopalo e Cetraro, nel 2008 non è stato registrato neppure un tonno rosso. Altre quantità sono vendute illegalmente in mercati chiusi per infiltrazioni mafiose”.

Dal dossier risulta inoltre che le imbarcazioni italiane registrate e autorizzate alla pesca e all’allevamento del tonno rosso siano 185: dall’indagine svolta in mare e nei porti dai consulenti del WWF la flotta coinvolta nella stagione 2008 conta 283 unità di cui 27 parangali, 162 tonnare volanti (ossia con reti a circuizione), 73 reti a strascico e 21 rimorchiatori, 47 delle quali prive di sistemi di monitoraggio, 160 sprovviste di licenze di pesca per tonno rosso, 82 mai inserite nei registri dell’Iccat nel 2008.

“Lo scenario obbliga tutti gli attori coinvolti a smettere ipocrisie e scorciatoie - aggiunge ancora Venini - La popolazione del tonno rosso è prossimo al collasso commerciale e questo è dovuto a chi gestisce in modo non sostenibile e senza scrupoli la pesca. Il Wwf chiede dunque una moratoria di 3 anni sulla pesca del tonno rosso in Mediterraneo e invita il ministro Zaia a ritirare il ricorso presentato presso la Corte europea, per chiedere di rivedere le decisioni prese”.

“Con il nostro dossier - conclude il presidente del Wwf Italia - da oggi ministro, Commissione e autorità avranno uno strumento in più per capire quanto fuori controllo sia la pesca di questa specie, avranno dati e notizie per poter avviare indagini contro illegalità e irregolarità di ogni genere. E’ chiaro che siamo al fianco di tutti i settori della pesca che svolgono la loro attività rispettando le leggi e in maniera sostenibile. Ci auguriamo di incontrare il loro consenso e la loro alleanza. In sostanza è in gioco il loro futuro, non solo quello del tonno”.
La scorsa settimana, la Commissione scientifica dell’Iccat ha reso noto il suo verdetto sulla pesca del tonno rosso in Mediterraneo nel 2007: 61.000 tonnellate sono state prelevate, vale a dire il doppio della quota legale, con uno stock riproduttivo in crisi, essendo solo il 36 per cento rispetto a 30 anni fa. Il prossimo incontro dell’Iccat si terrà a Marrakech, in Marocco, dal 17 al 24 novembre 2008. L’auspicio, come perfino la prestigiosa rivista scientifica Nature raccomanda in un articolo dedicato al tonno rosso, è che le parti in causa decidano la chiusura, seguendo le indicazioni del Wwf, fin tanto che permarranno forme di illegalità e insostenibilità tanto diffuse.

Fonte : La Repubblica

Pellicce, gli animalisti: “Giorgio Armani come pinocchio”

Wednesday, October 8th, 2008
Giorgio Armani non ha mantenuto la parola di non usare più pellicce nelle sue collezioni e per questo gli animalisti del Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) manifesteranno oggi a Milano davanti alla principale boutique dello stilista con dei cartelloni giganti che raffigurano un Armani-Pinocchio (nella foto la manifestazione di protesta della Peta contro Fendi nel novembre 2005 - Foto: Masterphoto Milano).«Giorgio Armani non è stato di parola: un anno fa aveva detto che non avrebbe più usato pellicce, invece nella nuova collezione autunnale ci sono giacche e gonne con inserti in pelliccia, pellicce con decorazioni floreali e persino tutine da neve per bambini con inserti in vera pelliccia», ha detto Dan Methews, vicepresidente del Peta, a Roma per la presentazione della sua autobiografia Committed.«Dal momento in cui Armani si è rifiutato di vedere con i propri occhi come gli animali vengono mutilati per le sue collezioni - dice l’organizzazione in una nota - Peta ha iniziato a sollecitare le celebrità di Hollywood che indossano i suoi vestiti e che ne frequentano le sfilate, tra cui Tom Cruise e Katie Holmes, Cate Blanchett, e Glenn Close, ad usare tutta la loro influenza affinchè lo stilista mantenga la parola data». Tra le star che si sono appellate ad Armani per conto di Peta vi sono già Pamela Anderson, Paul McCartney e la protagonista di X Files, Gillian Anderson, che la scorsa settimana a Londra si è prestata a commentare il nuovo filmato Peta sulle pellicce di coniglio.

