Archive for July 27th, 2008

Specie a rischio, un’arca di Noè contro i cambiamenti climatici

Sunday, July 27th, 2008
Un gruppo di studiosi dell’Università australiana di Camberra diretti da Ove Hoegh-Guldberg propone, attraverso le pagine della rivista Science, per salvare le specie a rischio a causa dei cambiamenti climatici la necessità di un sistema di migrazione assistita per spostare specie animali in nuovi habitat da loro mai colonizzati naturalmente, ma più ospitali.«I rapidi cambiamenti climatici hanno già causato - dichiarano gli autori sulle pagine della rivista americana - cambiamenti nella distribuzione geografica di molte piante e animali, portando a gravi contrazioni o vere e proprie estinzioni di specie».

La distribuzione geografica di molte specie, inoltre, sta già variando naturalmente attraverso uno spostamento progressivo verso i poli, all’”inseguimento” del loro habitat naturale che sta a sua volta slittando a nuove latitudini. Ma altre specie da sole non ce la fanno a disperdersi autonomamente per stare al passo coi cambiamenti climatici e sono proprio loro a rischiare maggiormente l’estinzione. Per questo, propongono gli esperti, le autorità competenti dovrebbero contemplare l’opportunità della migrazione assistita per spostarle in luoghi più sicuri.

Ovviamente non è semplice come portare un gatto in vacanza: spostare una specie da un luogo all’altro richiede la valutazione attenta delle conseguenze di questa colonizzazione artificiale del territorio, altrimenti si rischia di creare conflitti tra specie e di far finire tra le grinfie di inattesi predatori animali non abituati a confrontarsi con loro.

Insomma «non stiamo proponendo di spostare mandrie di rinoceronti in Arizona o l’Orso bianco al Polo Sud - scrivono gli autori - né tanto meno grossi predatori in zone di allevamento di bestiame». Ma va considerato che in alcune zone la temperatura salirà di oltre 4 gradi in 100 anni, per cui la migrazione assistita potrebbe rappresentare l’ultima chance di salvezza per molte specie.

Fonte : La Stampa

Nero come un pomodoro

Sunday, July 27th, 2008

TORINO

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Sei diventato nero. E’successo al pomodoro, rosso dentro, ma color melanzana fuori: «Un cambiamento di colore assolutamente naturale - sottolineano i ricercatori del progetto “Tom-Anto” che l’hanno creato - ottenuto senza l’uso di alcuna tecnologia Ogm, notoriamente considerata in maniera negativa dal pubblico dei consumatori».

Quindi, colore nero, tanto da meritargli il nome di «Sun black», ma polpa di tonalità tradizionale, così come resta inalterato il sapore di pomodoro. Ma allora perchè realizzare questo colore inedito per un ortaggio tanto diffuso? La risposta sta nella presenza degli antociani, potenti antiossidanti, utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento. Il team di ricercatori è partito da una constatazione: che l’aspettativa di vita è aumentata grazie anche all’aggiunta, in alimentazione, di molecole capaci di prevenire le malattie e di migliorare la qualità del metabolismo, rallentando l’accumulo di radicali liberi.

Come i mirtilli
È nata così l’idea di combinare in uno stesso alimento le qualità del pomodoro comune, in cui gli antociani sono normalmente assenti, con quelle dell’uva nera o dei mirtilli che contengono un’elevata quantità di antociani, dall’azione antiossidante. Così il «Sun black» unisce le componenti nutrizionali di più frutti. Non è ancora in commercio, ma la ricerca su questo ortaggio-salvavita data ormai due anni. Il professor Gianpiero Soressi dell’Università della Tuscia l’ha ottenuto con un incrocio tra varietà con caratteristiche contrastanti. Uno dei «genitori» del pomodoro nero produce piccole quantità di antociani nella buccia, mentre l’altro produce elevate quantità di antociani nelle foglie: dal matrimonio è nato «Sun black».

«Il risultato - commentano al laboratorio - rappresenta una conferma della vitalità della ricerca in Italia. Con circa 150 mila euro messi a disposizione dal ministero dell’Università è stato possibile un risultato che potrebbe modificare in maniera significativa l’alimentazione». Per il progetto «Tom-Anto» si confermano due obiettivi: il primo propedeutico alla ricerca agroalimentare e a un possibile ingresso del «Sun black» in commercio, mentre il secondo riguarda lo studio dei geni coinvolti con il processo di produzione di antociani.

