Archive for October, 2008

Le multinazionali sposano il Kyoto bis “Il business può salvare il clima”

Friday, October 31st, 2008

 Il business come soluzione contro il riscaldamento globale o le soluzioni al riscaldamento globale vanno contro il business? Sembra uno scioglilingua, ma sintetizza la differenza che divide al momento l’industria italiana da buona parte di quella del resto del mondo. Se la Confindustria, spalleggiata dal governo, non perde occasione per lamentare i costi che la direttiva 20-20-20 adottata dall’Unione Europa per rispondere ai cambiamenti climatici avrebbe sul nostro sistema economico, un cartello di ben 55 multinazionali ha sottoscritto ieri l’appello delle Nazioni Unite affinché il prossimo anno vengano gettate le basi per il rinnovo e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto.

A farsi portavoce di questa posizione è stato Lars Josefsson, presidente della Vattenfall, quarto maggiore fornitore di energia elettrica in Europa. Parlando a nome del gruppo “Combat Climate Change”, un’associazione che raccoglie ben 55 multinazionali tra le quali spiccano i nomi di General Electric, Aig, Citigroup, Bp, Siemens, Hitachi, China Oil Offshore Company, Volvo, Tata Power e Hewlett Packard, il numero uno del colosso svedese ha spiegato che “il business è una soluzione contro il riscaldamento globale, per questo vogliamo creare una massa critica in vista delle conferenze Onu sul clima di Poznan (a dicembre 2008) e Copenhagen (2009)”. “Malgrado la crisi economica globale siamo molto ottimisti - ha aggiunto Josefsson - I vertici industriali devono mostrare quella capacità di leadership e di buon senso che manca alla politica”.

Il manager non ha fatto espressamente il nome dell’Italia, ma le sue parole hanno ribadito una volta di più il grado di isolamento nel quale si trova in questa fase il nostro paese in tema di politiche ambientali. Anche il tavolo tecnico tanto invocato da Roma per contestare le cifre di Bruxelles sui costi dell’adeguamento alla direttiva 20-20-20 si è risolto infatti in un buco nell’acqua. Alla fine del primo round di incontri la delegazione italiana, come ha ammesso il direttore generale del ministero dell’Ambiente Corrado Clini, ha dovuto riconoscere la validità dei dati dell’Unione Europea.


Rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 e di incremento delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico ci costerà quindi circa 12 miliardi l’anno e non di 18-25 come lamentato da Palazzo Chigi (1,14% del Pil secondo l’Italia, 0,66% secondo la Commissione). Ciò significa che l’Italia dovrà comunque pagare un sovrapprezzo di circa il 40% rispetto agli altri stati europei, ma questo, come ha sottolineato oggi la portavoce del Commissario all’Ambiente Stavros Dimas, non è un problema di Bruxelles, bensì di Roma che paga il suo ritardo nel settore delle rinnovabili dove sarà necessario ora “un sforzo supplementare”. (v. g.)

Fonte: La Repubblica

Stop agli animali nei circhi, arriva una proposta di legge

Friday, October 31st, 2008

È stata assegnata alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati la proposta di legge recanti norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense. Prima firmataria la parlamentare siciliana del PdL Gabriella Giammanco, che ieri mattina ha illustrato al ministro ai Beni e alle Attività Culturali, Sandro Bondi, le linee generali della proposta.

«Da oltre un quarto di secolo - spiega Giammanco - lo spettacolo circense è messo sotto accusa dalla crescente sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali. Sensibilità divenuta ormai acquisizione culturale che sta conducendo il circo italiano verso un inesorabile declino. Per la loro intera esistenza - continua - gli animali sono obbligati in angusti spazi in molti casi con l’ausilio di catene e liberati solo per eseguire a comando, spesso sotto il giogo della frusta, esercizi contrari alla loro natura».

«La vita del circo - aggiunge la parlamentare del PdL - dipende ormai indissolubilmente dai contributi statali, fissati dalla legge 337 del 1968, mentre la disaffezione del pubblico cresce in modo costante. Occorrono, pertanto, degli interventi decisi a sostegno dell’arte circense, che non devono - continua - prescindere però dall’approvazione di un provvedimento urgente che ponga fine al dannoso, superfluo e anacronistico utilizzo degli animali, costretti in prigionia e sottoposti a trattamenti brutali. D’altra parte esistono vari esempi nel mondo di spettacoli circensi senza animali, in primis il Cirque du soleil».

