Pinguini alla deriva, strage di cuccioli a Ipanema
Monday, July 21st, 2008Un pinguino piccolo, denutrito, con ferite sul corpo e in fin di vita, arriva sulla spiaggia carioca di Ipanema, trascinato dalle onde del mare in mezzo ai turisti che prendono il sole. Fine della traversata. Come lui, sono centinaia i pinguini recuperati nelle ultime settimane su tutto il litorale di Rio de Janeiro, la maggior parte dei quali arriva già morto o in condizioni estreme. Una vera e propria invasione, che batte le medie degli ultimi anni e allarma autorità e specialisti in tutto il Brasile.
La migrazione di pinguini di Magellano che dalla Patagonia risalgono verso Nord nei mesi estivi è un fenomeno che si registra da tempo ma quest’anno il viaggio sembra esser diventato un calvario. La denuncia arriva dai biologi del Centro marino di Cabo Frio, che hanno raccolto segnalazioni provenienti da diversi punti del litorale brasiliano, dal confine con l’Uruguay fino allo Stato di Bahia: almeno quattrocento pinguini, in gran parte giovani, sono stati trovati morti negli ultimi due mesi. Un centinaio gli esemplari recuperati vivi e portati in centri specializzati, dove si sta cercando di salvarli.
Le cause della moria sono diverse, così come i fattori che spiegherebbero l’aumento considerevole della migrazione. La più accreditata è la comparsa di correnti particolarmente fredde nelle acque dell’Atlantico meridionale, collegate al fenomeno climatico della Niña. «I pinguini - ha spiegato Vincius Quieroz dell’Istituto brasiliano per l’ambiente - scappano dal freddo, arrivano in acque nuove e si cibano di pesci che non conoscono, e che spesso danneggiano il loro organismo. I più giovani hanno difficoltà d’orientamento, si perdono con frequenza e non riescono più a tornare indietro».
Un altro elemento pericoloso è l’attività della compagnia petrolifera brasiliana Petrobras, che sta intensificando l’esplorazione a mare aperto dopo aver scoperto nuovi importanti giacimenti proprio al largo di Rio de Janeiro. «Gli animali più giovani - spiegano i veterinari della segreteria dell’ambiente di Macaè - hanno meno di sei mesi e passano diversi giorni senza mangiare né dormire, trasportati da correnti particolarmente forti. Molti muoiono in acqua. Quando riescono a sopravvivere, arrivano sulle spiagge stremati dalla fatica. Pesano un chilo quando dovrebbero pesarne almeno quattro, presentano ferite su tutto il corpo e difficoltà respiratorie».
Il primo trattamento viene fatto dagli esperti dello zoo di Niteroi. I pinguini vengono coperti e portati in un posto caldo, per recuperare la temperatura ideale che è di 41 gradi. Poi vengono alimentati con almeno un chilo di pesce fresco al giorno. Dopo due o tre settimane di queste cure si riesce a salvarne almeno la metà. Questi superstiti vengono messi in apposite casse di legno semi aperte e trasportati con aerei dell’Aeronautica militare fino al Centro di recupero di animali marini di Porto Alegre. In primavera vengono poi caricati sulle navi della Marina e gettati in acqua a 40 miglia dalla costa, affinché riprendano la corrente verso Sud.
Gli effetti del cambiamento climatico stanno rivoluzionando tutta la regione della Patagonia e dell’Atlantico meridionale. Lo si avverte nelle isole Malvinas-Falklands, dove si concentra più della metà della popolazione mondiale di pinguini di Magellano e nella colonia di riproduzione argentina di Punta Tombo, nei pressi della Penisola Valdes, dove si attendono fra agosto e settembre almeno duecentomila coppie. Agli inizi di giugno un centinaio di pinguini sono apparsi sulle coste uruguaiane con macchie di petrolio su tutto il corpo. Secondo gli esperti, si sono imbattuti nella gigantesca chiazza provocata dalla perdita di quattordici mila litri di petrolio per lo scontro di due navi cisterna nel Rio della Plata. Ripuliti e trattati per un mese da una équipe di biologi dell’Università di Montevideo, sono stati fatti rientrare in acqua in fila indiana la scorsa settimana, per riprendere la loro traversata, in mezzo all’applauso dei turisti nella prestigiosa spiaggia Mansa di Punta dell’Este.
Ha spiegato il direttore della Ong ambientalista «Sos, riscatto in mare»: «A causa dell’azione dell’uomo la migrazione naturale dei pinguini di Magellano è diventata una sorta di corsa ad ostacoli. Se non si regola l’attività della pesca a mare aperto e delle esplorazioni petrolifere nell’Atlantico meridionale, quelle acque diventeranno un cimitero naturale per questi animali».