Archive for October 7th, 2008

GARGANO (ANBI), SERVE PIANO ANTI-ALLUVIONI

Tuesday, October 7th, 2008

Con l’autunno che sta per entrare nel vivo si ripropongono i problemi legati alle precipitazioni atmosferiche e alle alluvioni, che negli anni scorsi hanno colpito duramente il territorio. Il presidente dell’Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) Massimo Gargano lancia l’allarme e chiede un piano per la manutenzione e l’ adeguamento della rete idraulica italiana. ”I pericoli che si corrono - spiega Gargano - sono quelli legati ad un territorio, la cui fragilita’ morfologica e’ accentuata da un’urbanizzazione spesso incontrollata ed aggravata dal progressivo abbandono di campagne e territori montani. Tale debolezza strutturale e’ esaltata da una ormai sempre piu’ evidente ”tropicalizzazione” degli eventi meteorici: piu’ violenti, concentrati nel tempo e nello spazio”. Diverse le zone a rischio nel Paese: ”Il 45% dei comuni italiani - prosegue il presidente Anbi - secondo i dati del ministero dell’Ambiente e’ considerato ad elevato o molto elevato rischio idrogeologico. Tale percentuale, a titolo di esempio, raggiunge l’89% in Umbria, l’87% in Basilicata, l’86% in Molise”. Particolarmente critica la situazione del bacino di quello che e’ il piu’ grande fiume italiano, il Po.

”La situazione e’ grave - afferma Gargano - e, a nostro parere, dovrebbe essere assunta quale emergenza nazionale. I cambiamenti climatici ne hanno trasformato il regime idrico, avvicinandolo a quello di un torrente con forti escursioni nei livelli idrici ed una portata limitata. Una delle conseguenze si chiama inalveamento: la poca acqua corre al centro del fiume, scavando un vero e proprio canale all’interno del letto; in tal modo, in caso di piena, le acque aumenteranno fortemente la velocita’ prima di raggiungere un livello, che permetta l’espansione nell’intero alveo. Aumenta, insomma, il rischio che disastrose alluvioni si abbattano sui centri rivieraschi”. Per correre ai ripari, secondo il presidente dell’Anbi, serve un piano straordinario: ”Da anni chiediamo un piano straordinario per la manutenzione e l’adeguamento della rete idraulica del Paese; per risposta, in Legge Finanziaria non ci sono risorse destinate alla prevenzione idrogeologica. Contestualmente - prosegue Gargano - chiediamo l’avvio di un Piano Nazionale degli Invasi per il quale, finora, c’e’ stata solo una generica espressione di volonta’ da parte del Parlamento; la realizzazione di nuovi bacini e di casse di espansione avrebbe funzione di contenimento delle piene, trattenendo riserve idriche da utilizzare nei momenti di siccita”’.

Il presidente dell’Anbi tiene a sottolineare che il suo non e’ allarmismo. ”Quello che diciamo e’ frutto dell’esperienza che i Consorzi di bonifica maturano quotidianamente sul territorio - conclude Gargano - dove sono rimasti l’unico presidio permanente; la loro opera e’ costante, ma i finanziamenti per le opere sono insufficienti. D’altronde, in Italia, nonostante esperienze drammatiche, continua a vigere la logica dell’ emergenza: destiniamo molte piu’ risorse a riparare i danni che a prevenirne le cause”. (ANSA)

Effetto serra, in Europa va peggio

Tuesday, October 7th, 2008

I Paesi europei e i mari del nostro continente, si stanno rivelando più esposti ai cambiamenti climatici, rispetto ad altre aree del pianeta, con serie conseguenze per le zone costiere, la vita marina, la pesca e la salute umana.
Lo afferma un rapporto intitolato “Impacts of Europe’s changing climate”, elaborato da studiosi della Commissione europea, dell’Agenzia europea per l’ambiente e dall’Organizzazione mondiale della sanità, e reso di pubblico dominio domenica. Alla compilazione del rapporto hanno contribuito anche scienziati italiani attraverso un settore di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) chiamato Gruppo nazionale di oceanografia operativa, diretto dalla professoressa Nadia Pinardi, con sede a Bologna.

