Archive for September, 2008
Bioplastiche, dall’1 al 4 ottobre a Roma “Chimica verde Expo 2008″
Tuesday, September 30th, 2008Sono anche definite le “plastiche verdi”, in campo scientifico sono più conosciute come biopolimeri. Si possono produrre piatti, sacchetti, pannolini per bambini, imballaggi, teli per la pacciamatura nei campi e tanto altro ancora. Insomma le bioplastiche rappresentano ad oggi la migliore soluzione all’uso della plastica essendo biodegradabili e quindi non inquinanti. Inoltre possono essere ricavate anche dall’agricoltura creando quindi opportunità per questo settore. Se ne discuterà dall’1 al 4 ottobre a Roma al «Chimica verde Expo 2008».
L’Italia difatti è uno dei Paesi al mondo leader nella produzione di questi materiali, tuttavia non vi sarebbe un uso appropriato in Italia a causa di una normativa che ancora non è indirizzata in maniera adeguata all’educazione del risparmio nella plastica. Oltre il 60% infatti della produzione viene esportato, mentre il restante 40 per cento è utilizzato per la produzione di materiale per catering. E proprio nelle mense, a partire da quelle scolastiche, può cominciare la scalata all’educazione all’uso delle plastiche biodegradabili.
«Già in molte sagre paesane e mense esiste un solo sacco del rifiuto, quello organico e compostabile - spiega Lorenzo D’Avino, di Chimica Verde - permettendo l’ eliminazione alla fonte di imballaggi non compostabili, occorre ora capire il miglior sistema per compostare tutto questo.»
Nel mondo ogni anno sono prodotti 150 milioni di tonnellate di plastica; in Europa 44 milioni e solo in Italia 9 milioni di plastica che ogni anno deve essere smaltita a costi impressionanti, ma soprattutto con un forte impatto inquinante. Fino ad oggi ciascuno di noi ha consumato 30 kg/anno di plastica, ma le previsioni del nuovo millennio parlano di un potenziale di consumi che ci farà arrivare a 100 Kg/anno pro capite. In un anno i rifiuti di plastiche uccidono oltre un milione di uccelli marini, 100mila mammiferi marini, ma cosa bene più grave la plastica non è biodegradabile e continua ad inquinare.
L’utilizzo dei biopolimeri in termini di riduzione dell’inquinamento rappresenta una importante soluzione da vari punti di vista. A partire dal risparmio energetico per la loro produzione (fino al 75 in meno di energia e fino all’80 209568n meno di emissioni gas serra).
«Un esempio concreto di risparmio energetico - dice Stefano Cavallo, European Marketing manager di Ingeo per Natureworks - viene da COOP Italia che nel 2007 ha venduto circa 10 milioni fra piatti e bicchieri usa e getta della linea eco-logici COOP, realizzati in bioplastica Ingeo. Il risparmio di petrolio è stato quantificato in 800 barili e si sono evitate emissioni di CO2 per una quantità equivalente a quella emessa da 70 auto, con percorrenza media annua di 25,000 km».
Tuttavia esistono in Italia ancora dei freni al loro utilizzo, in larga parte dettati da una normativa ancora poco adeguata. «A questo proposito noi proponiamo patti di filiera adeguati - continua D’Avino - in particolare nei settori delle oleaginose e delle amidacee inoltre l’importanza di puntare su colture intensive a basso impatto ambientale e quindi libere da Ogm».
“Chimica Verde Expo 2008” è il primo il primo evento fieristico dedicato alla promozione e sviluppo dei prodotti, delle tecnologie di lavorazione, alla ricerca e alle applicazioni industriali delle materie prime di origine vegetale, secondo criteri di ecosostenibilità.
Fonte : La Stampa
Il solare “2 in 1”: elettricità ed acqua calda insieme
Tuesday, September 30th, 2008Dalla scienza australiana una nuova generazione di pannelli solari in grado di fornire energia elettrica oltre a quella termica, dimezzando il costo di conversione
Esistono i moduli fotovoltaici ed i pannelli termici, ed ora grazie al lavoro di alcuni ingegneri dell’Università nazionale di Canberra anche dei nuovi dispositivi solari in grado di assolvere ad entrambe le funzioni. Si tratta di pannelli costituiti da sottilissimi canali con superficie a specchio, grazie alla quale i raggi luminosi vengono concentrati su una striscia che percorre i canaletti in tutta la loro lunghezza, producendo elettricità. Inoltre la striscia contiene anche acqua trattata, che riscaldata trasferisce il proprio calore ad un serbatoio. Un’installazione di media grandezza, spiega il responsabile del progetto Igor Skryabin del Collegio di Ingegneria dell’ateneo, potrebbe fornire acqua calda sufficiente per un’unità familiare, e se l’abitazione risponde ad alti target di efficienza energetica, sarebbe in grado di alimentarla per una proporzione che va da metà a due terzi del fabbisogno. Il progetto, detto “due in uno”, è tuttora in fase di sperimentazione, grazie ai fondi del governo australiano che ha finanziato la prima fase con 1,8 milioni di dollari. Al progetto partecipano anche l’Università di Tianjin in Cina e la compagnia della Silicon Valley Chromasum.
Fonte : La repubblica
Nasce il Comitato per il No al Nucleare e il Sì alle Rinnovabili
Tuesday, September 30th, 2008
Nella lotta al nucleare da oggi vi è un’altra figura. Un comitato per ribadire la necessità di superare il nucleare e rivolgere gli sforzi energetici alle fonti pulite
Si è riunito a Roma il Comitato per il No al Nucleare e per il Sì alle Energie Rinnovabili, una nuova figura nel panorama energetico nata grazie alle adesioni di personaggi politici, scienziati e associazioni. Il programma del comitato è dettato dalla stesura di un documento nel quale si esporranno le ragioni del no all’atomo e del sì alle energie alternative e una manifestazione pubblica da convocare a Caorso, in provincia di Piacenza, sede di una delle centrali chiuse dal referendum del 1987, e che è stata indicata come possibile sito per la ripresa del nucleare civile. Tra coloro che hanno aderito: Valerio Calzolaio (Sinistra Democratica) e Paolo Cento (Verdi), l’ex senatore verde Mauro Bulgarelli, gli europarlamentari Roberto Musacchio (Rifondazione Comunista) e Umberto Guidoni (Comunisti Italiani), ma anche di associazioni, tra cui Massimo Serafini di Legambiente, e dei sindacati, come Antonio Filippi della Cgil.
Fonte: La Repubblica.it
Ecomostri, riparte la caccia su Repubblica.it le vostre denunce
Tuesday, September 30th, 2008Punta Perotti, il simbolo degli Ecomostri che hanno deturpato l’Italia in nome della speculazione, non c’è più da due anni, raso al suolo a conclusione di una pressante mobilitazione a favore dell’ambiente e della legalità. Una battaglia vinta grazie all’impegno pluriennale di tanti cittadini e associazioni, Legambiente in testa. Ma forse grazie anche all’enormità dello scandalo e dello sfregio subìto dal litorale di Bari.