Fonte: La Stampa

NUCLEARE: LEGAMBIENTE, PARTE MOBILITAZIONE, COMUNI DICANO NO

Wednesday, October 8th, 2008

 Legambiente invita tutti gli enti locali d’Italia a vietare su tutto il territorio di loro competenza l’installazione di centrali nucleari. Questa la prima mossa della mobilitazione nazionale di Legambiente ”Per il clima, contro il nucleare”, in risposta alla decisione del governo di riaprire la partita dell’energia atomica. ”Quanto piu’ il nostro esecutivo imporra’ le sue scelte in maniera antidemocratica, tanto piu’ ci batteremo per rilanciare la partecipazione e sosterremo la legittima esigenza delle popolazioni e degli enti locali di potersi esprimere a riguardo”, dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Il governo ha indicato per l’atomo un obiettivo del 25% dell’ energia elettrica prodotta, e per raggiungerlo sara’ necessario localizzare e costruire almeno 8 centrali nucleari simili a quella in costruzione attualmente in Finlandia, la piu’ grande al mondo. ”Solo con una seria politica nazionale e locale - conclude Cogliati Dezza nella lettera inviata agli enti locali - che escluda il nucleare e promuova l’innovazione, riusciremo a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici”. Il primo appuntamento e’ per domani in Emilia Romagna a Piacenza, quindi l’11 ottobre in Campania a Sessa Aurunca, il 18 a Manduria in Puglia, il 24 nel Lazio a Latina, il 25 a Vasto in Abruzzo, il 7 e l’8 novembre a Palermo, il 13 a Potenza, il 18 a Genova e il 21 a Trento. (ANSA).

ACQUA: SEMPRE PIU’CARA, +32% DA 2002, TOP AGRIGENTO

Wednesday, October 8th, 2008

 Acqua sempre piu’ cara per le famiglie italiane. Il servizio idrico e’ aumentato in media del 32% negli ultimi sei anni e del 4,6% tra il 2006 e il 2007. Con rincari addirittura del 50% in alcune citta’ del Nord-Ovest. E se Agrigento si distingue come la citta’ piu’ cara, Milano risulta la piu’ economica, con tariffe 4 volte piu’ basse di quelle della citta’ siciliana. La Toscana si aggiudica invece il primato di regione piu’ costosa, mentre il Sud si distingue come ’sprecone’. E’ quanto risulta da un’indagine dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che ha preso in esame, per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa o ex nolo contatori).

In un anno una famiglia sostiene in media 229 euro di spesa per il servizio idrico integrato, il 4,6% in piu’ rispetto alla spesa del 2006: considerando il periodo gennaio 2002-agosto 2008 l’aumento e’ addirittura del 32%. Agrigento e’ la citta’ in cui l’acqua e’ piu’ cara (445 euro annui), con tariffe 4 volte piu’ costose che a Milano che, con una spesa annua di 106 euro, e’ invece la citta’ meno cara. La Toscana risulta la regione piu’ costosa per il servizio idrico, con ben sette citta’ nella top ten delle citta’ piu’ care. Mentre nella classifica dei dieci capoluoghi di provincia meno cari, ben otto sono nel Nord. Dei 104 capoluoghi monitorati, ben 70 hanno registrato variazioni all’insu’ delle tariffe (altri 33 sono rimasti invariati e solo Benevento ha avuto una riduzione): Novara ha messo a segno l’aumento piu’ consistente (+50%), seguita da un’altra citta’ piemontese, Verbania (+45%), e poi da Agrigento (+38%). Le tariffe variano nettamente da regione a regione (quelle centrali, in particolare, si contraddistinguono in media per le tariffe piu’ elevate, 267 euro annuali), ma differenze elevate ci sono anche all’interno della stessa regione: in Sicilia, ad esempio, tra Agrigento e Catania la differenza di spesa annua per il servizio idrico raggiunge 269 euro.

E con l’aumentare dei costi aumentano anche gli sprechi. Complessivamente in Italia il 35% dell’acqua immessa nelle tubature va persa: il problema e’ particolarmente accentuato nelle regioni meridionali (49%), evidenzia il rapporto, sottolineando che sono evidenti ”notevoli criticita”’ come nel caso della Puglia con la seconda spesa piu’ elevata ed una percentuale di perdita di acqua ben superiore alla media. ”Al Governo e al Parlamento chiediamo il blocco delle tariffe dell’acqua fino a tutto il 2009”, ha detto il responsabile nazionale delle politiche dei consumatori, Giustino Trincia, che oggi ha consegnato l’indagine al ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. ”E’ indispensabile, inoltre - ha aggiunto - l’istituzione di un’Autorita’ di regolazione del settore idrico con reali poteri d’intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di tariffe, contratti e bollette”. (ANSA).

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