IN EUROPA IL CLIMA AUMENTA DI PIU’ - Che l’Europa e l’area Mediterranea in particolare, potessero rappresentare, nella geografia dei mutamenti del clima, una “fascia debole”, a causa della posizione di cerniera fra le zone tropicali e le alte latitudini polari, era stato già previsto dagli scenari elaborati negli anni scorsi dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici. Ora i timori sono sostanziati dai dati rilevati sia a terra che dallo spazio grazie ai satelliti artificiali. L’aumento delle temperature nell’ultimo secolo è più marcato da noi (ben oltre un grado) che rispetto alla media globale (meno di un grado), fenomeno che viene attribuito alla dilatazione delle fasce tropicali.

IL MARE SI ALZA DI PIU’ - Come conseguenza dell’aumento delle temperature, cresce il livello dei mari, sia per effetto della dilatazione termica che per lo scioglimento dei ghiacci polari e montani. Ma anche in questo caso, mentre a livello globale il tasso medio di crescita delle acque risulta di 3,1 millimetro l’anno (in netto aumento rispetto al secolo scorso), in alcuni mari l’anomalia è ancora più marcata. Contrariamente all’opinione comune, infatti, la risalita delle acque non risulta egualmente distribuita su tutti gli oceani della Terra, nonostante che essi siano in comunicazione fisica, ma cambia da zona a zona in funzione delle correnti oceaniche prevalenti e dei variabili effetti della gravità terrestre. Nei mari europei, in particolare, l’incremento del livello è più marcato che altrove, a causa dell’accelerato scioglimento dei ghiacciai del polo Nord e della Groenlandia. Le conseguenze di questi fenomeni, precisa il rapporto, fanno prevedere e già ora indicano un più pesante impatto negativo dei cambiamenti climatici sull’area euro-mediterranea.

GLI EFFETTI - Fra gli effetti a breve termine: l’intensificarsi delle inondazioni in coincidenza dei fenomeni meteorologici avversi come i cicloni, una più marcata esposizione delle coste all’azione erosiva delle onde, la sommersione di vaste aree pianeggianti che giacciono a livello del mare, le infiltrazioni di acque salate nell’entroterra con l’inevitabile inquinamento delle riserve di acqua dolce. Si tratta di avversità che possono essere affrontate con le cosiddette “misure di adattamento”, ma che faranno crescere la spesa destinata alle opere civili necessarie per fronteggiarle e alla sanità che sarà chiamata sempre più spesso a intervenire per l’aumento delle malattie cardiovascolari e infettive indotte dai bruschi estremi climatici. Anche la vita animale accusa dei segni di difficile adattamento e di disordine rispetto a questa catena di effetti negativi, sottolinea il rapporto, come è dimostrato dalle anomale migrazioni di molte specie di pesci e di uccelli che cercano le condizioni termiche e ambientali più favorevoli alla loro sopravvivenza. Impatto economico negativo anche per la pesca, che già ora appare in crisi in diverse aree del nostro continente. Tanto che si pensa di dovere cambiare le norme vigenti che regolamentano modalità e tempi di questa fondamentale attività economica. «Il contributo fornito dal nostro Istituto alla migliore conoscenza dell’ambiente marino europeo e delle trasformazioni che esso sta subendo in conseguenza dei cambiamenti climatici - conclude il professor Enzo Boschi, presidente dell’INGV - è la dimostrazione di come la ricerca applicata nel settore geofisico possa dare un utile contributo anche alle attività economiche e sociali».

