Archive for July 29th, 2008

Giallo sulle Alpi: qualcuno uccide i cani da pastore

Tuesday, July 29th, 2008

Tra cani e lupi. Entre chiens et loups. Qualcosa di incerto, al confine tra due opposti, tra la notte e il giorno, tra la verità e il torto. I francesi usano l’espressione per definire ciò che sfugge alla chiarezza cartesiana della ragione, che sconfina nel paradosso. E la strage di cani sulle montagne della Maurienne, sulle Alpi a due passi dall’Italia, sfugge a tutte le ragioni. Diciassette cani dei Pirenei sono stati avvelenati nel giro di due settimane: animali robusti, simili ai pastori maremmani, ma dal manto immacolato, soprannominati patou. Bestioni di 65 chili di peso, capaci di affrontare le zanne bianche dei loro cugini selvaggi, morti in un’atroce agonia.

Gli indiziati numero uno sono gli animalisti in perenne guerra con gli allevatori di pecore da quando, un quindicina di anni fa, i lupi sono ricomparsi sul versante francese, provenienti dal Piemonte. Dopo un secolo le valli della Savoia hanno visto il ritorno del più grande predatore europeo, orso escluso. E dopo pochi mesi sono cominciate le razzie di pecore. I pastori hanno reagito mettendo trappole, bocconi avvelenati, e oliando i fucili. Gruppi di attivisti amici dei lupi si sono mobilitati, hanno risalito le valli fino ai pascoli a tremila metri dove d’estate vengono portate le greggi. Per controllare, monitorare, denunciare gli abusi.
Qualcuno, forse, ha passato il confine della legalità. Ha voluto dare un avvertimento agli allevatori più bellicosi. Diciassette cani uccisi per salvare i lupi. I conti non tornano. La ragione neanche. Tanto più che le «Plan Loup», il programma lanciato dal governo francese nel 2004 per smussare le tensioni tra pastori e difensori dell’intangibilità della natura, stava funzionando a dovere. Lo Stato paga recinzioni elettriche, sostiene l’allevamento di cani pastore, rimborsa la perdita delle pecore, qualche decina, sgozzate ogni anno dai branchi a caccia di prede facili. In più ci sono i fondi dell’Unione Europea: tra il 2004 e il 2008 Bruxelles ha speso 5 milioni di euro in Francia, Spagna, Italia e Croazia per la coesistenza tra agricoltori e grandi carnivori, orsi e lupi.

Coesistenza difficile. Chi ha colpito i patou della Savoia conosce alla perfezione la valle della Maurienne. «Per arrivare al Plan de Sucre, dove sono stati avvelenati gli ultimi due cani - spiega René Grange, un allevatore del villaggio Les Villards - bisogna camminare per due ore, superare un dislivello di mille metri da dove finisce la strada. Bisogna sapere dove sono le recinzioni. Evitare la capanna dove dormono i miei due aiuto pastore, due ragazzi che adesso hanno paura. Le polpette di maiale sono state lasciate all’alba, in un posto dove sicuramente i cani le avrebbero trovate. È l’opera di un criminale o di un pazzo. E se l’avessero mangiate per gioco dei bambini?».

Il veleno usato è un antiparassitario contro le lumache, di quelli che servono a far crescere intatta la lattuga. Molto potente. Nei mammiferi provoca una diarrea inarrestabile e letale, oltre a insufficienza respiratoria. La vittima muore disidratata e soffocata. Veleni simili sono stati usati anche per avvelenare i lupi. Daniel Vieux, dell’«Association pour la protection des animaux sauvages», pensa che i patou potrebbero essere stati uccisi per sbaglio, da chi invece voleva far fuori i loro avversari. «Ci sono circa cento lupi, canis lupus, in Francia in questo momento - spiega Vieux -. Ed è in corso una guerra civile tra pastori, tra quelli che accettano le regole della convivenza e quelli che vorrebbero vederli sparire tutti, come è stato per un secolo».

