Archive for October, 2008

Le multinazionali sposano il Kyoto bis “Il business può salvare il clima”

Friday, October 31st, 2008

 Il business come soluzione contro il riscaldamento globale o le soluzioni al riscaldamento globale vanno contro il business? Sembra uno scioglilingua, ma sintetizza la differenza che divide al momento l’industria italiana da buona parte di quella del resto del mondo. Se la Confindustria, spalleggiata dal governo, non perde occasione per lamentare i costi che la direttiva 20-20-20 adottata dall’Unione Europa per rispondere ai cambiamenti climatici avrebbe sul nostro sistema economico, un cartello di ben 55 multinazionali ha sottoscritto ieri l’appello delle Nazioni Unite affinché il prossimo anno vengano gettate le basi per il rinnovo e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto.

A farsi portavoce di questa posizione è stato Lars Josefsson, presidente della Vattenfall, quarto maggiore fornitore di energia elettrica in Europa. Parlando a nome del gruppo “Combat Climate Change”, un’associazione che raccoglie ben 55 multinazionali tra le quali spiccano i nomi di General Electric, Aig, Citigroup, Bp, Siemens, Hitachi, China Oil Offshore Company, Volvo, Tata Power e Hewlett Packard, il numero uno del colosso svedese ha spiegato che “il business è una soluzione contro il riscaldamento globale, per questo vogliamo creare una massa critica in vista delle conferenze Onu sul clima di Poznan (a dicembre 2008) e Copenhagen (2009)”. “Malgrado la crisi economica globale siamo molto ottimisti - ha aggiunto Josefsson - I vertici industriali devono mostrare quella capacità di leadership e di buon senso che manca alla politica”.

Il manager non ha fatto espressamente il nome dell’Italia, ma le sue parole hanno ribadito una volta di più il grado di isolamento nel quale si trova in questa fase il nostro paese in tema di politiche ambientali. Anche il tavolo tecnico tanto invocato da Roma per contestare le cifre di Bruxelles sui costi dell’adeguamento alla direttiva 20-20-20 si è risolto infatti in un buco nell’acqua. Alla fine del primo round di incontri la delegazione italiana, come ha ammesso il direttore generale del ministero dell’Ambiente Corrado Clini, ha dovuto riconoscere la validità dei dati dell’Unione Europea.


Rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 e di incremento delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico ci costerà quindi circa 12 miliardi l’anno e non di 18-25 come lamentato da Palazzo Chigi (1,14% del Pil secondo l’Italia, 0,66% secondo la Commissione). Ciò significa che l’Italia dovrà comunque pagare un sovrapprezzo di circa il 40% rispetto agli altri stati europei, ma questo, come ha sottolineato oggi la portavoce del Commissario all’Ambiente Stavros Dimas, non è un problema di Bruxelles, bensì di Roma che paga il suo ritardo nel settore delle rinnovabili dove sarà necessario ora “un sforzo supplementare”. (v. g.)

Fonte: La Repubblica

Stop agli animali nei circhi, arriva una proposta di legge

Friday, October 31st, 2008

È stata assegnata alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati la proposta di legge recanti norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense. Prima firmataria la parlamentare siciliana del PdL Gabriella Giammanco, che ieri mattina ha illustrato al ministro ai Beni e alle Attività Culturali, Sandro Bondi, le linee generali della proposta.

«Da oltre un quarto di secolo - spiega Giammanco - lo spettacolo circense è messo sotto accusa dalla crescente sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali. Sensibilità divenuta ormai acquisizione culturale che sta conducendo il circo italiano verso un inesorabile declino. Per la loro intera esistenza - continua - gli animali sono obbligati in angusti spazi in molti casi con l’ausilio di catene e liberati solo per eseguire a comando, spesso sotto il giogo della frusta, esercizi contrari alla loro natura».

«La vita del circo - aggiunge la parlamentare del PdL - dipende ormai indissolubilmente dai contributi statali, fissati dalla legge 337 del 1968, mentre la disaffezione del pubblico cresce in modo costante. Occorrono, pertanto, degli interventi decisi a sostegno dell’arte circense, che non devono - continua - prescindere però dall’approvazione di un provvedimento urgente che ponga fine al dannoso, superfluo e anacronistico utilizzo degli animali, costretti in prigionia e sottoposti a trattamenti brutali. D’altra parte esistono vari esempi nel mondo di spettacoli circensi senza animali, in primis il Cirque du soleil».

«I bambini - conclude Giammanco - possono anche trovare divertente un animale costretto a esercizi innaturali per la sua specie, ma sicuramente non ne trarranno alcun beneficio, nè sotto l’aspetto pedagogico nè per quanto riguarda lo sviluppo della propria sensibilità. Al circo s’insegna ai bambini che gli animali sono giocattoli viventi, che non hanno dignità e non meritano rispetto«.
La proposta di legge della Giammanco sarà abbinata alle proposte di legge quadro sullo spettacolo dal vivo.

Fonte:La Zampa.it

Se la CO2 diventasse un carburante?

Thursday, October 30th, 2008

E’ un po’ il sogno di tutti, ricercatori in prima fila, ma anche di ambientalisti, amministratori pubblici… Ma sarebbe l’equivalente della quadratura del cerchio, oppure della biblica “manna”. Vediamo cosa hanno combinato in questo senso all’Università di Cambridge

Trasformare l’anidride carbonica in combustibile, era un pallino di diversi ricercatori di tutto il mondo e ogni tanto sembra che qualcuno trovi una soluzione, senza però che fin’ora siano arrivati risultati concreti.
Adesso si riaccende l’attenzione per questa soluzione grazie alla “Carbon Sciences” che pare stia completando lo sviluppo di un vero e proprio combustibile derivato dall’anidride carbonica, elemento che in questo momento in natura, più che abbondante, potremmo definire “sovrabbondante”.
Si tratta di uno studio reso noto alla manifestazione “Entrepreneurship for a Zero Carbon Society” presso l’Università di Cambridge.
Infatti, tenendo temperatura e pressione a bassi livelli, l’equipe del professor Naveed Aslam ha prodotto gas a base di carbonio, come l’etanolo, il metano e il propano, grazie ad un catalizzatore appositamente ideato per lo scopo. Questi gas si possono successivamente combinare per creare benzina o carburante per l’aviazone. Questo è avvenuto, come accennavamo sopra, con temperature e pressione basse, al contrario cioè dei precedenti esperimenti dove i risultati non erano soddisfacenti a causa del notevole dispendio energetico, dovuto alle pressioni e alle temperature molto elevate.
Per portare a termine questo progetto sono stati utilizzati tre reattori, ognuno dei quali trasforma il gas precedente di pochissimo, così per la fase successiva occorrerà meno energia di modo che in tre passaggi si arrivi poi al risultato finale. Ed è proprio grazie a queste fasi conseguenziali in reattori bio-catalitici che si realizza il citato risparmio di energia.

Fonte : La Repubblica

La Terra è consumata, nel 2030 ce ne serve un’altra

Thursday, October 30th, 2008

 La Terra non sta bene; uomini, animali e piante neanche. Secondo il “Living Planet Report 2008″, “check up” biennale fatto da ricercatori del Wwf e altre organizzazioni scientifiche, presentato a Londra, «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare il fabbisogno dell’umanità di beni e servizi». La domanda globale sulle risorse della Terra supera infatti del 30% la capacità rigenerativa di quest’ultima. Più di tre quarti degli abitanti del pianeta vivono in nazioni che sono debitrici ecologiche, dove cioè i consumi nazionali hanno superato la capacità di risorse naturali del paese. Il rapporto si basa, tra l’altro, sulla misurazione dell’ “impronta ecologica”, un’unità che misura la domanda dell’umanità sulla biosfera, in termini di superficie di terra e mare necessarie sia alla produzione delle risorse che le persone utilizzano, sia all’assorbimento dei materiali di scarto generati.

CORSA CON GLI OCCHI BENDATI - La crescita demografica, e quella dei consumi individuali, hanno fatto sì che negli ultimi 45 anni la domanda dell’umanità sul pianeta sia più che raddoppiata. Ancora nel 1961 quasi tutti i paesi del Mondo possedevano una capacità più che sufficiente a soddisfare la propria esigenze interna. Nel 2005 la situazione è cambiata in modo radicale: molti paesi possono soddisfare i loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni e utilizzando l’atmosfera del Pianeta come discarica di anidride carbonica e di altri gas serra.