Più difficile ottenere risultati quando si deve combattare con degli “ecomostriciattoli”, scempi apparentemente minori, ma spesso ancora più pericolosi perché messi insieme vanno a formare quel rumore di fondo che rende tutti un po’ più sordi ed assuefatti a degrado e illegalità. Per questo Legambiente e Ecoradio da qualche mese hanno lanciato “Hai visto un EcoMostro?”, una campagna di segnalazioni che chiama tutti a vigilare sugli abusi commessi sul territorio. Non solo sui grandi scempi, i più gravi dei quali sono ormai ordinati in una classifica ben precisa, ma anche quelli apparentemente minori e periferici.
Ora a dare ancora più forza e visibilità a questa inziativa ci sarà anche Repubblica.it, pubblicando le immagini e le denunce dei lettori. Nei casi più eclatanti e problematici, legati soprattutto all’abusivismo edilizio e alla violazione della normativa a tutela del territorio, le segnalazioni ricevute da Ecoradio e Legambiente prima di essere rilanciate e rese pubbliche saranno controllare “sul posto” da un gruppo di esperti per verificare che per quanto sgradevoli o criticabili siano effettivamente anche illegali.
Periodicamente verranno diffuse invece immagini e segnalazioni di situazioni alle quali ci stiamo purtroppo via via abituando: piccole discariche abusive, piste ciclabili inagibili o parchi abbandonati all’incuria. L’iniziativa non vuole limitarsi però alla fase di individuazione e denuncia e intende offrire anche un supporto tecnico e burocratico per permettere ai cittadini di agire e mobilitarsi: guide per contattare gli organi comunali, provinciali, o regionali, indicazioni pratiche su come avviare petizioni e ricorsi.
Manda una mail all’indirizzo ecomostri@ecoradio.it
scrivendo nell’oggetto “EcoMostro” e allegando a immagini e video qualche riga di testo per spiegare il tipo di abuso o di illecito e i danni per l’ambiente. “L’iniziativa - spiegano gli organizzatori - non vuole essere un’operazione isolata con fini sensazionalistici limitati ad un breve periodo d’attività, ma intende dare una continuità temporale in grado di raggiungere lo scopo di monitorare costantemente, grazie all’intervento consapevole e attivo dei cittadini. In più partecipano, in più riusciamo a vigilare in modo capillare sul territorio e a far partire contestualmente la ricerca di soluzioni efficaci per annullare i danni al nostro patrimonio artistico e ambientale”.
Fonte : La Repubblica.it
VULCANO ISOLA ‘STRABICA’, SI DISACCOPPIA
Monday, September 29th, 2008
L’isola di Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie, si sta ‘disaccoppiando’ diventando un’isola ’strabica’: l’estrema punta settentrionale di Vulcano si sta infatti muovendo verso Sud-Sud-Est, assieme alla vicina e maggiore Isola di Lipari; tutto il resto della stessa isola scivola invece verso Nord-Nord-Ovest. A scoprire il fenomeno - grazie alle antenne dei satelliti artificiali della costellazione GPS, in grado di fornire i lenti spostamenti del terreno - due ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Ingv, Alessandro Bonforte e Francesco Guglielmino.
”Il movimento di disaccoppiamento avviene proprio nell’istmo che collega il promontorio di Vulcanello a Vulcano, e il cratere della Fossa si trova proprio a cavallo della linea di discontinuita’ fra questi due opposti movimenti”, precisa Bonforte aggiungendo che i movimenti rilevati sono dell’ordine di alcuni centimetri in poco piu’ di un anno: una dinamica, rileva, ”di tutto rispetto anche a confronto della lentezza dei movimenti geologici”. I rilievi che hanno portato a questa scoperta, appena pubblicata sulla rivista internazionale Tectonophysics, sono stati possibili grazie alla fitta rete GPS che copre tutte le Isole Eolie e in particolare Lipari Vulcano e Stromboli. Ma quale significato ha il disaccoppiamento osservato? Le cause di questo complesso quadro deformativo, aggiunge Bonforte, ‘’sono da imputarsi alla particolare collocazione di questo ramo dell’arcipelago eoliano. L’asse congiungente le tre isole marca una zona di confine tra due aree interessate da una dinamica opposta: a Ovest, sul versante Alicudi-Filicudi c’e’ una compressione della crosta terrestre; a Est dalla parte di Panarea-Stromboli movimenti di distensione e vulcanismo attivo.
E’ proprio lungo questa importante discontinuita’ della crosta che risale il magma che in passato ha alimentato il complesso Lipari Vulcano”. Lo studio approfondito della dinamica della zona eoliana, commenta il presidente Ingv Enzo Boschi, ”aiuta a comprendere i meccanismi di alimentazione dei centri eruttivi e, in ultima analisi, e’ di grande utilita’ per la mitigazione del rischio vulcanico e della dinamica del Mediterraneo”. (ANSA).
“Allarme veleno nel cibo per gli animali”
Monday, September 29th, 2008
La melammina nel latte che sta avvelenando migliaia di neonati cinesi è arrivata anche in Italia. Non in prodotti alimentari consumati dall’uomo. L’Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte ha riscontrato la presenza della resina nociva in alcune scatole di cibo per cani e gatti, i cosiddetti pet food. Su 145 campioni prelevati dagli scaffali dei negozi torinesi, due prodotti sono risultati positivi alle analisi ed è subito partita la segnalazione. Il procuratore vicario di Torino Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo d’inchiesta ipotizzando i reati di commercio di sostanze alimentari nocive e frode in commercio (la melammina viene aggiunta in alcune farine per aumentare fittiziamente il contenuto proteico degli alimenti). Non solo. Ha ordinato una serie di controlli a tappeto paralleli a quelli già predisposti dal ministero della Salute in tutta Italia (i Nas stanno effettuando sequestri in trenta località diverse). L’idea è quella di allargare il più possibile la campionatura sui cibi per animali coinvolgendo i laboratori dell’Arpa, dell’Istituto zooprofilattico e delle facoltà di chimica e veterinaria dell’università.
Se l’allarme per l’uomo è recente dopo lo scandalo del latte in polvere cinese, per gli animali è già scattato da due anni. Tutto ha avuto inizio negli Stati Uniti che, tra il settembre e il dicembre 2006, hanno importato dalla Cina partite di farina di mais e frumento contaminate. Le farine sono state utilizzate dai produttori americani per confezionare cibo per animali domestici. Nel giro di poco, però, negli Usa si è assistito a una strage: sono morti 1950 gatti e 2200 cani. Dai veterinari sono piovute 10.000 segnalazioni per insolite morti di animali domestici dovute a insufficienza renale. In pochi mesi sono arrivate 17.000 lettere di protesta da parte dei consumatori e la Fda (Food and Drug Administration americana) ha ritirato dal commercio intere partite di cibo per cani e gatti. Le analisi hanno confermato il problema: su 750 campioni di farina di mais, 330 risultavano contaminati. E su 85 campioni di proteine di riso, in 27 era presente la melammina.
La Fda americana ha lanciato un allarme contaminazione, ripreso il 2 maggio 2007 dalla Commissione Europea che ha chiesto controlli sulle materie prime agli Stati membri dell’Ue. In Italia le verifiche sono partite dal 23 luglio dell’anno scorso. Per ora non sembra che ci siano pericoli per l’uomo. In un dossier presentato a un recentissimo convegno dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte (e acquisito dal procuratore vicario Guariniello) si legge: «Per quanto riguarda la valutazione di esposizione nell’uomo, la Fda ritiene che sia improbabile che l’uomo possa venire in contatto con livelli di contaminazione quali quelli rilevati nei mangimi per animali». La preoccupazione, però, è sulla catena alimentare lunga. Nel dossier emerge la tossicità della malamina non solo per cani e gatti, ma anche per gli ovini.