«I bambini - conclude Giammanco - possono anche trovare divertente un animale costretto a esercizi innaturali per la sua specie, ma sicuramente non ne trarranno alcun beneficio, nè sotto l’aspetto pedagogico nè per quanto riguarda lo sviluppo della propria sensibilità. Al circo s’insegna ai bambini che gli animali sono giocattoli viventi, che non hanno dignità e non meritano rispetto«.
La proposta di legge della Giammanco sarà abbinata alle proposte di legge quadro sullo spettacolo dal vivo.

Fonte:La Zampa.it

Se la CO2 diventasse un carburante?

Thursday, October 30th, 2008

E’ un po’ il sogno di tutti, ricercatori in prima fila, ma anche di ambientalisti, amministratori pubblici… Ma sarebbe l’equivalente della quadratura del cerchio, oppure della biblica “manna”. Vediamo cosa hanno combinato in questo senso all’Università di Cambridge

Trasformare l’anidride carbonica in combustibile, era un pallino di diversi ricercatori di tutto il mondo e ogni tanto sembra che qualcuno trovi una soluzione, senza però che fin’ora siano arrivati risultati concreti.
Adesso si riaccende l’attenzione per questa soluzione grazie alla “Carbon Sciences” che pare stia completando lo sviluppo di un vero e proprio combustibile derivato dall’anidride carbonica, elemento che in questo momento in natura, più che abbondante, potremmo definire “sovrabbondante”.
Si tratta di uno studio reso noto alla manifestazione “Entrepreneurship for a Zero Carbon Society” presso l’Università di Cambridge.
Infatti, tenendo temperatura e pressione a bassi livelli, l’equipe del professor Naveed Aslam ha prodotto gas a base di carbonio, come l’etanolo, il metano e il propano, grazie ad un catalizzatore appositamente ideato per lo scopo. Questi gas si possono successivamente combinare per creare benzina o carburante per l’aviazone. Questo è avvenuto, come accennavamo sopra, con temperature e pressione basse, al contrario cioè dei precedenti esperimenti dove i risultati non erano soddisfacenti a causa del notevole dispendio energetico, dovuto alle pressioni e alle temperature molto elevate.
Per portare a termine questo progetto sono stati utilizzati tre reattori, ognuno dei quali trasforma il gas precedente di pochissimo, così per la fase successiva occorrerà meno energia di modo che in tre passaggi si arrivi poi al risultato finale. Ed è proprio grazie a queste fasi conseguenziali in reattori bio-catalitici che si realizza il citato risparmio di energia.

Fonte : La Repubblica

La Terra è consumata, nel 2030 ce ne serve un’altra

Thursday, October 30th, 2008

 La Terra non sta bene; uomini, animali e piante neanche. Secondo il “Living Planet Report 2008″, “check up” biennale fatto da ricercatori del Wwf e altre organizzazioni scientifiche, presentato a Londra, «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare il fabbisogno dell’umanità di beni e servizi». La domanda globale sulle risorse della Terra supera infatti del 30% la capacità rigenerativa di quest’ultima. Più di tre quarti degli abitanti del pianeta vivono in nazioni che sono debitrici ecologiche, dove cioè i consumi nazionali hanno superato la capacità di risorse naturali del paese. Il rapporto si basa, tra l’altro, sulla misurazione dell’ “impronta ecologica”, un’unità che misura la domanda dell’umanità sulla biosfera, in termini di superficie di terra e mare necessarie sia alla produzione delle risorse che le persone utilizzano, sia all’assorbimento dei materiali di scarto generati.

CORSA CON GLI OCCHI BENDATI - La crescita demografica, e quella dei consumi individuali, hanno fatto sì che negli ultimi 45 anni la domanda dell’umanità sul pianeta sia più che raddoppiata. Ancora nel 1961 quasi tutti i paesi del Mondo possedevano una capacità più che sufficiente a soddisfare la propria esigenze interna. Nel 2005 la situazione è cambiata in modo radicale: molti paesi possono soddisfare i loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni e utilizzando l’atmosfera del Pianeta come discarica di anidride carbonica e di altri gas serra.