LA BOLLA AMBIENTALE -
Viviamo al di sopra delle nostre possibilità in una “bolla” ambientale che, a differenza di quella finanziaria, è più difficile da nascondere. Qui non si parla di futures, derivati od opzioni, ma di aria e di acqua, di grano e di riso. «A livello mondiale, durante l’ultimo anno il prezzo dei raccolti ha raggiunto vertici da record - ha scritto James P. Leape, direttore generale di Wwf International - in gran parte a causa dell’aumento della domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e della continua diminuzione della risorsa idrica». La natura non accetta carte di credito: chi era povero diventa miserabile, chi aveva poco da mangiare, torna a morire di fame.

 

 

 

USA E CINA CONSUMANO OLTRE IL 40% DELLE RISORSE - Il consumo generale dell’umanità ha superato la biocapacità totale della Terra per la prima volta negli anni 80, e questa tendenza ha continuato a crescere. Ma ovviamente non tutti contribuiscono a questo trend nella stessa misura: Stati Uniti e Cina utilizzano, ciascuno, il 21% della biocapacità del pianeta. Il consumo procapite della Cina è molto più basso di quello registrato negli Usa, ma la popolazione è anche quattro volte superiore. Nei valori pro-capite gli statunitensi mantengono infatti il primato assoluto di grandi “divoratori” del pianeta, richiedendo una media di 9.4 ettari globali, come dire, che ciascun americano vive con le risorse di circa 4.5 pianeti Terra.

L’ITALIA E’ IL QUARTO PAESE AL MONDO PER CONSUMO DI ACQUA - Il nostro paese è al 24esimo posto nella classifica delle maggiori impronte ecologiche sul pianeta, su oltre 180. Non è una buona posizione: significa che consumiamo ben più di quanto le nostre risorse interne ci consentirebbero di fare. Viviamo “in debito”. L’impronta ecologica pro capite dell’Italia è 4,8: significa che ogni italiano consuma risorse tre volte in più del quantitativo che il nostro territorio mette a disposizione. Per quanto riguarda l’impronta idrica, l’Italia si trova al quarto posto nella classifica mondiale riguardante l’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da due componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dalla quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e consumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, che deriva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acqua utilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore). L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni). Davanti a noi abbiamo, nell’ordine, solo Usa, Grecia e Malesia.
INVERTIRE LA ROTTA - Se il Living Planet Report 2008 descrive una Terra malata, e abitata da uomini limitati, indica anche coordinate per poter invertire questa rotta, che al momento sembra puntare serenamente verso il naufragio. «Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osserva James P. Leape - ma bisogna cambiare l’attuale stile di vita e indirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili». Consumare meno e meglio, soprattutto il nostro mondo “avanzato”, «fermo restando - scrive il rapporto - che lo sviluppo tecnologico continuerà a rivestire un’importanza vitale nell’affrontare la sfida della sostenibilità».

 

 

 

Stefano Rodi
Fonte : Corriere della Sera

CACCIA: DDL E 100MILA FIRME PER STOP ACCESSO TERRENI PRIVATI

Thursday, October 30th, 2008

Un disegno di legge al Senato e 100 mila firme raccolte in sostegno dalle associazioni animaliste Enpa, Lac, Lav e Oipa riaprono il dibattito sull’articolo 842 del Codice Civile, che permette il libero accesso ai terreni privati ai cacciatori. Il ddl 510, a prima firma Donatella Poretti (Radicali-Pd) e sostenuto anche dai senatori Marco Perduca (Radicali-Pd), Franca Chiaromonte e Alberto Maritati (Pd), e’ stato presentato questo pomeriggio durante una conferenza stampa al Senato. L’iniziativa leglislativa si propone di abrogare l’art. 842 del C.C., come gia’ in passato alcuni referendum promossi da Radicali e Verdi che pero’ non raggiunsero mai il quorum dei voti validi (in particolare quello del 1990, nel quale si espressero a favore dell’abolizione ben 18 milioni di italiani). Secondo i promotori dell’iniziativa la norma e’ ”un’anomalia tutta italiana, un’ingiustizia sociale che introduce il concetto di ‘due pesi-due misure’ privilegiando smaccatamente una categoria di cittadini, i cacciatori, sollevandoli dall’incombenza di rispettare le altrui proprieta”’. ”Sara’ difficile riuscire a portare in discussione questo ddl - ha detto la senatrice Donatella Poretti - ma di positivo c’e’ che oggi con quest’iniziativa si puo’ ricominciare a parlare di caccia e della sua utilita’, secondo noi pari a zero, nel 2008”. Durante la conferenza stampa i rappresentanti delle 4 associazioni hanno consegnato le prime firme delle 100 mila gia’ raccolte a sostegno dell’iniziativa. (ANSA).

Aumentano le specie a rischio in Italia, ma continua la caccia illegale ai felini

Thursday, October 30th, 2008

In Italia ci sono sedici specie animali a grave rischio estinzione. Soprattutto mammiferi come la lince, la foca e l’orso bruno. E poi uccelli quali l’aquila del Bonelli e l’avvoltoio capovaccaio. Anfibi simili a rospi, tipo il pelobate fosco. Rettili come la vipera dell’Orsini e la testuggine di terra. Anche pesci, quali trote e anguille.

Secondo Massimiliano Rocco, responsabile del programma specie del Wwf, i mammiferi non hanno il loro primo nemico nei cambiamenti del clima, ma nell’attività diretta dell’uomo sull’ambiente: costruzione, disboscamento, contaminazione ambientale, caccia e pesca. Un’evidenza emersa anche dall’ultimo congresso di Barcellona dell’«International union for conservation of nature», che si è posta come obiettivo la tutela delle specie in pericolo nel mondo per poi, una volta frenata l’estinzione, cercare di reintrodurle nelle zone dove sono scomparse. Una tecnica già applicata in Italia con successo su orsi e camosci ed estendibile ad altri casi.

Secondo un calcolo globale, ad esempio, sono 1141 su 5487 i mammiferi a rischio generico, 188 in situazione critica e 450 in vero pericolo.
In Italia, il primo caso a rischio estinzione è quello della lince: sparita dalle Alpi orientali e centrali, resiste in zona Tarvisio e Stelvio, ma in numero non superiore a 10. E’ cacciata illegalmente perché vista come concorrente nella ricerca delle prede dai cacciatori: è infallibile contro cervi e camosci. E non si riesce a reintrodurre perché gli abitanti dei territori la ritengono pericolosa.

Sempre fra i mammiferi, la foca monaca è presente in Salento, Sicilia e Sardegna. Arriva da Grecia e Turchia e ce ne sono meno di 10 in tutta Italia. Animale erratico, si muove singolarmente cadendo spesso vittima dei cacciatori, perché mangia pesce e rompe le reti.
L’orso bruno marsicano, 50 esemplari sull’Appennino centrale tra Lazio e Abruzzo, deve invece i suoi guai al consumo del territorio che lo circonda causato da costruzioni e utilizzo di veleni e trappole nella zootecnica. Estintosi alla fine degli anni ’90 dalle Alpi, vi è stato reintrodotto dalla provincia di Trento grazie al trapianto di alcuni esemplari sloveni e ora è presente (40 esemplari) sull’ Altipiano di Asiago. Vive solitario o in famiglia. Ma si ricorda ancora la storia di Bruno ucciso nel 2007 in Baviera, perché, partito dall’Adamello Brenta, dopo centinaia di chilometri, aveva spaventato un centro abitato.

Autostrade, sconto alle auto con 3-4 passeggeri a bordo

Thursday, October 30th, 2008

Dal casello di Lainate, a nord di Milano, transitano ogni giorno 112.000 veicoli; su tutta l’Autolaghi la cifra sale a 263.000 e tanto basta a fare di questa arteria l’autostrada più trafficata d’Italia. Spazio per costruire nuove corsie non ce n’è più e per giunta le centraline hanno già cominciato da quelle parti a segnalare l’overdose di smog. Non resta che una soluzione: diminuire il numero delle auto in transito da quell’imbuto. Il primo vero, concreto esperimento di car pooling in Italia potrebbe partire entro la fine dell’anno lungo le autostrade che collegano Milano con Varese (A8) e Como (A9): chi passerà dai caselli delle due autostrade (oltre a Lainate anche Gallarate e Grandate) con tre passeggeri a bordo beneficerà di uno sconto sul pedaggio. E ciò dovrebbe servire da un lato a snellire il traffico attorno a Milano, dall’altro a mitigare i gas in una delle zone più inquinate d’Europa.