«Dosi giornaliere di 25 e 50 grammi di melammina a capo - si legge - hanno determinato la morte di soggetti dopo 9 e 7 giorni di esposizione con lesioni renali e abosamali, cistite emorragica e infiammazione dell’intestino cieco. A dosi di 10 grammi, due pecore su tre sono morte entro 31 giorni, con cristalli renali ed edema polmonare». Ma come possono non farsi prendere dal panico proprietari di animali domestici e allevatori? «Rintracciabilità e tracciabilità dei prodotti sono imposti dalla normativa europea - spiega Gandolfo Barbarino, dirigente del servizio veterinario della Regione Piemonte - e tutto ciò che entra nella catena alimentare deve risultare. Ciò non toglie che per gli acquirenti dei cibi resti problematico orientarsi: negli Stati Uniti i prodotti contaminati risultavano made in Usa sulle confezioni, che non contenevano riferimenti ai fornitori cinesi». In Europa si punta su forti vincoli al sistema delle imprese: autocontrolli, tracciabilità, polizze assicurative per rifondere i danni alla salute provocati e contribuzioni per il potenziamento dei controlli pubblici che, se efficaci e tempestivi, rappresentano la miglior prevenzione.
Dopo i controlli sui cibi, ora l’Istituto zooprofilattico piemontese sta approntando un altro tipo di analisi: un monitoraggio autoptico sui decessi di gatti e cani attraverso la rete dei veterinari. È importante capire quali conseguenze può avere l’eventuale contaminazione dei pet food.
Fonte : La Zampa.it
MAESTRALE GREEN ENERGY, ITALIA PERDE OCCASIONE
Sunday, September 28th, 2008Italia indietro sulle rinnovabili. Un’occasione perduta, secondo alcuni operatori che si trovano a combattere con burocrazia e autorizzazioni. A lanciare l’Sos la Maestrale Green Energy che, a Roma, in occasione del Salone internazionale Eolica Expo Mediterranean 2008, il 1/o ottobre ha organizzato l’incontro ”Energie rinnovabili: perche’ l’Italia sta perdendo un’occasione” per fare il punto della situazione. ”L’Italia - ha detto l’amministratore delegato di Maestrale Green Energy, Carlo Durante anticipando i temi dell’incontro - sta rinunciando alla ricchezza che potrebbe essere portata dalle rinnovabili: per ottenerla serve piu’ politica energetica al centro, piu’ semplicita’ autorizzativa in periferia e piu’ coinvolgimento del territorio”.
Un momento di discussione e di confronto in cui si provera’ a dare una risposta a molte domande: perche’ l’Italia non e’ ancora in grado di vivere la ”terza rivoluzione industriale”, quella dell’energia da fonti rinnovabili; quali le cause che hanno portato un settore definito strategico per l’Italia e per l’Europa in generale, a vivere in una sorta di limbo operativo-gestionale; perche’ in Italia, a differenza di altri Paesi europei, a parte rari e sporadici casi, stenta a formarsi un’industria dedicata alle fonti alternative. Il Salone internazionale Eolica Expo Mediterranean, dedicato esclusivamente al settore dell’energia eolica, e’ giunto alla sua sesta edizione, e torna alla Nuova Fiera di Roma, dall’1 al 4 ottobre. (ANSA).
Celle fotovoltaiche: record mondiale di efficienza
Sunday, September 28th, 2008Milgliora sempre di più l’efficienza delle celle fotovoltaiche. Ora l’asticella è stata posta ad una percentuale di 40,8, grazie al’impiego di fosfuri e arseniuri di Gallio e Indio.
ll record mondiale, per quanto riguarda l’efficienza di una cella fotovoltaica, è stato stabilito al National Renewable Energy Laboratory (NREL) statunitense, con una percentuale del 40,8%. E’ un tipo di cella a tripla giunzione concepita, realizzata e sperimentata, dal NREL, impiegando strati costituiti da fosfuri e arseniuri di Gallio e Indio. Il programma produttivo è stato chiamato IMM (Inverted Metamorphic Multi-juntions)
Questa tecnologia consente alla cella di sfruttare una gamma più ampia di frequenze dello spettro solare e così può utilizzare più energia da convertire in elettricità.
La caratteristica potenza della cella è stata misurata con concentrazione solare pari a 386 soli (cioè pari a 386 volte la radiazione disponibile che arriva sulla superficie della terra). Si tratta molto più dei 240 soli del precedente record del luglio 2007 (40,7%). E forse proprio in questo sta quella differenza dello 0,1% in più.
Comunuque il primato è stato segnalato dalla rivista “R&D Magazine” come una tra le 100 scoperte più innovative del 2008. Ma dal punto di vista concreto questa nuova cella potrà essere impiegata nello spazio sia per i satelliti oppure nei sistemi a concentrazione, con lenti ad hoc. La società Emcore già pensa di commercializzarla nei prossimi due anni.
Fonte: La Repubblica
Mucca pazza, nuovo caso dopo 2 anni
Sunday, September 28th, 2008Primo caso di mucca pazza nel 2008, dopo i 142 casi totali registrati in Italia dal 2001. Il morbo della Bse è stato riscontrato, in Lombardia, su un bovino di tredici anni, proveniente da un’azienda del lodigiano. Da 21 mesi non si avevano casi analoghi. Secondo l’Istituto zooprofilattico di Torino, che ha eseguito le analisi sulla materia cerebrale del capo macellato, l’animale potrebbe aver contratto la malattia nel suo primo anno di vita, quindi 12 anni fa, dopo essersi nutrito con mangimi contaminati. Si tratta di un caso di Bse di tipo classico, contratto appunto attraverso l’alimentazione con farine miste di carne e ossa.
«È un chiaro segnale che la malattia è sotto controllo - spiega la responsabile del Centro nazionale per la Bse, Maria Caramelli, raggiunta telefonicamente - L’animale andrà distrutto, l’azienda è sotto controllo e non c’è nessun rischio che carni contaminate possano arrivare sulle tavole dei consumatori». Inoltre, il fatto che si tratti del primo caso dell’anno dopo 21 mesi, dimostra «l’evidente declino dell’epidemia», rassicura la Caramelli. Attualmente nei mangimi animali, aggiunge, la farina di carne e ossa è scomparsa. «Dai controlli eseguiti oggi non risulta, mentre nel 2000 - ricorda - circa un terzo dei mangimi risultava contaminato».
Quanto all’epidemia di Bse, l’Italia «registra oggi livelli di incidenza tra i più bassi in Europa». Dall’inizio della sorveglianza nel 2001, quasi cinque milioni di bovini sono stati analizzati. «Di recente - sottolinea Maria Caramelli - l’Italia ha ottenuto la certificazione europea che del fatto che la Bse è sotto controllo». Bovini e ovini che vanno al macello sono controllati. «Il vero rischio è rappresentato dalla macellazione clandestina - osserva infine la responsabile del centro nazionale per la Bse - e per quelle carni che possono arrivare senza controllo dai paesi fuori dall’Europa».