Franco Foresta Martin
Fonte : Corriere della Sera

Google punta sull’energia pulita

Tuesday, October 7th, 2008
Un piano, “Clean Energy 2030”, per emancipare gli Stati Uniti dalla dipendenza di carbone e petrolio. E’ la nuova, clamorosa proposta di Google che in vista delle prossime elezioni di presidente e congresso interviene in modo deciso per indirizzare la politica energetica statunitense nella direzione delle fonti rinnovabili. Dopo il progetto dei datacenter galleggianti alimentati coll’energia del moto ondoso, e la decisione di avviare una partnership con Ge per incrementare la ricerca in favore di reti elettriche intelligenti e di veicoli elettrici, l’impegno per la sostenibilità ambientale dell’azienda di Mountain View riceve da questa iniziativa - resa nota sul blog di Google ai primi di ottobre (http://googleblog.blogspot.com/2008/10/clean-energy-2030.html) - una consacrazione.Secondo Jeffrey Greenblatt, Climate and Energy Technology Manager di Google, imboccando la strada della riconversione ecologica del settore energetico si possono tagliare costi e consumi, contemporaneamente creando nuove aziende e milioni di posti lavoro. L’obiettivo è alla portata degli Usa perché tecnologia e know-how sono già disponibili o in fase di sviluppo.Nel dettaglio, le linee di azione previste dal piano contemplano un cospicuo aumento della produzione di energia eolica, solare e geotermica, rispettivamente nella misura di 380 gigawatt (300 onshore e 80 offshore), 250 gigawatt (170 fotovoltaico e 80 solare a concentrazione), 80 gigawatt (15 convenzionale e 65 geotermico di terza generazione – EGS).

D’altra parte s’immagina la sostituzione del parco auto tradizionale con modelli plug-in ibridi o elettrici per il 90% delle vendite di nuovi autoveicoli nel 2030, raggiungendo il 42% del totale della flotta degli Stati Uniti. Inoltre, l’efficienza energetica delle macchine vecchio tipo dovrebbe essere sensibilmente incrementata.

Se adottatte dall’amministrazione Usa queste misure comporteranno una diminuzione della produzione di energia elettrica da combustibili fossili dell’88%, del consumo di benzina da veicoli per il 38% e complessivamente una riduzione di emissioni di CO2 nella percentuale del 48%.

Il costo complessivo dell’operazione è quantificato in 4.400 miliardi di dollari, cifra di notevole dimensione cui tuttavia corrisponderebbe un risparmio netto di spesa energetica per un ammontare di 1.000 miliardi dollari.

Fonte: La Stampa

Si pagano la luna di miele con i rifiuti riciclati

Tuesday, October 7th, 2008

La luna di miele è il coronamento di tutte le storie d’amore, ma per John e Ann Tilll, 31 anni lui e 24 lei, è stata una vera fatica. La giovane coppia ha lavorato molto per potersi permettere un viaggio indimenticabile. I due, infatti, hanno raccolto oltre 60.000 rifiuti tra lattine, bottiglie di plastica, carta e qualsiasi altro oggetto riciclabile. Per tre mesi hanno ripulito tutte le strade vicino casa per vincere le 36.000 miglia di British Airways regalate da un supermercato, impegnato nella raccolta differenziata.

«Abbiamo scoperto la macchina per il riciclaggio quando stavamo facendo benzina», ha detto il signor Till . «Volevamo una luna di miele speciale e stavamo pensando a come fare per raccogliere i fondi. Poi abbiamo notato la particolare “iniziativa”. Inserendo ogni volta nella macchina quattro pezzi guadagnavamo un punto da convertire poi in miglia». «Ci siamo impegnati tantissimo, finchè non siamo riusciti - ha continuato John- a convertire i rifiuti in due posti su un aereo». «Uscivano tutte le sere, soprattutto in primavera. Presto abbiamo scoperto i posti migliori per trovare rifiuti. Raccoglievamo enormi quantità di lattine e bottiglie di Coca Cola. Sono rimasto davvero sorpreso nel vedere quanta immondizia viene gettata per strada».

Anche la signora Till ricorda il duro lavoro di quei giorni: «A volte inserivamo fino a 600 pezzi in una sola volta. Stavamo davanti alla macchina per ore, fin quando non avevamo finito di far passare tutte le bottigliette e le lattine». La coppia, alla fine, è riuscita a partire. Si sono sposati ad Agosto, hanno navigato fino a New York sulla Queen Mary 2, hanno visitato Denver, Colorado e Nashville, e poi sono tornati in volo a casa. «Quando ero sull’aereo- ha raccontato la signora Till- mi sono divertita a pensare che quelli che hanno lasciato rifiuti in strada hanno pagato per la mia felicità».