Al dossier «car pooling» si sta ormai lavorando da mesi. «E’ un progetto che stiamo sviluppando» dicono prudenti da Autostrade per l’Italia, la società che ha in gestione sia la A8 che la A9. «Esiste un accordo già preso con il presidente di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci perché la situazione su quella strada è insostenibile» si sbilancia Marco Reguzzoni, oggi deputato della Lega ma che da presidente della Provincia di Varese fu protagonista di una lunga battaglia per liberare i «prigionieri» dell’Autolaghi, vale a dire i pendolari che ogni giorno si recano a Milano per lavoro ma che per un qualsiasi imprevisto (incidente, cantiere, maltempo) passano lunghe ore in coda. Un documento di Autostrade datato giugno 2008 traccia le linee guida del progetto car pooling: viene prevista una riduzione del pedaggio a 50 centesimi (contro l’1,2 o 1,7 euro attuali) per le vetture con 4 persone a bordo. Chi percorre la Milano - Varese o la Milano - Como a «pieno carico» avrebbe inoltre a disposizione delle corsie riservate ai caselli, mentre i tecnici di Autostrade stanno pensando di allestire anche un sito internet apposito: lì potrebbero essere lasciati messaggi da parte di chi cerca o offre passaggi verso Milano.

Le agevolazioni per il car pooling funzionerebbero solo in alcune ore della giornata, quelle del flusso dei pendolari (al mattino verso Milano, la sera in direzione opposta) e avrebbero un periodo di rodaggio di circa sei mesi dopo di che si farà una prima valutazione dell’esperimento. Si tratterebbe di una svolta storica anche se i tempi di entrata in vigore degli sconti sono ancora da definire: i più ottimisti pronosticano la fine di novembre, i più prudenti un mese più avanti, perché ancora devono essere chiariti dei dettagli con Anas, che della rete autostradale è la proprietaria. La primogenitura dell’idea spetta a Dario Balotta, sindacalista della Cisl trasporti che chiese l’introduzione del car pooling sull’Autolaghi già nel 2002: «La situazione era già drammatica allora, adesso è peggiorata. Soluzioni alternative per alleggerire l’intasamento e lo smog non ne esistono. Spero anzi che il tentativo venga esteso ad altri nodi del traffico italiano».

Claudio Del Frate

Arriva l’eco-sacchetto biodegradabile al 100%

Wednesday, October 29th, 2008

L’ultimo media sul mercato è il «sacchetto di plastica ecologico»: da oggi infatti le aziende possono sostenere l’ambiente semplicemente facendo pubblicità sui nuovi sacchetti biodegradabili al 100%. Un’iniziativa che consente al consumatore di sostenere l’ambiente senza dover pagare di più, per coprire i maggiori costi dei sacchetti biodegradabili, e alle aziende di raggiungere milioni di consumatori.

A lanciare l’idea Arcadia Media (www.ecosacchetto.it), giovane start-up nel mondo della pubblicità eco sostenibile, che ha già messo a disposizione della Grande Distribuzione italiana, ovvero Supermercati, Grandi Magazzini e Centri commerciali, l’opportunità di poter sostituire i sacchetti inquinanti con l’eco-sacchetto completamente biodegradabile e compostabile.

Una soluzione concreta per mettere un freno alla vera e propria valanga di sacchetti di plastica che «invadono» l’ambiente, basti infatti pensare che in Italia ogni mese vengono consumati ben 2 miliardi di sacchetti della spesa. Una incredibile quantità di plastica, tanto che se fossero distesi uno al fianco dell’altro si ricoprirebbe una superficie di oltre 500.000 chilometri quadrati.
Insomma con i sacchetti consumati dagli italiani in soli 30 giorni si potrebbe ricoprire la superficie della Spagna (quasi 506.000 chilometri quadri), sommergere quasi completamente la Francia (544.000 chilometri quadri di superficie) o addirittura una volta e mezzo l’Italia, la cui superficie arriva a malapena a 301.000 chilometri quadrati.Una quantità incredibile di plastica che richiede anni, se non secoli, per essere smaltita e che rappresenta una vera emergenza per l’ambiente. Fino al 2010, infatti, quelli in polietilene potranno essere venduti ed utilizzati, anche se questo comporterà una vera e propria «inondazione» di circa 30 miliardi di sacchetti, che per essere smaltiti in natura richiedono ben 400 anni. Ed è per porre un freno a questo disastro ecologico che Arcadia Media ha deciso di lanciare l’eco-sacchetto.

Per farlo ha deciso di sfruttare i sacchetti biodegradabili che pur essendo già disponibili per la grande distribuzione, fino ad oggi sono stati poco utilizzati, soprattutto a causa del loro alto costo per il cliente finale (in media costa tra le 3 e le 4 volte di più di un sacchetto «tradizionale»). Ed è per ovviare a questo ostacolo che Arcadia Media ha deciso di trasformare il sacchetto ecologico in un vero e proprio media, dove poter stampare messaggi pubblicitari che «pagheranno» la differenza di prezzo tra la produzione di un sacchetto di plastica e un eco-sacchetto.

«L’attenzione alle tematiche ambientali è in costante crescita, tanto che 4 italiani su dieci sono preoccupati della difesa dell’ambiente e sono convinti di dover fare qualcosa per l’ecosistema in cui viviamo - sottolinea Luca Latino, di Arcadia Media -I sacchetti rappresentano un oggetto di uso talmente quotidiano da passare troppo spesso inosservati per quanto riguarda i rischi per l’ambiente. Grazie alla sua trasformazione in un vero e proprio media i consumatori potranno avere l’eco-sacchetto al medesimo prezzo di un sacchetto in plastica, con le stesse caratteristiche funzionali. L’unica differenza è che su uno dei due lati ci sarà una campagna pubblicitaria».
Attraverso Arcadia Media, infatti, per le aziende sarà possibile sostenere la tutela dell’ambiente inserendo la loro pubblicità sugli eco-sacchetti. Il vantaggio per le azienda sarà quello di riuscire a raggiungere con i propri messaggi un pubblico estremamente interessante (i decisori d’acquisto) e ben targettizzato (in base a tipologia di catena, area geografica, ecc) e conseguentemente a poter misurare l’efficacia della campagna pubblicitaria.

Ma i vantaggi ci saranno anche per il consumatore finale: gli eco-sacchetti grazie alla presenza su uno dei due lati del messaggio pubblicitario, costeranno al cliente finale, esattamente come i super inquinanti sacchetti di plastica con l’ulteriore vantaggio che saranno utilizzabili per la raccolta differenziata dell’umido. Gli eco-sacchetti sono prodotti con un biopolimero che utilizza componenti vegetali e rende gli eco-sacchetti completamente bio degradabili. Il tutto garantendo le stesse caratteristiche di resistenza e di funzionalità data dai tradizionali, ma dannosissimi per l’ambiente, sacchetti in plastica.
Fonte: La Stampa

ACQUA: UE, AL VIA ETICHETTA ANTI-SPRECHI E PER EFFICIENZA

Wednesday, October 29th, 2008

Etichettare i prodotti indicando il volume di acqua utilizzato, con un sistema analogo a quello gia’ esistente per l’efficienza energetica. Lo chiede il Parlamento europeo per indurre una maggiore responsabilizzazione dei consumatori sulle questioni legate alle fonti idriche e lo sviluppo di programmi volontari di risparmio da parte dei produttori. I deputati ritengono che il sistema di etichettatura dovrebbe essere volontario, mentre le etichette e i sistemi di etichettatura esistenti dovrebbero essere tenuti in considerazione per evitare di confondere i consumatori con un’eccessiva quantita’ di informazioni. E sollecitano tutte le parti interessate a sviluppare un sistema volontario per la gestione sostenibile dell’acqua e per redigere programmi volontari di risparmio idrico nei vari settori economici (per esempio l’agricoltura, il turismo, l’industria manifatturiera). La risoluzione sottolinea la necessita’ di integrare la questione dell’acqua in tutte le politiche e di definire un approccio realmente integrato per affrontare tale questione, anche mediante gli strumenti finanziari e giuridici dell’Ue, coinvolgendo in tale processo tutti i livelli politici (nazionale, regionale e locale). A preoccupare l’Europarlamento sono la crescente produzione di biocombustibili e lo stato della rete idrica comunitaria, la prima responsabile dell’aumento della domanda di acqua, la seconda della dispersione di notevoli quantita’ di risorsa. Secondo il Parlamento e’ necessario rinnovare le infrastrutture e le tecnologie per promuovere nell’UE un uso piu’ efficiente dell’acqua e ridurne le perdite, ricorrendo anche ai Fondi strutturali, mentre la questione dell’acqua deve essere inserita in tutte le politiche dell’UE, secondo il Parlamento europeo.

