Archive for September 12th, 2008

Autunno sostenibile, ecco le manifestazioni “verdi”

Friday, September 12th, 2008

L’autunno si fa più sostenibile, grazie a una serie di iniziative che riguardano la cultura della responsabilità sociale, l’alimentazione e la ricerca di una vita più sana e in sintonia con l’ambiente. Tra tutte, segnaliamo la ventesima edizione del Sana, il Salone Internazionale del Naturale che si svolge a Bologna dall’11 al 14 settembre. I 65.000 visitatori che lo scorso anno si sono affollati sui 50.000 metri quadrati dedicati all’esposizione, sembrano destinati, quest’anno, ad aumentare, come gli alberi piantati ogni anno per compensare le emissioni di CO2 prodotte dalla manifestazione, che ormai formano un bellissimo bosco. Molte le novità proposte dagli organizzatori, da “Sana Kids”, nata per sensibilizzare mamme e bambini sul cibo sano, vero momento di educazione e responsabilizzazione che forse spetterebbe alle istituzioni fare proprio, ai temi dei numerosi convegni, dedicati al costruire e all’abitare, alle certificazioni alimentari dei cibi biologici e agli incontri con gli agricoltori, per un rapporto sempre più stretto tra produttori e consumatori, in vista di filiere più corte e di conseguenza economiche.

“Consapevolezza alimentare”, “Feng Shui”, “Bioplastiche e agricoltura”, “Banca e finanza etica”, e “Perché il biologico può salvare il mondo e gli OGM no?”, sono solo alcuni degli argomenti trattati nelle giornate bolognesi, tese a fare dell’Italia il contesto ideale per offerte di prodotti che possano accompagnare una vita sana e di qualità. Sono previsti anche incontri multietnici, come la dimostrazione, a opera delle donne marocchine, sul modo di fare in casa il prezioso olio di Argan. I padiglioni, come di consueto, sono dedicati alla salute e al benessere, all’erboristeria, all’abitare e al nutrimento, con ristoranti, stands gastronomici e un gran fiorire di enoteche, a testimonianza di una nuova sensibilità in continua ascesa sul fronte bio-vinicolo.

Marisa Corso, direttrice commerciale della Fiera di Bologna, sottolinea le novità del percorso intrapreso dal Sana: «Oggi l’attenzione alla propria salute e all’ambiente è diventata un impegno di tutti. Sana, nata come grande intuizione venti anni fa, negli anni si è evoluta e da semplice esposizione di prodotti si è trasformata in un’iniziativa più articolata, che ha portato l’esistenza di diversi stili di vita a conoscenza di tutti: Quest’anno è stato fatto un passo in più, con il coinvolgimento di tutta la città: incontri come quello di sabato con don Ciotti, perché buon vivere è anche vivere eticamente, le passeggiate in collina, le visite alle librerie Feltrinelli, il coinvolgimento della Coop, della Conad, di ristoranti, enoteche, erboristerie e farmacie cittadine sono le tappe di un percorso che permetterà a tutti i cittadini di vivere in maniera “sana” anche dopo la chiusura della manifestazione».

E mentre a Bologna si suonano i tamburi del biologico, a La Spezia, dal 9 al 12 settembre rispondono con le campane del 53° Congresso Nazionale degli Ingegneri , ospitato al Teatro Civico e dedicato quest’anno alla costituzione, etica e cultura della responsabilità sociale,che non può più essere svincolata, dicono al Cni, dalle questioni ambientali e dalle tematiche della crescita sostenibile. Ci si interroga sul ruolo delle libere professioni, sempre di più interconnesso con le dinamiche sociali e ambientali di un mondo che cambia. Sono previsti gli interventi di Erwin Lazlo, filosofo delle scienze, e Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF. 