Codacons chiede controlli a tappeto
Il Codacons chiede controlli a tappeto negli allevamenti e di aumentare il numero dei controlli per la Bsedopo la notizia di un caso di mucca pazza in Lombardia, dopo due anni di assenza di segnalazioni. «Il caso desta molta preoccupazione», scrive il Codacons che «teme che si sia abbassata la guardia, come spesso accade in Italia quando ritorna la quiete dopo la tempesta».
«Purtroppo - si legge in una nota dell’associazione - quando l’attenzione di autorità e media si sposta, si riducono i controlli in altri campi. Le ragioni sono molte: scarsità di personale, scarsità di fondi. Ecco perché la riduzione dei casi di Bse registrati sia in Italia che in Europa, e l’innalzamento dell’età dei capi contaminati, dati sicuramente positivi, temiamo abbiano indotto ad una riduzione della sorveglianza e a determinare il caso di oggi».
Fonte : La Stampa
ENERGIA: TREMONTI, BIOCARBURANTI NON MI CONVINCONO
Sunday, September 28th, 2008Latte cinese contaminato
Saturday, September 27th, 2008Giro di vite sui prodotti alimentari made in China. Dopo lo scandalo del latte cinese contaminato alla melamina, che ha già provocato la morte di 4 neonati ed oltre 50.000 bambini intossicati, l’Italia annuncia una stretta, con controlli a tappeto su distributori e negozi di prodotti cinesi, misure di controllo alle frontiere e una nuova certificazione ‘ad hoc’ su una vasta gamma di alimenti dalla Cina per attestare che non contengono latte o suoi derivati.
Legambiente, 8 consigli per risparmiare 200 chili di CO2
Friday, September 26th, 2008
Piccoli gesti che fanno la differenza. Riciclare il giornale e la scatola della pasta, il barattolo della marmellata e la lattina dei pomodori. Attraverso poche azioni quotidiane è possibile, per ognuno di noi, risparmiare all’atmosfera fino a 200 chili di CO2, differenziando e avviando al riciclo circa 200 chili di spazzatura, pari al 40% dei nostri rifiuti prodotti in un anno.
In occasione di Puliamo il Mondo 2008, l’iniziativa organizzata da Legambiente in tutta Italia il 26, 27 e 28 settembre, l’associazione ambientalista fornisce consigli semplici e alla portata di tutti per abbattere le emissioni di anidride carbonica, il gas che più di ogni altro è responsabile dell’effetto serra.
Puliamo il Mondo infatti si intreccia quest’anno con Stop The Fever, l’ultima campagna di sensibilizzazione sui mutamenti climatici dell’associazione del cigno verde.
Ecco gli 8 consigli dell’associazione per riciclare i rifiuti urbani e risparmiare le emissioni di CO2:
- avviare a riciclo due scatole di cartone al giorno (100 grammi al giorno, 30 Kg all’anno, risparmio 27 Kg CO2);
- avviare a riciclo il 40% degli scarti organici di cucina (170 grammi al giorno, 51 Kg all’anno, risparmio 20 Kg CO2);
- avviare a riciclo 2 bottiglie o flaconi e 2 vaschette di plastica (120 grammi al giorno, 36 Kg all’anno, risparmio 72 Kg CO2);
- riutilizzare in ufficio 10 fogli di carta scrivendoci sul retro (25 grammi al giorno, 7,5 Kg all’anno, risparmio 16 Kg CO2);
- avviare a riciclo 1 scatoletta di metallo al giorno (20 grammi al giorno, 6 Kg all’anno, risparmio 11 Kg CO2);
- avviare a riciclo 3 vasetti di vetro a settimana (110 grammi al giorno, 33 Kg all’anno, risparmio 11 Kg CO2);
- avviare a riciclo 1 lattina di bibita alla settimana (3,5 grammi al giorno, 1 Kg all’anno, risparmio 17 Kg CO2);
- avviare a riciclo 1 giornale (100 grammi al giorno, 30 Kg all’anno, risparmio 27 Kg CO2).
«Salvare il pianeta dal riscaldamento globale passa anche attraverso l’impegno quotidiano di tutti noi - dichiara Andrea Poggio, vice direttore di Legambiente e responsabile di Puliamo il Mondo -. Per questo chiediamo ai cittadini di differenziare ancor più di quello che fanno oggi, dando loro suggerimenti concreti che permettano di quantificarne gli effetti. Il loro impegno, però, non può prescindere da quello delle amministrazioni pubbliche - continua Poggio -. I cittadini devono pretendere un servizio di smaltimento adeguato, altrimenti lo sforzo dei singoli rischia di essere vanificato».
Fonte : La Stampa.it
Labrador, scoperto il gene del “collasso da sforzo”
Friday, September 26th, 2008
Sono fra i cani più diffusi al mondo: ogni anno ne vengono registrati ben 120 mila esemplari sono negli Stati Uniti. E anche in Italia si vedono spesso passeggiare al fianco dei loro padroni, con la loro aria da eterni cuccioloni. Sono i labrador retriever, fedeli compagni a quattro zampe, che possono però essere colpiti da una malattia temibile e potenzialmente letale: la sindrome del “collasso da sforzo” o intolleranza all’esercizio fisico, di cui fino a oggi non si conosceva nè la prevalenza, nè la causa. I veterinari dell’università del Minnesota (Usa) sono tuttavia riusciti a individuare il gene responsabile del disturbo e a brevettare un test per individuare il rischio che il cane possa avere a che fare con questa patologia.
In pratica, può accadere che il labrador, durante una corsa sfrenata nei prati, perda il controllo delle sue zampe posteriori, che divengono così deboli da non poter essere mosse. Nei casi più gravi, il disturbo può estendersi anche alle zampe anteriori e provocare lo svenimento o persino la morte dell’animale. I ricercatori statunitensi, che all’inizio dei loro studi non avevano in mano nemmeno dati attendibili sulla prevalenza della malattia, sono andati in giro per allevamenti negli Usa raccogliendo campioni di Dna di diversi labrador. Analizzandoli a lungo e cercando di selezionare fra gli oltre 20 mila geni presenti nel genoma canino, sono infine riusciti a selezionarne uno, chiamato dynamin 1, la cui mutazione pare proprio essere alla base della sindrome del collasso da sforzo.
Inoltre, sono riusciti a sviluppare e a brevettare un test genetico per identificare i cani portatori della malattia: costerà 65 dollari e per ora è disponibile solo presso i laboratori dell’università del Minnesota, ma in futuro potrà servire agli allevatori per selezionare esemplari esenti e diminuire al minimo il rischio di far ereditare ai cuccioli questa temibile sindrome. Quanto ai dati sulla prevalenza della sindrome del collasso da sforzo, gli esperti pensano che il 3-5% di tutti i labrador retriever, dunque sia quelli considerati ’da lavorò che quelli ’da esposizionè, sia portatore di due copie del gene mutato. In un ulteriore 30% sarebbe invece presente una sola copia. Non sono immuni dal problema anche altre razze appartenenti ai retriever, come il Chesapeake Bay o il Curly Coated.