Considerando che gli sprechi dovuti alle perdite di acqua nella rete di approvvigionamento pubblico nei centri urbani possono superare il 50%, l’ Europarlamento invita le autorita’ locali a migliorare le reti per la distribuzione dell’acqua divenute obsolete. Inoltre, gli eurodeputati sottolineano che si potrebbe risparmiare fino al 40% dell’acqua utilizzata nell’Ue e, pertanto, chiedono misure concrete, come l’etichettatura, e incentivi finanziari per promuovere un uso dell’acqua maggiormente efficiente e sostenibile. L’elaborazione di un’ efficace politica tariffaria per le acque, che rispecchi il reale valore dell’acqua, potrebbe sensibilizzare i consumatori a un utilizzo piu’ efficiente. Fondamentale e’ il ruolo delle autorita’ regionali e locali e delle organizzazioni della societa’ civile nelle campagne di sensibilizzazione e nell’ organizzazione di attivita’ educative, sostengono gli eurodeputati, mentre la Commissione europea e’ sollecitata a promuovere lo scambio di buone prassi tra regioni, comuni e organizzazioni della societa’ civile in materia di risparmio idrico. Nel sottolineare poi la funzione svolta dalla popolazione agricola europea nella lotta contro l’erosione dei suoli e la desertificazione, la risoluzione chiede che venga riconosciuto il ruolo fondamentale del produttore europeo nella conservazione della copertura vegetale delle regioni colpite dalla siccita’ o minacciate dalla sabbia trascinata dal vento. E esprime preoccupazione per l’incremento della produzione di biocombustibili che farebbe inevitabilmente aumentare la domanda di elevate quantita’ d’acqua evidenziando la necessita’ di sorvegliare attentamente l’impatto del consumo di biocombustibili e di riesaminare regolarmente le politiche comunitarie e nazionali in materia. Invita poi la Commissione ad appoggiare gli Stati membri nel rimboschimento delle zone che sono colpite ciclicamente dalla siccita’ e dagli incendi. I deputati raccomandano infine che il meccanismo comunitario di protezione civile preveda la possibilita’ di intervenire nelle situazioni di crisi determinate dall’estrema siccita’ e sollecitano vivamente il Consiglio ad adottare senza indugio una decisione sulla proposta di regolamento sul Fondo di solidarieta’ dell’Ue, allo scopo di perfezionare la definizione dei criteri e degli eventi eleggibili, compresi gli episodi di siccita’, per contrastare i danni provocati dalle catastrofi naturali in modo piu’ efficace, flessibile e rapido. (ANSA).

ECO-ENERGIA: 1.000 TETTI FOTOVOLTAICI A TERNI E PROVINCIA

Wednesday, October 29th, 2008

Pubblicato il bando per ”1000 tetti fotovoltaici”, bando che disciplina le procedure per la concessione e l’erogazione di un contributo, nella misura del 100% del costo di investimento, finalizzato alla realizzazione di 1.000 sistemi fotovoltaici, di potenza pari a 3 Kw ciascuno, destinati ad altrettanti privati e di 10 impianti da 6 Kw ciascuno, destinati alle scuole di proprieta’ del Comune di Terni e della Provincia, collegati alla rete del distributore locale di energia elettrica. Il progetto ”1000 tetti fotovoltaici”, che fa parte di un piu’ generale progetto regionale che vede la realizzazione complessiva di 3000 nuovi impianti fotovoltaici diffusi tra il ternano, il perugino e la valle umbra, e’ stato costruito grazie alla collaborazione tra Comune di Terni, Asm, Agesa e alcuni Istituti di credito e con il sostegno della Regione, dell’Upi e dell’Anci regionale, di cui il sindaco Raffaelli di Terni ne e’ il Presidente. Sono ammissibili al contributo i soli sistemi fotovoltaici i cui moduli saranno installati su tetti, tettoie, pensiline e lastrici solari, riferiti a strutture esistenti, aventi determinate caratteristiche. Possono fare domanda tutte le persone fisiche che risulteranno proprietari o esercitino un diritto reale di godimento sul complesso edilizio o unita’ abitativa, con ubicazione nei 32 Comuni interessati dall’ iniziativa. I benefici di un singolo impianto fotovoltaico, installato sui tetti delle case, saranno pari ad un risparmio annuale di 6,5 barili di petrolio e ad una riduzione delle emissioni in atmosfera di 2599 kg. all’anno di CO2. Gli impianti a disposizione per il solo Comune di Terni saranno 485. (ANSA).

Le migliori bufale scientifiche

Wednesday, October 29th, 2008

Era il 1957 quando sull’emittente britannica Bbc andava in onda una puntata del programma televisivo Panorama dedicata all’albero degli spaghetti, in Svizzera. Le immagini in bianco e nero che scorrevano sul piccolo schermo mostravano una famiglia intenta a raccogliere la pasta fresca dai rami delle piante e a distenderla poi ad asciugare, prima di poterla cuocere e mangiare. Prima che si venisse a sapere che si trattava solo di un pesce d’aprile architettato dalla stessa BBC, i centralini dell’emittente sono stati tempestati di telefonate di gente che voleva sapere come fare a coltivare le piante degli spaghetti. Un fake in piena regola e ben riuscito, quindi, che il New Scientist classifica come una delle burle scientifiche più belle di tutti i tempi, assieme ad altri casi più o meno noti.

IL GIGANTE - Come quello del Gigante di Cardiff, un uomo pietrificato di oltre tre metri di altezza ritrovato in una fattoria dello stato di New York alla fine del 1869. La notizia della scoperta si diffuse velocemente e in tanti si recarono in pellegrinaggio a Cardiff per vedere con i propri occhi. All’inizio dell’anno seguente, tale George Hull ammise la paternità della burla raccontando di aver commissionato l’enorme scultura di pietra.

L’UOMO SCIMMIA - È durata decisamente più a lungo la leggenda dell’uomo di Piltdown, una delle più colossali beffe archeologiche della storia, nata nel 1912 quando Charles Dawson – paleontologo per passione – annunciò che all’interno di una miniera a Piltdown, nel Sussex, aveva ritrovato i resti del teschio e della mandibola di un ominide sconosciuto. Battezzato Eoanthropus dawsoni, il misterioso uomo-scimmia è stato considerato per ben 50 anni come l’anello mancante nella catena dell’evoluzione. Solo nel 1953, infatti, l’uomo di Piltdown è stato riconosciuto dalla scienza come un falso: la mandibola era di un orang utan e il frammento di teschio risaliva invece al medioevo.

IL VERDE CHE UCCIDE – Tornando poi a parlare di piante, vale la pena di ricordare la leggenda del cosiddetto Upas tree, nata sulle pagine del London Magazine nel 1783. Si raccontava di un albero assassino, presente sull’isola di Java, talmente velenoso da uccidere chiunque si trovasse nel raggio di 24 chilometri, animali compresi. L’albero di Upas esiste realmente in Indonesia: è effettivamente velenoso, ovviamente non come vuole la leggenda, e nel suo veleno gli indigeni erano soliti intingere le punte delle loro armi.

LA VITA ETERNA – Porta infine la firma del medico e fisico tedesco del diciottesimo secolo Johann Heinrich Cohausen il trattato sul segreto dell’immortalità. Intitolato Hermippus redivivus, il manuale suggeriva – tra le altre cose – di imbottigliare il fiato delle vergini per poterlo poi respirare: una pozione miracolosa in grado di prolungare la vita e donare eterno vigore. Una burla fin troppo palese, questa dell’Ermippo redivivo - lo stesso Cohausen alla fine del libro accenna alla satira -, che però, chissà, avrà sicuramente spinto qualche credulone a tentare l’esperimento.

Alessandra Carboni
Fonte : Corriere della Sera

NEL 2009 AL VIA PARCHI-CARD, TESSERA ECOTURISMO

Wednesday, October 29th, 2008

Novita’ nel 2009 per gli eco-turisti nell’Italia dei parchi. Si tratta della Parchicard, una tessera per incentivare il turismo in 22 parchi nazionali, 18 regioni e 39 province, attraverso sconti e agevolazioni in alberghi, ristoranti, negozi e altri servizi. All’inizio dell’anno prossimo saranno 10mila le tessere distribuite in tutta Italia, per usufruire di facilitazioni in una media di 50 esercizi per ognuno dei parchi nazionali. L’iniziativa nasce dall’esperienza dei servizi turistici del Centro turistico studentesco (Cts), con il contributo di Federparchi, selezionando gli esercizi presenti nelle aree protette che offrono qualita’, tipicita’ e rispetto per l’ambiente. Un segno della buona salute del turismo ”verde” italiano, dove non mancano ”buone pratiche”. L’idea di una card a livello nazionale infatti segue altre esperienze gia’ avviate a livello locale da singole aree protette, come il Parco della Majella (Abruzzo), il Parco delle Cinque terre (Liguria), oppure il Parco dell’Adamello Brenta (Trentino Alto Adige).

