Archive for September 26th, 2008

Legambiente, 8 consigli per risparmiare 200 chili di CO2

Friday, September 26th, 2008

Piccoli gesti che fanno la differenza. Riciclare il giornale e la scatola della pasta, il barattolo della marmellata e la lattina dei pomodori. Attraverso poche azioni quotidiane è possibile, per ognuno di noi, risparmiare all’atmosfera fino a 200 chili di CO2, differenziando e avviando al riciclo circa 200 chili di spazzatura, pari al 40% dei nostri rifiuti prodotti in un anno.

In occasione di Puliamo il Mondo 2008, l’iniziativa organizzata da Legambiente in tutta Italia il 26, 27 e 28 settembre, l’associazione ambientalista fornisce consigli semplici e alla portata di tutti per abbattere le emissioni di anidride carbonica, il gas che più di ogni altro è responsabile dell’effetto serra.

Puliamo il Mondo infatti si intreccia quest’anno con Stop The Fever, l’ultima campagna di sensibilizzazione sui mutamenti climatici dell’associazione del cigno verde.

Ecco gli 8 consigli dell’associazione per riciclare i rifiuti urbani e risparmiare le emissioni di CO2:
- avviare a riciclo due scatole di cartone al giorno (100 grammi al giorno, 30 Kg all’anno, risparmio 27 Kg CO2);
- avviare a riciclo il 40% degli scarti organici di cucina (170 grammi al giorno, 51 Kg all’anno, risparmio 20 Kg CO2);
- avviare a riciclo 2 bottiglie o flaconi e 2 vaschette di plastica (120 grammi al giorno, 36 Kg all’anno, risparmio 72 Kg CO2);
- riutilizzare in ufficio 10 fogli di carta scrivendoci sul retro (25 grammi al giorno, 7,5 Kg all’anno, risparmio 16 Kg CO2);
- avviare a riciclo 1 scatoletta di metallo al giorno (20 grammi al giorno, 6 Kg all’anno, risparmio 11 Kg CO2);
- avviare a riciclo 3 vasetti di vetro a settimana (110 grammi al giorno, 33 Kg all’anno, risparmio 11 Kg CO2);
- avviare a riciclo 1 lattina di bibita alla settimana (3,5 grammi al giorno, 1 Kg all’anno, risparmio 17 Kg CO2);
- avviare a riciclo 1 giornale (100 grammi al giorno, 30 Kg all’anno, risparmio 27 Kg CO2).

«Salvare il pianeta dal riscaldamento globale passa anche attraverso l’impegno quotidiano di tutti noi - dichiara Andrea Poggio, vice direttore di Legambiente e responsabile di Puliamo il Mondo -. Per questo chiediamo ai cittadini di differenziare ancor più di quello che fanno oggi, dando loro suggerimenti concreti che permettano di quantificarne gli effetti. Il loro impegno, però, non può prescindere da quello delle amministrazioni pubbliche - continua Poggio -. I cittadini devono pretendere un servizio di smaltimento adeguato, altrimenti lo sforzo dei singoli rischia di essere vanificato».
Fonte : La Stampa.it

Labrador, scoperto il gene del “collasso da sforzo”

Friday, September 26th, 2008

Sono fra i cani più diffusi al mondo: ogni anno ne vengono registrati ben 120 mila esemplari sono negli Stati Uniti. E anche in Italia si vedono spesso passeggiare al fianco dei loro padroni, con la loro aria da eterni cuccioloni. Sono i labrador retriever, fedeli compagni a quattro zampe, che possono però essere colpiti da una malattia temibile e potenzialmente letale: la sindrome del “collasso da sforzo” o intolleranza all’esercizio fisico, di cui fino a oggi non si conosceva nè la prevalenza, nè la causa. I veterinari dell’università del Minnesota (Usa) sono tuttavia riusciti a individuare il gene responsabile del disturbo e a brevettare un test per individuare il rischio che il cane possa avere a che fare con questa patologia.

In pratica, può accadere che il labrador, durante una corsa sfrenata nei prati, perda il controllo delle sue zampe posteriori, che divengono così deboli da non poter essere mosse. Nei casi più gravi, il disturbo può estendersi anche alle zampe anteriori e provocare lo svenimento o persino la morte dell’animale. I ricercatori statunitensi, che all’inizio dei loro studi non avevano in mano nemmeno dati attendibili sulla prevalenza della malattia, sono andati in giro per allevamenti negli Usa raccogliendo campioni di Dna di diversi labrador. Analizzandoli a lungo e cercando di selezionare fra gli oltre 20 mila geni presenti nel genoma canino, sono infine riusciti a selezionarne uno, chiamato dynamin 1, la cui mutazione pare proprio essere alla base della sindrome del collasso da sforzo.

