Archive for August, 2008

Auto elettriche come telefonini In regalo se compri la ricarica

Friday, August 29th, 2008

NEW YORK — «Volt», l’auto che dovrebbe fare l’«elettroshock» a una General Motors ormai a rischio di estinzione, arriverà sul mercato nel 2010. I problemi tecnici da risolvere per dare alla vettura elettrica affidabilità e buona autonomia sono ancora molti, ma il gruppo di Detroit ha già fissato la data del lancio, bisognoso com’è di dimostrare che è capace di costruire auto diverse dai veicoli a benzina. Le incognite, però, rimangono visto, tra l’altro, che già anni fa la GM lanciò la EV1, una pionieristica auto elettrica che, dopo un po’, fu abbandonata. Oltre all’autonomia delle batterie, il problema è l’assenza di una rete di stazioni di ricarica. Lo è anche per i californiani della Tesla Motors che hanno già cominciato a vendere dei «bolidi» a propulsione elettrica che hanno il fascino delle «supercar» sportive e piacciono molto ai manager della «Silicon Valley». Ma, anch’esse con un’autonomia di poche decine di miglia.

La svolta, almeno dal punto di vista della rete di distribuzione, potrebbe venire dal progetto di Shai Agassi, «visionario» imprenditore israeliano cresciuto nelle imprese informatiche californiane che, poco più di un anno fa, ha lasciato la Sap, gigante europeo del software, per inseguire il suo sogno: creare un’infrastruttura di distribuzione dell’energia che consenta di fare con l’auto elettrica quello che avviene oggi coi telefonini, con le società di telecomunicazione che non vendono l’apparecchio, ma il servizio e la relativa ricarica. Insomma l’«auto gratis»: un altro esempio di cessione di un prodotto industriale a titolo gratuito perché il fornitore guadagna poi sulla gestione del servizio. Il progetto di Agassi, tutto basato su tecnologie già disponibili, aveva bisogno di grandi intelligenze tecniche e imprenditoriali, di molti soldi per finanziare la rete infrastrutturale, di qualche governo disposto a favorire la sperimentazione del nuovo sistema su tutto il suo territorio e di un’auto adatta.

In pochi mesi Agassi ha convinto il governo di Israele (il presidente Shimon Peres crede ciecamente in lui), mentre anche la Danimarca sta pensando di scaricare l’elettricità prodotta dalle sue centrali eoliche nei veicoli della Better Place (letteralmente: un posto migliore), la società per il «trasporto verde» fondata dal giovane imprenditore (classe 1968). Poi Agassi ha messo insieme 200 milioni di dollari investiti nell’avventura da Idan Ofer, imprenditore dell’energia e dei trasporti, da due società di «venture capital» e dalla banca Morgan Stanley e ha trovato in Carlos Ghosn, il capo del gigante franco-giapponese dell’auto Renault-Nissan, un imprenditore che, per nulla convinto che il futuro dell’auto sia nei modelli ibridi (tipo Toyota Prius) o nell’etanolo di derivazione agricola, stava cercando qualcosa di diverso e innovativo. Ghosn ha promesso ad Agassi di portare entro il 2011 sul mercato una vettura elettrica adatta al suo sistema di distribuzione, ma già nel prossimo inverno 50 prototipi Renault circoleranno per le strade di Israele dove, nel frattempo, Better Place sta realizzando una rete di mille punti di rifornimento.

