Archive for September 4th, 2008

Navi robot contro il riscaldamento globale

Thursday, September 4th, 2008

       

Navi «spruzzanuvole» contro il riscaldamento globale: uno scienziato britannico vuole spedire negli oceani centinaia di navi fantasma, capaci di creare giorno e notte delle scie d’acqua nebulizzata che riflettano meglio il calore del sole - ciò dovrebbe fermare il riscaldamento dell’atmosfera. La tecnica si rifà all’idea di un inventore tedesco - ha però i suoi rischi.

«FAR BRILLARE LE NUVOLE» - L’incredibile idea spicca se non altro per i bassissimi costi: per neanche 100 milioni di euro all’anno un terzetto di scienziati intende preservare il pianeta da un collasso climatico. Stephen Salter, dell’Università di Edimburgo, assieme a due colleghi ha progettato vascelli azionati da una tecnologia a motore rotante e robotizzati che durante il tragitto negli oceani spruzzano in aree specifiche minuscole goccioline d’acqua di mare nelle nuvole sovrastanti per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Le goccioline spruzzate da questa flotta senza equipaggio agirebbero da nuclei di condensazione e dovrebbero far diventare le nubi sopra gli oceani le più chiare possibili. In pratica, le goccioline aumenterebbero la superficie in modo da «far brillare le nuvole» e riflettere più radiazioni del sole nello spazio; in questo modo si contrasterebbe il riscaldamento causato dai combustibili fossili.

COSTI - Salter è convinto che l’idea possa funzionare. «Sono necessarie 1.200-1.500 navi», ha spiegato il ricercatore. Queste misurerebbero circa 45 metri di lunghezza e peserebbero 300 tonnellate. Stando alle stime di Salter, i costi per questo cosidetto progetto di Geo Engineering, ovvero l’intervento umano nel sistema Terra, sarebbero del tutto modesti. «Per provare la fattibilità tecnica servirebbero circa 5 milioni di euro», ha detto lo scienziato. L’ulteriore sviluppo avrebbe costi attorno ai 20 milioni di euro. Una volta che le navi saranno in acqua potranno anche operare come laboratori scientifici galleggianti per raccogliere dati su meteo e inquinamento e informazioni sulle acque dell’oceano, sulle popolazioni marine e sui parametri chimici delle acque.

RAFFREDDARE L’ARTICO - «Dovrebbero essere costruite 50 navi all’anno, che poi sarebbero in azione per 24 ore su 24 per tutto l’anno», ha detto Salter. «Cinquanta navi all’anno basterebbero, secondo i nostri calcoli, per preservare lo status quo. La bellezza di questo sistema», continua Stephen Salter, autore di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Philosophical Transactions della Royal Society, «è che funziona con vento e acqua marina. Si può applicare localmente, per raffreddare l’Artico o i mari attorno alle barriere coralline. Potremmo addirittura concederci di tornare indietro a una piccola era glaciale. Gli effetti possono essere attivati o interrotti completamente in caso dovesse accadere qualcosa di inaspettato».

EFFETTO MAGNUS - La tecnica delle navi spruzzanuvole si rifà a un’idea dell’ingegnere aeronautico tedesco Anton Flettner (1885-1961) - i rotori Flettner, una forza rotazionale aerodinamica sperimentata già 80 anni fa. Questi rotori sono costituiti da un cilindro ad asse verticale con pale fisse o mobili, che creano un momento motore che fa ruotare il cilindro intorno al suo asse verticale e un risucchio come intorno all’ala portante di un aereo. La spiegazione di questo effetto rimanda all’effetto Magnus. Esempi tipici sono i tiri a effetto, per esempio, nel gioco del calcio: colpendo la palla di taglio il calciatore le imprime una rotazione sull’asse che determina la più o meno accentuata incurvatura della traiettoria. Nel 1926 una nave che sfruttava la forza rotazionale, progettata da Flettner attraversò l’Atlantico, ma poi la tecnologia non fu sviluppata a causa della Grande depressione del 1929. Materiali moderni e aumento dei costi energetici hanno spinto a una rivalutazione del sistema.