Fonte: La Stampa

Delega al governo sul nucleare: sarà più semplice decidere?,

Tuesday, October 7th, 2008

Si tratta del progetto di legge all’esame della Commissione Attivita’ produttive della Camera, che se approvato darebbe all’esecutivo la delega sul nucleare, ma anche sulle fonti rinnovabili

Questo in sintesi il contenuto della delega prevista dalla proposta di legge.
Il Governo, nel rispetto delle valutazione di impatto ambientale e della trasparenza delle relative procedure, è delegato ad emanare, secondo i dettami dell’articolo 20 (legge 15/3/97, n.59), su proposta del ministro dello Sviluppo e quello dell’Ambiente entro il 30/06/09, uno o più decreti di riassetto normativo dei criteri per la disciplina della localizzazione di impianti di produzione elettrica nucleare, nonché per i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate. Con tali decreti sono, anche, stabilite le procedure per la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti L’emendamento stabilisce un regime di semplificazione: in considerazione del fatto che la produzione di energia elettrica nucleare è considerata attività di preminente interesse statale, sarà soggetta ad un’unica autorizzazione rilasciata con decreto del ministro dello Sviluppo di concerto con quello dell’Ambiente a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione. Le modifiche riguarderanno anche le fonti rinnovabili: entro un anno dall’entrata in vigore della legge, al fine di agevolare e promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. In questo caso il ministro dello Sviluppo con quello dell’ Ambiente, di intesa con la Conferenza Stato-Regioni, definirà norme, criteri e procedure standardizzate che le amministrazioni responsabili adotteranno per l’individuazione delle risorse rinnovabili disponibili e dell’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio delle diverse tipologie di impianti che utilizzino le fonti rinnovabili di energia, fatti salvi gli impianti idroelettrici e geotermoelettrici con potenza superiore a 3 MWe.
Lo stesso decreto stabilisce criteri e meccanismi per migliorare la raccolta e lo scambio delle informazioni. La semplificazione auspicata dal Governo riguarderà anche la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto Il procedimento di autorizzazione si concluderà nel termine massimo di 200 giorni dalla data di presentazione della relativa istanza. L’autorizzazione sostituirà ogni autorizzazione, concessione o atto di assenso comunque denominato, ivi compresa la concessione demaniale, fatta salva la successiva adozione e aggiornamento delle relative condizioni economiche e tecnico-operative da parte dei competenti organi del ministero delle infrastrutture e trasporti.

Fonte: La Repubblica

Un mammifero su quattro è a rischio

Tuesday, October 7th, 2008

 Un mammifero su quattro nel mondo è a rischio estinzione. E’ il nuovo allarme drammatico che viene dalla Lista rossa della natura sotto minaccia, resa nota a Barcellona, in occasione del IV Congresso mondiale dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn).

SONO 1.141 LE SPECIE A RISCHIO - In particolare, su 5.487 specie di mammiferi conosciute sulla Terra, 1.141 è sotto minaccia di estinzione, precisa l’Iucn in questo studio considerato il più completo mai realizzato sui mammiferi. Ma la realtà potrebbe essere molto peggiore visto che mancano informazioni su circa 836 mammiferi. In realtà il numero di mammiferi minacciati di estinzione potrebbe raggiungere il 36%, stimano i 1.800 scienziati di più di 130 paesi che hanno lavorato, sotto la guida Iucn, al censimento dei mammiferi pubblicato oggi sulla rivista Science.

LE CAUSE - Perdita di habitat, sfruttamento delle risorse marine e terrestri, inquinamento e cambiamento climatico tra le cause di questa crisi ecologica. In declino, secondo lo studio, infatti, un mammifero su due a livello numerico. Per quanto riguarda le specie, 76 sono già scomparse dal 1.500, mentre altre 29 sono ormai considerate potenzialmente estinte. «È impressionante come dopo milioni e milioni di anni di evoluzione si è arrivati a una crisi simile», ha detto Andrew Smith, docente presso Arizona State University e uno degli scienziati chiave che hanno redatto lo studio sullo stato di salute dei mammiferi. Questi animali, ha sottolineato quindi Smith, «sono importanti perché giocano un ruolo importante negli ecosistemi e forniscono imporanti benefici al genere umano. Se si perde un mammifero - ha aggiunto Smith - spesso si rischia di perderne molti altri». La Lista Rossa 2008 comprende 44.838 specie, di queste 16.928 sono considerate a rischio (38)%. Un anno fa la Lista Rossa comprendeva 41.415 specie, di cui 16.306 sono state valutate sotto minaccia.