Ad esempio, la Cinque Terre Card Treno, valida da 1 a 7 giorni, consente la libera circolazione sui treni tra le stazioni di La Spezia e Levanto, l’accesso a tutti i percorsi pedonali e alle aree attrezzate del Parco, l’uso dei minibus ecologici del Parco e degli ascensori, l’accesso ai centri di osservazione naturalistica e ai vari ”musei del territorio”. La Majella Card invece e’ la Carta sconti del parco, partita nel 2000 e convenzionata con i centri visita o presso tutti gli esercizi che espongono il marchio, per i biglietti di ingresso agli stessi centri visita, il prezzo dei gadget, pubblicazioni del parco. Tra gli aderenti anche agriturismi, una scuola di escursionismo, botteghe e negozi d’artigianato, residence, cooperative di servizi turistici vari (tra cui le visite guidate), alberghi, un ostello, rivendite di prodotti alimentari e ristoranti. L’operazione sostiene l’artigianato locale, produzioni di qualita’, promuovendo l’immagine dell’area protetta.

La ParcoCard dell’Adamello Brenta e’ stata lanciata nel 2005 e permette di usufruire, in 15 giorni, di un ventaglio di 50 proposte al costo di quattro. Il pacchetto prevede una decina di escursioni, biglietto gratuito per navette e parcheggi, include l’accesso ai centri visitatori delle case del parco e ai musei provinciali, ma anche degustazioni. Per promuovere un turismo che sia anche sostenibile ci sono anche altre iniziative, per favorire gli spostamenti senza danneggiare la natura dei parchi. Nell’area marina protetta di Torre Guaceto, in Puglia, l’ente gestore ha risolto il problema della ‘’sosta selvaggia” delle auto troppo vicino alla costa, realizzando un parcheggio in un’area piu’ distante ma servita da un bus navetta gratuito. E chi aspetta l’autobus riceve ”lezioni di ambiente” sull’area in cui si trova e la tutela delle dune. C’e’ poi ”A piedi fra le nuvole” del Parco del Gran Paradiso, che le domenica d’estate consente di arrivare al colle del Nivolet, quota 2.600 metri, a piedi, in bici o in navetta, lasciando l’automobile a sei km di distanza. Quest’anno il titolo del programma di vari appuntamenti e proposte e’ stato ”Spegni il motore: ascolta la montagna”, con escursioni, musica, arte, ma anche pic-nic e sapori tipici. (ANSA).

Appello di Carlo d’Inghilterra contro il “climate change”

Wednesday, October 29th, 2008

Dichiarazioni a favore della lotta ai cambiamenti climatici durante la sua visita in Giappone con la moglie Camilla Parker Bowles

“Se non facciamo tutti attenzione alle sfide ambientali che stiamo affrontando – ha dichiarato Carlo d’Inghilterra in un’intervista televisiva – sarà sempre piu’ difficile assicurare un futuro al nostro benessere economico”.
Lo ha detto il principe durante la sua visita in Giappone con la moglie Camilla, lanciando così un appello all’impegno per la lotta ai cambiamenti climatici.
Il principe di Galles e la duchessa di Cornovaglia, arrivati a Tokyo per una visita ufficiale di cinque giorni, oltre a visitare alcune località del paese, avranno una serie di attività diplomatiche come l’incontro con Taro Aso, il premier giapponese, e una cena con l’imperatore Akihito e l’imperatrice Michiko. La visita coincide con l’anniversario dei 150 anni dalla firma del Trattato anglo-giapponese di amicizia e commercio e mira a rafforzare le gia’ solide relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Fonte : La Repubblica

I pomodori ogm anticancro

Tuesday, October 28th, 2008

Pomodori viola per combattere i tumori. La frontiera dei cibi-farmaco anticancro segna un nuovo risultato, grazie a uno studio europeo (il progetto Flora) a cui partecipa l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi. Creati da Cathie Martin, presente anche a Venezia al «Futuro della scienza», che da anni studia le proprietà dei pomodori, contengono i geni di un fiore e producono una quantità importante di antocianine, antiossidanti del gruppo dei flavonoidi, di cui i pomodori normali (pur ricchi di anticancro come i licopeni) sono privi. La combinazione triplica lo scudo. Così almeno si è visto sui topi di laboratorio. Lo studio viene pubblicato oggi su Nature Biotechnology. Cathie Martin e la sua équipe lavorano nei laboratori britannici del John Innes Centre di Norwich. Lì sono stati creati i pomodori viola. Inseriti nella dieta di topi mutanti (senza il gene p53) particolarmente suscettibili ai tumori sono riusciti ad allungare la sopravvivenza dei topi. O meglio a posticipare la comparsa scontata del tumore. E lo Ieo ora punta molto sullo studio di questi cibi «arricchiti» per prevenire i tumori, se non per bloccare lo sviluppo di cellule neoplastiche. La strada è aperta. Verdura e frutta migliorata geneticamente per farci arrivare sani ai 120 anni di vita media programmata dai nostri geni. In un futuro non molto lontano potrebbe essere l’ortolano sotto casa il neofarmacista, consigliando un’insalata al pomodoro viola, banane al vaccino, riso alla vitamina A, aglio viola, patate lilla, broccoli o cime di rapa modificate con i geni dell’uva rossa, arance blu dagli effetti anti-ossidanti moltiplicati. Tutto è salutarmente modificabile. Insomma, la nocciolina che trasforma in supereroe il Pippo disneyano non è proprio fantascienza.

«Senza esagerare con la fantasia, si tratta di un importante passo avanti — dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore della ricerca dello Ieo — nello studio degli antiossidanti, dei flavonoidi (le antocianine) in particolare, ormai largamente considerati una valida arma di prevenzione nei confronti di una vasta gamma di patologie, dalle malattie cardiovascolari ad alcuni tipi di cancro. La dieta seguita dalla maggioranza della popolazione nel mondo occidentale non sembra essere sufficiente a garantire un apporto adeguato di queste sostanze, presenti nelle verdure e nella frutta (soprattutto frutti di bosco, uva, arance rosse). Per questo il progetto Flora punta a capire meglio i loro meccanismi di azione e a trovare nuove strade per aumentarne il consumo».

Per ottenere una particolare ricchezza in antocianine nei pomodori che non ne hanno, i ricercatori inglesi hanno fatto ricorso a due geni presenti nella comune pianta bocca di leone (un fiore): conferendo così un colore viola (blu-rosso) ai nuovi pomodori. «I due geni che abbiamo isolato dalla bocca di leone — spiega Eugenio Butelli che lavora nel centro di Cathie Martin ed è primo autore della ricerca — sono responsabili dei colori dei fiori e, se introdotti in altre piante, sono la combinazione vincente per produrre antocianine». Una polvere ottenuta dai pomodori viola è stata somministrata a topi di laboratorio mutanti privi del gene della proteina p53 (comunemente conosciuta come «guardiana del genoma»). È una proteina fondamentale nel processo di sviluppo dei tumori. I topi che ne sono privi sviluppano, e precocemente, diversi tipi di tumore, soprattutto linfomi.

Gli animali usati per i test sono stati divisi in tre gruppi, a dieta diversa: al primo gruppo è toccato cibo comune, al secondo è stato aggiunto un 10% di estratto di pomodoro rosso normale, al terzo mangime con estratto di pomodoro viola. «Tra i primi due gruppi non sono state riscontrate differenze — spiega Marco Giorgio, dello Ieo, che ha condotto la sperimentazione sui topi —. Mentre l’ultimo gruppo, che ha mangiato pomodori viola, ha mostrato un allungamento della vita significativo: è sopravvissuto in media 182 giorni rispetto ai 142 dei topi a dieta comune». Anche se i risultati sono molto promettenti, i ricercatori però invitano alla cautela. I pomodori scuri, comunque, non sono una novità. Esistono già il Kumato, un ogm, e il Nero di Crimea, anch’esso con una colorazione scura. Queste varietà non hanno antociani. Infine, c’è il pomodoro Sun Black (progetto italiano Tom-Anto finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca): non è un Ogm, ma gli antociani sono accumulati nella sola buccia.

