Lutto e dolore anche negli animali

Gana che mangia: dell’erba in una mano, Claudio nell’altra. Gana che dà da mangiare: gli occhi pieni di tenerezza, Claudio attaccato al seno. Gana che passeggia: le braccia a ciondoloni, il corpo senza di vita di Claudio tenuto come una bambola. Per giorni Gana ha continuato a vivere la sua vita di gorilla dello zoo di Münster come se il cucciolo partorito solo tre mesi prima, Claudio, fosse ancora in vita. Nessuno ha potuto avvicinarla per portarglielo via. Anche gli animali soffrono. Quelli più evoluti conoscono il lutto. Ma molti altri sanno bene cos’è la morte. Il dolore di Gana dalla Germania ha fatto il giro del mondo. Ha sorpreso, commosso. Ma non i primatologi: nel mondo delle scimmie ogni madre reagisce come ha fatto Gana. E soffre come soffrono gli uomini. Specialmente i grandi primati che hanno in comune con noi il 98% dei geni.

Afferma la primatologa Sara Hrdy al New York Times: «Stiamo parlando di animali che partoriscono un unico cucciolo dopo una lunga gestazione». Soffrono i genitori, e soffrono i figli. È il caso di un giovane scimpanzé del Gombe morto appena un mese dopo la mamma: Flint, 8 anni, ha vegliato per giorni il cadavere di Flo, matriarca di 50 anni, fino a lasciarsi morire. Michael Wilson, antropologo all’università del Minnesota, però sottolinea: «Gli scimpanzé vivono la morte in modo molto diverso dal nostro». In natura, dicono i biologi, non sono solo le scimmie a elaborare il lutto. George Wittemyer, dell’Università del Colorado, racconta dei rituali compiuti da alcuni elefanti davanti al cadavere di una matriarca: «Una femmina si è alzata in piedi, dondolandosi sul cadavere ». E ancora: «Alcuni hanno sollevato una zampa sopra la sua testa. Altri hanno incrociato le loro zanne con le sue».

Svariati i motivi per i quali gli animali hanno imparato a riconoscere la morte. Per un leone il cadavere di un simile può rappresentare un pasto facile: gli darà un’annusata, una leccata, se è morto da poco lo mangerà. Per altre specie, invece, il cadavere è considerato come qualcosa di cui sbarazzarsi il prima possibile perché pericoloso. Le talpe-ratto nude, quando intercettano un cadavere nelle loro città sotterranee, lo trascinano in una sorta di cimitero. «Quando è pieno - ha detto Paul Sherman dell’Università di Cornell - lo murano con della terra, probabilmente per motivi igienici, e ne scavano uno nuovo». Stessa cosa tra gli insetti sociali: «impresari funebri», entro pochi minuti dalla morte di un compagno, lo portano lontano dal nido o dall’alveare. Ma se il cadavere appartiene a una specie diversa e più grossa, ecco che le api mellifiche si ingegnano. Un topo, attratto dal calore o dal miele, è morto nell’alveare? Nessun problema: lo si imbalsama con il propoli.

Alessandra Mangiarotti

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