Fonte: La Stampa

Osservatorio Oasi, Microsoft e Wwf studiano i cambiamenti climatici

Sunday, July 27th, 2008

Pesci tropicali che si adattano ai nostri mari, farfalle africane sul Tirreno, ghiacciai dimezzati, coralli e pernici bianche che scompaiono. L’Italia sta cambiando faccia anche per i mutamenti climatici in atto e i segnali sono arrivati nelle Oasi del Wwf, dove le lagune protette in Toscana e Puglia mostrano segni di deperimento, i boschi patiscono per la siccità e gli uccelli cambiano i tempi di migrazione e nidificazione. Per studiare meglio il fenomeno e trovare soluzioni di adattamento il Wwf ha deciso di far diventare le Oasi veri e propri laboratori di monitoraggio grazie a un progetto che vede unite Wwf e Microsoft Italia, con la collaborazione e il supporto scientifico dell’Università della Tuscia coordinati dal prof. Riccardo Valentini e la partecipazione, tra gli altri, del Corpo Forestale dello Stato e del Museo di Zoologia di Roma.

Un sistema di centraline di monitoraggio, un’equipe di biologi e ricercatori, il software messo a disposizione da Microsoft, da anni impegnata a livello internazionale nello studio del cambiamento climatico presso il laboratorio di ricerca informatica Microsoft Research di Cambridge. L’obiettivo è triplice: creare un database nazionale dei dati raccolti da inserire nel sistema di reti di monitoraggio nazionali ed europee; calcolare le potenzialità delle Oasi in termini di «assorbimento» del carbonio, una funzione importantissima per mitigare gli effetti del cambiamento climatico; effettuare delle previsioni a medio-lungo termine per attivare specifiche misure di adattamento e conservazione della biodiversità in Italia.

Da oggi il progetto è attivo in 16 Oasi pilota, in 10 regioni italiane (dai monti del Trentino al mare di Sicilia, dalle lagune venete ai boschi di Umbria e Sardegna). E nell’Oasi di Orbetello sarà presto realizzato un Centro dimostrativo dell’intera iniziativa.

In Italia la temperatura media è aumentata di circa 1 grado negli ultimi 100 anni (un trend in linea con quello europeo ma superiore a quello globale di 0,74 gradi centigradi) e le conseguenze sono già evidenti. Il Mediterraneo ospita ormai 750 nuove specie tropicali o subtropicali, di cui 110 pesci, come il barracuda o il pesce palla; e mentre in Liguria muoiono i coralli, proliferano un pò ovunque alghe e mucillagini. Molte piante, dal canto loro, fioriscono e fruttificano 15 giorni prima rispetto a 50 anni fa, la flora alpina si sposta verso l’alto per ritrovare temperature più fredde e anche interi boschi sono vittime dell’aridità del suolo. Sulle Alpi è poi scomparso il 50% dei ghiacciai negli ultimi 150 anni e sono a rischio specie simbolo come l’ermellino e la stella alpina. Sono solo alcuni dei dati italiani evidenziati dal dossier del Wwf.

E questa situazione si riflette anche nelle aree protette dell’Associazione: prosciugate alcune pozze d’acqua nell’Oasi di Burano, i cavalieri d’Italia hanno perso nidi e prole, il bosco di Palo Laziale è stato decimato dall’inaridimento della falda, il piccolo nucleo di pernice bianca dell’Oasi di Valtrigona rischia di scomparire, come già accaduto in gran parte delle Alpi.

«Proprio a partire da queste prime osservazioni nelle Oasi, specchio privilegiato di un fenomeno che sta colpendo tutto il territorio italiano dentro e fuori le aree protette - spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia -, abbiamo deciso di mettere a disposizione della ricerca sul clima in Italia, in maniera organizzata e pianificata, un patrimonio di aree protette che abbiamo salvato e gestito da 40 anni, creando all’interno delle Oasi un osservatorio sistematico e permanente. Questo sarà la base di partenza per studiare gli impatti del cambiamento climatico sulla nostra biodiversità e soprattutto le strategie da attuare per difenderla».