Mario Pappagallo

Fonte: Corriere della Sera

Nuovo gas serra «dagli schermi del Pc»

Tuesday, October 28th, 2008

Piante in decomposizione e schermi a cristalli liquidi di computer e tv sono i due nuovi nemici del clima che, a quanto sembra, hanno cominciato a dare un pericoloso contributo al surriscaldamento del pianeta. Le ultime ricerche di scienziati americani, in corso di pubblicazione sulla rivista Geophysical Research Letters, hanno messo in evidenza, infatti, che i due soggetti risultano legati alle emissioni di potenti gas serra in netto aumento negli ultimi anni.

LE PIANTE INTRAPPOLATE - Le piante in decomposizione sono quelle intrappolate in enormi spessori di terreno ghiacciato in diverse regioni circumpolari come Canada, Siberia, Groenlandia, dove l’aumento delle temperature medie, sta portando al progressivo scioglimento dei ghiacci permanenti. Associati a questi antichi depositi di materia organica vegetale, ci sono anche enormi bolle di metano che stanno passando velocemente dal suolo all’atmosfera. «Il metano è un potente gas serra, ventuno volte più efficace dell’anidride carbonica, anche se la sua presenza in atmosfera è meno abbondante –spiega Ron Prinn, professore al Massachusetts Institute of Technology e il capofila dei ricercatori-. La brutta notizia sta nel fatto che dopo diversi anni in cui la sua concentrazione atmosferica si era stabilizzata, dal 2006 ha ricominciato a crescere. Dal giugno 2006 all’ottobre 2007 abbiamo misurato un’aggiunta di 28 milioni di tonnellate su un totale di 5,5 miliardi di tonnellate che è la stima della quantità totale di metano oggi presente in atmosfera». E’ chiaro, aggiunge Prinn, che questo è solo un indizio, non è detto che il flusso di metano continui a questo ritmo, ma se dovesse andare avanti si tradurrà in un notevole aggravamento dell’effetto serra. Non è la prima volta che il metano procura grattacapi agli scienziati del clima. Già tre anni fa, un gruppo di scienziati italiani dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia coordinati dal geologo Giuseppe Etiope aveva scoperto che nell’inventario dei gas serra compilato dall’Ipcc era stato omesso un contributo di circa 50 milioni di tonnellate l’anno di metano di origine geologica, proveniente per esempio, da fenditure e bocche vulcaniche, corrispondente a circa 1/7 del contributo antropico.

SCHERMI DI COMPUTER - L’altro imputato è il trifluoruro di azoto, un gas serra in tracce talmente piccole in atmosfera che finora non era stato preso nemmeno in considerazione. Tuttavia, negli ultimi anni, il suo impiego nell’industria che produce gli schermi a cristalli liquidi di computer e altri apparecchi multimediali sta aumentando considerevolmente, tanto che ora si parla di includerlo nel cosiddetto paniere dei gas serra da ridurre. Tanto più che la molecola del trifluoruro di azoto ha un potere riscaldante valutato 17 mila volte maggiore dell’anidride carbonica: quindi ne basta poco per produrre un grande effetto. Trovare un sostituto del trifluoruro di azoto innocuo per l’atmosfera non dovrebbe costituire un gran problema per l’industria chimica. Il vero guaio sarà se si libera il metano attualmente conservato in quel freezer naturale che è il Polo Nord.

Franco Foresta Martin
Fonte: Corriere della Sera

Lupi grigi, Bush: «Riaprire la caccia». Gli animalisti: «Rischio estinzione»

Tuesday, October 28th, 2008

– E’ braccio di ferro sui leggendari lupi grigi delle Montagne rocciose tra l’amministrazione Bush e gli animalisti e gli ambientalisti americani. Secondo il «Fish and Wildlife Service», i lupi grigi, di cui nel ’95 erano rimasti pochissimi esemplari, si sono moltiplicati, non sono più una specie in via di estinzione, e si può dare loro la caccia. Secondo i suoi critici, invece, i lupi grigi, che furono tra i protagonisti dell’epopea del West, rischiano ancora di scomparire e vanno protetti. Il braccio di ferro incominciò un anno fa e fu sospeso a luglio, quando gli animalisti ottennero dal Tribunale federale di Washington un’ingiunzione contro il «Fish and Wildlife Service» che non riaprisse la caccia. Ma è ripreso questo weekend, con l’annuncio dell’amministrazione Bush che presenterà ricorso, appoggiata dagli allevatori di bestiame ovini in particolare, oltre che dai cacciatori.

In America, i lupi grigi sono quasi animali mitologici. Nel parco di Yellowstone, tra il Wyoming e il Montana, dove se ne trovano circa 350, ogni anno decine di migliaia di persone li studiano e ne seguono gli spostamenti con potenti cannocchiali. Il parco è dominato da due branchi, il branco di Druid Peak e il branco di Slough Creek, spesso in guerra tra di loro. Nelle Montagne rocciose del nord, i lupi grigi sono poco più di 1.500, un numero che diminuisce lievemente d’inverno a causa della mancanza del gelo e della mancanza di cibo. Ma stando al «Fish and Wildlife Service», è un tetto che non deve essere superato perché per nutrirsi i lupi grigi attaccano il bestiame d’allevamento, i cervi, gli alci, e altra selvaggina, arrecando danni economici agli allevatori e alterando l’equilibrio naturale. «In media i lupi grigi crescono del 24 per cento all’anno», dichiarano i portavoce. «L’unico modo di fermarli è la caccia».

Ed Bang, un leader ambientalista e animalista, lo contesta. Nel ‘95, ricorda, i lupi grigi erano quasi estinti. E dalle statistiche, aggiunge, oggi un quarto di loro muore entro il primo anno: «Su 100 che superano i sei mesi di età, ne sopravvivono appena 74 – 75 in media, perché alcuni vengono uccisi dai cacciatori di frodo o, se attaccano gli ovini e i bovini, dagli allevatori di bestiame, o anche dalle malattie e dalla fame». Doug Smith, un altro animalista, spiega che spesso i lupi grigi contraggono le malattie dai cani, e ritiene che ci sia una selezione naturale. «Il pubblico è dalla nostra parte - conclude -, se si aprisse la caccia la boicotterebbe. Preservare i lupi grigi è un dovere, come lo è preservare i mustang i cavalli selvaggi delle praterie. Fanno parte della nostra storia».

Sono d’accordo in maggioranza i Rangers o guardie forestali di Yellowstone. Ma l’Associazione della caccia e l’Associazione degli allevatori di bestiame sono pronte a dare battaglia. Bruce Malcolm, che ha una azienda agricola a Paradise valley, vicino al parco, ammonisce che «i lupi grigi sono dei predatori, non degli animaletti domestici, come si racconta erroneamente ai bambini». A suo giudizio «metterli su un piedestallo, come i mustang o i bisonti, è pericoloso». Malcom rileva che un’alta percentuale di mustang viene rinchiusa in apposite tenute e che è permessa la caccia ai bisonti, sia pure limitata.

Fonte: Corriere della Sera

La tua spazzatura è la mia energia

Tuesday, October 28th, 2008

La discarica 1-E del New Jersey si estende per circa due chilometri quadrati nell’area della città Kearny, ed è considerata fondamentale per il futuro energetico dello Stato, oltre che riferimento importante per quello dell’intera nazione americana.

METANO – Come racconta Associated Press, i rifiuti ammucchiati per decenni nelle 21 discariche che compongono il sito 1-E di Kearny servono infatti a rifornire di energia migliaia di abitazioni, grazie al gas metano generato dalla decomposizione della spazzatura, convertito in elettricità. «È un po’ come se la gente ricomprasse i propri rifiuti, ma in un’altra forma» ha detto Tom Maturano, direttore della Commissione per le risorse naturali del New Jersey Meadowlands. Ed è anche un po’ come avviene già da tempo in alcune città italiane, come a Milano, per esempio, dove ogni anno, grazie ai termovalorizzatori, lo smaltimento di 450 mila tonnellate di spazzatura consente di produrre elettricità per 250 mila persone.

ENERGIA DEL FUTURO – Secondo i dati dell’Environmental Protection Agency, sull’intero territorio nazionale ci sono 455 siti di discarica utilizzati per la produzione di metano destinato alla conversione in elettricità, e almeno altri 500 sono stati identificati come potenzialmente utilizzabili allo stesso fine nell’ambito del programma Landfill Methane Outreach ideato dall’agenzia stessa. Secondo gli ambientalisti del New Jersey, le discariche dovrebbero essere ulteriormente sfruttate tramite l’installazione di impianti per lo sfruttamento dell’energia eolica e solare, diventando così dei mega centri per la produzione energetica.