Altre info anche su: Bio Bank

Fonte: L’Unità

In cantina una piccola Cernobyl

Friday, September 12th, 2008
Benvenuti in Molise, in provincia di Campobasso, a un passo dal mare Adriatico, dove è conficcata una bomba a orologeria radioattiva. «La situazione di Castelmauro è grave - sottolinea l’ingegner Roberto Mezzanotte dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici - Parliamo di un impianto ben lontano dagli standard di sicurezza. Abbiamo segnalato il caso alle autorità competenti. Occorre un’urgente azione di rimozione dei rifiuti nucleari e bonifica dei luoghi».Le fughe di radioattività dal deposito di scorie nucleari d’origine industriale e sanitaria del Centro applicazioni nucleari controlli e ricerche, minacciano la salubrità dell’intero Molise e delle regioni limitrofe (Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania). I radioisotopi americio 241 e cobalto 60 sprigionano radiazioni alfa e gamma. L’ultima verifica radiometrica parla chiaro: «E’ stato riscontrato il superamento dei limiti previsti dalla legge» scrive ai ministeri dell’Interno e dell’Ambiente il professor Bernardo De Berardinis, direttore dell’ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei rischi presso la Protezione civile.Il Canrc - sede e laboratorio a Termoli - ha gestito dal 19 dicembre 1979, con il nulla osta del medico provinciale Ermanno Sabatini, un magazzino radioattivo. La «Cernobyl fai da te» è ubicata in uno scantinato di un’antica abitazione in via Palazzo al civico 6, nei pressi della cattedrale e del municipio. Il territorio, oltretutto, è soggetto a rischio sismico e idrogeologico. Con l’Ordinanza del presidente del consiglio dei ministri (3274/2003) il borgo è stato dichiarato a «sismicità medio-alta» e incluso nella zona 2. Per i danni inflitti dal sisma del 31 ottobre 2002 il paese ha registrato danni per 83 milioni di euro. Eppure, nonostante siano già stati spesi ben 550 milioni per una ricostruzione fantasma, il governatore Iorio si è dimenticato di bonificare il deposito illegale di rifiuti nucleari, o, quantomeno, di verificare le condizioni statiche dell’antico edificio che lo ospita.

Spiega il sindaco Giuseppe Mancini (An), ingegnere di professione. «Di case lesionate ce ne sono - risponde laconico il primo cittadino - Ma non so se il palazzo dei De Notariis è stato controllato». Potrebbe aver subito lesioni strutturali, aggravate dall’alluvione del 2003, ma nessuno l’ha ancora verificato. Il proprietario della cantina nucleare, Quintino De Notariis, deceduto recentemente a Cuba per aneurisma, non ha mai sanato la situazione. A distanza di anni, il tecnico non ha mai osservato le numerose ingiunzioni di sgombero e bonifica dei luoghi. Atti imposti dalla magistratura (sentenza n. 1428/2000 del tribunale di Campobasso) dal Tar Molise (sentenza n. 435/2002) e attraverso un decreto ingiuntivo siglato dal presidente della giunta regionale (provvedimento n. 151 del 18 ottobre 2002).

L’avvocato Giovanni De Notariis, fratello del responsabile risponde sprezzante: «E’ lo Stato che deve farsi carico di questa situazione. Noi non siamo responsabili e non dobbiamo fornire spiegazioni a nessuno; tantomeno ai giornalisti». I riscontri sono evidenti: da duemila bidoni tossici e radioattivi da 50 litri cadauno, stipati alla rinfusa nell’abitazione dei fratelli De Notariis, fluisce da un buon ventennio, radioattività al di sopra della norma consentita. L’Arpa Molise ha evidenziato che dagli ultimi accertamenti effettuati «è stato riscontrato un campo di radiazione, tale da risultare superiore al limite previsto dalla normativa vigente in relazione all’esposizione massima ammissibile per la popolazione (1mSV/anno)».