LA BOLLA AMBIENTALE -
Viviamo al di sopra delle nostre possibilità in una “bolla” ambientale che, a differenza di quella finanziaria, è più difficile da nascondere. Qui non si parla di futures, derivati od opzioni, ma di aria e di acqua, di grano e di riso. «A livello mondiale, durante l’ultimo anno il prezzo dei raccolti ha raggiunto vertici da record - ha scritto James P. Leape, direttore generale di Wwf International - in gran parte a causa dell’aumento della domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e della continua diminuzione della risorsa idrica». La natura non accetta carte di credito: chi era povero diventa miserabile, chi aveva poco da mangiare, torna a morire di fame.

 

 

 

USA E CINA CONSUMANO OLTRE IL 40% DELLE RISORSE - Il consumo generale dell’umanità ha superato la biocapacità totale della Terra per la prima volta negli anni 80, e questa tendenza ha continuato a crescere. Ma ovviamente non tutti contribuiscono a questo trend nella stessa misura: Stati Uniti e Cina utilizzano, ciascuno, il 21% della biocapacità del pianeta. Il consumo procapite della Cina è molto più basso di quello registrato negli Usa, ma la popolazione è anche quattro volte superiore. Nei valori pro-capite gli statunitensi mantengono infatti il primato assoluto di grandi “divoratori” del pianeta, richiedendo una media di 9.4 ettari globali, come dire, che ciascun americano vive con le risorse di circa 4.5 pianeti Terra.

L’ITALIA E’ IL QUARTO PAESE AL MONDO PER CONSUMO DI ACQUA - Il nostro paese è al 24esimo posto nella classifica delle maggiori impronte ecologiche sul pianeta, su oltre 180. Non è una buona posizione: significa che consumiamo ben più di quanto le nostre risorse interne ci consentirebbero di fare. Viviamo “in debito”. L’impronta ecologica pro capite dell’Italia è 4,8: significa che ogni italiano consuma risorse tre volte in più del quantitativo che il nostro territorio mette a disposizione. Per quanto riguarda l’impronta idrica, l’Italia si trova al quarto posto nella classifica mondiale riguardante l’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da due componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dalla quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e consumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, che deriva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acqua utilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore). L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni). Davanti a noi abbiamo, nell’ordine, solo Usa, Grecia e Malesia.
INVERTIRE LA ROTTA - Se il Living Planet Report 2008 descrive una Terra malata, e abitata da uomini limitati, indica anche coordinate per poter invertire questa rotta, che al momento sembra puntare serenamente verso il naufragio. «Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osserva James P. Leape - ma bisogna cambiare l’attuale stile di vita e indirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili». Consumare meno e meglio, soprattutto il nostro mondo “avanzato”, «fermo restando - scrive il rapporto - che lo sviluppo tecnologico continuerà a rivestire un’importanza vitale nell’affrontare la sfida della sostenibilità».

 

 

 

Stefano Rodi
Fonte : Corriere della Sera

CACCIA: DDL E 100MILA FIRME PER STOP ACCESSO TERRENI PRIVATI

Thursday, October 30th, 2008

Un disegno di legge al Senato e 100 mila firme raccolte in sostegno dalle associazioni animaliste Enpa, Lac, Lav e Oipa riaprono il dibattito sull’articolo 842 del Codice Civile, che permette il libero accesso ai terreni privati ai cacciatori. Il ddl 510, a prima firma Donatella Poretti (Radicali-Pd) e sostenuto anche dai senatori Marco Perduca (Radicali-Pd), Franca Chiaromonte e Alberto Maritati (Pd), e’ stato presentato questo pomeriggio durante una conferenza stampa al Senato. L’iniziativa leglislativa si propone di abrogare l’art. 842 del C.C., come gia’ in passato alcuni referendum promossi da Radicali e Verdi che pero’ non raggiunsero mai il quorum dei voti validi (in particolare quello del 1990, nel quale si espressero a favore dell’abolizione ben 18 milioni di italiani). Secondo i promotori dell’iniziativa la norma e’ ”un’anomalia tutta italiana, un’ingiustizia sociale che introduce il concetto di ‘due pesi-due misure’ privilegiando smaccatamente una categoria di cittadini, i cacciatori, sollevandoli dall’incombenza di rispettare le altrui proprieta”’. ”Sara’ difficile riuscire a portare in discussione questo ddl - ha detto la senatrice Donatella Poretti - ma di positivo c’e’ che oggi con quest’iniziativa si puo’ ricominciare a parlare di caccia e della sua utilita’, secondo noi pari a zero, nel 2008”. Durante la conferenza stampa i rappresentanti delle 4 associazioni hanno consegnato le prime firme delle 100 mila gia’ raccolte a sostegno dell’iniziativa. (ANSA).