«Microsoft da sempre è convinta che il software sia strategico per la ricerca scientifica applicata a qualunque campo: in questo caso la nostra tecnologia sarà a disposizione dei ricercatori Wwf impegnati nello studio dei cambiamenti climatici e degli impatti sulle specie animali e vegetali - sottolinea Umberto Paolucci, Senior Chairman Microsoft EMEA -. In virtù di questa partnership internazionale, Microsoft Italia aiuterà il Wwf a costruire un sistema informativo super-efficiente con le nostre tecnologie ed insieme con il Wwf osserveremo l’evoluzione del Sistema delle Oasi, che rappresenta il più importante progetto di conservazione del Wwf Italia».

Il progetto è un contributo alla Campagna Wwf contro i cambiamenti climatici Generazione Clima, che chiede una riduzione delle emissioni di almeno il 30% entro il 2020 in Italia come nel resto d’Europa, una percentuale che concorrerebbe alla salvaguardia del 20-30% delle specie a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico.

+ Osservatorio Oasi

Fonte : La Stampa

dieci falsi miti dell’acqua

Sunday, July 27th, 2008

L’acqua ghiacciata fa dimagrire, quella del rubinetto fa male… abbiamo raccolto i luoghi comuni sul tema e abbiamo chiesto al dott. Maurizio Grassetto, specialista in idrologia medica, di svelarci (finalmente) la verità con il gioco del Vero o Falso

Sappiamo tutti che l’acqua fa bene, ce l’hanno ripetuto fino alla noia dietologi, nutrizionisti, trainer. È fondamentale essere ben idratati perché il nostro organismo possa svolgere le sue funzioni al meglio e pelle e capelli siano sani e forti. Magari, complici delle foto sbirciate sui rotocalchi, abbiamo pure adottato il trend tutto americano (per una volta realmente healthy!) di portare sempre con noi in borsetta una bottiglia o in mano un bibitone (anche se lo fate solo per emulare Sienna e Mischa, è tutto un guadagno per la salute). Ma, dati per assodati alcuni capisaldi, ossia che se c’è caldo bisogna bere di più e che la quantità minima ingerita dovrebbe essere pari a 1,5 l al giorno, rimangono alcuni punti che possono risultare poco chiari.
Con l’arrivo dell’estate, ha inizio la competizione a chi la spara più grossa sul tema acquatico, una lotta a suon di false promesse, pubblicazioni pseudo-scientifiche e ricerche di università fantasma. Ognuno con l’ambizioso obbiettivo di conquistare la palma per il miglior suggerimento-insegnamento della stagione. E visto che noi siamo dell’idea che non si finisca mai d’imparare, ci siamo tuffati in questo mare magnum e abbiamo raccolto i dieci dubbi più ricorrenti sul tema acqua e li abbiamo girati al nostro esperto, il dottor Maurizio Grassetto, specialista in Idrologia medica e direttore sanitario GB Thermae Hotels. Così siamo riusciti ad ottenere informazioni attendibili e smentire tutti i falsi miti in circolazione sull’argomento. Ecco quindi la top ten delle credenze popolari sul tema e le risposte del nostro esperto.

1- Bisogna bere più di 2 litri al giorno. FALSO. La quantità media si aggira intorno ai 1,5 - 2 litri, la classica bottigliona per intenderci. È sufficente, perché una grande quantità d’acqua è nascosta nel cibo che mangiamo (ne è ricca sopratutto frutta e verdura). Quindi se siete un po’ pigre o prese da mille impegni quotidiani e bere vi scappa proprio di mente, almeno consumate 4-5 porzioni al giorno di frutta e verdura per raggiungere il livello stabilito. Oppure seguite il nostro esempio: tenete una bottiglia d’acqua sulla scrivania o in borsa e sorseggiatela spesso, può anche essere un espediente anti mangiucchiamento incontrollato!

2- L’acqua frizzante fa digerire. FALSO. Sarebbe bello che semplicemente bevendo acqua gasata ci potessimo dimenticare in fretta del fritto misto a cui non siamo riuscite a rinunciare a pranzo! In realtà l’anidride carbonica con cui è addizionata l’acqua frizzante non ha alcuna proprietà digestiva. Le bollicine, dilatando lo stomaco, favoriscono l’espulsione del gas, ma questo non è sinonimo di digestione. Quindi dopo un pasto abbondante è inutile che vi attacchiate alla bottiglia, rischiereste solamente di gonfiarvi.