IL WWF: «MINACCE IN CONTINUI AUMENTO» - «Per molte specie, le popolazioni sono numericamente in declino mentre le minacce aumentano di numero e intensità, rendendo sempre più difficile la loro sopravvivenza - commenta Gianfranco Bologna del Wwf -. Fermare la corsa verso l’estinzione delle specie a rischio è possibile, quando la motivazione politica è alta e quando le comunità locali comprendono il valore e i vantaggi che la conservazione delle specie è in grado di offrire. Il caso dell’elefante africano è un esempio classico di quanto sia possibile fare. Ma anche quando l’azione di conservazione dà i suoi frutti è sempre necessario tenere alta la guardia, per estenderne l’efficacia e garantire i risultati nel lungo termine».

Fonte: Corriere della Sera

In Italia sono 600 mila i cani randagi

Tuesday, October 7th, 2008

Sono circa 600 mila cani di «strada», di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio, e sarebbero 1.650 i comuni italiani fuorilegge che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall’Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi. I dati sono dell’associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) e sono stati diffusi dopo la drammatica notizia di un bimbo azzannato da un gruppo di cani senza padrone che si aggirava nelle campagne del Beneventano.

«SINDACI RESPONSABILI» - Che troppi enti locali disattendano le prescrizioni di legge in materia lo conferma anche il sottosegretario con delega alla Salute, Francesca Martini: «Le norme contro il randagismo non sono applicate» ha detto commentando la notizia della morte del bambino, annunciando una indagine dei servizi veterinari del ministero su quanto accaduto. Ma Martini parla con chiarezza di «degrado» e di responsabilità dei sindaci. Sempre secondo un rapporto dell’Aida sono infatti oltre 1.200 i comuni che non dispongono di un servizio di cattura dei cani randagi. Le maggiori irregolarità riguardano la Sicilia, la Campania e l’ Abruzzo. Solo nei mesi luglio e agosto sarebbero stati abbandonati abbandonati qualcosa come 11.500 cani e di questi solo un terzo sono entrati nei canili italiani.

L’OBBLIGO DEL MICROCHIP - Lo scorso agosto è stata emanata una ordinanza che contiene una serie di misure proprio per prevenire abbandoni e randagismo. Tra le sisposizioni prevede l’obbligo di applicazione del microchip sottopelle, che deve essere essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione deve accompagnare il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. Insomma: non dovrebbero esseri più casi di trovatelli di cui non si possa risalire all’origine. I Comuni devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell’osservanza di tali procedure. Ma in molti casi gli stessi agenti della polizia municipale non hanno in dotazione neppure un apparecchio per la rilevazione e la lettura del microchip.

IPOTESI LUPO E ZOOMAFIE - Intanto si fa luce anche un’altra possibilità nelle indagini sulla morte del piccolo Mattia: che ad azzannarlo possa essere stato un animale diverso da un cane, un lupo o un cinghiale. Una risposta certa potrà venire solo dopo l’autopsia disposta sul piccolo per martedì. Secondo quanto si è appreso, infatti, su uno dei sei cani sequestrati nei dintorni dell’abitazione della vittima sono state trovate ferite risalenti a meno di un mese fa e riconducibili ad uno scontro avuto con un cinghiale. L’altra pista, avanzata con molta prudenza, è quella del lupo, la cui presenza in zona non si può escludere. Ma non si scarta nemmeno la pista zoomafia, legata all’abbandono nella zona di cani addestrati per i combattimenti: un’ipotesi che troverebbe conferma nel recente ritrovamento di un setter da combattimento qualche giorno fa nel vicino comune di Paduli.

Fonte : Corriere della Sera

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