Aumentano le specie a rischio in Italia, ma continua la caccia illegale ai felini

Thursday, October 30th, 2008

In Italia ci sono sedici specie animali a grave rischio estinzione. Soprattutto mammiferi come la lince, la foca e l’orso bruno. E poi uccelli quali l’aquila del Bonelli e l’avvoltoio capovaccaio. Anfibi simili a rospi, tipo il pelobate fosco. Rettili come la vipera dell’Orsini e la testuggine di terra. Anche pesci, quali trote e anguille.

Secondo Massimiliano Rocco, responsabile del programma specie del Wwf, i mammiferi non hanno il loro primo nemico nei cambiamenti del clima, ma nell’attività diretta dell’uomo sull’ambiente: costruzione, disboscamento, contaminazione ambientale, caccia e pesca. Un’evidenza emersa anche dall’ultimo congresso di Barcellona dell’«International union for conservation of nature», che si è posta come obiettivo la tutela delle specie in pericolo nel mondo per poi, una volta frenata l’estinzione, cercare di reintrodurle nelle zone dove sono scomparse. Una tecnica già applicata in Italia con successo su orsi e camosci ed estendibile ad altri casi.

Secondo un calcolo globale, ad esempio, sono 1141 su 5487 i mammiferi a rischio generico, 188 in situazione critica e 450 in vero pericolo.
In Italia, il primo caso a rischio estinzione è quello della lince: sparita dalle Alpi orientali e centrali, resiste in zona Tarvisio e Stelvio, ma in numero non superiore a 10. E’ cacciata illegalmente perché vista come concorrente nella ricerca delle prede dai cacciatori: è infallibile contro cervi e camosci. E non si riesce a reintrodurre perché gli abitanti dei territori la ritengono pericolosa.

Sempre fra i mammiferi, la foca monaca è presente in Salento, Sicilia e Sardegna. Arriva da Grecia e Turchia e ce ne sono meno di 10 in tutta Italia. Animale erratico, si muove singolarmente cadendo spesso vittima dei cacciatori, perché mangia pesce e rompe le reti.
L’orso bruno marsicano, 50 esemplari sull’Appennino centrale tra Lazio e Abruzzo, deve invece i suoi guai al consumo del territorio che lo circonda causato da costruzioni e utilizzo di veleni e trappole nella zootecnica. Estintosi alla fine degli anni ’90 dalle Alpi, vi è stato reintrodotto dalla provincia di Trento grazie al trapianto di alcuni esemplari sloveni e ora è presente (40 esemplari) sull’ Altipiano di Asiago. Vive solitario o in famiglia. Ma si ricorda ancora la storia di Bruno ucciso nel 2007 in Baviera, perché, partito dall’Adamello Brenta, dopo centinaia di chilometri, aveva spaventato un centro abitato.

Autostrade, sconto alle auto con 3-4 passeggeri a bordo

Thursday, October 30th, 2008

Dal casello di Lainate, a nord di Milano, transitano ogni giorno 112.000 veicoli; su tutta l’Autolaghi la cifra sale a 263.000 e tanto basta a fare di questa arteria l’autostrada più trafficata d’Italia. Spazio per costruire nuove corsie non ce n’è più e per giunta le centraline hanno già cominciato da quelle parti a segnalare l’overdose di smog. Non resta che una soluzione: diminuire il numero delle auto in transito da quell’imbuto. Il primo vero, concreto esperimento di car pooling in Italia potrebbe partire entro la fine dell’anno lungo le autostrade che collegano Milano con Varese (A8) e Como (A9): chi passerà dai caselli delle due autostrade (oltre a Lainate anche Gallarate e Grandate) con tre passeggeri a bordo beneficerà di uno sconto sul pedaggio. E ciò dovrebbe servire da un lato a snellire il traffico attorno a Milano, dall’altro a mitigare i gas in una delle zone più inquinate d’Europa.

