Archive for July 18th, 2008

MALTRATTAMENTI, AL VIA ACCORDO CORPO FORESTALE-VETERINARI

Friday, July 18th, 2008

La lotta contro i maltrattamenti ai danni degli animali da oggi ha una marcia in piu’, una task force che unisce forestali e medici veterinari. E’ stato infatti siglato l’accordo fra Corpo forestale dello Stato e Federazione nazionale ordini veterinari italiani (Fnovi). Grazie a questo patto, il personale del nucleo investigativo per i reati a danno degli animali (Nirda), in qualita’ di ausiliari di polizia giudiziaria, collaborera’ formalmente con i professionisti del settore veterinario.
”La sinergia tra Corpo forestale dello Stato e Fnovi - ha detto Cesare Patrone, capo del Cfs - sara’ decisiva per contrastare adeguatamente vere e proprie organizzazioni criminali che operano sul territorio nazionale a danno degli animali”. Nelle azioni della task force, a seconda degli animali coinvolti, sara’ determinante l’azione dei veterinari, con ”competenze sempre piu’ specialistiche in relazione alle esigenze delle diverse specie di animali che devono essere attentamente considerate e rispettate, tanto piu’ quando si e’ in presenza di reati penali” ha spiegato Gaetano Penocchio, presidente della Fnovi.
(ANSA)

17 luglio 2008 - Giuly, Jack e Brawo sono solo tre dei fortunati amici a quattro zampe fra i 4.181 cani maltrattati salvati da giugno 2005 dal Nucleo investigativo per i reati a danno degli animali (Nirda) del Corpo forestale dello Stato.
Giuly, tre anni, oggi e’ la mascotte del Nirda, ma fino a due anni fa era solo un cucciolo trovatello senza nome in un canile laziale. Questa meticcia, simile a un volpino, era entrata in gabbia ad appena sei mesi e dopo un anno e’ stata trovata dai forestali disidratata, denutrita e affetta da varie patologie.
”Risolti i problemi di salute, Giuly all’inizio era depressa - racconta Maria Rosaria Esposito, responsabile del Nirda - ed ha cominciato a giocare dopo un anno dall’adozione. Oggi e’ un animale tranquillo e iperprotettivo”.
Altra storia e’ quella di Brawo, 4 anni, che oggi e’ affidato al personale del Corpo forestale dell’ufficio territoriale per la biodiversita’ di Castel Sangro, nell’Appennino abruzzese. Il meticcio, simile alla razza Alaskan Malamute, tre mesi fa era stato avvistato dal Nirda in pieno centro a Roma, in un cunicolo sotto la strada nella zona di Castel S. Angelo. Era legato ad un tombino da una catena e il proprietario malato, che era arrivato dalla Polonia, non potendo prendersi cura di lui ha deciso di affidarlo ad un canile e poi al Corpo forestale. Jack invece e’ un meticcio di 3 anni. Il suo e’ un caso esemplare di maltrattamento comune: ha vissuto in uno spazio esterno ad una casa privata dietro ad una recinzione, tenuto sempre alla catena, che incluso il collare era lunga appena 1 metro e mezzo.
Dormiva in una piccola cuccia in legno dal tetto in lamiera.
”Aveva una grande escoriazione sul collo per via della catena - ha raccontato Esposito - era emaciato e sottopeso, infestato dalle zecche, con una lieve anemia. Ora vive in un ambiente familiare, fa le coccole al custode e ha letteralmente cambiato espressione”.
(ANSA)

Cresce in tutto il mondo il mercato dei pannelli fotovoltaici

Friday, July 18th, 2008

In Italia la Finanziaria prolunga gli aiuti abbatti-consumi Il mercato mondiale dei pannelli fotovoltaici ha subìto un forte incremento dopo che in Germania, nel 2000, è stata introdotta la normativa del «nuovo conto energia» che consente a chi ha installato pannelli fotovoltaici di risparmiare con la produzione di energia alternativa e di guadagnare con la vendita del surplus energetico eccedente l’autoconsumo.

Il mercato italiano ha ancora interessanti margini di crescita, tanto più che la questione del risparmio energetico è diventata oggigiorno di grande attualità, sia per una accresciuta consapevolezza ecologista, sia per l’incessante aumento dei costi dell’energia. Le previsioni più ottimiste prevedono addirittura che gli impianti fotovoltaici di industrie, abitazioni private ed edifici pubblici, solo nel nostro Paese, raddoppieranno nel corso di quest’anno.

Un incentivo è stato dato anche dalla Finanziaria 2008, che ha prolungato di tre anni le detrazioni fiscali del 55% per chi decide di intervenire diminuendo il consumo energetico degli edifici. Banche e finanziarie si sono così attivate per venire incontro alle esigenze di questo nuovo target, ideando finanziamenti specifici. Banca Sella, per esempio, propone il Finanziamento Ecologico, che consente a privati e imprese costruttrici di finanziare interventi sulle abitazioni principali, costruzioni o ristrutturazioni, finalizzati al risparmio energetico, al recupero delle acque e dei consumi, alla climatizzazione con pannelli radianti e alla salvaguardia dell’ambiente.