Anche i Vigili del Fuoco hanno rilevato valori di intensità di esposizione superiore di gran lunga a quelli del fondo naturale. In una nota sottoscritta dal dottor Claudio Cristofaro (responsabile del settore fisico dell’Arpa) e dal dottor Luigi Petracca (direttore generale) «i valori registrati rappresentano un ulteriore campanello d’allarme, che dovrebbe indurre ad adottare misure definitive per il totale smantellamento del deposito di Castelmauro, che si appalesa del tutto incompatibile con il contesto urbano e con il tessuto abitativo in cui risulta ubicato già dai primi anni Ottanta».

I contenitori metallici corrosi dall’umidità perdono lentamente il contenuto: lo attestano le quindicinali verifiche dell’Apat. Ora, addirittura, è possibile fotografare i famigerati fusti azzurrognoli da una finestrella munita di una grata rosicchiata dai ratti. Un terrorista potrebbe innescare un’ecatombe. Due malandate porte di legno ed una metallica, custodiscono il magazzino nucleare. Non esiste un piano di sicurezza: un cataclisma, un incendio o addirittura la caduta di un velivolo avrebbero conseguenze disastrose. Neppure un cartello segnala il pericolo. «La quantità di radiazioni assorbita dagli esseri viventi viene misurata in sievert. Nell’essere umano, una dose di 4 sievert distribuita su tutto il corpo, pari a 40 mila radiografie, causa la morte nel 50 per cento dei casi» avverte Maurizio Cumo, ordinario di impianti nucleari all’università La Sapienza di Roma. «Nella considerazione che sia necessaria l’adozione di immediate misure finalizzate alla messa in sicurezza di materiali radioattivi presenti nel sito sopraindicato, appare indispensabile assumere iniziative di carattere straordinario, che assicurino la salvaguardia della zona» annota il 3 aprile 2006, Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero ambientale. Diciotto giorni dopo (protocollo DPC/CG/24300), Guido Bertolaso si rivolge alla Regione: «Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha evidenziato la necessità di adottare misure per la messa in sicurezza del materiale radioattivo presente nel territorio del Comune di Castelmauro: si invita codesta amministrazione regionale a comunicare ogni dettagliato elemento utile per valutare compiutamente la vicenda».

Parole al vento. L’8 ottobre 1987 la Direzione della sicurezza nucleare dell’Enea evidenziava che nel deposito di rifiuti «erano accatastati in maniera incontrollabile circa 4 mila fusti privi delle dovute indicazioni» e denunciava il titolare del deposito, Quintino De Notariis «per aver gestito nell’abitato di Castelmauro un deposito di rifiuti radioattivi provenienti da attività industriali, mediche e di ricerca scientifica (…) illegittimo per mancata precisazione dei limiti quantitativi e per aver effettuato trasporti di rifiuti radioattivi senza essere in possesso dell’autorizzazione interministeriale».

 

Fonte: La Stampa

Giusta la sentenza sul pitbull, ma bisogna educare i padroni

Friday, September 12th, 2008

 giusto che pitbull e cani di grossa taglia siano tenuti solo da chi ha la forza di dominarli. Non ha dubbi Massimo Perla, allevatore di cani, sulla correttezza della sentenza della Cassazione che ieri si è pronunciata in questo senso. «La responsabilità - spiega a IGN, testata online del Gruppo ADNKRONOS - deve essere del proprietario. Se affida l’animale a un’altra persona deve assicurarsi che questa sia in grado di controllarlo sia fisicamente sia psicologicamente». «Perchè non si tratta solo di una prova forza - sottolinea -. Il cane deve sapere che io sono il capo branco e lui è il mio ausiliario. Anche i cani da difesa - insiste - intervengono soltanto quando gli viene richiesto, non su loro iniziativa».

«Corretta - continua - è anche l’ordinanza che prevede che tutti i cani siano tenuti al guinzaglio, però è necessario che siano creati degli spazi adatti per farli muovere. Devono avere delle aeree assegnate all’interno dei parchi altrimenti, se non gli permettiamo di avere una vita psicomotoria, li mettiamo in carcere e loro possono reagire in maniera sbagliata». «A Milano ci sono diverse aeree attrezzate, create grazie agli sponsor - sottolinea Perla -, anche a Roma ci sono, ma sono troppo poche e spesso neanche recintate. Iniziative di questo tipo invece favorirebbero tutti: i cittadini, gli sponsor e il comune».