Al dossier «car pooling» si sta ormai lavorando da mesi. «E’ un progetto che stiamo sviluppando» dicono prudenti da Autostrade per l’Italia, la società che ha in gestione sia la A8 che la A9. «Esiste un accordo già preso con il presidente di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci perché la situazione su quella strada è insostenibile» si sbilancia Marco Reguzzoni, oggi deputato della Lega ma che da presidente della Provincia di Varese fu protagonista di una lunga battaglia per liberare i «prigionieri» dell’Autolaghi, vale a dire i pendolari che ogni giorno si recano a Milano per lavoro ma che per un qualsiasi imprevisto (incidente, cantiere, maltempo) passano lunghe ore in coda. Un documento di Autostrade datato giugno 2008 traccia le linee guida del progetto car pooling: viene prevista una riduzione del pedaggio a 50 centesimi (contro l’1,2 o 1,7 euro attuali) per le vetture con 4 persone a bordo. Chi percorre la Milano - Varese o la Milano - Como a «pieno carico» avrebbe inoltre a disposizione delle corsie riservate ai caselli, mentre i tecnici di Autostrade stanno pensando di allestire anche un sito internet apposito: lì potrebbero essere lasciati messaggi da parte di chi cerca o offre passaggi verso Milano.

Le agevolazioni per il car pooling funzionerebbero solo in alcune ore della giornata, quelle del flusso dei pendolari (al mattino verso Milano, la sera in direzione opposta) e avrebbero un periodo di rodaggio di circa sei mesi dopo di che si farà una prima valutazione dell’esperimento. Si tratterebbe di una svolta storica anche se i tempi di entrata in vigore degli sconti sono ancora da definire: i più ottimisti pronosticano la fine di novembre, i più prudenti un mese più avanti, perché ancora devono essere chiariti dei dettagli con Anas, che della rete autostradale è la proprietaria. La primogenitura dell’idea spetta a Dario Balotta, sindacalista della Cisl trasporti che chiese l’introduzione del car pooling sull’Autolaghi già nel 2002: «La situazione era già drammatica allora, adesso è peggiorata. Soluzioni alternative per alleggerire l’intasamento e lo smog non ne esistono. Spero anzi che il tentativo venga esteso ad altri nodi del traffico italiano».

Claudio Del Frate

Arriva l’eco-sacchetto biodegradabile al 100%

Wednesday, October 29th, 2008

L’ultimo media sul mercato è il «sacchetto di plastica ecologico»: da oggi infatti le aziende possono sostenere l’ambiente semplicemente facendo pubblicità sui nuovi sacchetti biodegradabili al 100%. Un’iniziativa che consente al consumatore di sostenere l’ambiente senza dover pagare di più, per coprire i maggiori costi dei sacchetti biodegradabili, e alle aziende di raggiungere milioni di consumatori.

A lanciare l’idea Arcadia Media (www.ecosacchetto.it), giovane start-up nel mondo della pubblicità eco sostenibile, che ha già messo a disposizione della Grande Distribuzione italiana, ovvero Supermercati, Grandi Magazzini e Centri commerciali, l’opportunità di poter sostituire i sacchetti inquinanti con l’eco-sacchetto completamente biodegradabile e compostabile.

Una soluzione concreta per mettere un freno alla vera e propria valanga di sacchetti di plastica che «invadono» l’ambiente, basti infatti pensare che in Italia ogni mese vengono consumati ben 2 miliardi di sacchetti della spesa. Una incredibile quantità di plastica, tanto che se fossero distesi uno al fianco dell’altro si ricoprirebbe una superficie di oltre 500.000 chilometri quadrati.
Insomma con i sacchetti consumati dagli italiani in soli 30 giorni si potrebbe ricoprire la superficie della Spagna (quasi 506.000 chilometri quadri), sommergere quasi completamente la Francia (544.000 chilometri quadri di superficie) o addirittura una volta e mezzo l’Italia, la cui superficie arriva a malapena a 301.000 chilometri quadrati.Una quantità incredibile di plastica che richiede anni, se non secoli, per essere smaltita e che rappresenta una vera emergenza per l’ambiente. Fino al 2010, infatti, quelli in polietilene potranno essere venduti ed utilizzati, anche se questo comporterà una vera e propria «inondazione» di circa 30 miliardi di sacchetti, che per essere smaltiti in natura richiedono ben 400 anni. Ed è per porre un freno a questo disastro ecologico che Arcadia Media ha deciso di lanciare l’eco-sacchetto.

