Archive for October 3rd, 2008

ENPA CREA NUMERO VERDE PER ADOZIONI

Friday, October 3rd, 2008

- Nasce il numero verde nazionale per l’adozione dei quattrozampe. Lo annuncia l’Enpa. Il 4 e 5 ottobre gli amici degli animali scendono in piazza per loro. Presso i 200 banchetti dell’Ente Nazionale per la Protezione Animale, si ritirano anche le cartoline per il pronto soccorso veterinario sostenuto da Giorgio Panariello

Quest’anno, grazie alla collaborazione della Fondazione Petico, c’è davvero da festeggiare la novità assoluta di una importante iniziativa dell’Ente nazionale protezione animali: la nascita del numero verde nazionale per l’adozione dei trovatelli accuditi in tutta Italia. Componendo il numero telefonico gratuito 800.054.054, gestito dal centro Comunicazione & sviluppo Enpa, si potrà conoscere il recapito telefonico e l’orario di reperibilità del più vicino canile o gattile dove poter trovare n amico a quattro zampe.

Anche l’adozione è gratuita, ma richiede l’impegno al rispetto delle leggi da parte dell’adottante. La banca dati è ancora in fase di sviluppo, in quanto dipendente dalla disponibilità dei servizi veterinari regionali e dall’opera certosina dei contatti con un alto numero di associazioni e rifugi. Chiunque lo reputi opportuno può contribuire segnalando recapiti di fiducia. Chi scenderà in piazza potrà contribuire a un altro grande progetto. Lo scorso anno, la Giornata degli animali aveva lanciato un referendum per conoscere quali sono le iniziative a favore degli animali che i cittadini vorrebbero attuate nella loro città. Con uno scarto netto, è risultata al primo posto la realizzazione del pronto soccorso veterinario.

Presso gli oltre 200 banchetti Enpa saranno a tal fine distribuite le cartoline da inviare al presidente del Consiglio e, in diverse regioni, anche ad altre autorità amministrative. Uno stimolo in positivo che vede la regia di Giorgio Panariello e della «Squadra per gli animali» formata, oltre che da Enpa, anche da Lega per la difesa del cane, Lav e Animalisti italiani. Visto il successo dello scorso anno, presso i banchetti sarà di nuovo possibile trovare la concretizzazione del simbolo dell’amore per gli animali (la zampa di un cane che «batte un cinque» con la mano di un uomo): un gioiello in acciaio, nella doppia versione girocollo o bracciale, realizzato in esclusiva da Unoaerre, uno dei principali produttori mondiali di oreficeria.

Infine, le chicche per i bimbi: i palloncini dei Delfini Enpa e il morbido peluche Scotty, donato da Scottex per raccogliere fondi (con offerta libera) a favore dei suoi fratelli in carne e ossa. Chiunque condivide l’opera della Protezione Animali, come viene popolarmente chiamata questa antica associazione, ha inoltre l’opportunità di sostenerla subito con il numero unico 4.85.85. Dal 20 settembre al 10 ottobre, chi invia un sms dal suo cellulare Tim, Vodafone, Wind o 3 dona un euro e riempie una ciotola, chi chiama da rete fissa Telecom dona due euro (e di ciotole ne riempie due!).

Fonte: Animali & Animali

SCAJOLA, MIX CON NUCLEARE, RINNOVABILI AL 25%

Friday, October 3rd, 2008

Innalzare la quota di produzione elettrica da fonti rinnovabili ”dall’attuale 16-17% fino al 25%, in linea con gli obiettivi fissati a livello europeo. In particolare, per quanto riguarda l’eolico, secondo le stime del ministero dello Sviluppo Economico e dell’Enea, vi sono ancora 12.000 MW di potenza da installare”. Questo quanto affermato dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, nell’intervento inviato alla conferenza inaugurale di ZeroEmission Rome 2008, il salone internazionale delle energie rinnovabili che si chiudera’ il 4 ottobre. In particolare il ministro, nel messaggio, ha sottolineato come nel 2007 le rinnovabili abbiano raggiunto il minimo storico negli ultimi 15 anni con il 15,7%, giudicando ”insufficiente” ancora oggi l’apporto nella fornitura di elettricita’ da queste fonti. In tal senso ”intendiamo porre fine a questa inaccettabile situazione”, scrive Scajola. Scajola ha sottolineato quindi la necessita’ di riequilibrare il mix di generazione elettrica: 25% rinnovabili, 25% nucleare, 50% combustibili fossili. Senza l’apporto del nucleare, secondo il ministro ”nessuna strategia di riduzione della dipendenza dall’estero e della vulnerabilita’ del nostro sistema energetico puo’ ritenersi credibile”.