L’impresa di Agassi è decollata anche perché l’idea che è alla sua base ha convinto finanziatori, governi, partner automobilisti ma anche molti ingegneri e manager che hanno lasciato posti sicuri (alcuni vengono dalla Sap, come Agassi) per tentare la nuova avventura senza nemmeno conoscere il «business plan» della società. Divenuto ormai una celebrità — per gli analisti di Deutsche Bank il suo sistema rivoluzionerà l’industria dell’auto e potrebbe portare addirittura all’estinzione del motore a benzina —, la rivista tecnologica Wired gli ha dedicato l’ultima copertina, nella Silicon Valley lo considerano un pioniere come loro, salvo che lui parte fin dall’inizio con investimenti giganteschi — Agassi affronta ora la sfida più dura: quella del mercato americano. Le sue missioni a Washington non hanno dato grandi frutti: i politici sono sensibili alle energie alternative che riducono la dipendenza Usa dal petrolio d’importazione, ma temono che la schiavitù della benzina sia sostituita da quella delle batterie, visto che l’America oggi non produce questo tipo di accumulatori. Ma il buco nell’acqua a livello federale è compensato dall’attenzione dei sindaci che vogliono sperimentare il nuovo sistema di distribuzione dell’elettricità per queste vetture «pulite» a New York, a San Francisco e in alcune città del Michigan.

Fonte : Corriere della Sera

Solare a costo zero con le banche

Tuesday, August 26th, 2008

I clienti (famiglie e imprese) chiedono alle banche se possono finanziare la posa di pannelli fotovoltaici sul tetto della casa o dell’azienda. Le banche si adeguano e – in genere cautissime – cominciano ad accorgersi che le fonti rinnovabili di energia o gli investimenti nell’efficienza energetica sono non mode passeggere o velleità da figli dei fiori, bensì fonti di business. Per chi investe e per chi finanzia l’investimento. È nato perfino un premio per l’ecobanca più brava, il Green Globe Banking Award vinto quest’anno da Intesa Sanpaolo.

Quanti sono gli italiani interessati a mettere i pannelli solari sul tetto? Incalcolabili e sfuggenti alle statistiche. Basti sapere che fino a venerdì pomeriggio il Gestore dei servizi elettrici (la Spa pubblica che gestisce gli incentivi al fotovoltaico) aveva censito 10.220 microimpianti solari incentivati con le norme più recenti, pari a 69,9 megawatt, e 4.807 minicentrali fotovoltaiche incentivate con il «vecchio conto energia», pari ad altri 100,2 megawatt. Un indicatore qualitativo importante della sensibilità del mercato fotovoltaico viene dalla Popolare di Vicenza, che ha appena aperto una linea di finanziamento per l’acquisto di impianti fotovoltaici: «Almeno un’azienda cliente su tre ha dimostrato interesse ad approfondire la nostra offerta», osserva Emanuele Giustini, vicedirettore generale della Banca Popolare di Vicenza con responsabilità della divisione Mercati.

Le banche in genere articolano i finanziamenti in modo che il cliente non sborsi un euro e che le rate siano ripagate dagli incentivi statali al fotovoltaico. L’incentivo erogato dal Gestore del servizio elettrico sulla base delle indicazioni del ministero dello Sviluppo economico e dell’Autorità dell’energia dura vent’anni ed è costante nel tempo. Poiché è legato ai chilowattora prodotti dal pannello, la sua entità varia secondo le condizioni di produzione. Finché non è saldato il finanziamento, chi ha investito nel fotovoltaico guadagna sulla vendita dei chilowattora oppure più spesso sul solo risparmio conseguito sulla bolletta elettrica. Non tutte le banche offrono pacchetti così strutturati come la Popolare di Vicenza, e spesso si limitano a un più freddo credito a tasso agevolato. Ma ecco alcuni dei nomi tra gli istituti di credito più attivi: non è un elenco completo ma una rassegna a titolo indicativo.

