Archive for September 24th, 2008

Il 26, 27 e 28 settembre torna “Puliamo il Mondo”

Wednesday, September 24th, 2008
Guanti, rastrelli, ramazze e tanta voglia di fare per un’Italia più pulita. Il 26, 27 e 28 settembre torna lo storico appuntamento con “Puliamo il Mondo”, «l’edizione italiana, sottolinea Legambiente, della più grande iniziativa di volontariato ambientale nel mondo».Nata a Sidney, in Australia nel 1989, l’iniziativa è un «grande progetto internazionale che coinvolge ogni anno, a fine settembre, quasi 40 milioni di persone in circa 120 Paesi». Portata in Italia da Legambiente, “Puliamo il Mondo” da noi compie quindici anni. Com’è tradizione, chiama i cittadini di tutte le età e le amministrazioni locali a liberare dai rifiuti abbandonati i parchi, i giardini, le strade, le piazze delle città, i fiumi e le spiagge. Ma ripulire il Belpaese dall’immondizia abbandonata, recuperandone le aree degradate, è soltanto uno degli obiettivo della campagna, che vuole anche sensibilizzare i cittadini alla cura del territorio, troppo spesso abbandonato all’incuria, e a una maggiore attenzione al corretto smaltimento dei rifiuti.

“Importante” per il successo dell’iniziativa il contributo della Rai, che collabora dal 1995 alla promozione delle giornate di Puliamo il Mondo con trasmissioni, dirette e uno spot di sensibilizzazione e ha rinnovato il suo impegno al fianco di Legambiente. Anche quest’anno, Ambiente Italia di Rai 3 segue la settimana di avvicinamento al fine settimana di volontariato ambientale, presentando, casi, emergenze e progetti in tutta Italia.

«In Italia la partecipazione a Puliamo il Mondo è cresciuta costantemente - ha dichiarato Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - e la mobilitazione, negli anni, è riuscita a cambiare il volto di alcune città, con aree degradate trasformate in parchi o centri sociali. A dimostrazione della volontà dei cittadini di prendersi cura degli spazi pubblici e del territorio e del loro importante coinvolgimento riguardo al tema caldissimo dello smaltimento dei rifiuti. “Puliamo il Mondo” è, infatti, anche l’occasione per educare i cittadini a un corretta gestione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata».

Quest’anno “Puliamo il Mondo” si intreccia così con Stop The Fever, l’ultima campagna di Legambiente di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. Riciclare e riutilizzare significa, infatti, meno rifiuti inviati a discariche e inceneritori, riducendo anche le emissioni di CO2, il gas che più di ogni altro è responsabile dell’effetto serra. Già oggi il riciclo, evidenzia l’organizzazione, «permette all’Italia di evitare l’immissione in atmosfera di circa 60 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. “Puliamo il mondo”, quindi, non si ferma una volta conclusa la tre giorni di mobilitazione dei volontari. Chiede ai cittadini di “prendere un impegno per domani”, riducendo e differenziando i rifiuti nella vita di tutti i giorni».

“Puliamo il Mondo” è presente su tutto il territorio nazionale, grazie all’instancabile lavoro di oltre 1.500 gruppi di “volontari dell’ambiente” che organizzano l’iniziativa a livello locale con il coinvolgimento di scuole, associazioni, comitati e amministrazioni cittadine. Le azioni di pulizia sono previste in tutte le Regioni d’Italia, nei più piccoli centri come nelle grandi città e le adesioni dei comuni per questa quindicesima edizione sono già a quota 1.500, di cui 1.000 piccoli comuni.

Sono molte le storie che si possono raccontare sulle scorse edizioni della campagna di Legambiente. Lo scorso anno, per esempio, ad Amelia (Tr) i volontari hanno liberato dall’immondizia le mura poligonali della città, mentre a Cairo Montenotte (Sv) con l’aiuto dei volontari della protezione civile è stata smantellata una discarica abusiva. Nel Parco delle Alpi Apuane è stato ripulito l’Antro del Corchia, grazie agli speleologi che, con Puliamo il Buio, hanno portato l’iniziativa fin sotto terra e denunciano anche quest’anno insieme a Legambiente il dilagare delle discariche abusive nei luoghi sotterranei.

Legambiente ha portato “Puliamo il Mondo” anche nel continente africano, contribuendo cinque anni fa a lanciare Clean Up Axim in Ghana, organizzata in collaborazione con l’ong Cospe. L’iniziativa si inserisce in un progetto di cooperazione per realizzare un sistema pilota di gestione di rifiuti, di compostaggio e di educazione ambientale ed è diventata una grande manifestazione su più giorni che coinvolge adulti e ragazzi delle scuole. E proprio dalle scuole, in Italia, prenderanno il via i lavori di pulizia straordinaria di Puliamo il Mondo, venerdì 28, per sensibilizzare i ragazzi al tema caldissimo dello smaltimento dei rifiuti.