Alessandra Carboni

“La nuova era può iniziare nel 2015″ Da Greenpeace la tabella di marcia anti CO2

Tuesday, October 28th, 2008

NEL 2015, quando quasi tutti i progetti energetici proposti dal governo italiano (dal nucleare alla carbon sequestration) saranno ancora in fase d’incubazione, il mondo potrebbe già vivere l’inizio di un’era diversa. Un’era che potrebbe migliorare non solo la vivibilità del pianeta ma anche lo stato di salute, assai precario, dell’economia globale. E’ quanto afferma il nuovo rapporto Energy Revolution: A Sustainable World
Energy Outlook
, presentato oggi da Greenpeace International ed EREC (European Renewable Energy Council).

Secondo questo studio la rivoluzione energetica pulita permetterebbe di risparmiare circa 14 mila miliardi di euro nella spesa in combustibili fossili, oltre a sostenere l’occupazione a livello mondiale. Oliver Schäfer, direttore di EREC, ha dichiarato che “il mercato globale delle fonti rinnovabili può continuare a crescere a tassi con due cifre. Fino al 2050, superando le dimensioni attuali del mercato delle fonti fossili. Oggi il mercato delle rinnovabili vale 70 miliardi di dollari all’anno e raddoppia ogni tre anni”.

Per arrivare a questi risultati il team di esperti che ha redatto il rapporto ha ipotizzato uno scenario virtuoso: il picco delle emissioni di anidride carbonica verrebbe raggiunto al 2015 in modo da permettere alla concentrazione di C02 di scendere del 60 per cento sotto i livelli attuali nel 2080. E’ esattamente quello che i climatologi considerano necessario per mantenere il riscaldamento del pianeta a livelli accettabili.

Per arrivarci la ricetta di Greenpeace propone interventi in tutti i campi. Edilizia: case molto isolate (si abbattono i consumi fino all’80 per cento), con pannelli solari termici per l’acqua calda, impianti fotovoltaici per l’elettricità e pompe di calore. Trasporti: grande spazio al ferro, limiti di emissione rigorosi per le auto, carburanti a minor impatto ambientale. Produzione elettrica: con il business as usual i costi raddoppierebbero al 2020, la rivoluzione pulita puntando sull’efficienza e sulle fonti rinnovabili permetterà di contenere il prezzo del chilowattora oltre alle emissioni serra (è una proiezione su scala globale dello scenario californiano).


Secondo i calcoli di Greenpeace gli extracosti per il carbone da oggi al 2030 arrivano a 15,9 trilioni di dollari: più degli investimenti necessari a lanciare la rivoluzione energetica basata sull’efficienza e sulle rinnovabili.

L’orsa Hvala braccata sui Pirenei:i cacciatori vogliono «vendetta»

Monday, October 27th, 2008

 L’elicottero gira sopra la sua testa. L’orsa Hvala si nasconde nei boschi del Portet, in qualche anfratto là sotto, dove si crede al riparo dalla strana bestia volante. Non sa di non avere scampo, perché gli uomini possono seguire i suoi spostamenti grazie al microchip che le è stato iniettato poco più di due anni fa, a scopi scientifici ed ecologici. Hvala era stata trasferita dalla Slovenia ai Pirenei nel 2006, per ripopolare le montagne al confine tra la Francia e la Spagna, dopo l’estinzione dei plantigradi locali. Sei anni e cento chili, l’orsa si è adattata al suo nuovo habitat, ma ora rischia di fare la stessa fine di Cannelle e di Franska, due consimili e compatriote uccise rispettivamente da un cacciatore e da un’auto sempre nella stessa area, ma sul lato francese. Dopo un momento di gloria nella primavera dell’anno scorso, quando ha messo al mondo due orsacchiotti, Hvala è finita la settimana scorsa sulla lista nera dei ricercati per aver attaccato un cacciatore di cinghiali, Lluis Turno, che si è trovato sul suo cammino assieme ai suoi segugi.

L’orsa ha fatto ciò che Madre Natura le suggeriva: tirato una zampata e azzannato il piede dell’intruso nel suo territorio. L’uomo è finito all’ospedale, e i suoi colleghi si sono armati di fucili per liberare la Val d’Aran dall’orsa forestiera. Un nucleo di guardie forestali sta cercando di precedere i giustizieri, prima che il terzo esemplare sloveno sia abbattuto: anche gli agenti ambientali sono armati di fucili, caricati però con potenti dosi di sonnifero. Il loro obiettivo è narcotizzare Hvala per trasferirla in un centro specializzato e studiarne il comportamento. Nel migliore dei casi, per lei, sarà la fine anche della libertà vigilata. I cacciatori di Les, il paese cui appartiene anche il ferito, hanno dato 48 ore di tempo alle guardie per catturare Hvala, dopodiché prenderanno le doppiette, caricate a pallettoni, per mettere in pratica la loro «vendetta», ripetuta proprio così, in italiano: «Se entro lunedì non l’hanno presa – dice Daniel Boya – ci penseremo noi». Hvala, braccata, potrebbe spostarsi di parecchi chilometri e ripassare la frontiera, ma il microchip segnala che si sta muovendo ancora nei paraggi. Ignara di confini, esperimenti ambientali falliti, microchip e uomini in cerca di «vendetta».

Elisabetta Rosaspina

Fonte : Corriere della Sera

GHIGO, ACCIAIERIE NON FUNZIONANO A PANNELLI SOLARI

Monday, October 27th, 2008

”Non si puo’ pensare di far funzionare un’acciaieria con i pannelli solari o con gli aquiloni”: Cosi’ Enzo Ghigo, coordinatore regionale di Fi in Piemonte, commenta l’accordo siglato oggi a Torino tra le Regioni Puglia e Piemonte sulle energie alternative. ”Vedo che i due presidenti, Bresso e Vendola - dice Ghigo - non hanno perso occasione per ribadire la loro pregiudiziale contrarieta’ al nucleare, mettendo in scena l’ennesimo attacco contro il governo, che ha invece fatto chiaramente questa scelta. A Bresso che richiama l’esempio della Germania per il solare, e’ facile ricordare che proprio in quel Paese l’energia nucleare e’ utilizzata in modo massiccio. Per non parlare della Francia, che e’ il Paese europeo dove questa forma di produzione e’ stata piu’ sviluppata, consentendo un costo estremamente competitivo dell’energia”. ”Allo stato attuale delle tecnologie - rimarca - non esiste un paese industrializzato che possa ragionevolmente fare a meno dell’atomo, anche considerando che le centrali di ultima generazione sono assolutamente sicure”. (ANSA).

Le misteriose scomparse dei gatti a Stourbridge

Monday, October 27th, 2008
È mistero a Stourbridge, tranquilla cittadina britannica, per una serie di sparizioni di gatti. Tanto che la tranquilla Meriden Avenue e le stradine parallele sono state presto soprannominate “il triangolo delle Bermuda dei gatti”. Ma ora i residenti hanno deciso di vederci chiaro e vogliono installare telecamere a circuito chiuso o assumere un detective.I mici, infatti, hanno preso a scomparire nel nulla al principio del 2000. Nessuno di loro è stato mai ritrovato morto. E secondo quanto confidato dalla residente Julie Wootton al Daily Mail, i gatti spariti nell’arco di questi otto anni sarebbero almeno una cinquantina. «Io ho contato personalmente quasi 50 sparizioni», ha dichiarato la Wootton, proprietaria di un gattone di 15 anni di nome Norman, disperso anche lui da oltre un anno, «ma sospettiamo che possano essere molte di più. Dove vanno a finire non lo sappiamo».

La RSPCA, la protezioni animali britannica, ha però le mani legate. «Senza corpi», ha spiegato un portavoce, «è impossibile per i nostri agenti dare inizio alle indagini: mancano le prove». Ed è per questo che i residenti di Meriden Avenue hanno alla fine deciso di farsi “giustizia” da soli.

«Ci devono essere delle persone che li catturano e li usano per farci qualcosa», ha ipotizzato Cheryl Vine, un altro padrone di gatti, «perchè i felini riescono sempre a trovare la via di casa, anche se feriti».

Fonte : La Zampa.it

Taranto, battaglia sui veleni dell’Ilva Il ministero rimuove i tecnici anti-diossina

Monday, October 27th, 2008

Sul loro tavolo c’era il futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto. E la salute di centinaia di migliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere, infatti, se concedere o meno alla fabbrica l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una carta necessaria per la prosecuzione dell’attività. Invece, non decideranno nulla. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, li ha rimossi: al loro posto ha nominato tecnici di sua fiducia. “Una decapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione di inquietudine” attacca il presidente della Regione, Nichi Vendola.

Che a questo punto ha deciso di fare da solo: nelle prossime settimane il governatore presenterà infatti al consiglio regionale una legge che imporrà all’Ilva, così come a tutte le altre aziende che producono in Puglia, la riduzione delle emissioni inquinanti. “Stabiliremo un cronoprogramma: più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.

