LTRE 116 mila 600 ettari di boschi, il 27% dei quali in aree protette. E’ il bilancio degli incendi nel 2007, annus horribilis per estensione e gravità dei roghi. Ogni anno si misura il numero degli eventi, la superficie bruciata, l’estensione media, le vittime umane e i danni per alcune economie. Senza dimenticare anche i danni, a medio e lungo termine, per la biodiversità: le molte specie di animali eliminate dal fuoco indeboliscono gli ecosistemi e la loro capacità di fornire i servizi anche per l’uomo. Per aiutare la macchina operativa, il Wwf ha stilato l’”Incendiometro 2008″, un documento dettagliato nel quale sono identificate le 17 aree più vulnerabili agli incendi estivi e di maggiore pregio naturalistico. ma visto che la lotta contro i roghi non è nelle sole mani degli enti in prima linea - Vigili del fuoco, Corpo forestale, Protezione civile, volontari - ma anche in quelle dei cittadini, perché il controllo sociale è uno dei cardini dei paesi più civili per combattere qualunque azione contro l’ambiente, Repubblica.it e il Wwf lanciano una campagna di impegno civile per aiutare le istituzioni a raccogliere le notizie utili a completare la Mappa dell’Italia bruciata e i relativi catasti. I lettori di Repubblica.it che soggiorneranno, per vacanza o altri motivi, in uno dei luoghi indicati dalla Mappa, potranno inviare due tipi di informazioni:
L’”Incen-diario”. Brevi racconti, foto, testimonianze raccolte da abitanti dei luoghi sugli incendi avvenuti negli ultimi 10-15 anni nelle aree individuate.
L’albo degli “eroi del fuoco”. Brevi racconti, foto, testimonianze sulle pratiche più efficaci di prevenzione degli incendi, vissute personalmente dai lettori, dai cittadini, dai volontari, sia sul loro territorio che nelle località di vacanza.
Fino alla fine di agosto, Repubblica.it terrà un “Incen-diario” aggiornato con le testimonianze e le indicazioni dei lettori. Informazioni che il Wwf invierà ai 671 Comuni delle 17 aree della Mappa e al Corpo forestale dello Stato - che il governo ha incaricato di raccogliere i dati sulle aree incendiate - e rappresentaranno un contributo utile alla compilazione del catasto delle aree incendiate, per ogni Comune.
L’INCENDIOMETRO DEL WWF
LA MAPPA DELLE AREE A RISCHIO
La legge e gli effetti. La media dei Comuni che hanno redatto il catasto delle aree incendiate è bassa, circa 1 su 4. I vincoli derivanti dalla catalogazione del terreno percorso dal fuoco sono ancora inattivi per buona parte del territorio. La nostra legge-quadro sugli incendi boschivi (n. 353) prevede infatti l’attribuzione di compiti importanti alle Regioni per la prevenzione, la lotta agli incendi, l’obbligo di censimento delle aree bruciate, l’inasprimento delle sanzioni penali per il reato di incendio boschivo, il divieto di nuove costruzioni, per dieci anni, sui terreni percorsi dal fuoco e, per quindici anni, di modifica di destinazione d’uso. Ma senza una conoscenza esatta di che cosa è accaduto in queste aree negli ultimi 10-15 anni, è quasi impossibile salvarle da ulteriori danni.
Dove sono le “aree calde”. Si concentrano soprattutto nel centro e Sud Italia, e vanno dall’Appennino tosco-emiliano (Alpi Apuane - garfagnana) alla Maremma tosco-laziale, dai Monti del Matese ai Monti Lepini-Ausonici-Aurunci, dalle aree boschive della Campania, Calabria e Basilicata (area Cilento, Val d’Agri, Pollino) alle Murge e valli fluviali lucane, nel Marchesato di Crotone fino alla Sicilia e Sardegna con 5 aree a rischio ciascuna. In Sicilia: i Monti Peloritani - Stretto di Messina, Monti Iblei- tavolati di Ragusa, Madonie, Monti Sicani - Rocca Busambra - colline di Carini, San Vito Lo Capo - lo Zingaro - Monte Inici. In Sardegna: Sulcis-Iglesiente, Sarrabus-Gerrei, Gennargentu-Supramonte-Orosei, Monte Limbara, costa da San Teodoro a Portobello di Gallura - Bocche di Bonifacio.
“Investire in prevenzione”. Per combattere la piaga degli incendi “è necessario fare ricorso a tutte le esperienze migliori - osserva Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf Italia - sono tante le concause che hanno provocato gli oltre diecimila incendi del 2007, ma forse la più concreta è quella di un’attenzione troppo scarsa e poco organica da parte di regioni ed enti locali. Le parole d’ordine sono: rispetto delle leggi, non perdere di vista le aree più pregiate e investire in prevenzione facendo tesoro dei buoni modelli già sperimentati”.
Fonte : La Repubblica