Il Monte dei Paschi di Siena è stato uno dei primi istituti bancari ad avviare finanziamenti ambientali, a cominciare dalla sua Banca Verde ma anche con il finanziamento Welcome Energy. Molto impegnata è anche Intesa Sanpaolo, con un programma di finanziamenti che si estendono anche al contenimento dei consumi e all’efficienza energetica anche attraverso le banche controllate: è il caso della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo che a Belluno ha firmato un accordo con l’Unione artigiani piccola industria. Attivissima anche la Banca di credito cooperativo il cui programma – che la Bcc ha presentato di recente in occasione delle Giornate della Microgenerazione – è molto esteso: ha aderito al progetto promosso dall’assessore all’Ambiente della Provincia di Milano, Bruna Brembilla, e le Bcc di Carugate e Cernusco finanziano anche la certificazione energetica delle case, mentre con il Comune di Monza e la Legambiente sono incentivati i pannelli solari tramite le Bcc Carugate, Centropadana, Carate Brianza, Lesmo e Sesto San Giovanni. La Popolare di Sondrio ha firmato un accordo con il Gestore dei servizi elettrici, l’organismo che gestisce gli incentivi al fotovoltaico.

Finanziamenti agevolati o pacchetti fotovoltaici sono proposti da Popolare Pugliese, Ubi, Banca Popolare Etica, Artigiancassa (Paribas), Banco di Napoli, Banca di Palermo (il finanziamento è esteso anche al risparmio energetico). Alcune banche si sono alleate con le aziende che forniscono le tecnologie, per offrire ai clienti il pacchetto completo chiavi in mano. Prestitempo (Deutsche Bank) ha firmato un accordo con la Suntechnichs, che fornisce gli impianti fotovoltaici, come Mps si è alleata con la Schmack per agevolare chi vuole dotarsi di impianti a biogas. Banca Etruria partecipa in Umbria al progetto «Mille tetti fotovoltaici» in 28 comuni, così come Mps e Banca Toscana aderiscono a un programma simile della Provincia di Grosseto. Intese da ricordare sono quella nel Leccese della Banca della Terra Nuova con gli agricoltori salentini della Cia oppure quella nel Modenese tra la Banca di Cavola e Sassuolo con gli artigiani della Cna e la Legambiente.

Fonte: Il sole 24 ore

Recoplastica: quando differenziare fa guadagnare

Tuesday, August 26th, 2008

Anche i rifiuti hanno un valore, soprattutto se differenziati. Apre i battenti a Torino il primo negozio che acquista spazzatura a peso. L’iniziativa viene inaugurata nel capoluogo del Piemonte dove la problematica dei rifiuti sembra stare particolarmente a cuore ai cittadini.

Il negozio dei rifiuti

Situato a Moncalieri (To), in via Santa Croce 11/B, il negozio si propone di essere di supporto soprattutto per chi ha difficoltà nel recarsi in discarica per lo smaltimento dell’immondizia. L’iniziativa si deve a Recoplastica, società di recupero piemontese, che in seguito ai numerosi contatti (circa 8.000) seguiti all’annuncio del punto vendita ha ipotizzato un su grande scala, con aperture in tutta Italia. Un’idea che potrebbe avere successo anche a Vedelago (Tv), comune dove si ricicla oltre il 90% dei rifiuti che provengono da un’area in cui vive un milione di abitanti.

Il meccanismo

Una dinamica di incentivo alla raccolta differenziata che premia i più attenti alla tematica del riciclo. Il negozio paga infatti a peso i rifuti differenziati in base alle quotazioni di mercato che variano di settimana in settimana.

Il prezziario si aggira intorno ai:

  • 50 centesimi per un Kg di alluminio
  • 20 centesimi per un Kg di ferro
  • 18 centesimi per il Pet
  • 5 centesimi per la carta.

Lo sviluppo commerciale

Piace a sindaci e cittadini l’iniziativa, da cui si ipotizza già di ricavare un franchising. Intanto apriranno ad ottobre altri due centri a San Gillio e Santena, sempre in provincia di Torino.
I dettagli del progetto saranno illustrati il prossimo 13 settembre in un meeting che radunerà cittadini di tutt’Italia. “Stiamo ancora definendo il business plan del franchising - sostiene Roberto Gravinese, proprietario del progetto - che offrirà un pacchetto “chiavi in mano”. Ogni Ecopunto Recoplastica dovrebbe avere un’utenza media di 2.500 persone”. Senza contare che “l’utile mensile dovrebbe ammontare a 2.000 - 2.500 euro”.