Per farlo ha deciso di sfruttare i sacchetti biodegradabili che pur essendo già disponibili per la grande distribuzione, fino ad oggi sono stati poco utilizzati, soprattutto a causa del loro alto costo per il cliente finale (in media costa tra le 3 e le 4 volte di più di un sacchetto «tradizionale»). Ed è per ovviare a questo ostacolo che Arcadia Media ha deciso di trasformare il sacchetto ecologico in un vero e proprio media, dove poter stampare messaggi pubblicitari che «pagheranno» la differenza di prezzo tra la produzione di un sacchetto di plastica e un eco-sacchetto.

«L’attenzione alle tematiche ambientali è in costante crescita, tanto che 4 italiani su dieci sono preoccupati della difesa dell’ambiente e sono convinti di dover fare qualcosa per l’ecosistema in cui viviamo - sottolinea Luca Latino, di Arcadia Media -I sacchetti rappresentano un oggetto di uso talmente quotidiano da passare troppo spesso inosservati per quanto riguarda i rischi per l’ambiente. Grazie alla sua trasformazione in un vero e proprio media i consumatori potranno avere l’eco-sacchetto al medesimo prezzo di un sacchetto in plastica, con le stesse caratteristiche funzionali. L’unica differenza è che su uno dei due lati ci sarà una campagna pubblicitaria».
Attraverso Arcadia Media, infatti, per le aziende sarà possibile sostenere la tutela dell’ambiente inserendo la loro pubblicità sugli eco-sacchetti. Il vantaggio per le azienda sarà quello di riuscire a raggiungere con i propri messaggi un pubblico estremamente interessante (i decisori d’acquisto) e ben targettizzato (in base a tipologia di catena, area geografica, ecc) e conseguentemente a poter misurare l’efficacia della campagna pubblicitaria.

Ma i vantaggi ci saranno anche per il consumatore finale: gli eco-sacchetti grazie alla presenza su uno dei due lati del messaggio pubblicitario, costeranno al cliente finale, esattamente come i super inquinanti sacchetti di plastica con l’ulteriore vantaggio che saranno utilizzabili per la raccolta differenziata dell’umido. Gli eco-sacchetti sono prodotti con un biopolimero che utilizza componenti vegetali e rende gli eco-sacchetti completamente bio degradabili. Il tutto garantendo le stesse caratteristiche di resistenza e di funzionalità data dai tradizionali, ma dannosissimi per l’ambiente, sacchetti in plastica.
Fonte: La Stampa

ACQUA: UE, AL VIA ETICHETTA ANTI-SPRECHI E PER EFFICIENZA

Wednesday, October 29th, 2008

Etichettare i prodotti indicando il volume di acqua utilizzato, con un sistema analogo a quello gia’ esistente per l’efficienza energetica. Lo chiede il Parlamento europeo per indurre una maggiore responsabilizzazione dei consumatori sulle questioni legate alle fonti idriche e lo sviluppo di programmi volontari di risparmio da parte dei produttori. I deputati ritengono che il sistema di etichettatura dovrebbe essere volontario, mentre le etichette e i sistemi di etichettatura esistenti dovrebbero essere tenuti in considerazione per evitare di confondere i consumatori con un’eccessiva quantita’ di informazioni. E sollecitano tutte le parti interessate a sviluppare un sistema volontario per la gestione sostenibile dell’acqua e per redigere programmi volontari di risparmio idrico nei vari settori economici (per esempio l’agricoltura, il turismo, l’industria manifatturiera). La risoluzione sottolinea la necessita’ di integrare la questione dell’acqua in tutte le politiche e di definire un approccio realmente integrato per affrontare tale questione, anche mediante gli strumenti finanziari e giuridici dell’Ue, coinvolgendo in tale processo tutti i livelli politici (nazionale, regionale e locale). A preoccupare l’Europarlamento sono la crescente produzione di biocombustibili e lo stato della rete idrica comunitaria, la prima responsabile dell’aumento della domanda di acqua, la seconda della dispersione di notevoli quantita’ di risorsa. Secondo il Parlamento e’ necessario rinnovare le infrastrutture e le tecnologie per promuovere nell’UE un uso piu’ efficiente dell’acqua e ridurne le perdite, ricorrendo anche ai Fondi strutturali, mentre la questione dell’acqua deve essere inserita in tutte le politiche dell’UE, secondo il Parlamento europeo.