Alla campagna possono dare la loro adesione amministrazioni comunali, associazioni, comitati di quartiere ma anche singoli cittadini. Per partecipare è sufficiente contattare il circolo Legambiente più vicino, telefonare allo 02. 45475778, oppure ci si può presentare direttamente ai banchetti organizzati nelle varie zone coinvolte per ricevere la sacca degli attrezzi e partecipare alle operazioni di pulizia. Tutte le informazioni relative all’iniziativa sono inoltre disponibili sul sito www.puliamoilmondo.it.

“Puliamo il Mondo” è organizzata con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la rappresentanza a Milano della Commissione Europea e Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), in collaborazione con UPI (Unione Province Italiane), Federparchi, Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani), Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Fiseassoambiente. Sono sponsor: Snam Rete Gas, Unicredit, Federambiente e Ikea.

Il metano, una bomba a orologeria

Wednesday, September 24th, 2008

ricercatori che lavorano nel Mar Artico stanno prendendo atto di un fenomeno particolarmente grave per il riscaldamento globale: l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci continentali e marini al Polo consente la fuoriuscita di milioni di tonnellate di un gas immagazzinato nel passato nei fondali dell’Oceano Artico, il metano, 20 volte più dannoso per l’ambiente del diossido di carbonio, e che accelera ulteriormente il processo di fusione delle calotte polari e dei ghiacci marini.

Il quotidiano britannico The Independent, che oggi dà grande risalto ai risultati preliminari cui sono giunti i ricercatori, spiega come le ingenti scorte di gas metano stiano affiorando in superficie sulle acque dell’Oceano artico, aumentando la concentrazione dei gas ad «effetto serra» in atmosfera e favorendo il riscaldamento dell’Artide e dell’intero pianeta. Secondo gli scienziati, l’improvviso rilascio di metano è stato causa in passato di un rapido aumento delle temperature globali e di drammatici cambiamenti climatici. I ricercatori a bordo della nave che ha seguito tutta la costa settentrionale della Russia hanno rilevato fortissime concentrazioni di metano - talvolta 100 volte superiori ai livelli attuali - in numerose aree vaste migliaia di chilometri quadrati dell’Oceano artico di fronte alle coste siberiane.

Negli ultimi giorni gli scienziati hanno visto alcune zone di mare con numerose bolle di gas metano provenienti dal basso, una sorta di «ciminiere di metano» direttamente dal fondo marino. A loro parere questo significa che gli strati sottomarini di permafrost (suolo perennemente congelato) che fungono da coperchio per evitare che il gas fuoriesca, si sono ormai sciolti, permettendo al metano di uscire dai depositi in cui è intrappolato dall’ultima era glaciale. Il metano è un gas con conseguenze sull’effetto serra venti volte superiori rispetto al diossido di carbonio e il suo rilascio potrebbe innescare una spirale di riscaldamento difficilmente arrestabile.
Fonte: La Stampa

DECISIONE PE BIOCARBURANTI CONTRASTATA

Wednesday, September 24th, 2008

Il punto della direttiva sulle energie rinnovabili, votata l’11 settembre dal Comitato Industria, Ricerca, Energia(Itre) del Parlamento Europeo, su cui le voci continuano ad essere discordanti e’ quello relativo alla normativa da applicare ai biocarburanti. I ritocchi fatti all’ iniziale proposta della Commissione europea vedono ancora schierati su due fronti, da una parte gli ambientalisti, e dall’altra l’industria delle rinnovabili. Secondo l’ONG Amici della Terra Europa ”il voto del Pe riconosce i seri problemi legati all’uso su larga scala dei biocarburanti”. Greenpeace, dal canto suo, sottolinea che ”il voto del Pë mostra che la tendenza si sta finalmente orientando contro i biocarburanti insostenibili”. Dall’altro lato, a favore dei carburanti verdi, l’Erec (European Renewable Energy Council) giudica che ”i provvedimenti adottati per i biocarburanti impediranno all’ Unione europea di rimpiazzare i carburanti fossili nel settore dei trasporti”. Se si sostiene la necessita’ di adottare criteri rigidi di sostenibilita’ si nota anche che fissare cosi’ alti livelli di riduzione delle emissioni di CO2 per gli agrocarburanti vuol dire non permettere all’80% dell”industria europea di adattarsi ai nuovi target, favorendo cosi’ strategicamente la produzione extraeuropea, puntualizza l’ European Biodiesel Board (EBB) la lobby europea del biodiesel.