Quello che manca secondo Perla è «la cultura». «Siamo un pò troppo mammoni anche con i cani - osserva - così gli animali si umanizzano troppo e diventano possessivi e territoriali. Invece avrebbero bisogno di essere comandati, di avere un leader saggio. Con i cani - sottolinea - esiste solo coerenza e costanza». «Per questo non ci sono cani più pericolosi di altri - spiega Perla -. Un barboncino ha lo stesso cervello di un pitbull, la differenza è che certi cani per la loro massa fanno più male. Ma - sottolinea - il problema comune è la mancanza di educazione». «Poi si parla sempre di pitbull - insiste - ci sono però anche i maremmani, i pastori tedeschi, i rottweiler».

«I cani - continua Perla - attaccano perchè non capiscono una situazione, perchè fraintendono un movimento o magari perchè non sono ben socializzati, perchè non gli è stato insegnato il modo correttto di comportarsi». «Più che di addestramento - spiega - si dovrebbe parlare di educazione, già dal primo anno di età bisognerebbe insegnargli delle regole che vanno mantenute nel tempo, sono come bambini, non ci vuole molto ad educarli. È un pò più difficile - ammette - quando sono già adulti perchè bisogna correggere gli errori». «Ma il vero problema - ribadisce Perla - è cambiare il cervello del proprietario. È sbagliato - conclude - pensare che un cane parli lo stesso linguaggio dell’uomo».

Fonte : La Stampa

Cern, esperimento riuscito. Ecco il racconto

Friday, September 12th, 2008

Ore 10,20, Via Celoria, Dipartimento di Fisica dell’università di Milano – due fasci di protoni cominciano a percorrere l’intero anello di 27 chilometri del Cern. I 1700 grandi magneti superconduttori, che spingono le particelle e curvano la loro traiettoria non sono carichi al massimo (0,7 Tesla), ma possono arrivare a 8,3 Tesla. Niente collisioni previste oggi ma solo giri completi dei due fasci di protoni in opposte direzioni. Il motore Lhc, in pratica, comincia oggi il suo rodaggio.

Infatti, le uniche collisioni registrate oggi al Cern di Ginevra sono state quelle tra bicchieri di cristallo moderatamente pieni di spumante. Tanto per salutare il buon funzionamento di una delle più complesse macchine mai create, finora, dal genere umano: 27 chilometri di tunnel criogenico, allo zero assoluto, sottovuoto, dotato di 1700 grandi magneti per curvare e accelerare i fasci di particelle che vi girano 1200 volte ogni secondo. E quattro grandi rivelatori di collisioni, di cui l’Atlas, più grande di una cattedrale come Notre Dame.

Nel cuore di Atlas sta il rivelatore a pixel, un apparato sensoriale ultrapreciso creato dai fisici dell’Università di Milano. E il loro gioiellino, frutto anche di collaborazioni con Ibm (chip in silicio) e con altri atenei europei, ha funzionato a dovere. Alle 10,40, sull’email di Laura Perini, docente del Dipartimento di Fisica di via Celoria, piove la prima immagine, in assoluto, di Atlas in funzione, con i suoi segnali verdi di protoni piovuti sul rivelatore dal tubo sottovuoto, precisi al millesimo di millimetro.

Un successo tecnologico, quello di oggi nel grande laboratorio dei fisici, nemmeno più definibile come europeo (20 nazioni partecipanti, 6 miliardi di euro e vent’anni di lavoro per costruire l’Lhc). Ma non ancora un evento scientifico. «L’anello, oggi, ha dimostrato che funziona, e senza intoppi – spiega Stefano Forte, docente di fisica teorica – ma sta ancora lavorando a bassa energia, a soli 0,7 Tesla. Quando arriverà a regime, dai 4 Tesla fino a 8, e avverranno le vere collisioni tra fasci protonici controrotanti, si comincerà a lavorare sul serio».

