LEGAMBIENTE, NO A CENTRALE CARBONE SALINE JONICHE

Legambiente dice ”no alla centrale a carbone delle Saline Joniche”, una zona che ”ha bisogno invece di una ricostruzione industriale”. ”L’associazione ambientalista - e’ detto in una nota - presentera’ le proprie osservazioni al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e allo stesso tempo invitera’ la Sei, la societa’ che ha acquistato l’rea industriale dell’ex Liquichimica, a un confronto tecnico-scientifico”. ”In uno scenario nazionale - prosegue il comunicato - di grave ritardo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra obbligatori secondo il Protocollo di Kyoto, la costruzione di una nuova centrale a carbone come quella proposta dalla Sei, non farebbe altro che aumentare il contributo dell’Italia al riscaldamento globale. Con questa nuova centrale si aumenterebbe la produzione di CO2 in atmosfera di oltre 7,5 milioni di tonnellate”. ”Il nostro Paese - aggiunge Legambiente - deve smettere di temporeggiare e per evitare le multe salate, previste anche dal nuovo accordo europeo di riduzione del 20 per cento della CO2 entro il 2020, e deve trasformare il suo sistema energetico in modo sostenibile, puntando sul gas come fonte fossile di transizione e fondandolo sull’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, cosi’ come e’ stato fatto in Germania, dove il settore delle fonti pulite garantisce occupazione a 250 mila persone”. ”Questo nuovo progetto - e’ detto ancora nella nota di Legambiente - oltre ad aumentare l’inquinamento locale, sarebbe l’ennesimo tassello del clamoroso fallimento del disegno di ‘industrializzazione forzata’ della Calabria, che nel corso degli ultimi 35 anni ha continuato a investire in opere di grande impatto sull’ambiente e fallimentari sul piano economico e occupazionale. La Sei prenda atto anche dell’opposizione della Regionale Calabria e abbandoni questo progetto”. Legambiente propone ”una riconversione sostenibile dell’ex area industriale di Saline. Oltre ai progetti di sviluppo in ambito portuale, le alternative potrebbero essere quelle di utilizzare alcune delle strutture e dei silos industriali per realizzare una delle due centrali solari termodinamiche a concentrazione in Calabria e un parco tecnologico per le energie alternative, che serva come luogo di produzione, ma soprattutto di sperimentazione delle varie applicazioni tecnologiche che la ricerca avanzata in questo campo propone”. ”Tale iniziativa - conclude la nota - darebbe l’opportunita’ di un coinvolgimento dei centri di ricerca, delle imprese e delle Universita”’. (ANSA).

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