Spunta una terza ipotesi: la vendetta da parte di un allevatore integralista contro quelli che hanno accettato le disposizioni del governo, e hanno preso anche le sovvenzioni. Nella valle della Maurienne da due anni non si verificavano assalti alle pecore da parte dei lupi. Ma il ritorno dei lupi ha complicato comunque i ritmi tranquilli della transumanza. Le pecore, all’inizio dell’estate vengono portate sugli alpeggi, oltre la linea dei boschi. E ci stanno per quattro, cinque mesi. Prima erano lasciate completamente libere. Adesso servono recinzioni e cani pastori. «Alcuni - continua Vieux - si sono adattati alla nuova situazione, altri no. E sono arrabbiati».

Tra cani e lupi, le differenze genetiche sono minime. È un sottile declivio, un’ambiguità incarnata alla perfezione dal Buck di Jack London. I patou, obbedienti al loro padrone, conservano l’inesauribile, feroce vitalità del lupo, un animale che ha attraversato indenne le ere glaciali e colonizzato tutto il mondo, deserti e giungle tropicali esclusi. Solo un orso, in un combattimento a viso aperto, potrebbe ucciderli. Oppure un uomo, a tradimento.
Fonte: La Zampa.it

ALESSANDRIA: INQUINAMENTO CROMO, IPOTESI DEPURATORE

Tuesday, July 29th, 2008

Un depuratore realizzato nell’area tra il polo chimico e l’ex zuccherificio di Spinetta Marengo. Potrebbe essere questa la soluzione per ”ripulire” dal cromo l’acqua della falda superficiale. L’ipotesi e’ emersa dopo l’incontro a Roma del sindaco Piercarlo Fabbio e del presidente Amag, Lorenzo Repetto, con il capo di gabinetto e il direttore tecnico del ministero dell’Ambiente. L’impianto, costo previsto sui 40 milioni di euro, servirebbe anche per intercettare l’acqua in uscita dallo stabilimento e farla rientrare dopo l’intervento di depurazione, chiudendo il ciclo interno. Si e’ deciso il coinvolgimento dell’Apat (Agenzia protezione ambiente territorio) per la definizione di un accordo di programma relativo alla bonifica dell’area inquinata, definita dopo la realizzazione di una serie di pozzi di controllo. Intanto saranno scavate tre trincee, larghe una cinquantina di metri e profonde tre, per le analisi del vecchio canale di scarico, che potrebbe essere la causa dell’inquinamento. Per quanto riguarda il risarcimento dei danni, il Comune chiedera’ al polo chimico di aumentare la produzione, con conseguente incremento dei posi di lavoro. (ANSA).

MOLENTARGIUS,SERVONO 5MLN PER NUOVO SISTEMA IDRICO

Tuesday, July 29th, 2008

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Servono cinque milioni di euro per ristabilire l’equilibrio ambientale nell’area umida del Parco naturale regionale di Molentargius-Saline. E’ l’appello lanciato oggi alla Regione, durante la presentazione del sistema di telerilevamento incendi, dal Presidente del Parco, Luigi Ruggeri, e dal direttore, Mariano Mariani. I soldi, secondo Ruggeri, dovranno essere utilizzati per ”azioni di riqualificazione dell’intero sistema idrico, dagli argini semidistrutti, al dragaggio delle vasche (mai sistemate in 15 anni), alla sistemazione degli scarichi. Deve essere chiaro - ha aggiunto - che Molentargius non si regge autonomamente, ma e’ un sistema artificiale in cui si sono insediate specie animali di particolare rarita’ e bellezza”. Intanto, come ha ricordato Mariani, ”a settembre con l’assessorato dell’Ambiente dovremmo trovare una soluzione per completare il finanziamento regionale necessario alla sopravvivenza del Parco (1,4 milioni di euro contro i 500 mila euro finora stanziati)”. Tra le ipotesi di riqualificazione vi e’ quella che prevede la ripresa della produzione di sale nelle vasche piu’ vicine al litorale del Poetto. ”Con l’affidamento della gestione produttiva delle saline il Parco potrebbe essere visto non solo come risorsa ambientale - ha detto Floris - ma anche come fonte di occupazione e di impresa”. Secondo una stima prudenziale dell’ente Parco, dalle vasche potrebbero essere estratte 40 mila tonnellate di sale con un introito di circa 650 mila euro destinati alla gestione dell’area umida cagliaritana. (ANSA)

GENOVA; ENTRO ANNO CASSONETTI A SCOMPARSA

Tuesday, July 29th, 2008