Fonte : La Zampa.it
‘SOLAR DAYS’, CONVEGNO RINNOVABILI A ORISTANO
Friday, September 26th, 2008
Si chiama ”Solar Days” la manifestazione dedicata alle energie rinnovabili in programma a Oristano dal 25 al 27 settembre. L’iniziativa e’ della Sea, l’Agenzia per l’Energia sostenibile della Provincia di Oristano, in collaborazione col Dipartimento Fisica Tecnica della Facolta’ di Architettura dell’Universita’ di Cagliari, della Nuova FRCI, un’azienda oristanese particolarmente attiva nel settore dell’energia, e del Collegio dei Geometri.
Nel corso della tre giorni si parlera’ in particolare di fotovoltaico, solare termico, geotermia, tecnologie a condensazione, eolico e risparmio energetico con dimostrazioni ed esempi pratici sulle potenzialita’ delle diverse tecnologie disponibili riguardanti le fonti energetiche rinnovabili e l’efficienza energetica. E’ inoltre prevista una visita guidata al Nuovo Parco Eolico del Grighine. I lavori cominceranno alle 9,30, nella sede della Nuova Frci nella zona industriale di Oristano. (ANSA).
ACQUA: DA RUBINETTO COSTA MENO, CALA CONSUMO BOTTIGLIA
Friday, September 26th, 2008Cresce in Italia, Paese leader nel consumo di acqua imbottigliata, il numero di persone che scelgono di bere acqua dal rubinetto sia a casa che fuori: motivo principale, l’economicita’ dell’acqua ‘del sindaco’, che puo’ costare tra le 300 e le mille volte meno di quella in bottiglia. Un ottimo incentivo in un periodo di difficolta’ economica generale. E’ la conclusione di una ricerca commissionata dall’Associazione di costruttori di impianti per il trattamento delle acque ‘Acqua Italia’, presentata oggi a Milano. Il 72,3% del campione (2.100 intervistati sopra i 18 anni, rappresentativi di tutta la popolazione italiana) afferma di aver bevuto almeno una volta nell’ultimo anno acqua del rubinetto. Di questi, la porzione di chi la beve sempre o quasi ha raggiunto quota 39,9%, registrando una crescita di quasi 10 punti percentuali in due anni (nel 2006 erano 31,2%). Anche al bar o al ristorante il 72,6% beve l’acqua del rubinetto. Rimane per lo piu’ stabile, invece, chi proprio l’acqua del rubinetto non la tocca (27,7% nel 2008 contro un 29,6% due anni prima). E’ al sud Italia dove si riscontra il maggior distacco dai rubinetti: il 41,4% infatti l’ha bevuta una volta o mai in un anno e il 26,1% afferma che nessun motivo lo porterebbe a bere dal rubinetto.
I motivi che spingono a scegliere ‘l’oro blu’ dell’acquedotto sono il minor costo (il 46,7% di chi la beve sempre o quasi) e i maggiori controlli fatti sull’acqua di casa rispetto a quelli sull’acqua delle bottiglie (43,7%). E sono sempre questi motivi che attraggono verso i rubinetti chi beve normalmente dalla bottiglia (rispettivamente 28 e 31,7%). Il minore impatto ambientale (trasporto e smaltimento della plastica) incide per il 20,5%. Per quanto riguarda Milano e provincia, i risultati sono ancora piu’ incoraggianti: chi ha bevuto l’acqua ‘del sindaco’ almeno una volta negli ultimi 12 mesi e’ il 78,2%, risultato che sale ancor di piu’ se si considera la sola citta’ di Milano (82%). Particolarita’ tutta meneghina e’ il minor numero di anziani che bevono l’acqua estratta dai 523 pozzi cittadini.
Anche i motivi che stanno alla base della scelta si discostano un poco dalla media nazionale. Sono i maggiori controlli a far preferire l’acquedotto al 43,6% degli intervistati (il 66,6% se si conta la sola citta’ di Milano), contro un 34,4% che lo fa per ragioni economiche e il 20,1% che lo fa per attenzione all’ambiente (il 28% a Milano citta’). Nei bar e ristoranti del capoluogo lombardo, infine, il 71,2% beve gia’ o berrebbe acqua del rubinetto, ma il 28,8% chiede sempre e comunque una bottiglia o un’altra bevanda. (ANSA).
RIFIUTI: PRESTIGIACOMO, SI’ A INCENERITORE FUSINA
Friday, September 26th, 2008Il ministero dell’Ambiente nel corso di una conferenza di servizi ha autorizzato l’avvio dell’incenerimento di 70mila tonnellate di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) nella centrale a carbone Enel di Fusina (Ve). Il provvedimento, ha fatto sapere il ministero dell’Ambiente, ”rappresenta la chiusura del ciclo dei rifiuti programmato da Comune e Provincia di Venezia e un esempio di corretta gestione del ciclo dei rifiuti tra enti locali e Ministero che permettera’ alle amministrazioni interessate, e dunque ai cittadini, un risparmio di circa 12 milioni di euro”. Concreto il vantaggio, secondo il ministero, anche per l’ambiente, con il taglio delle emissioni e l’eliminazione di qualsiasi scarto dal momento che le ceneri derivanti dalla combustione saranno riutilizzate.
”Siamo soddisfatti per un risultato positivo raggiunto in tempi brevi - ha commentato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo - Dopo anni di blocco delle Autorizzazioni ambientali integrate (AIA), questo e’ il primo caso a livello nazionale nel quale si concede l’autorizzazione su un impianto esistente, che presenta problemi maggiori rispetto alle centrali di nuova generazione”. ”I nostri tecnici - ha aggiunto Prestigiacomo - hanno verificato l’utilizzo delle migliori tecnologie per ridurre al minimo gli impatti dovuti all’utilizzo del carbone in centrali di vecchia generazione. E dunque abbiamo autorizzato l’utilizzo di Cdr di alta qualita’ e certificato, risolvendo un problema ambientale legato al corretto riciclo dei rifiuti sia sotto il profilo ecologico, sia sotto quello economico”. (ANSA).
Gas serra, l’Italia frena l’Europa “Quei tagli ci costano troppo”
Friday, September 26th, 2008Il governo Berlusconi scatena l’offensiva contro il pacchetto climatico dell’Unione europea chiamato a contrastare il riscaldamento planetario e ad assicurare al Vecchio Continente la leadership mondiale nella tecnologia pulita. Per il Belpaese costa troppo alle industrie italiane, ha spiegato ieri a Bruxelles il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, chiedendo l’appoggio degli europarlamentari italiani.
L’iniziativa - che culminerà in un intervento del Cavaliere al vertice Ue del 15 ottobre - è stata però bocciata dall’opposizione e dalle associazioni ambientaliste: “La vera priorità - hanno ripetuto in coro - è quella di ammodernare l’industria nazionale rendendola competitiva”. Intanto il tempo stringe, visto che la Francia, presidente di turno dell’Unione, vuole chiudere il dossier entro dicembre in modo da arrivare con una strategia comune al 2009, anno in cui partirà il negoziato globale sulla nuova versione di Kyoto.