Per quanto riguarda il fronte rinnovabili, comunque, l’Italia non si trova in una posizione di vantaggio rispetto ai Paesi europei e allo scenario mondiale. Eppure, riferiscono gli operatori, il potenziale dell’energia ‘made in Italy’ in versione ecologica e’ enorme, anche in termini di occupazione. Solo per il settore eolico, ”le nostre stime parlano di un potenziale di energia dal vento ancora superiore ai 12.000 MW: ben 16.200 MW al 2020”, ha detto Oreste Vigorito, presidente di Anev, l’Associazione Nazionale Energia del Vento. ”Secondo uno studio realizzato insieme ad Anev, il settore eolico ha anche ottime prospettive occupazionali - ha poi spiegato Luigi Angeletti, segretario generale della Uil - se il potenziale italiano venisse realizzato, entro il 2020 si creerebbero oltre 66.000 nuovi posti di lavoro”. A livello globale, il mercato eolico e’ in forte crescita. ”Negli ultimi tre anni e’ aumentato, per nuova capacita’ installata, del 145% - ha spiegato Arthorous Zervos, presidente della European Wind Energy Association - i mercati principali sono in Europa (Spagna, Germania, Danimarca e anche Italia), ma in prospettiva sono destinati a crescere di molto in Usa e Cina”.

Dagli operatori presenti al Salone sconforto per il passato ma fiducia in obiettivi possibili. ”L’Italia ha perso un treno ma puo’ conquistare fette importanti: dalla componentistica al service e agli impianti, alle installazioni e poi tutto il nuovo fotovoltaico”, ha detto Carlo Durante, amministratore delegato di Maestrale Green Energy, la societa’ eolica che ha progetti in Italia per 600MW. Alla base, ha detto Roberto Longo, presidente dell’Associazione dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili (Aper), il fatto che in Italia ‘’sia mancata una politica delle rinnovabili”. Secondo Longo ora serve ”riconoscere gli obiettivi Ue, accettarli in maniera convinta e poi suddividere obblighi e obiettivi tra le Regioni”.

Ecco alcuni dati su eolico e fotovoltaico in Italia:
- EOLICO: 2.727 MW esistenti; per il 2008 riconferma delle prestazioni del 2007: con un incremento del 25%, il settore eolico italiano potrebbe superare la soglia dei 3.400 MW a fine 2008 (Fonte WindIt di Nomisma). Per quanto riguarda il potenziale 16.200 MW e 66.000 occupati al 2020 (Anev);
- FOTOVOLTAICO: al 25 agosto 2008 (vecchio e nuovo conto energia) gli impianti entrati in esercizio sono 15.122 per una potenza pari a 170,8 MW: 100,2 MW (4.807 impianti) per il vecchio conto energia e 70,6 MW (10.315 impianti) per il nuovo conto energia. (ANSA).