La previsione è per metà ottobre, forse in occasione dell’apertura ufficiale dell’Lhc, presenti capi di stato di tutta Europa. E Nicholas Sakozy ha già assicurato la sua presenza, evidentemente non ha alcun timore del mitico mini-buco nero paventato da alcuni, e mangiatore del Cern, e poi del pianeta e forse dell’Universo.

Di sicuro, da ottobre in avanti, i fisici di tutto il mondo si sentiranno un po’ meno ignoranti. Negli ultimi vent’anni, infatti, questa disciplina ha accumulato più domande che risposte. Ha scoperto che, via materia oscura e energia oscura, non conosciamo la natura di oltre il 90% di ciò che forma l’universo. Ha scoperto che il suo modello standard di descrizione di ciò che sta dentro il mondo subatomico tiene, ma è ancora fragile, forse persino fuorviante.

Il modello standard della fisica subatomica, con i suoi quark, leptoni, gluoni e bosoni, è infatti come una buona fotografia di un classe scolastica. Le facce ci sono tutte, salvo una, il misterioso bosone di Higgs, quello che dovrebbe spiegare la “massa” della materia, e quindi la forza di gravitazione.

Le altre facce della classe sono tutte dai lineamenti ben nitidi, ben misurati, confermati da migliaia di esperimenti. E se a ciascun “alunno” chiedi informazioni indirette sul misterioso “compagno Higgs lui te le dà, esattamente nei canoni previsti dal modello teorico.

Eppure questa faccia non si trova, e finora l’energia delle collisioni, ovvero le martellate che riusciamo a tirare sui nuclei atomici per spaccarli, sono state troppo deboli per farlo saltare fuori (e quindi misurarlo, e capire come si incastona questa piccola perla dentro le ostriche atomiche ). Ecco quindi l’Lhc, con la sua potenza vicina a quella del big bang primordiale. O la perlina salta fuori, oppure saltano fuori (anche prima) tante perline ancora più piccole (le particelle minuscole della teoria supersimmetrica) e poi lui (o cinque versioni di lui). Oppure non salta fuori niente. E anche questa è una grande informazione scientifica.

«Nessuno sa se dietro quel buco nel modello standard ci sia solo una faccia oppure sia magari l’imboccatura di un cunicolo, un pozzo che ci potrebbe portare a una visione completamente nuova, e inattesa della fisica e della realtà in cui viviamo», ammette Forte.

La prima strada, che Higgs salti fuori subito, senza tirare il collo all’Lhc, è la più facile ma in fondo la più noiosa. Confermerebbe il modello standard ma senza aprire nuovi spazi di ricerca. Forse darebbe qualche indizio sulla materia oscura, finora intravista solo da anomalie intergalattiche. Ma poco di più.

Se invece saltano fuori, prima o insieme, le conferme della teoria supersimmetrica (che corregge la fragilità del modello standard se lo si analizza a energie più elevate di quelle della nostra vita normale) allora cambia tutto: «si spalancherà un campo di ricerca entusiasmante – spiega Forte – in cui potremo forse capire se esistono altre dimensioni rispetto alla nostra, e farci un’idea dell’universo, e della sua energia, molto più profonda».

Se invece non succederà niente saranno anni e anni di notti in bianco a studiare collisioni e parametri, e infine la constatazione che la ricerca in fisica delle particelle e teorica moderna forse deve ripartire da zero, o quasi.

Nessuno lo sa cosa avverrà nei prossimi mesi e anni all’Lhc. La porta è aperta, però, e migliaia di centri scientifici di tutto il pianeta avranno accesso, tramite la superpotente rete a larga banda Grid, ai dati degli esperimenti in tempo reale. Decine di migliaia di menti studieranno i dati, calcoleranno parametri, cercheranno la firma di Higgs o di un gluino o leptino supersimmetrico. Si faranno altre domande, fino a che non cominceranno, in un modo o in un altro, ad arrivare le risposte.