Inoltre, sono riusciti a sviluppare e a brevettare un test genetico per identificare i cani portatori della malattia: costerà 65 dollari e per ora è disponibile solo presso i laboratori dell’università del Minnesota, ma in futuro potrà servire agli allevatori per selezionare esemplari esenti e diminuire al minimo il rischio di far ereditare ai cuccioli questa temibile sindrome. Quanto ai dati sulla prevalenza della sindrome del collasso da sforzo, gli esperti pensano che il 3-5% di tutti i labrador retriever, dunque sia quelli considerati ’da lavorò che quelli ’da esposizionè, sia portatore di due copie del gene mutato. In un ulteriore 30% sarebbe invece presente una sola copia. Non sono immuni dal problema anche altre razze appartenenti ai retriever, come il Chesapeake Bay o il Curly Coated.

Fonte : La Zampa.it

‘SOLAR DAYS’, CONVEGNO RINNOVABILI A ORISTANO

Friday, September 26th, 2008

Si chiama ”Solar Days” la manifestazione dedicata alle energie rinnovabili in programma a Oristano dal 25 al 27 settembre. L’iniziativa e’ della Sea, l’Agenzia per l’Energia sostenibile della Provincia di Oristano, in collaborazione col Dipartimento Fisica Tecnica della Facolta’ di Architettura dell’Universita’ di Cagliari, della Nuova FRCI, un’azienda oristanese particolarmente attiva nel settore dell’energia, e del Collegio dei Geometri.

Nel corso della tre giorni si parlera’ in particolare di fotovoltaico, solare termico, geotermia, tecnologie a condensazione, eolico e risparmio energetico con dimostrazioni ed esempi pratici sulle potenzialita’ delle diverse tecnologie disponibili riguardanti le fonti energetiche rinnovabili e l’efficienza energetica. E’ inoltre prevista una visita guidata al Nuovo Parco Eolico del Grighine. I lavori cominceranno alle 9,30, nella sede della Nuova Frci nella zona industriale di Oristano. (ANSA).

ACQUA: DA RUBINETTO COSTA MENO, CALA CONSUMO BOTTIGLIA

Friday, September 26th, 2008

Cresce in Italia, Paese leader nel consumo di acqua imbottigliata, il numero di persone che scelgono di bere acqua dal rubinetto sia a casa che fuori: motivo principale, l’economicita’ dell’acqua ‘del sindaco’, che puo’ costare tra le 300 e le mille volte meno di quella in bottiglia. Un ottimo incentivo in un periodo di difficolta’ economica generale. E’ la conclusione di una ricerca commissionata dall’Associazione di costruttori di impianti per il trattamento delle acque ‘Acqua Italia’, presentata oggi a Milano. Il 72,3% del campione (2.100 intervistati sopra i 18 anni, rappresentativi di tutta la popolazione italiana) afferma di aver bevuto almeno una volta nell’ultimo anno acqua del rubinetto. Di questi, la porzione di chi la beve sempre o quasi ha raggiunto quota 39,9%, registrando una crescita di quasi 10 punti percentuali in due anni (nel 2006 erano 31,2%). Anche al bar o al ristorante il 72,6% beve l’acqua del rubinetto. Rimane per lo piu’ stabile, invece, chi proprio l’acqua del rubinetto non la tocca (27,7% nel 2008 contro un 29,6% due anni prima). E’ al sud Italia dove si riscontra il maggior distacco dai rubinetti: il 41,4% infatti l’ha bevuta una volta o mai in un anno e il 26,1% afferma che nessun motivo lo porterebbe a bere dal rubinetto.

I motivi che spingono a scegliere ‘l’oro blu’ dell’acquedotto sono il minor costo (il 46,7% di chi la beve sempre o quasi) e i maggiori controlli fatti sull’acqua di casa rispetto a quelli sull’acqua delle bottiglie (43,7%). E sono sempre questi motivi che attraggono verso i rubinetti chi beve normalmente dalla bottiglia (rispettivamente 28 e 31,7%). Il minore impatto ambientale (trasporto e smaltimento della plastica) incide per il 20,5%. Per quanto riguarda Milano e provincia, i risultati sono ancora piu’ incoraggianti: chi ha bevuto l’acqua ‘del sindaco’ almeno una volta negli ultimi 12 mesi e’ il 78,2%, risultato che sale ancor di piu’ se si considera la sola citta’ di Milano (82%). Particolarita’ tutta meneghina e’ il minor numero di anziani che bevono l’acqua estratta dai 523 pozzi cittadini.

Anche i motivi che stanno alla base della scelta si discostano un poco dalla media nazionale. Sono i maggiori controlli a far preferire l’acquedotto al 43,6% degli intervistati (il 66,6% se si conta la sola citta’ di Milano), contro un 34,4% che lo fa per ragioni economiche e il 20,1% che lo fa per attenzione all’ambiente (il 28% a Milano citta’). Nei bar e ristoranti del capoluogo lombardo, infine, il 71,2% beve gia’ o berrebbe acqua del rubinetto, ma il 28,8% chiede sempre e comunque una bottiglia o un’altra bevanda. (ANSA).

