Sei gradi alla fine del mondo
Il riscaldamwento del pianeta entro fine secolo può portare a una catastrofe ambientale di portata inimmaginabile. E’ la tesi di Sei gradi» di Mark Lynas, best seller mondiale pubblicato negli Stati Uniti dal National Geographic e in Italia da Fazi. Ma è davvero così? Ne discutono in questa pagina il geologo Mario Tozzi, Richard Lindzen, professore di Meteorologia al Massachusetts Institute of Technology e Piero Bianucci.
Nel 2001, il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc, vincitore del Nobel per la pace nel 2007) pubblicò uno studio sconvolgente in cui prevedeva che, se l’umanità non avesse cambiato rotta, entro la fine del secolo la temperatura globale sarebbe aumentata da un minimo di 1,4 a un massimo 5,8 °C.Nel suo libro Mark Lynas, descrive, grado per grado, le conseguenze di un tale cambiamento climatico – apparentemente di poco conto – sulla Terra. Con l’innalzamento di un grado, secondo Lynas, gran parte delle barriere coralline e dei ghiacciai scomparirebbero. Se si salisse di tre gradi la maggioranza della foresta amazzonica verrebbe distrutta da incendi e periodi di siccità. Un ulteriore innalzamento (4 gradi) vedrebbe il livello degli oceani alzarsi al punto di distruggere paesi quali il Bangladesh e l’Egitto e sommergere città come Venezia. Con cinque gradi in più milioni di persone sarebbero costrette a lasciare le aree in cui vivono perché oramai inabitabili. Ma con sei gradi in più, quasi tutte le forme di vita (compresa quella umana) scomparirebbero.L’AUTORE
Giornalista, scrittore e ambientalista Mark Lynas ha trentacinque anni e vive a Oxford. Si è laureato in Storia e Politica all’Università di Edimburgo. La sua passione è lo studio dei cambiamenti climatici. Collabora a riviste prestigiose come New Statesman, Ecologist, Granta e ai quotidiani The Guardian e The Observer. E’ conosciuto in tutto il mondo per il saggio Sei gradi.IL VERDETTO
di PIERO BIANUCCI
Certezze. La temperatura della Terra sta salendo, 10 degli ultimi 11 anni sono stati i più caldi dall’Ottocento ad oggi. Un secolo fa nell’aria c’erano 290 parti di anidride carbonica per milione, ora sono 380 e ciò si deve al consumo di combustibili fossili. I carotaggi fatti in Antartide e nell’Artico hanno permesso di ricostruire il clima fino a un milione di anni fa, confermando le preoccupazioni.
Dubbi. I modelli climatici indicano aumenti da 1,5 a 5 °C per il 2100. La stima più ragionevole dice 2 gradi. La maggioranza dei climatologi è in allarme, alcuni gridano alla catastrofe, pochi altri minimizzano. Ma nella scienza non si vota, l’esperimento ha l’ultima parola, e i modelli al computer non sono esperimenti.
Azioni. L’esperimento vero lo sta facendo l’umanità intera. Purtroppo ha il difetto di essere quasi irreversibile. Senza drammi e senza scrollate di spalle, conviene dunque smettere fin d’ora di aggiungere gas serra all’atmosfera. Tra un secolo petrolio e metano saranno in ogni caso insufficienti. Tanto vale lavorare subito per sostituirli. Chiunque abbia ragione. Come si dice, due piccioni con una fava. |
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Fonte : La Stampa
Tags: Ambiente, surriscaldamento
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