UE,IN VIGORE DIRETTIVA RACCOLTA E RICICLAGGIO PILE

Friday, October 3rd, 2008

entra in vigore la direttiva europea che impone la raccolta e il riciclaggio delle pile usate, ma molti Stati membri, tra cui l’Italia, non l’hanno ancora recepita. Adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel 2006, la direttiva, che abroga l’attuale norma del 1991, doveva essere recepita dagli Stati membri nei rispettivi ordinamenti nazionali entro oggi. Finora pero’ solo sette paesi - Estonia, Spagna, Austria, Slovenia, Olanda, Malta, Lettonia - lo hanno fatto e altri tre - Polonia, Finlandia e Lituania - hanno annunciato che lo faranno a breve. ”La modifica della direttiva sulle pile - afferma in un comunicato il commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas - rappresenta un altro importante passo verso un’Europa che ricicla. La normativa contribuisce a tutelare la salute dei cittadini europei e a rendere piu’ sostenibili il consumo e la produzione all’interno dell’Ue”. ”Gli Stati membri che non hanno ancora recepito la direttiva - sottolinea il commissario - devono farlo senza ulteriori ritardi”. Le pile contengono un insieme di metalli nocivi per la salute umana e l’ambiente, fra i quali, in certi casi, metalli pesanti pericolosi come il piombo, il cadmio e il mercurio. La raccolta e il riciclaggio delle pile usate impedisce a queste sostanze di diffondersi nell’ambiente e permette di risparmiare energia e risorse naturali. Secondo i dati del 2002, ben 75.155 tonnellate di batterie vengono buttate ogni anno: la nuova direttiva si prefigge di recuperarne il 25% entro il 2002 ed il 45% entro il 2016. (ANSA).

Il barbecue inquina più dell’auto Attenti ai veleni insospettabili

Friday, October 3rd, 2008

LE ESALAZIONI della pittura con cui avete appena riverniciato il cancello, i fumi dell’arrosto del barbecue, il profumo fresco emanato dagli alberi: queste tre semplici percezioni hanno qualcosa in comune. Inquinano. E lo fanno sul serio, molto più dei gas di scarico delle automobili. Strano pensare che un albero rappresenti un danno per l’ambiente, eppure è così: a dirlo è uno studio dell’Università di Boulder, in Colorado, condotto dal ricercatore Kenneth Docherty, specializzato in chimica atmosferica. Docherty ha definito queste insospettabili fonti di inquinamento “secondary aerosols”, e per studiarle ha analizzato alcuni campioni dell’aria di Riverside, una cittadina ad est di Los Angeles, famosa per avere un cielo piuttosto grigio.

Il distinguo tra fonti di inquinamento di primo e secondo livello si basa sulla capacità delle particelle di combinarsi con altri elementi e cambiare composizione e pericolosità. Le sostanze che contengono carbonio, come il gas di scarico della macchina, sono considerate di primo livello, ma l’aria pullula di altre microparticelle che, pur inizialmente innocue, a contatto con altre reagiscono in modo dannoso. Gli stessi scienziati non sanno ancora quantificare il loro peso sull’inquinamento progressivo del pianeta. “Sono sicuro, però - spiega Docherty - che le emissioni secondarie inquinino più dei gas di scarico delle macchine. Purtroppo tutte le misure anti-inquinamento utilizzate finora non tengono conto di queste fonti e agiscono solo sulle primarie: ma le auto sono l’ultimo anello della catena di veleni che ammorba l’atmosfera”.


I dati raccolti da Docherty e dai suoi colleghi nella cittadina californiana non lasciano dubbi: circa l’80% delle sostanze inquinanti che soffocano Riverside deriva da reazioni gassose, vale a dire da quei “secondary aerosols” prodotti da solventi, detersivi, dai profumi che usiamo la mattina per farci belli prima di andare a lavorare. Persino un’operazione banale come la pulitura a secco di un vestito produce gas di secondo livello, con gran delusione di tutti quelli che credono, risparmiando una lavatrice, di fare un favore all’ambiente. La loro incidenza è tale che persino nelle ore di punta del traffico, quando cioè il livello di inquinamento automobilistico raggiunge il picco più elevato, oltre la metà dell’aria è comunque contaminata da gas di fonti secondarie.

Alcuni sono prodotti da materiali organici, quindi non immediatamente nocivi, ma capaci di combinarsi nell’atmosfera con altre microparticelle e formare cocktail inquinanti. Basti pensare a una grigliata o al profumo degli alberi, ma l’elenco può espandersi a tutti gli aromi prodotti quotidianamente dalla lavorazione di materiali naturali. Queste sostanze si chiamano propriamente “voc”, composti organici volatili, perfetti per l’ossidazione. Hanno un diametro medio pari a 2,5 micron, meno di un decimo di quello di un capello umano. Una caratteristica che le rende ancora più pericolose, perché in grado di insinuarsi nei polmoni in modo soffocante, provocando asma e altri disturbi respiratori.