GOCCIOLINE - Per Salter i rotori Flettner sono l’ideale perché si adattano benissimo per un controllo computerizzato. Le navi potranno muoversi a una velocità di crociera compresa tra 8 e 24 nodi e useranno turbine a elica anche per i generatori di nebbioline. L’acqua del mare verrebbe filtrata prima di essere spinta attraverso dischi del diametro di 15 centimeti perforati con un miliardo di buchi minuscoli, in modo da produrre una nebbia di goccioline ognuna più piccola di un micron. Queste gocce sarebbero poi sparate in cielo con ventilatori montati all’interno dei cilindri dei motori: le «navi creanuvola» saranno teleguidate da una centrale operativa. Nel mondo accademico l’idea Salter sembra convincere: «Potrebbe verosimilmente funzionare», ha detto Oliver Wingenter del New Mexico Institute of Mining and Technology di Socorro. Una delle conseguenze di questa forma di Geo Engineering, spiega lo scienziato, potrebbe però essere una diminuzione delle precipitazioni. Anche Salter ammette che, a livello regionale, queste navi fantasma potrebbero effettivamente influenzare il clima in maniera radicale.

Elmar Burchia

Fonte: Corriere della Sera

ECO-ENERGIA: SOLARE TERMODINAMICO, VIA LIBERA AGLI INCENTIVI

Thursday, September 4th, 2008

L’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas ha reso pubbliche le istruzioni per accedere agli incentivi nel solare termodinamico. Con la delibera 95/08 ha infatti stabilito le modalita’ operative per il riconoscimento della tariffa costante e della durata di 25 anni, prevista dal Dm 11 aprile 2008 con i criteri per l’incentivazione della produzione elettrica da fonte solare mediante cicli termodinamici. Le procedure replicano le modalita’ del conto energia adottate con successo per la valorizzazione e la diffusione del solare-fotovoltaico dall’inizio del 2005. L’obiettivo fissato dal Dm 11 aprile 2008 e’ quello di conseguire i 2 milioni di mq di superficie captante cumulativa entro il 2016. La Delibera fissa dunque le condizioni per l’ ammissibilita’ agli incentivi e le relative modalita’ e condizioni di erogazione, stabilendo che l’incentivo venga corrisposto con frequenza mensile, per una durata di 25 anni a partire dalla data di entrata in esercizio dell’impianto. Nel caso di impianti ibridi, l’incentivo viene erogato a titolo di acconto, salvo conguaglio da effettuarsi al termine dell’anno solare, in conseguenza della frazione di integrazione, della quota di produzione netta cioe’ non attribuibile alla fonte solare. La Delibera definisce anche gli obblighi da rispettare a cura del soggetto responsabile e stabilisce la gestione delle verifiche sugli impianti ammessi all’incentivo da parte del Gestore servizio elettrico (Gse). (ANSA).