Fonte: La Stampa

Cibi sani, i sette miti sfatati dall’Ue

Monday, August 25th, 2008

Lo yogurt o il latte o il formaggio che promette di fare crescere ragazzetti robusti e senza carie. La merenda a base di frutta e fermenti con lactobacilli che si impegna a regalare loro un sistema immunitario a prova di bomba. E ancora: le pastigliette ai semi di lino e soia che si propongono come le migliori alleate delle donne contro l’osteoporosi. Quindi quelle a base di fichi d’India che si attribuiscono poteri anticolesterolo. Bufale. È così in quasi il 90% dei casi. A dirlo è l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare (Efsa) che, dopo aver ricevuto mandato dalla Ue di valutare il nesso diretto tra slogan salutistici e reali proprietà benefiche di alcuni prodotti alimentari, ha reso noti i risultati dei primi esami effettuati: 7 messaggi su 8 non hanno superato la prova. La motivazione: non mantengono quello che promettono. O almeno, non c’è studio scientifico che lo dimostri. Una microfotografia, sostengono le associazioni dei consumatori, dall’Aduc ad Altroconsumo, estendibile su larga scala anche ai prodotti italiani. «Non sono le singole aziende a essere state bocciate, ma gli ingredienti sbandierati come miracolosi sulle confezioni di prodotti in vendita in Europa». Come dire: «Così come succede per le sentenze, queste “pagelle” faranno scuola».

LE REGOLE - Il regolamento comunitario (1924/2006) sui claim nutrizionali e salutistici parla chiaro: ogni promessa lanciata attraverso etichette o slogan promozionali deve essere mantenuta. Regola che vale anche per i marchi. Le aziende, a seconda del prodotto che pubblicizzano, hanno tempo fino al 2010/2015 per mettersi a norma. Finestra giudicata eccessiva da consumatori ed esperti. A quelli dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare è stato affidato il compito di verificare ogni «promessa»: 220 gli slogan di prodotti alimentari per i quali è stato richiesto un parere da parte di aziende private (ma anche di multinazionali o consorzi di produttori); 2.500 le sollecitazioni d’ogni tipo presentate all’Efsa dalla commissione europea. Degli otto slogan presi in esame (britannici, tedeschi, francesi e irlandesi) cinque assicurano benefici per lo sviluppo e la salute dei più piccoli e tre una riduzione del rischio di malattie degli adulti. Tutte bocciate le «children promesse».

MA GLI YOGURT ANTICOLESTEROLO FUNZIONANO - Tra le «senior», l’unica ad aver ottenuto il via libera dell’Efsa è stata quella che attribuisce agli steroli vegetali benefici per il cuore: riducono il colesterolo cattivo, dicono ben 41 studi clinici elencati dagli scienziati. Basta un giro tra gli scaffali dei supermercati: le promesse multicolori fanno bella mostra di sé sulle confezioni di yogurt e snack non si contano. «Aiuta a ridurre il colesterolo in modo naturale», «aiuta a mantenere il colesterolo basso» assicurano i prodotti promossi a base di steroli vegetali. Ma poi ecco altri messaggi che presto saranno sottoposti all’esame del Panel dell’Efsa competente su prodotti dietetici, nutrizione e allergie (Nda): «Buono per crescere», promette il latte alla «buona» frutta per bambini. E ancora: «Rinforza le tue difese naturali», «nutre la tua pelle dall’interno», «per favorire una azione antiossidante», «per favorire il senso di sazietà», «Q10, la bontà antietà». Le «pagelle» dell’Efsa saranno inviate alla Commissione europea e agli Stati membri. Toccherà a loro trasformare le raccomandazioni in regolamenti. Per questo l’Aduc ha chiesto un intervento al dipartimento Sanità del ministero del Welfare. La senatrice Donatella Poretti ha preannunciato un’interrogazione parlamentare. Altroconsumo plaude. «Certo, al ritmo di otto prodotti alla volta, non si va molto lontano» dice Franca Braga, supervisore indagini alimentari dell’associazione. Che poi aggiunge: «Queste prime “pagelle”, però, sono un importante indicatore scientifico che segna la strada non solo per le aziende prese in esame ma per l’intero settore».