La decapitazione ministeriale dei tecnici è stata scoperta dai pugliesi il 15 ottobre. “Convocati a Roma ci siamo trovati davanti il nuovo presidente del nucleo di coordinamento scelto dal ministro Prestigiacomo - spiega l’assessore all’Ambiente, Michele Losappio - Stranamente, più volte e con grande enfasi, ha voluto sottolineare come le emissioni dell’Ilva siano tutte nei limiti dell’attuale normativa nazionale”. “Per la prima volta poi - continua il direttore regionale dell’Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato - al tavolo c’erano anche i tecnici dell’azienda”.


“Insomma l’aria sembra cambiata, almeno al ministero” dice invece Vendola, proprio lui che appena insediato aveva fatto proprio un piano industriale d’accordo con la famiglia Riva. L’Ilva effettivamente ha speso 300 milioni di euro per modernizzare gli impianti e ha dimostrato la possibilità di ridurre le emissioni. “Non ha mantenuto però molti degli impegni presi - continua il governatore pugliese - E soprattutto nel piano presentato al Ministero parla di riduzioni delle emissioni di diossina molto lontane rispetto alla nostra pretesa: indicano limiti tre volte superiori rispetto a quelli che noi chiediamo”.

Ecco perché la Regione Puglia ha già annunciato che se le carte in tavola non cambieranno, esprimerà parere negativo al rilascio dell’Aia. Ma il parere non è vincolante. Da qui la decisione di intraprendere la strada della legge regionale. “Qui si vuol far credere - spiega ancora il presidente pugliese - che in realtà non c’è niente da fare. Che o c’è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c’è una salubrità mentale assediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all’opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura”.

L’Ilva negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi. “E approfittando del vantaggio competitivo che deriva dal non avere i rigori normativi di altre aree d’Europa farà sempre più utili” dice Vendola. “In qualsiasi parte d’Europa, Slovenia esclusa, l’Ilva fosse stata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni” spiega il professor Assennato. “Soltanto in Italia esiste una legge con dei limiti così alti”.

Il governo pugliese, in più riprese, ha chiesto di cambiare quella norma sia al governo di centrosinistra sia a quello di centrodestra. “Mai abbiamo avuto risposte. E ora mi trovo con i dirigenti cambiati, con Emilio Riva, il padrone dell’Ilva, come socio della Cai e sempre lui come principale beneficiario della processione anti Kyoto del governo Berlusconi. Io ho il dovere di mettere tutti gli interlocutori di fronte alle proprie responsabilità”.

Questo scontro istituzionale arriva dopo un altro, violentissimo, avvenuto quest’estate. Per motivare la richiesta di diminu-zione degli inquinanti, e in particolare del benzoapi-rene, l’Arpa pugliese aveva allegato una serie di analisi dell’Università di Bari. Soltanto da due anni, infatti, l’Agenzia regionale per l’ambiente sta monitorando l’Ilva. Il direttore regiona le del ministero, Bruno Agricola, ha sostenuto che “le campagne effettuate non pos sono essere ritenute valide”. I criteri di rilevamento, nel 2005 e nel 2006, non avrebbero rispettato quanto previsto da una legge del 2007. In sostanza, avrebbero dovuto prevedere il futuro.

Fonte : Corriere della Sera

Sos apicoltori: “Il pianeta è a rischio”

Sunday, October 26th, 2008

                       Le api stanno morendo ovunque”
Il grido d’allarme è unanime: «Le api stanno morendo in tutto il mondo, soprattutto nelle campagne». È il grido d’allarme degli apicoltori di tutti i Continenti riuniti a Torino per ’Terra Madrè. Sotto accusa le nuove e potentissime molecole neurotossiche, usate massicciamente su tutte le coltivazioni. Per difendere le api gli apicoltori hanno creato una rete internazionale che riunisce le comunità del miele di tutto il mondo con l’obiettivo di dar vita ad un manifesto dell’apicoltura «buona, pulita e giusta».

«Le api riflettono il degrado del nostro pianeta - affermano gli apicoltori - esseri indispensabili, caratterizzati da una complessa e fragile organizzazione ci dicono che bisogna cambiare comportamenti». «Le nuove molecole neurotossiche - sostiene Francesco Panella, presidente dell’Unione Nazionale degli Apicoltori Italiani - usate in modo crescente su tutte le coltivazioni sono così potenti, in dosi infinitesimali, da trasformare la linfa vitale, per tutto il ciclo della pianta, in subdolo insetticida». Identico l’allarme degli apicoltori dei vari paesi: le api muoiono ovunque dalla pampa argentina, ridotta a una landa di monocoltura di soia Ogm irrorata dagli aerei in continuazione con diserbanti, agli Usa dove immensi territori sono destinati unicamente alla coltivazione di mais per fare girare i motori a scoppio, alla foresta amazzonica disboscata e trasformata in coltura di canna da zucchero, agli stati del Nord dell’India che hanno visto il crollo della produzione di miele selvatico per l’eradicazione delle essenze spontanee trasformate in carbone, ai meleti del nord Irlanda che non producono più per mancanza di insetti impollinatori, al crollo di produzione per mancanza d’api delle coltivazioni di cetrioli del North Carolina.

Fonte: La Stampa

“Città Solari”: a Roma 3 giorni sulle rinnovabili

Sunday, October 26th, 2008

L’evento organizzato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con ISES ITALIA prenderà il via nella giornata di martedì 28 ottobre alle 11.30

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in collaborazione con ISES ITALIA organizza dal 28 al 30 ottobre 2008 “Città Solari”, campagna di informazione sull’energia pulita e le sue applicazioni. Rivolta a tutti i cittadini la tre giorni vuole focalizzare l’attenzione su come le energie rinnovabili e il risparmio energetico siano già una soluzione realizzabile, mostrandone le applicazioni negli ambiti in cui ci muoviamo abitualmente: la casa e la città in tutte le sue realtà. A tal scopo sarà allestito presso la Galleria Alberto Sordi di Roma un percorso educativo/informativo in tema realizzato tramite l’installazione di 2 cubi espositivi, il primo con una funzione introduttiva su tutte le forme di energia rinnovabile e delle applicazioni e il secondo concernete le soluzioni tecnologiche applicabili a un’abitazione e come queste possano diventare best practices nella città. Sarà inoltre distribuito un opuscolo pubblicato dal Ministero appositamente per la campagna dal titolo “Incentivi nazionali per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili” oltre a pubblicazioni, riviste e materiale informativo di ISES ITALIA.

Fonte : La Repubblica

Halloween da cani

Sunday, October 26th, 2008

Un Halloween da cani. A New York sale l’attesa per la tradizionale festa horror del 31 ottobre. Donne e uomini, grandi e piccini, la caccia al costume più stravagante è partita. Senza dimenticare Fido, naturalmente. Sì, perché nella Grande Mela sono tante le opportunità di iscrivere il proprio quattro zampe a una parata travestendolo con l’abito più originale.

E se gli adulti possono dilettarsi acquistando i costumi dal tema “presidenziale” improvvisandosi Sarah Palin o Barack Obama per una notte, anche i cani, confidando sulla scelta dei loro padroni, non avranno che l’imbarazzo della scelta. La novità? Si chiama “Hairy Potter Wizard” e trasformerà il cucciolo in un simpatico maghetto alla Harry Potter. Il costo è di 29 dollari ed è reperibile da Trixie and Peanut; con 24 dollari si acquista un costume da scheletro, mentre sborsando 20 dollari Fido si trasformerà in uno studente modello con l’abito “School Puppy”. Per i più tradizionalisti ecco il costume da zucca stregata oppure quello da gigantesco hot dog, mentre le padroncine più esigenti potranno acquistare il travestimento chic di Hello Kitty.

Dove andare, dunque, per mostrare con orgoglio il proprio quattro zampe? La 18th Annual Tompkins Square Halloween Dog Parade è l’equivalente canina della parata che si terrà nel West Village. Lo scorso anno parteciparono oltre 300 animali. La partecipazione e libera e il padrone del cane più originale vincerà il nuovo iPod nano della Apple. Anche Brooklyn farà concorrenza a Manhattan con la 6th Annual Brooklyn Howl-o-ween Doggie Costume Parade and Context. Ma non tutti gli appuntamenti sono gratuiti: in certi casi per iscrivere Fido occorre sborsare fino a 2500 dollari. Il ricavato, tuttavia, come nel caso della festa denominata “8th Annual Halloween Pet Costume Party”, sarà devoluto in benificenza alla Human Society di New York.