CACCIA AI DELFINI, IL MONDO SI MOBILITA

Thursday, September 4th, 2008

Mobilitazione internazionale ieri in oltre 50 citta’ del mondo per la quinta edizione del ”Japan dolphin day”. Una giornata mondiale di protesta contro l’ uccisione in Giappone di delfini, oppure la loro cattura per finire nei delfinari. Dalle Bahamas al Canada, passando per Germania, Olanda e Ungheria, fino a Hong Kong, Usa e Venezuela, saranno circa ottanta le organizzazioni unite nella protesta da un network internazionale. Nel nostro Paese domani mattina, di fronte all’ambasciata giapponese, sono pronti a manifestare gli animalisti italiani. ”Se il mondo intero e’ rimasto giustamente scioccato per la storia della piccola megattera di Sidney - afferma Ilaria Ferri, presidente degli animalisti italiani - vorrei che tanta apprensione ci fosse anche per gli oltre 23mila piccoli cetacei uccisi in Giappone, considerati come animali concorrenti nella pesca”. Normalmente, spiegano gli animalisti italiani, ”da ottobre a marzo a Taiji migliaia di delfini sono braccati e crudelmente uccisi. Quest’anno hanno cominciato gia’ ieri, a settembre: ormai giocano all’anticipo”. Come avviene la ‘caccia’ ai delfini? ”I pescatori su una barca, una volta avvistato il branco - spiegano gli animalisti - picchiano su pali di acciaio per creare un muro di suoni e disorientare i delfini, indirizzandoli verso baie e fiordi”. Poi ”l’imboccatura di questi viene bloccata con delle reti e quindi inizia la selezione degli animali”, dove ”i piu’ giovani vengono strappati alle madri per finire nei delfinari mentre altri vengono arpionati e sommariamente smembrati e la loro carne utilizzata a scopi alimentari”. Per far conoscere il dramma della ‘caccia’ ai delfini a Tiji, in tutto il mondo nel 2009 verra’ diffuso anche un documentario, con le immagini filmate di nascosto dal gruppo americano Ocean Preservation Society (Ops), grazie all’aiuto della coalizione ‘Save Japan Dolphins’. Le specie coinvolte sono tursiopi, stenelle, grampi, globicefali e anche pseudo orche. ”Adesso e’ importante inviare fax e firmare la petizione sul nostro sito per dare un segnale forte al governo giapponese” spiega Ilaria Ferri, che non e’ riuscita ad avere nemmeno un indirizzo di posta elettronica dall’ambasciata giapponese in Italia alla quale inviare messaggi. ”Sono sconcertata dal fatto che l’ambasciata - afferma il presidente dell’associazione - abbia detto che non esiste una email a disposizione del pubblico presso la quale inviare forme di protesta. Per questo invieremo le firme direttamente al governo giapponese”. (ANSA).

Povera notte, si stanno spegnendo le lucciole

Thursday, September 4th, 2008
Le lucciole sono scomparse. E l’unica certezza è che a inghiottirle non è stato il buio. E nemmeno qualche bambino cattivo, di quelli che giocavano a rinchiuderle in un barattolo di marmellata, per poi guardarle spegnersi piano piano, mentre la mamma urla dalla finestra che è ora di andare a letto. I bambini di oggi, le lucciole, non le hanno nemmeno mai viste. Qualcuno dice che è colpa delle nostre città, illuminate a giorno anche alle due di notte, qualcun altro sostiene che la vera causa sono i cambiamenti climatici. Su un punto, però, sono tutti d’accordo: capire cosa sta succedendo alle lucciole è fondamentale per comprendere lo stato di salute di un ecosistema. La moria è un fenomeno mondiale: le lucciole sono sparite dalle pianure degli Stati Uniti e lungo i fiumi del sud Est asiatico, dalle campagne italiane e dai sobborghi delle città australiane.Pasolini se n’era accorto nel 1975. E gli era sembrato un cattivo presagio, come se con questi minuscoli insetti si stesse estinguendo qualcosa di molto più importante. Oggi l’allarme arriva anche dalle università e dai centri di ricerca internazionali, che assistono impotenti al declino di questi insetti romantici, senza capirne fino in fondo le cause. La settimana scorsa un centinaio fra biologi ed entomologi si è riunito a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, per cercare di risolvere il mistero. «Quando parli con una persona anziana delle lucciole, succede sempre la stessa cosa - racconta Stefan Ineichen, un ricercatore svizzero che ha aperto un sito web interamente dedicato a questi insetti -. Ne ricordano tantissime durante la loro infanzia, e adesso si ritengono fortunate se riescono a scorgerne una».