3- Bere tanto serve ad eliminare le tossine. VERO. Il nostro organismo per assolvere alle sue funzioni primarie (digestione, circolazione, movimento) produce degli scarti, che sono volgarmente chiamati tossine. Un’abbondante idratazione permette al fegato e ai reni, “spazzini del corpo”, di alleggerire il loro lavoro e facilitare l’eliminazione delle scorie. Naturalmente, a monte, bisognerebbe limitare i cibi elaborati, pesanti e ipercalorici, così anche il nostro rapporto con la bilancia ne gioverebbe!

4- Bere durante i pasti fa bene. VERO. È necessario che il cibo, sopratutto se particolarmente secco come pane o pasta, sia ammorbidito per facilitare l’azione dei succhi gastrici, pena una digestione rallentata e difficoltosa. Ricordatevi però di non esagerare: troppa acqua può diluire i succhi gastrici rendendoli meno efficaci. La giusta via di mezzo? Tre bicchieri a pasto.

5- Bere acqua gelida aiuta a dimagrire. FALSO. Semmai aiuta a farsi venire una congestione! Chi ha messo in giro questo suggerimento avvalora la sua tesi dichiarando che il corpo brucia più calorie per ristabilire la giusta temperatura. Ma è una convinzione totalmente infondata. Bevete acqua a temperatura ambiente o se proprio il caldo non vi da tregua, fredda, ma mai gelida.

6- L’acqua è calorica. FALSO. Che si tratti di acqua liscia o frizzante è totalmente priva di calorie. La stessa cosa non si può affermare per gli svariati tipi di acqua aromatizzata reperibili in commerico che possono contenere addirittura 60 calorie per 100 ml. Fate attenzione quindi, leggete bene le etichette, perché anche un liquido trasparente può nascondere insidie caloriche.

7- L’acqua del rubinetto è poco sana. FALSO. Sia dal punto di vista ecologico che da quello finanziario sarebbe meglio preferire quella del rubinetto, si risparmiano quintali di plastica necessaria per l’imbottigliamento ed è molto più economica (un metro cubo costa all’incirca come una bottiglietta). Inoltre è controllata a intervalli regolari dall’unità sanitaria e dal laboratorio biologico provinciale, quindi si va sul sicuro. Se però avete bisogno di acque particolari (solfate, bicarbonate, calciche..) che si trovano solo in bottiglia, fate attenzione alla data di scadenza (solitamente si trova stampata sul tappo), preferitele in bottiglie di plastica scura, meno soggetta ai danni dei raggi solari e sceglietele tra quelle della vostra regione perché subiscono meno trasferimenti, deleteri per la loro conservazione.

8- Bere tanto e spesso risolve il problema della ritenzione. FALSO. L’acqua passa e va, quello che causa la ritenzione è la quantità di sale e zucchero che introduciamo con i cibi.

Sono questi due elementi infatti che attirano l’acqua e la trattengono, determinando la fastidiosa buccia d’arancia. Riducete l’assunzione di alimenti molto salati o zuccherati e noterete che le pause toilette aumenteranno di frequenza e i ristagni su gambe e glutei si attenueranno.

9- Bere acqua calda al mattino stimola l’intestino. VERO. Assumere acqua tiepida a stomaco vuoto facilita la peristalsi intestinale. Fate una prova a colazione, prima del caffè, bevendo il succo di mezzo limone diluito in acqua tiepida, apprezzerete subito i risultati. Ed è anche un ottimo disintossicante naturale.
10- In aereo bisogna bere più spesso. VERO. Per compensare l’effetto disidratante dovuto all’aria condizionata e alla diminuzione di pressione, è necessario idratarsi più frequentemente, bevendo acqua o liquidi non gasati. Portatevi dietro anche una bottiglia di acqua termale spray in formato mignon (per non rischiare di farvela “sequestrare” al check in), la trovate in farmacia. E vaporizzate spesso viso e corpo: l’effetto idratante e refrigerante è immediato!
Fonte: La Repubblica