Considerando che gli sprechi dovuti alle perdite di acqua nella rete di approvvigionamento pubblico nei centri urbani possono superare il 50%, l’ Europarlamento invita le autorita’ locali a migliorare le reti per la distribuzione dell’acqua divenute obsolete. Inoltre, gli eurodeputati sottolineano che si potrebbe risparmiare fino al 40% dell’acqua utilizzata nell’Ue e, pertanto, chiedono misure concrete, come l’etichettatura, e incentivi finanziari per promuovere un uso dell’acqua maggiormente efficiente e sostenibile. L’elaborazione di un’ efficace politica tariffaria per le acque, che rispecchi il reale valore dell’acqua, potrebbe sensibilizzare i consumatori a un utilizzo piu’ efficiente. Fondamentale e’ il ruolo delle autorita’ regionali e locali e delle organizzazioni della societa’ civile nelle campagne di sensibilizzazione e nell’ organizzazione di attivita’ educative, sostengono gli eurodeputati, mentre la Commissione europea e’ sollecitata a promuovere lo scambio di buone prassi tra regioni, comuni e organizzazioni della societa’ civile in materia di risparmio idrico. Nel sottolineare poi la funzione svolta dalla popolazione agricola europea nella lotta contro l’erosione dei suoli e la desertificazione, la risoluzione chiede che venga riconosciuto il ruolo fondamentale del produttore europeo nella conservazione della copertura vegetale delle regioni colpite dalla siccita’ o minacciate dalla sabbia trascinata dal vento. E esprime preoccupazione per l’incremento della produzione di biocombustibili che farebbe inevitabilmente aumentare la domanda di elevate quantita’ d’acqua evidenziando la necessita’ di sorvegliare attentamente l’impatto del consumo di biocombustibili e di riesaminare regolarmente le politiche comunitarie e nazionali in materia. Invita poi la Commissione ad appoggiare gli Stati membri nel rimboschimento delle zone che sono colpite ciclicamente dalla siccita’ e dagli incendi. I deputati raccomandano infine che il meccanismo comunitario di protezione civile preveda la possibilita’ di intervenire nelle situazioni di crisi determinate dall’estrema siccita’ e sollecitano vivamente il Consiglio ad adottare senza indugio una decisione sulla proposta di regolamento sul Fondo di solidarieta’ dell’Ue, allo scopo di perfezionare la definizione dei criteri e degli eventi eleggibili, compresi gli episodi di siccita’, per contrastare i danni provocati dalle catastrofi naturali in modo piu’ efficace, flessibile e rapido. (ANSA).

ECO-ENERGIA: 1.000 TETTI FOTOVOLTAICI A TERNI E PROVINCIA

Wednesday, October 29th, 2008

Pubblicato il bando per ”1000 tetti fotovoltaici”, bando che disciplina le procedure per la concessione e l’erogazione di un contributo, nella misura del 100% del costo di investimento, finalizzato alla realizzazione di 1.000 sistemi fotovoltaici, di potenza pari a 3 Kw ciascuno, destinati ad altrettanti privati e di 10 impianti da 6 Kw ciascuno, destinati alle scuole di proprieta’ del Comune di Terni e della Provincia, collegati alla rete del distributore locale di energia elettrica. Il progetto ”1000 tetti fotovoltaici”, che fa parte di un piu’ generale progetto regionale che vede la realizzazione complessiva di 3000 nuovi impianti fotovoltaici diffusi tra il ternano, il perugino e la valle umbra, e’ stato costruito grazie alla collaborazione tra Comune di Terni, Asm, Agesa e alcuni Istituti di credito e con il sostegno della Regione, dell’Upi e dell’Anci regionale, di cui il sindaco Raffaelli di Terni ne e’ il Presidente. Sono ammissibili al contributo i soli sistemi fotovoltaici i cui moduli saranno installati su tetti, tettoie, pensiline e lastrici solari, riferiti a strutture esistenti, aventi determinate caratteristiche. Possono fare domanda tutte le persone fisiche che risulteranno proprietari o esercitino un diritto reale di godimento sul complesso edilizio o unita’ abitativa, con ubicazione nei 32 Comuni interessati dall’ iniziativa. I benefici di un singolo impianto fotovoltaico, installato sui tetti delle case, saranno pari ad un risparmio annuale di 6,5 barili di petrolio e ad una riduzione delle emissioni in atmosfera di 2599 kg. all’anno di CO2. Gli impianti a disposizione per il solo Comune di Terni saranno 485. (ANSA).

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