Il problema è che nessuno riesce veramente a monitorarle. Fino ad oggi sono state censite oltre duemila specie, e ne vengono scoperte di nuove ogni anno, ma studiarle è complicato: possono vivere fino a due anni ma l’età adulta, in cui producono luciferina, la sostanza fluorescente che rende possibile l’illuminazione, dura solo tre settimane. Inoltre sono per lo più i maschi ad essere visibili, anche se si è ancora lontani dal decifrare il significato dei loro flash, una specie di codice Morse, legato al rituale amoroso e alla presenza di eventuali pericoli. Le femmine, invece, trascorrono la maggior parte della loro vita a terra, e si illuminano di rado.

A Chiang Mai, famosa per i suoi templi bhuddisti ma anche per lo spettacolo del fiume Mae Klong illuminato dalle lucciole, la loro scomparsa è vissuta come un lutto. «Erano un simbolo di questa città - racconta Preecha Jiabyu, un barcaiolo che di notte accompagna i turisti lungo le rive del fiume - Adesso bisogna allontanarsi di almeno due miglia dal centro per riuscire a vederne qualcuna. Negli ultimi tre anni sono diminuite del 70%». Ma questa è solo una stima. Per provare a contarle, e quindi a quantificare una volta per tutte l’ordine di grandezza della moria, i biologi stanno adottando vari metodi: un gruppo di ricercatori europei ha provato a misurare il numero di insetti che vola attorno a un pezzo di legno durante l’arco di un’intera notte mentre gli scienziati dell’Istituto di ricerca forestale malese stanno fotografando mensilmente la popolazione di lucciole che vive lungo il fiume Selangor. «In questo modo speriamo, nel giro di alcuni anni, di avere numeri attendibili» spiega Christopher Crastley, un entomologo del Massachusetts. Ma questo è solo il primo passo. Perché ogni regione del pianeta ha le sue specificità ambientali, e quindi le cause della scomparsa potrebbero essere diverse.

L’unico a non avere dubbi è Preecha Jiabyu: «È colpa dell’inquinamento del fiume: sta uccidendo anche i pesci. Per quanto mi riguarda preferisco la barca a remi, ma i miei concorrenti continuano a viaggiare a motore. Non capiscono che così, tra un paio d’anni, non avranno neanche più turisti da portare in giro? Mi sento come se, con le lucciole, stia morendo una parte di me».

Fonte : La Stampa

Svegliatevi, c’è il solare termico

Thursday, September 4th, 2008

EARTH POLICY INSTITUTE
Dopo 15 anni di ibernazione, gli impianti a energia solare di tipo termico hanno fatto un balzo nel 2007, con 100 megawatt di nuova potenza installata nel mondo. Negli Anni 90 i prezzi bassi dei combustibili fossili, combinati con la fine degli incentivi statali, aveva tagliato le gambe allo sviluppo del solare termico. Adesso, con il rapido aumento del prezzo dell’energia, le preoccupazioni crescenti per i cambiamenti climatici e nuovi sussidi in arrivo, questa tecnologia sta conoscendo un periodo d’oro.

Il potenziale del solare è virtualmente illimitato. L’energia che arriva sulla Terra dalla nostra stella in 70 minuti è equivalente al consumo annuo di tutto il Pianeta. La potenza installata del solare termico («Concentrating solar thermal power» o «Csp») raddoppierà ogni 16 mesi nei prossimi cinque anni, arrivando a 6.400 megawatt nel 2012, 14 volte quella odierna. A differenza del solare fotovoltaico, che usa semiconduttori al silicio per convertire i raggi solari direttamente in elettricità, le centrali «Csp» usano il calore. Come gli specchi di Archimede, le superfici riflettenti concentrano i raggi in un contenitore pieno di liquido, generando vapore, che a sua volta muove le turbine per produrre elettricità. C’è bisogno di un forte irraggiamento e i deserti sono il luogo ideale. Questa tecnologia non emette gas serra e sfrutta un «combustibile» gratuito. In più l’eccesso di calore raccolto durante il giorno può essere sfruttato per continuare a produrre elettricità di notte.