Oggetto del contendere è la strategia nata nella primavera del 2007 su decisione dei premier Ue (e attualmente in via di finalizzazione) che prevede l’abbattimento a livello continentale del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, l’aumento medio del 20% delle energie pulite e un uguale miglioramento dell’efficienza energetica. Per Ronchi l’Italia non mette in discussione questi obiettivi, ma chiede una modifica delle modalità per il loro raggiungimento.
Gli investimenti richiesti, ha osservato, mineranno la competitività delle nostre aziende sul mercato globale (i paesi emergenti non pagano i costi ambientali) e faranno aumentare i prezzi al consumatore. Innanzitutto il governo vuole cancellare la promessa europea di portare il taglio di gas serra al 30% in caso di accordo globale sul nuovo Kyoto. Roma mette poi in discussione l’analisi d’impatto di Bruxelles, sostenendo che per l’Italia il prezzo annuo per la realizzazione della strategia è di 20 miliardi di euro.
“Secondo i nuovi studi - ha indicato Ronchi - c’è un aggravio degli oneri a carico delle aziende e delle finanze pubbliche italiane”, ancor più pressante se si considera “il rallentamento delle economie occidentali, l’aumento dei prezzi di cibo ed energia e la crisi finanziaria”. Nel mirino anche il sistema secondo cui ogni azienda dovrà pagare per inquinare: l’Italia chiede l’esclusione delle piccole imprese dalle quote di CO2 e l’estensione dei permessi gratuiti per quelle più grandi, di fare sconti sulla produzione di energia elettrica e di premiare chi ha già investito in tecnologia pulita.
Oltretutto Roma intende legare il dossier sul clima a quello sulla riduzione delle emissioni inquinanti delle auto, entrambi al vaglio dell’Europarlamento: in sostanza cercherà una compensazione in favore dell’industria automobilistica italiana per gli sforzi pretesi dagli altri settori (o viceversa).
Una partita difficile visto che il tempo stringe e che dopo gli emendamenti di Strasburgo i pacchetti torneranno al tavolo dei governi, chiamati a decidere a maggioranza. Insomma, l’Italia non disporrà del diritto di veto ed eventuali modifiche potranno essere apportate solo in caso di alleanze con altre capitali. E di possibili sodali, al momento, non se ne vedono molti.
Fonte: La Repubblica
La Lav invita alla disobbedienza civile sul divieto di Trenitalia
Thursday, September 25th, 2008Fonte : La Zampa.it
Il Pianeta “bolle” e noi dobbiamo cambiare le piante
Thursday, September 25th, 2008Dopo la Rivoluzione verde del ‘900, che ha aumentato la produzione di cibo, ora la sfida è migliorarne la qualità, vale a dire mantenere o aumentare i livelli di produzione in modo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.
Primo punto: risparmiare l’acqua, bene irrinunciabile ma non inesauribile. Viviamo in un pianeta di sale. Il volume totale d’acqua sulla Terra è di 1.4 miliardi di Km3, ma solo il 2,5% del totale è acqua dolce. Inoltre la maggior parte dell’acqua dolce non è disponibile perché è sotto forma di ghiaccio e di neve permanente o è situato sottoterra in modo non raggiungibile. Si stima che solo lo 0,01% dell’acqua sia disponibile per gli ecosistemi e per gli uomini.
Il 10% dell’acqua utilizzata ogni giorno è usata direttamente dalla popolazione, il 20% dall’industria e il 70% dall’agricoltura. La responsabilità di un uso sostenibile è quindi da ripartire in tre aree nella stessa proporzione. Sul mondo della produzione agricola pesa il grosso della responsabilità dell’emergenza acqua. E anche dell’emergenza cibo, perché senz’acqua non c’è produzione e dunque non c’è cibo. L’alternativa alla fame e alla sete è dunque orientarsi verso piante che abbiamo minor bisogno di acqua per nascere, crescere e produrre commestibili. Il compito è ancora più difficile perché il riscaldamento globale ha avuto due effetti devastanti: ha reso molte piante inadatte, perché incapaci di crescere a più alte temperature, e ha aumentato la percentuale di terreni salini, inadatti anch’essi alla coltivazione.
Il fenomeno si crea perché, quando si irriga il suolo a temperature più elevate, l’acqua evapora e lascia sul suolo il sale. Il 20% dei suoli agricoli irrigui, su 250 milioni di ettari, è interessato dal processo di salinizzazione, il primo passo verso la desertificazione. Certamente esistono sistemi di irrigazione, anche avanzati, ma la tecnologia non è applicabile ovunque, per cui la soluzione sta nella scienza e nella sua capacità di adattare geneticamente le piante all’evoluzione del pianeta: piante che resistono alla siccità, che nascono in terreni salini e che producono cibo con meno acqua.
Dovremo quindi impegnarci sul miglioramento genetico delle piante coltivate, selezionando piante che resistano ai nuovi stress ambientali: gli agenti patogeni e alla mancanza di acqua. Ogni anno circa il 30% della produzione agricola si perde per questi due motivi, e in Africa si arriva a picchi dell’80%. Evitare queste perdite significa aumentare la produzione senza aumentare le superfici da coltivare e ridurre i costi di produzione. Oggi contro le malattie si utilizzano i pesticidi che hanno il vantaggio di salvare la pianta, ma sono costosi e inquinanti. I laboratori di tutto il mondo sono impegnati nell’obiettivo di rendere le piante più resistenti alle malattie - mettendo nel DNA geni di altre piante che hanno più difese naturali, come quelle selvatiche - e in quello di ottenere piante che siano più efficienti nell’utilizzo di fertilizzanti.
Altro obiettivo è combinare i geni per ottenere piante «water-saving». Un sistema è modificare gli stomi, che sono dei pori presenti sulla superficie delle foglie attraverso i quali la pianta assorbe CO2, ed espelle ossigeno, ma anche il 90% dell’acqua che assorbe attraverso le radici. Al Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie dell’Università Statale di Milano, modificando un gene che rende gli stomi un po’ più piccoli, abbiamo realizzato una pianta che fa evaporare solo il 60% di acqua e, trattenendone di più, necessita di circa il 30% in meno di acqua. Abbiamo ottenuto questo risultato con l’Arabidopsis, la pianta modello di riferimento, e stiamo trasferendo questi risultati in piante da coltivare: presto vedremo pomodori «water-saving».
Chi è Tonelli Genetista
RUOLO: E’ PROFESSORE DI GENETICA ALL’UNIVERSITA’ DI MILANO E LEADER DEL GRUPPO DI «GENETICA MOLECOLARE DELLE PIANTE»
RICERCHE: APPLICAZIONI BIOTECNOLOGICHE
Fonte : La Stampa
DA FOTOVOLTAICO 90% ELETTRICITA’ FAMIGLIA
Thursday, September 25th, 2008
Fotovoltaico: una ’svolta’ per l’ ambiente ma anche per le tasche delle famiglie in tempi di caro-petrolio. Una famiglia di 3 persone a Roma - spiega l’agenzia del comune di Roma, RomaEnergia - orientativamente consuma ogni anno 3.000 kWh di elettricita’, 6.000 kWh termici per il riscaldamento degli ambienti e 3.000 kWh termici per il riscaldamento dell’acqua. La stessa famiglia, utilizzando elettrodomestici a basso consumo e dispositivi per il risparmio dell’acqua, con una buona coibentazione dell’appartamento, potrebbe consumare annualmente quasi la meta’: 1.500 kWh di elettricita’, 3.500 kWh termici per il riscaldamento degli ambienti e 2.000 kWh termici per il riscaldamento dell’acqua.