Alessandra Mangiarotti
25 agosto 2008

Via i camion dei rifiuti, gli spazzini ora li fanno gli asini!

Monday, August 25th, 2008

Ne’ spazzini ne’ autocompattatori. A Castelbuono, paese di 10 mila abitanti delle Madonie, la raccolta differenziata dei rifiuti sara’ affidata a un ”nuovo” sistema di smaltimento: il servizio sara’ svolto da asini assunti dal Comune con la qualifica di ”operatori ecologici”.

Piu’ ecologici di loro il sindaco Mario Cicero (Ds) giura di non averne trovati. L’idea dei netturbini a quattro zampe e’ proprio sua. E la spiega cosi’: ”Non abbiamo il dovere di difendere l’ambiente? Bene, allora eliminiamo dalle strade del centro storico del nostro paese i camion e i furgoni che sono inquinanti e rumorosi”. Al loro posto gireranno gli asini che porteranno sul dorso due grandi contenitori: uno per i rifiuti biologici, l’altro per quelli solidi. E lo st

NUCLEARE: RAPPORTO ENEA; PER L’ITALIA IMPORTANTE RIENTRO

Monday, August 25th, 2008

Il rientro del nostro paese nel nucleare ”rappresenta non solo un modo per riequilibrare il mix di fonti, oggi dominate nella produzione di energia elettrica dal gas, ma anche il reingresso in una tecnologia di grande complessita’ e con importanti ricadute industriali”. Questo quanto afferma l’Enea nel rapporto ”Energia e ambiente 2007” presentato oggi a Roma. In particolare il presidente dell’Enea, Luigi Paganetto, ha sottolineato che ”per l’Italia l’importante rientro nel nucleare e’ il rientro in una tecnologia”. Sul fronte della riduzione delle emissioni, secondo lo scenario descritto nel rapporto, la quota del nucleare con tecnologia di terza generazione arriva a contribuire alla riduzione complessiva delle emissioni per il 6% nel 2020 e il 10% nel 2040. Ad oggi, ricorda l’Enea nel rapporto, sono in esercizio nel mondo 439 reattori nucleari che coprono circa il 16% della produzione mondiale di energia elettrica. La maggioranza del parco mondiale attuale e’ costituito da reattori della cosiddetta seconda generazione sviluppata negli anni ‘60-’80. La terza generazione sviluppata negli anni ‘90 rappresenta lo stato dell’arte attuale, cioe’ i reattori disponibili oggi sul mercato. Per il futuro i reattori della generazione III+ sono destinati ad essere introdotti sul mercato entro i prossimi 10-15 anni con un ruolo che potrebbe essere definito da battistrada rispetto ai sistemi di quarta generazione che, secondo l’Enea, potranno divenire operativi fra 25-35 anni. (ANSA).

Lazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzznucno.jpg La redazione di Pianeta verde ribadisce il suo fermo no alla scelta del nucleare

CALABRONE INSEGNA COME SI MUOVONO GLI ASSASSINI

Monday, August 25th, 2008

- Un calabrone va a caccia di cibo con la stessa ‘tattica’ con cui un assassino colpisce le sue prede. Lo afferma uno studio dell’università di Londra, secondo cui lo studio di come questi insetti si muovono potrebbe fornire strumenti utili nelle indagini. I ricercatori hanno studiato con l’aiuto di due ex detective il modo in cui il calabrone si sposta di fiore in fiore, applicando dei piccoli numeri sulla schiena degli insetti e annotando su che fiori si posavano grazie anche a dei radiotrasmettitori.