Usa e Spagna sono i due Paesi leader. Insieme metteranno in campo 5.600 megawatt di capacità installata entro il 2012, il 90% del totale mondiale. Il più grande progetto già realizzato è la «Solar Electricity Generating Station» nel deserto del Mojave, in California, entrato in funzione tra il 1985 il 1991 con 354 megawatt. Nel giugno del 2007 è stato affiancato dal «Nevada Solar One» di 64 megawatt. Oggi ci sono una dozzina di centrali «Csp» in progetto negli Usa, per circa 3.100 megawatt: notevoli sono il «Mojave Solar Park» da 553 megawatt, il «Solar One» da 500 e il «Solar Two» da 300, tutti in California, oltre a una centrale da 300 megawatt in Florida e una da 280 in Arizona. In Spagna è entrata in funzione la «PS10»: la torre è parte di un progetto da 300 megawatt, la «Solúcar Platform».

Ma il progetto che potrebbe cambiare le sorti del solare termico è in Nord Africa: meno dello 0.3% della superficie dei deserti in Africa del Nord e Medio Oriente potrebbe produrre abbastanza elettricità per tutta l’Unione Europea. La «Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation» - un’iniziativa del Club di Roma, della Climate Protection Foundation di Amburgo e del National Energy Research Center in Giordania - ha lanciato nel 2003 il «Desertec Concept», un piano per sviluppare una rete per l’energia rinnovabile tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Il piano prevede centrali «Cps» per 100 mila megawatt e cavi ad alta tensione attraverso il Mediterraneo. La nazione leader è l’Algeria, che ha progettato un cavo lungo 3.000 chilometri tra Adrar e Aquisgrana per esportare 6.000 megawatt di elettricità solare in Europa entro il 2020. Gli incentivi statali giocano un ruolo importante. Negli Usa i sussidi arrivano al 30%, in Spagna i produttori di energia solare hanno un prezzo garantito di 0.26 euro per kilowattora. Negli Usa il costo del solare termico è di 13-17 centesimi al kilowattora, compresi i sussidi, il che significa che le centrali «Cps» sono già competitive con quelle a gas. Il dipartimento dell’Energia statunitense vuole ridurre il costo a 5-7 cents entro il 2020, rendendo i «Cps» competitivi anche con le centrali a carbone. Francia, Grecia, Italia e Portogallo hanno in progetto centrali «Cps» per 3.200 megawatt entro il 2020; la Cina per 1.000 megawatt. In Israele, il ministero delle Infrastrutture prevede la costruzione di una centrale da 250 megawatt nel Negev: produrrà elettricità per le 100 mila auto elettriche che la «Project Better Place» ha pianificato di produrre entro il 2010.

Uno studio della Ausra, azienda specializzata in energia solare, evidenzia che il 90% dei combustibili fossili usati negli Usa per produrre elettricità e nei trasporti potrebbe essere sostituito dall’energia di centrali «Csp», a costi minori di quelli del petrolio. Per ospitare gli impianti ci vorrebbero 38.850 chilometri quadrati, una volta e mezzo il Piemonte. Sembra tanto, ma le centrali «Csp», a parità di energia prodotta, usano meno terra degli impianti idroelettrici, se consideriamo le superfici coperte dai laghi artificiali creati dalle dighe, o delle centrali a carbone, se consideriamo la terra distrutta dalle miniere. Di questo passo nel 2020, le «Csp» potranno sostituire 135 impianti a carbone, i peggiori dal punto di vista ambientale.

Adattato da: «Plan B 3.0: Mobilizing to Save Civilization» (Edizioni Ambiente, 2008)

Chi è Lester Brown Ecologista
RUOLO: E’ FONDATORE DEL WORLDWATCH INSTITUTE E DIRETTORE DELL’EARTH POLICY INSTITUTE A WASHINGTON
LIBRI «ECO-ECONOMY» E «PLAN B 3.0 MOBILIZING TO SAVE CIVILIZATION»

Fonte : La Stampa

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!