Inoltre con l’istallazione di 1 kW fotovoltaici e 4 metri quadri di collettori solari, la stessa famiglia potrebbe coprire il 90% del fabbisogno di energia elettrica e il 50% del fabbisogno di energia termica per il riscaldamento degli ambienti e dell’acqua sanitari, evitando di immettere in atmosfera circa 2,5 tonnellate di anidride carbonica. E non e’ poco considerando che affinche’ tale quantita’ di CO2 possa essere assorbita annualmente dalla vegetazione sarebbe necessario piantare per ogni famiglia circa 300 alberi. I numeri dei vantaggi della produzione fotovoltaica per i consumatori domestici saranno al centro del convegno ‘Generazione distribuita e fonti rinnovabili’, organizzato in collaborazione con l’associazione Clorofilla con l’obiettivo - spiega l’agenzia del comune - ”di implementare strategie e linee di indirizzo finalizzate all’uso razionale dell’energia attraverso lo sviluppo della cosiddetta generazione distribuita”. (ANSA).
DA METANO ARTICO PROSSIMA CATASTROFE ECOLOGICA
Thursday, September 25th, 2008Milioni di tonnellate di metano - un gas 20 volte piu’ dannoso dell’anidride carbonica per il suo contributo all’effetto serra - si apprestano ad ‘esplodere’ nell’atmosfera, rischiando di provocare una catastrofe ecologica. E’ questo l’allarme lanciato oggi sulle pagine dell’Independent. Il quotidiano britannico e’ stato il primo a parlare con gli scienziati che hanno raccolto le prove che lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost nella regione artica sta permettendo agli enormi depositi di gas metano sottostanti di liberarsi nell’atmosfera, replicando una dinamica che gia’ in passato aveva causato drammatici cambiamenti del clima.
Secondo quanto scrive oggi il giornale, un’equipe di scienziati che ha navigato lungo l’intera costa settentrionale della Russia ha rilevato concentrazioni estremamente alte (a volte 100 volte superiori ai livelli normali) di metano in diverse aree di parecchie migliaia di chilometri quadrati della Siberia. Negli ultimi giorni, inoltre, i ricercatori hanno visto il mare ribollire a causa del gas che e’ riuscito a attraversare lo strato sottomarino di permafrost, ora in fase di scioglimento. ”In precedenza, avevamo documentato livelli elevati di metano gia’ sciolto nell’acqua. Ieri, per la prima volta, abbiamo trovato un punto in cui l’emissione di metano era cosi’ intensa che il gas non aveva il tempo di sciogliersi nell’acqua e giungeva in superficie sotto forma di bolle”, ha scritto qualche giorno fa in un’email Orjan Gustafsson, uno degli studiosi della spedizione scientifica a bordo della nave russa ‘Jacob Smirnitskyi’. Quanto registrato dagli studiosi sarebbe l’inizio di un ciclo devastante: la fuoruscita di metano accelererebbe esponenzialmente il surriscaldamento globale provocando a sua volta lo scioglimento di altro permafrost e di conseguenza liberando nell’atmosfera altro metano ancora: con il risultato di innescare un meccanismo inarrestabile.
I risultati preliminari raccolti dagli studiosi a bordo della ‘Jacob Smirnitskyi’ verranno pubblicati dalla American Geophysical Union dopo essere statu elaborati e studiati da Igor Semiletov dell’Accademia delle scienze russa. E’ dal 1994 che Semiletov controlla i livelli di metano che fuoriescono dal permafrost: ma mentre negli anni Novanta non aveva mai rilevato livelli elevati del gas, a partire dal 2003 ha trovato diverse ‘’sorgenti”. Negli ultimi decenni la temperatura delle zone artiche e’ salita di circa 4 gradi centigradi, facendo diminuire in maniera notevole l’estensione delle aree coperte da ghiacci anche durante l’estate. Secondo gli scienziati la perdita della coltre di ghiaccio rappresenta un’ulteriore spinta per un surriscaldamento globale sempre piu’ rapido, dato che l’oceano assorbe piu’ calore di quanto invece viene riflesso dalla superficie ghiacciata. (ANSA).
Il 26, 27 e 28 settembre torna “Puliamo il Mondo”
Wednesday, September 24th, 2008| Guanti, rastrelli, ramazze e tanta voglia di fare per un’Italia più pulita. Il 26, 27 e 28 settembre torna lo storico appuntamento con “Puliamo il Mondo”, «l’edizione italiana, sottolinea Legambiente, della più grande iniziativa di volontariato ambientale nel mondo».Nata a Sidney, in Australia nel 1989, l’iniziativa è un «grande progetto internazionale che coinvolge ogni anno, a fine settembre, quasi 40 milioni di persone in circa 120 Paesi». Portata in Italia da Legambiente, “Puliamo il Mondo” da noi compie quindici anni. Com’è tradizione, chiama i cittadini di tutte le età e le amministrazioni locali a liberare dai rifiuti abbandonati i parchi, i giardini, le strade, le piazze delle città, i fiumi e le spiagge. Ma ripulire il Belpaese dall’immondizia abbandonata, recuperandone le aree degradate, è soltanto uno degli obiettivo della campagna, che vuole anche sensibilizzare i cittadini alla cura del territorio, troppo spesso abbandonato all’incuria, e a una maggiore attenzione al corretto smaltimento dei rifiuti.