RIFIUTI: PRESTIGIACOMO, SI’ A INCENERITORE FUSINA

Friday, September 26th, 2008

Il ministero dell’Ambiente nel corso di una conferenza di servizi ha autorizzato l’avvio dell’incenerimento di 70mila tonnellate di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) nella centrale a carbone Enel di Fusina (Ve). Il provvedimento, ha fatto sapere il ministero dell’Ambiente, ”rappresenta la chiusura del ciclo dei rifiuti programmato da Comune e Provincia di Venezia e un esempio di corretta gestione del ciclo dei rifiuti tra enti locali e Ministero che permettera’ alle amministrazioni interessate, e dunque ai cittadini, un risparmio di circa 12 milioni di euro”. Concreto il vantaggio, secondo il ministero, anche per l’ambiente, con il taglio delle emissioni e l’eliminazione di qualsiasi scarto dal momento che le ceneri derivanti dalla combustione saranno riutilizzate.

”Siamo soddisfatti per un risultato positivo raggiunto in tempi brevi - ha commentato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo - Dopo anni di blocco delle Autorizzazioni ambientali integrate (AIA), questo e’ il primo caso a livello nazionale nel quale si concede l’autorizzazione su un impianto esistente, che presenta problemi maggiori rispetto alle centrali di nuova generazione”. ”I nostri tecnici - ha aggiunto Prestigiacomo - hanno verificato l’utilizzo delle migliori tecnologie per ridurre al minimo gli impatti dovuti all’utilizzo del carbone in centrali di vecchia generazione. E dunque abbiamo autorizzato l’utilizzo di Cdr di alta qualita’ e certificato, risolvendo un problema ambientale legato al corretto riciclo dei rifiuti sia sotto il profilo ecologico, sia sotto quello economico”. (ANSA).

Gas serra, l’Italia frena l’Europa “Quei tagli ci costano troppo”

Friday, September 26th, 2008

Il governo Berlusconi scatena l’offensiva contro il pacchetto climatico dell’Unione europea chiamato a contrastare il riscaldamento planetario e ad assicurare al Vecchio Continente la leadership mondiale nella tecnologia pulita. Per il Belpaese costa troppo alle industrie italiane, ha spiegato ieri a Bruxelles il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, chiedendo l’appoggio degli europarlamentari italiani.

L’iniziativa - che culminerà in un intervento del Cavaliere al vertice Ue del 15 ottobre - è stata però bocciata dall’opposizione e dalle associazioni ambientaliste: “La vera priorità - hanno ripetuto in coro - è quella di ammodernare l’industria nazionale rendendola competitiva”. Intanto il tempo stringe, visto che la Francia, presidente di turno dell’Unione, vuole chiudere il dossier entro dicembre in modo da arrivare con una strategia comune al 2009, anno in cui partirà il negoziato globale sulla nuova versione di Kyoto.

Oggetto del contendere è la strategia nata nella primavera del 2007 su decisione dei premier Ue (e attualmente in via di finalizzazione) che prevede l’abbattimento a livello continentale del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, l’aumento medio del 20% delle energie pulite e un uguale miglioramento dell’efficienza energetica. Per Ronchi l’Italia non mette in discussione questi obiettivi, ma chiede una modifica delle modalità per il loro raggiungimento.

Gli investimenti richiesti, ha osservato, mineranno la competitività delle nostre aziende sul mercato globale (i paesi emergenti non pagano i costi ambientali) e faranno aumentare i prezzi al consumatore. Innanzitutto il governo vuole cancellare la promessa europea di portare il taglio di gas serra al 30% in caso di accordo globale sul nuovo Kyoto. Roma mette poi in discussione l’analisi d’impatto di Bruxelles, sostenendo che per l’Italia il prezzo annuo per la realizzazione della strategia è di 20 miliardi di euro.


“Secondo i nuovi studi - ha indicato Ronchi - c’è un aggravio degli oneri a carico delle aziende e delle finanze pubbliche italiane”, ancor più pressante se si considera “il rallentamento delle economie occidentali, l’aumento dei prezzi di cibo ed energia e la crisi finanziaria”. Nel mirino anche il sistema secondo cui ogni azienda dovrà pagare per inquinare: l’Italia chiede l’esclusione delle piccole imprese dalle quote di CO2 e l’estensione dei permessi gratuiti per quelle più grandi, di fare sconti sulla produzione di energia elettrica e di premiare chi ha già investito in tecnologia pulita.

Oltretutto Roma intende legare il dossier sul clima a quello sulla riduzione delle emissioni inquinanti delle auto, entrambi al vaglio dell’Europarlamento: in sostanza cercherà una compensazione in favore dell’industria automobilistica italiana per gli sforzi pretesi dagli altri settori (o viceversa).

Una partita difficile visto che il tempo stringe e che dopo gli emendamenti di Strasburgo i pacchetti torneranno al tavolo dei governi, chiamati a decidere a maggioranza. Insomma, l’Italia non disporrà del diritto di veto ed eventuali modifiche potranno essere apportate solo in caso di alleanze con altre capitali. E di possibili sodali, al momento, non se ne vedono molti.
Fonte: La Repubblica

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