Il risultato è stato che l’insetto non mangia mai vicino al nido, creando una vera e propria ‘zona cuscinetto’, per evitare che i predatori riescano a trovarlo. Questo tipo di comportamento è simile a quello dei serial killer: “Molti assassini colpiscono nelle vicinanze di casa, ma non nel proprio palazzo - conferma Nigel Raines, che ha coordinato lo studio pubblicato dalla rivista Interface - per paura di essere visti da qualcuno che conoscono”.

Questo comportamento, spiegano gli esperti, è applicabile a un gran numero di altri animali, dai pipistrelli agli squali. Nel caso dei serial killer i ricercatori sperano di creare modelli matematici in cui sostituendo alla posizione dei fiori quella di dettagli delle scene del crimine, dalla posizione dei corpi ad eventuali auto abbandonate, si riesca ad avere elementi utili per la ricerca dell’assassino.

Fonte : Ansa

PESCI BUGIARDI QUANDO SI TRATTA DI SESSO

Monday, August 25th, 2008

Quando si tratta di sesso, anche i pesci mentono: corteggiano una femmina per arrivare a un’altra, secondo uno studio dei ricercatori dell’universita’ di Potsdam (Germania orientale), che apparira’ sulla rivista scientifica americana Current Biology. I biologi, sotto la guida del professor Martin Plath, hanno osservato come i piccoli pesci messicani dei ciprinodontiformi - conosciuti in acquariologia come killifish - per assicurarsi una femmina particolarmente prolifica disorientano i loro rivali in amore mostrando, inizialmente, interesse per partner femminili meno attraenti. Appena ha portato i concorrenti maschili sulla partner sbagliata - secondo l’anticipazione dello studio - il pesciolino messicano si getta sulla preda che sembra garantire una prole massiccia. Gli studiosi di Potsdam hanno studiato il comportamento riproduttivo di due specie diverse tra loro imparentate di cyprinodontiformes, pesciolini messicani vivipari di acqua dolce lunghi solo pochi centimetri. Una delle due specie messe a confronto si riproduce sessualmente, l’altra invece tramite partenogenesi e quindi senza bisogno di fecondazione diretta. Nel caso della partenogenesi, infatti, lo sperma maschile e’ necessario solo per attivare lo sviluppo dell’ovulo e le femmine partoriscono solo altre femmine. Tuttavia occorre loro, in modo quasi parassitario, lo sperma dei maschi dell’altra specie. I maschi, desiderosi di trasmettere i loro geni, non hanno alcun vero vantaggio dalla partenogenesi perche’ in realta’ sarebbe per loro uno spreco di liquido seminale. Proprio per questo, in competizione con gli altri maschi, cercano di confondere loro le idee, corteggiando inizialmente una femmina partenogenetica. Appena gli altri abboccano, l’imbroglione si dilegua in cerca di una partner sessualmente attiva, soprattutto se grossa e prolifica, alla quale trasmettere il proprio patrimonio genetico. Qualche anno fa studiosi svedesi avevano scoperto simulazioni di orgasmi tra le trote: le femmine della trota fario o di ruscello in questo modo, vibrando animatamente poco prima della fecondazione, si evitavano la gravidanza per opera di partner sgraditi. Gli studiosi Erik Petersson e Torbjoern Jaervi, della Commissione ittica svedese, avevano accertato che in 69 rapporti sessuali su 117 l’orgasmo era simulato. (ANSA)