“Importante” per il successo dell’iniziativa il contributo della Rai, che collabora dal 1995 alla promozione delle giornate di Puliamo il Mondo con trasmissioni, dirette e uno spot di sensibilizzazione e ha rinnovato il suo impegno al fianco di Legambiente. Anche quest’anno, Ambiente Italia di Rai 3 segue la settimana di avvicinamento al fine settimana di volontariato ambientale, presentando, casi, emergenze e progetti in tutta Italia. «In Italia la partecipazione a Puliamo il Mondo è cresciuta costantemente - ha dichiarato Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - e la mobilitazione, negli anni, è riuscita a cambiare il volto di alcune città, con aree degradate trasformate in parchi o centri sociali. A dimostrazione della volontà dei cittadini di prendersi cura degli spazi pubblici e del territorio e del loro importante coinvolgimento riguardo al tema caldissimo dello smaltimento dei rifiuti. “Puliamo il Mondo” è, infatti, anche l’occasione per educare i cittadini a un corretta gestione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata». Quest’anno “Puliamo il Mondo” si intreccia così con Stop The Fever, l’ultima campagna di Legambiente di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. Riciclare e riutilizzare significa, infatti, meno rifiuti inviati a discariche e inceneritori, riducendo anche le emissioni di CO2, il gas che più di ogni altro è responsabile dell’effetto serra. Già oggi il riciclo, evidenzia l’organizzazione, «permette all’Italia di evitare l’immissione in atmosfera di circa 60 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. “Puliamo il mondo”, quindi, non si ferma una volta conclusa la tre giorni di mobilitazione dei volontari. Chiede ai cittadini di “prendere un impegno per domani”, riducendo e differenziando i rifiuti nella vita di tutti i giorni». “Puliamo il Mondo” è presente su tutto il territorio nazionale, grazie all’instancabile lavoro di oltre 1.500 gruppi di “volontari dell’ambiente” che organizzano l’iniziativa a livello locale con il coinvolgimento di scuole, associazioni, comitati e amministrazioni cittadine. Le azioni di pulizia sono previste in tutte le Regioni d’Italia, nei più piccoli centri come nelle grandi città e le adesioni dei comuni per questa quindicesima edizione sono già a quota 1.500, di cui 1.000 piccoli comuni. Sono molte le storie che si possono raccontare sulle scorse edizioni della campagna di Legambiente. Lo scorso anno, per esempio, ad Amelia (Tr) i volontari hanno liberato dall’immondizia le mura poligonali della città, mentre a Cairo Montenotte (Sv) con l’aiuto dei volontari della protezione civile è stata smantellata una discarica abusiva. Nel Parco delle Alpi Apuane è stato ripulito l’Antro del Corchia, grazie agli speleologi che, con Puliamo il Buio, hanno portato l’iniziativa fin sotto terra e denunciano anche quest’anno insieme a Legambiente il dilagare delle discariche abusive nei luoghi sotterranei. Legambiente ha portato “Puliamo il Mondo” anche nel continente africano, contribuendo cinque anni fa a lanciare Clean Up Axim in Ghana, organizzata in collaborazione con l’ong Cospe. L’iniziativa si inserisce in un progetto di cooperazione per realizzare un sistema pilota di gestione di rifiuti, di compostaggio e di educazione ambientale ed è diventata una grande manifestazione su più giorni che coinvolge adulti e ragazzi delle scuole. E proprio dalle scuole, in Italia, prenderanno il via i lavori di pulizia straordinaria di Puliamo il Mondo, venerdì 28, per sensibilizzare i ragazzi al tema caldissimo dello smaltimento dei rifiuti. Alla campagna possono dare la loro adesione amministrazioni comunali, associazioni, comitati di quartiere ma anche singoli cittadini. Per partecipare è sufficiente contattare il circolo Legambiente più vicino, telefonare allo 02. 45475778, oppure ci si può presentare direttamente ai banchetti organizzati nelle varie zone coinvolte per ricevere la sacca degli attrezzi e partecipare alle operazioni di pulizia. Tutte le informazioni relative all’iniziativa sono inoltre disponibili sul sito www.puliamoilmondo.it. “Puliamo il Mondo” è organizzata con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la rappresentanza a Milano della Commissione Europea e Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), in collaborazione con UPI (Unione Province Italiane), Federparchi, Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani), Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Fiseassoambiente. Sono sponsor: Snam Rete Gas, Unicredit, Federambiente e Ikea. |
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Il metano, una bomba a orologeria
Wednesday, September 24th, 2008ricercatori che lavorano nel Mar Artico stanno prendendo atto di un fenomeno particolarmente grave per il riscaldamento globale: l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci continentali e marini al Polo consente la fuoriuscita di milioni di tonnellate di un gas immagazzinato nel passato nei fondali dell’Oceano Artico, il metano, 20 volte più dannoso per l’ambiente del diossido di carbonio, e che accelera ulteriormente il processo di fusione delle calotte polari e dei ghiacci marini.
Il quotidiano britannico The Independent, che oggi dà grande risalto ai risultati preliminari cui sono giunti i ricercatori, spiega come le ingenti scorte di gas metano stiano affiorando in superficie sulle acque dell’Oceano artico, aumentando la concentrazione dei gas ad «effetto serra» in atmosfera e favorendo il riscaldamento dell’Artide e dell’intero pianeta. Secondo gli scienziati, l’improvviso rilascio di metano è stato causa in passato di un rapido aumento delle temperature globali e di drammatici cambiamenti climatici. I ricercatori a bordo della nave che ha seguito tutta la costa settentrionale della Russia hanno rilevato fortissime concentrazioni di metano - talvolta 100 volte superiori ai livelli attuali - in numerose aree vaste migliaia di chilometri quadrati dell’Oceano artico di fronte alle coste siberiane.
Negli ultimi giorni gli scienziati hanno visto alcune zone di mare con numerose bolle di gas metano provenienti dal basso, una sorta di «ciminiere di metano» direttamente dal fondo marino. A loro parere questo significa che gli strati sottomarini di permafrost (suolo perennemente congelato) che fungono da coperchio per evitare che il gas fuoriesca, si sono ormai sciolti, permettendo al metano di uscire dai depositi in cui è intrappolato dall’ultima era glaciale. Il metano è un gas con conseguenze sull’effetto serra venti volte superiori rispetto al diossido di carbonio e il suo rilascio potrebbe innescare una spirale di riscaldamento difficilmente arrestabile.
Fonte: La Stampa
DECISIONE PE BIOCARBURANTI CONTRASTATA
Wednesday, September 24th, 2008
Il punto della direttiva sulle energie rinnovabili, votata l’11 settembre dal Comitato Industria, Ricerca, Energia(Itre) del Parlamento Europeo, su cui le voci continuano ad essere discordanti e’ quello relativo alla normativa da applicare ai biocarburanti. I ritocchi fatti all’ iniziale proposta della Commissione europea vedono ancora schierati su due fronti, da una parte gli ambientalisti, e dall’altra l’industria delle rinnovabili. Secondo l’ONG Amici della Terra Europa ”il voto del Pe riconosce i seri problemi legati all’uso su larga scala dei biocarburanti”. Greenpeace, dal canto suo, sottolinea che ”il voto del Pë mostra che la tendenza si sta finalmente orientando contro i biocarburanti insostenibili”. Dall’altro lato, a favore dei carburanti verdi, l’Erec (European Renewable Energy Council) giudica che ”i provvedimenti adottati per i biocarburanti impediranno all’ Unione europea di rimpiazzare i carburanti fossili nel settore dei trasporti”. Se si sostiene la necessita’ di adottare criteri rigidi di sostenibilita’ si nota anche che fissare cosi’ alti livelli di riduzione delle emissioni di CO2 per gli agrocarburanti vuol dire non permettere all’80% dell”industria europea di adattarsi ai nuovi target, favorendo cosi’ strategicamente la produzione extraeuropea, puntualizza l’ European Biodiesel Board (EBB) la lobby europea del biodiesel.
Inoltre, aggiunge l’Erec, fissare un obiettivo intermedio per le rinnovabili, inferiore a quello gia’ previsto nella direttiva esistente sui biofuel, va contro la logica. L’Ebb osserva che portando nel 2015 la soglia dei biocarburanti al 4% contro il 5,75% previsto significa tagliare almeno quattro milioni di tonnellate di biodiesel. Sulla base degli obiettivi fissati nel 2003 l’industria ha gia’ realizzato una capacita’ produttiva di 15 milioni di tonnellate, in grado di coprire il 5,75% della produzione di combustibili per il trasporto. Il danno economico per gli investimenti fatti in buona fede dall’industria sara’ drammatico, sottolinea il Segretario Generale Ebb Raffaello Garofalo. Inoltre segmentare i target su nuove tecnologie per i biocarburanti, sull’idrogeno e sulle macchine elettriche, per i quali non esiste ancora certtezza di applicazione, di fatto, riduce il contenuto pratico dei target. (ANSA).