Fonte : Il sole 24 ore

ECO-ENERGIA: MAGGIORI INCENTIVI AL MINI-IDROELETTRICO

Friday, September 12th, 2008

Sono stati aggiornati dall’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas i prezzi minimi garantiti per l’energia elettrica prodotta nel 2008 da impianti mini-idroelettrici in base alla delibera n.280/07. Oltre alle tariffe incentivanti destinate ai produttori da fonti idroelettriche di piccola taglia, le novita’ importanti riguardano l’introduzione di un nuovo scaglione fino a 250.000 kWh annui. Il nuovo provvedimento, infatti, assicura la remunerazione anche degli impianti di produzione mini-idro, con potenze fino ad 1 MW, che non avessero i requisiti e le capacita’ di accedere direttamente al mercato. Le tariffe previste sono, nel caso di impianti idroelettrici di potenza nominale media annua fino a 1 MW, pari a 136 euro/MWh fino a 250.000 kWh annui; 104 euro/MWh (anziche’ 96,4 euro/MWh fino a 500.000 kWh annui) da oltre 250.000 fino a 500.000 kWh annui. Per lo scaglione da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui le tariffe sono state variate da 81,2 a 84 euro/MWh; mentre da 1.000.000 a 2.000.000 kWh annui saranno riconosciuti 78 euro/MWh anziche’ 71. Per quanto riguarda gli impianti di potenza nominale fino a 1 MW da fonti rinnovabili diverse da quella idrica, per l’anno 2008, restano confermati i prezzi minimi garantiti. L’attuale schema di ”ritiro dedicato”, con procedure uniformi per tutti i produttori, e’ operativo dal 1 gennaio 2008 e sostituisce il sistema precedentemente in vigore, in base al quale il ritiro veniva gestito dalle varie imprese di distribuzione. L’unico soggetto deputato al ruolo di intermediario commerciale sotto il controllo dell’Autorita’ e al ritiro dell’energia prodotta e’ un’ulteriore azione volta a incentivare la produzione decentrata di energia rimane quindi il Gestore del Sistema Elettrico (Gse). (ANSA).

CARO CEREALI,PRODUTTORI BIOFUEL SI AUTOASSOLVONO

Friday, September 12th, 2008

Non esiste una relazione diretta, se non marginale, tra l’uso dei biocarburanti e la recente impennata dei prezzi delle principali materie prime agricole. A dimostrarlo, dati alla mano, e’ l’industria europea dei biocarburanti, rappresentata dall’European biodiesel board (Ebb). ”La relazione ‘piu’ biocarburanti, piu’ alti prezzi delle materie prime alimentari’ e’ stata contraddetta dai fatti” secondo Raffaello Garofalo, segretario generale del’Ebb. Nel 2008 la produzione di biodiesel e’ aumentata del 35-40%, mentre i prezzi di soia, mais, grano, da maggio hanno iniziato a diminuire. Smantellate le accuse sul fronte prezzi, l’Ebb, suona il campanello d’allarme contro gli orientamenti che stanno facendosi strada a livello comunitario. ”Il tentativo e’ di svuotare dall’interno la proposta fatta dalla Commissione europea”, afferma Garofalo. L’idea di suddividere il target del 10% (la parte dei consumi di carburanti che dovranno essere coperti con biofuel enrto il 2020) in quote, per l’Ebb, porta fuori strada. Far rientrare anche solo parzialmente nel 10% i consumi di auto elettriche e ad idrogeno di fatto non vuol dire incrementare le energie rinnovabili a scapito di quelle fossili poiche’. Queste ultime producono oltre l’80% dell’elettricita’ e dell’idrogeno Ue. (ANSA).

alberi folli

Friday, September 12th, 2008

A volte anche la natura si diverte, cliccate sul link:

http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/alberi-strani/1.html

:)

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