GREENPEACE INSEGUE NAVE VELENI IN BOCCHE BONIFACIO

Monday, August 25th, 2008

Oggi gli attivisti di Greenpeace a bordo della nave ”Arctic Sunrise” hanno inseguito un cargo con bandiera ombra, panamense, che transitava nelle Bocche di Bonifacio. Gli attivisti sui gommoni hanno aperto uno striscione con la scritta ”Stop ai carichi pericolosi” per chiedere che questi trasporti siano vietati in quest’area sensibile tra Sardegna e Corsica. Lo riferisce l’associazione, spiegando che il cargo panamense ”Hyundai Supreme” trasportava circa 560 tonnellate di sostanze pericolose di classe 8 (prodotti ammoniacali) e 9 (derivati da etanolo), le piu’ elevate nella categoria dei trasporti navali a rischio dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO). La nave ha regolarmente avvisato del suo passaggio le autorita’ francesi e italiane che non possono impedire il passaggio di navi con altre bandiere. A quel punto gli attivisti di Greenpeace hanno chiesto per radio al cargo di confermare la natura del carico, senza avere risposta. ”Dalle Bocche di Bonifacio passano ogni anno almeno 300 navi come questa - afferma Alessandro Gianni’, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - non e’ questione di se, ma di quando ci sara’ il prossimo incidente. Continuare a fare finta di niente e’ una follia”. Per questo gli ambientalisti hanno scritto ai ministeri dell’Ambiente di Francia e Italia, con l’obiettivo di definire le Bocche di Bonifacio ”area marina particolarmente sensibile”.(ANSA).

LEGAMBIENTE, NO A CENTRALE CARBONE SALINE JONICHE

Monday, August 25th, 2008

Legambiente dice ”no alla centrale a carbone delle Saline Joniche”, una zona che ”ha bisogno invece di una ricostruzione industriale”. ”L’associazione ambientalista - e’ detto in una nota - presentera’ le proprie osservazioni al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e allo stesso tempo invitera’ la Sei, la societa’ che ha acquistato l’rea industriale dell’ex Liquichimica, a un confronto tecnico-scientifico”. ”In uno scenario nazionale - prosegue il comunicato - di grave ritardo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra obbligatori secondo il Protocollo di Kyoto, la costruzione di una nuova centrale a carbone come quella proposta dalla Sei, non farebbe altro che aumentare il contributo dell’Italia al riscaldamento globale. Con questa nuova centrale si aumenterebbe la produzione di CO2 in atmosfera di oltre 7,5 milioni di tonnellate”. ”Il nostro Paese - aggiunge Legambiente - deve smettere di temporeggiare e per evitare le multe salate, previste anche dal nuovo accordo europeo di riduzione del 20 per cento della CO2 entro il 2020, e deve trasformare il suo sistema energetico in modo sostenibile, puntando sul gas come fonte fossile di transizione e fondandolo sull’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, cosi’ come e’ stato fatto in Germania, dove il settore delle fonti pulite garantisce occupazione a 250 mila persone”. ”Questo nuovo progetto - e’ detto ancora nella nota di Legambiente - oltre ad aumentare l’inquinamento locale, sarebbe l’ennesimo tassello del clamoroso fallimento del disegno di ‘industrializzazione forzata’ della Calabria, che nel corso degli ultimi 35 anni ha continuato a investire in opere di grande impatto sull’ambiente e fallimentari sul piano economico e occupazionale. La Sei prenda atto anche dell’opposizione della Regionale Calabria e abbandoni questo progetto”. Legambiente propone ”una riconversione sostenibile dell’ex area industriale di Saline. Oltre ai progetti di sviluppo in ambito portuale, le alternative potrebbero essere quelle di utilizzare alcune delle strutture e dei silos industriali per realizzare una delle due centrali solari termodinamiche a concentrazione in Calabria e un parco tecnologico per le energie alternative, che serva come luogo di produzione, ma soprattutto di sperimentazione delle varie applicazioni tecnologiche che la ricerca avanzata in questo campo propone”. ”Tale iniziativa - conclude la nota - darebbe l’opportunita’ di un coinvolgimento dei centri di ricerca, delle imprese e delle Universita”’. (ANSA).

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