Test simili erano già stati condotti nel 2002 a Città del Messico e nel 2006 a Pittsburgh, con risultati analoghi. E’ la prima volta, però, che gli scienziati riscontrano nell’aria una percentuale così alta di queste sostanze. Lo scarico delle automobili non sarà certo una boccata d’aria pulita, ma non è l’unico responsabile del nostro cielo grigio

Fonte: La Repubblica

La torre che aspira l’anidride carbonica

Friday, October 3rd, 2008

L’hanno battezzata «CO2 Tower», la torre dell’anidride carbonica, perché è sormontata da un grande e alto cilindro d’acciaio che svetta in posizione verticale. E’ la prima macchina per aspirare anidride carbonica direttamente dall’aria costruita dall’uomo, il sogno dei governanti e degli industriali di mezzo mondo, alle prese con il difficile esercizio dei tagli alle emissioni di questo onnipresente gas serra responsabile dei cambiamenti climatici. Il professor David Keith e il team di scienziati e tecnologi che l’hanno progettata e realizzata all’università di Calgary, Alberta, in Canada, ne illustrano senza trionfalismi le caratteristiche e le prospettive di sviluppo: «E’ un prototipo sperimentale già funzionante, un impianto relativamente semplice che si basa su tecnologie mature. Ha il pregio di poter svolgere la sua funzione in qualunque posto del pianeta, separatamente da un impianto di produzione energetica. Ne stiamo mettendo alla prova l’efficienza per verificare la nostra ipotesi che possa essere conveniente realizzarlo e distribuirlo in una molteplicità di esemplari». Nessuna promessa spericolata, insomma, ma la presentazione di una soluzione pratica e già operativa, da sottoporre al giudizio della comunità scientifica internazionale per le necessarie verifiche.

COME FUNZIONA - Alla base del funzionamento della macchina, c’è un processo chimico-termodinamico sicuro: l’aria aspirata viene posta a contatto con una pioggia di particelle di idrossido di sodio (NaOH) che provocano la separazione della CO2 presente, la quale può essere raccolta e stoccata nella forma più opportuna per il suo smaltimento (I dettagli tecnici del processo possono essere studiati nella pubblicazione scientifica disponibile online. Keith e collaboratori ci tengono a che non si faccia confusione fra la loro tecnologia e quella detta CCS (cattura e stoccaggio del carbonio), anch’essa in corso di sperimentazione in varie parti del mondo: «La CCS preleva l’anidride carbonica ai camini di centrali elettriche o industrie, dove si trova in alte concentrazioni, la nostra macchina, invece, direttamente dall’aria». E’ spontaneo chiedersi, a questo punto, quale vantaggio c’è ad aspirare CO2 dall’aria, dove è presente con una concentrazione di appena lo 0,04%, invece che dai fumi di un impianto energetico, dove la sua concentrazione balza al 10%. «Il fatto è che una larga fetta di CO2 è prodotta da sorgenti mobili: auto, aeroplani, navi, dove la tecnica CCS è inapplicabile -spiega Keith-. Di qui la necessità di pensare anche a una rimozione direttamente dall’aria».

UNA «TORRE» SU OGNI TETTO? - I primi conteggi, riferiscono Keith e collaboratori, sembrano incoraggianti: il loro prototipo richiede 100 kilowattora per tonnellata di CO2 estratta. «Questo vuol dire che, usando una centrale elettrica a carbone per alimentare la nostra macchina, per ogni unità di elettricità prodotta per farla funzionare, catturiamo CO2 dieci volte di più di quella emessa dalla centrale per il nostro fabbisogno». Insomma, l’efficienza del processo sarebbe fuori discussione. Ora c’è da valutare la convenienza economica di una produzione su larga scala di queste macchine. Galoppando con la fantasia, potremmo immaginare un futuro in cui ognuno di noi, sul tetto, accanto all’antenna della televisione, ha una torretta aspira-CO2 per smaltire i gas serra emessi dalle nostre attività quotidiane!

Fonte : Corriere della Sera

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