ENERGIA: RINNOVABILI, ENEL INVESTE UN MILIARDO IN PIEMONTE

Sunday, July 27th, 2008

Con un investimento da un miliardo di euro sulle energie rinnovabili, fra tre anni la Regione Piemonte sara’ in grado di aumentare la propria produzione energetica in misura uguale a un quarto della quantita’ che attualmente importa dalla Francia. L’investimento e’ previsto in una intesa fra Regione ed Enel, sottoscritta oggi a Torino dalla presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, con l’ad di Enel, Fulvio Conti. L’attuale consumo energetico del Piemonte e’ di 27 Twh, di cui 21 Twh prodotto sul territorio e 6 importato dalla vicina Francia. Grazie all’intesa, che prevede la costruzione di una ventina di impianti fotovoltaici e una decina di impianti eolici, alla fine dei tre anni la Regione sara’ in grado di produrre 1,5 Twh di energia in piu’, un quarto dei 6 Twh oggi acquistati oltre le Alpi. Gia’ lunedi’ prossimo l’assessore Andrea Bairati portera’ in giunta una delibera per la riconversione delle discariche di rifiuti esaurite in superfici su cui installare i pannelli fotovoltaici. Serviranno in tutto 120 ettari di terreno, pari a un terzo dello stabilimento di Mirafiori. Nei prossimi giorni partira’ un tavolo di lavoro congiunto per l’individuazione dei siti e la messa a punto del progetto. La fase progettuale durera’ un anno, poi partiranno i lavori. Gli impianti eolici saranno installati sui crinali montuosi a cavallo fra Piemonte e Liguria, i soli in grado di garantire venti costanti. Il solare invece sara’ maggiormente distribuito sul territorio. L’obiettivo del protocollo e’ arrivare a ”realizzare impianti per una potenza installata” di 150 Mw sull’eolico e 120 Mw sul fotovoltaico. ”Questa intesa - ha sottolineato Conti - e’ parte della nostra strategia di sviluppo delle fonti rinnovabili, per le quali Enel investira’ sette miliardi di euro fra Europa e Nord America. Il nostro obiettivo e’ arrivare in anticipo agli appuntamenti del protocollo di Kyoto. L’intesa con il Piemonte, fornendo un quadro normativo certo, ci libera da molte pastoie burocratiche e ci permette di accelerare”. ”Ci organizzeremo per garantire i tempi”, ha assicurato Bresso, che ha ricordato anche il recente accordo con Terna per il miglioramento della rete distributiva dell’energia elettrica piemontese, con i conseguenti risparmi energetici. (ANSA).

Energia dal letame, anche da quello suino

Sunday, July 27th, 2008

Più di 15 MW di elettricità solo nel Veneto: questo il potenziale del biogas, che può venire addirittura dal letame degli allevamenti di suiniAnche il letame che arriva dall’allevamento di suini è una fonte da non sottovalutare visto che viene utilizzato negli impianti di biogas, che producono energia per la rete elettrica nazionale, per il teleriscaldamento o viene riutilizzato nelle stesse aziende agricole. E alla fine i resti della trasformazione costituiscono una materia “sottoprodotto” che può comunque essere impiegato come compost per concimare grazie all’azoto che ancora contiene. Un esempio dell’ultizzo di tali fonti si ha in Veneto, dove sono già attivi venti impianti a biogas (8 nel veronese e nel padovano, 6 nel vicentino, 3 nel trevigiano, 2 nella provincia di Venezia, 1 in quella di Rovigo) e dai dati relativi alla qualità e quantità di biomassa prodotta: un totale di 23 milioni di tonnellate all’anno di biomassa, di cui 6,5 milioni solo di liquame, che danno quasi 45 milioni di metri cubi di biogas e una potenzialità degli impianti che oltrepassa i 15,5 MW.
‘‘C‘è purtroppo una certa confusione quando si parla di impianti biogas - spiega Giustino Mezzalira, direttore del settore Ricerca e Sperimentazione di Veneto Agricoltura - in quanto si tende a ricomprendere nel termine ‘‘biomassa’‘ anche prodotti agricoli dalla destinazione più pregiata. Qui invece si vuole sfruttare fino in fondo una risorsa di scarto da riutilizzare per creare nuova energia. Veneto Agricoltura - argomenta Mezzalira - ha attivato una specifica azione strategica sulle bioenergie, istituendo un nuovo settore all’interno della propria struttura proprio per dare delle risposte al territorio e agli operatori del settore. Sono necessari investimenti e leggi che consentano una semplificazione burocratica finalizzata a incrementare questo approccio alternativo all’approvvigionamento energetico, anche per le piccole aziende agricole’‘.

Fonte : La Repubblica