Inoltre, aggiunge l’Erec, fissare un obiettivo intermedio per le rinnovabili, inferiore a quello gia’ previsto nella direttiva esistente sui biofuel, va contro la logica. L’Ebb osserva che portando nel 2015 la soglia dei biocarburanti al 4% contro il 5,75% previsto significa tagliare almeno quattro milioni di tonnellate di biodiesel. Sulla base degli obiettivi fissati nel 2003 l’industria ha gia’ realizzato una capacita’ produttiva di 15 milioni di tonnellate, in grado di coprire il 5,75% della produzione di combustibili per il trasporto. Il danno economico per gli investimenti fatti in buona fede dall’industria sara’ drammatico, sottolinea il Segretario Generale Ebb Raffaello Garofalo. Inoltre segmentare i target su nuove tecnologie per i biocarburanti, sull’idrogeno e sulle macchine elettriche, per i quali non esiste ancora certtezza di applicazione, di fatto, riduce il contenuto pratico dei target. (ANSA).

CLIMA: INCUBO PER EUROPEI, ITALIANI NON RINUNCIANO AD AUTO

Wednesday, September 24th, 2008

Gli europei guardano con estrema preoccupazione ai cambiamenti climatici e sono determinati a prendere misure concrete per contrastarli. La maggioranza dei cittadini ritiene che gli obiettivi fissati dall’Unione europea per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la quota di energie rinnovabili entro il 2020 siano adeguati o addirittura troppo limitati. Tuttavia, una percentuale significativa di persone ritiene di essere poco informata sui cambiamenti climatici e su come contribuire a contrastarli. Sono queste le principali conclusioni di un sondaggio speciale Eurobarometro sull’ atteggiamento dei cittadini nei confronti dei cambiamenti climatici commissionato dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea.

Per gli oltre mille intervistati italiani, il cambiamento climatico rappresenta il problema cruciale per l’umanita’ secondo solo alla poverta’, alla fame, alla carenza idrica. Il 74% dei nostri connazionali intervistati in una scala da uno a dieci lo ritiene un problema estremamente serio, collocandolo tra il 7 e il 10. Nella top ten dei piccoli gesti quotidiani compiuti per contribuire a combattere il cambiamento climatico gli intervistati italiani collocano la primo posto la raccolta differenziata destinata al riciclaggio, al secondo la riduzione di consumi energetici, al terzo l’abbattimento dei consumi di acqua e al quarto quello dei prodotti ”usa e getta”. Merita solo un quinto posto il ricorso a trasporti piu’ ”verdi”, scelto come misura ”privata” dal 21%. E ancora piu’ giu’, la rinuncia all’auto privata e il ricorso al car sharing.

Sul fronte europero, tre quarti dei cittadini Ue prendono molto sul serio il problema dei cambiamenti climatici. In totale, il 62% degli intervistati lo considera uno dei due problemi piu’ gravi che il mondo si trova attualmente ad affrontare. Solo la poverta’ ha ottenuto un punteggio superiore: il 68% la colloca in testa alle crisi globali. Ma, pur essendoci un ampio consenso fra gli europei quanto alla gravita’ del problema, la maggioranza (il 60%) ritiene sia possibile frenarlo e risolverlo. Una netta maggioranza (il 56%) e’ addirittura convinta che la lotta contro i cambiamenti climatici possa avere un impatto positivo sull’economia. Una consistente maggioranza degli europei ritiene che gli obiettivi previsti dall’UE con riguardo ai gas serra e alle energie rinnovabili siano adeguati o addirittura troppo limitati.

I tre obiettivi fissati lo scorso anno dai leader europei, da raggiungere entro il 2020, sono i seguenti: una riduzione almeno del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, una riduzione del 30% se altri paesi sviluppati si impegnano a realizzare analoghe riduzioni nonche’ un aumento fino al 20% della quota di energie rinnovabili. Questi obiettivi sono ritenuti adeguati o troppo limitati rispettivamente dal 68%, 61% e 69% degli intervistati. Oltre la meta’ degli europei interpellati si considera informata circa le cause (56%) e le conseguenze (56%) dei cambiamenti climatici, e sui modi per contrastarli (52%). Tuttavia, la percentuale di cittadini che si considera poco informata al riguardo resta significativa (piu’ di quattro intervistati su dieci). La mancanza di informazioni viene indicata come un motivo importante per non agire.

Gli europei ritengono che le imprese e l’industria (76%), i cittadini stessi (67%), i loro governi nazionali (64%) e l’UE (58%) non facciano abbastanza per combattere i cambiamenti climatici. Una netta maggioranza (61%) pero’ afferma di aver adottato qualche tipo di misura per far fronte a questo problema. Tuttavia, le misure adottate (separazione dei rifiuti, riduzione del consumo di energia, di acqua o di prodotti usa e getta) presuppongono uno sforzo personale o finanziario limitato. La ragione principale addotta dagli intervistati per non agire contro i cambiamenti climatici e’ che essi ritengono che i loro governi, le imprese e le industrie dovrebbero modificare il proprio comportamento. Circa il 44% degli intervistati dichiara che sarebbe disposto a pagare un prezzo piu’ alto per un’energia prodotta da fonti con minori emissioni di gas serra, mentre il 30% non lo sarebbe (il 26% non ha risposto). (ANSA).

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