Questo tipo di interventi riguarda l’installazione di caldaie solari per l’acqua calda, di scudi termici protettivi, di impianti per la ventilazione e il riciclo dell’aria o, ancora, di mura a doppio isolamento termico. Il finanziamento può essere concesso sotto forma di credito personale o mutuo chirografario.

Fonte : La Stampa

Dai campi improduttivi una cultura innovativa per produrre biodiesel

Friday, July 18th, 2008

In Italia, il ricorso a materie prime non-food sta registrando decisi passi in avanti, con investimenti annui in ricerca e sviluppo pari al 10-15% del fatturato del settore. L’obiettivo principale è la sperimentazione su materie quali le alghe, la jatropha curcas e l’olio fritto esausto da impiegare nella produzione di biodiesel in alternativa a soia, colza e olio di palma. In questo modo, l’impatto del biodiesel sulle colture alimentari, già limitato visto che nel mondo le coltivazioni dedicate sono meno dell’1% del totale, potrà essere ulteriormente circoscritto, secondo le linee guida dell’Unione Europea in tema di sostenibilità.

«In Italia abbiamo già alcuni esempi concreti - ha spiegato Maria Rosaria Di Somma, Direttore Generale dell’Unione Produttori Biodiesel, l’associazione di Confindustria che tutela e sviluppa il mercato del biodiesel -. Grazie alla ricerca e alla sperimentazione, colture innovative o materiali apparentemente di scarso valore potranno invece servire per produrre biodiesel e per una riconversione di produzioni agricole scarsamente remunerative».

Il Cnr di Catania sta testando la jatropha curcas, pianta tropicale che cresce nei terreni semi-aridi e in presenza di scarse precipitazioni. I suoi frutti non sono commestibili, ma dai semi si ricava olio (intorno al 39% del peso) che può essere impiegato in generatori diesel anche dopo un solo processo di filtraggio. I residui della macinazione possono produrre metano o fertilizzante per i terreni. Un ettaro può accogliere circa 2.500 piante da cui si ottengono 8.000 kg di semi che forniscono 2.200 kg di olio e circa 5.000 kg di fertilizzante. Le alghe sono un’altra possibile sorgente di olio vegetale per biodiesel. La tipologia migliore è quella delle microalghe, organismi vegetali delle dimensioni inferiori a 2 mm che si sviluppano in fotosintesi clorofilliana, come il diatom Phaeodactylum tricornutum (Bacillariophyceae) o il Botryococcus braunii BBG-1. Le microalghe sono da preferire alle macroalghe perché contengono più olio, crescono più rapidamente e hanno una struttura meno complessa. La resa oleica delle alghe ipotizzata è di circa 250 volte superiore a quella della soia e da 7 a 31 volte superiore a quella dell’olio di palma. I test in corso hanno l’obiettivo di valutare la creazione di bioraffinerie, pensate come un’estensione delle aziende agricole e finalizzate alla produzione decentrata di energia per l’autoconsumo (elettricità, calore, carburante per trattori, ecc.) e per la vendita esterna.

Un ricorso più strutturato all’olio fritto esausto, inoltre, potrebbe dare un apporto rilevante alla produzione di biodiesel e alla riduzione dell’inquinamento. In Italia, infatti, si consumano annualmente 600-700 mila tonnellate di olio di oliva e altrettante di olio di semi. L’unico recupero di olio alimentare esausto è effettuato presso i grandi utilizzatori (ristoranti, fast food, mense…) per circa 35 mila tonnellate/anno. È stato quindi calcolato che circa 800 mila tonnellate annue di olio, che potrebbero essere utilizzate per produrre biodiesel, finiscono nell’ambiente attraverso le reti fognarie.

Fonte: La Stampa

Petizione all’UE contro la centrale a carbone di Civitavecchia

Friday, July 18th, 2008

Una petizione popolare presentata al Parlamento Europeo, contro i possibili rischi di una centrale a carbone in costruzione nei pressi di CivitavecchiaL’obiettivo primario è quello di rendere obbligatoria una seria valutazione dell’impatto ambientale di quella che sarà la futura centrale a carbone. Non meno importante è la difesa della salute e infine anche le conseguenze economiche per una zona decisamente a vocazione agricola e turistica, con valori ambientali e culturali riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. “Con questi obiettivi - precisa un comunicato del Gruppo Sinistra Unitaria - oggi i rappresentanti dei cittadini dell’Alto Lazio hanno depositato al Parlamento Europeo una petizione popolare che denuncia gravi omissioni ed anomalie del progetto, in contrasto con norme comunitarie e rischi seri per la salute dei cittadini”. A sostegno dell’iniziativa diverse realtà come il “Comitato dei Cittadini Liberi”, oppure il Movimento “No Coke Alto Lazio”, ma anche il “Coordinamento Nazionale dei Medici per la Salute e l’Ambiente” con il sostegno dell’Università Agraria Tarquinia.
La petizione è stata consegnata oggi a Marcin Libickil, Presidente della Commissione Petizioni, sottoscritta da duemila. Il Presidente della Commissione Petizioni, la esaminerà nei prossimi giorni, valutando le presunte carenze della Valutazione d’Impatto Ambientale della nuova centrale a carbone, affiancata dai pareri negativi del Ministero della Salute e dell’Ambiente del governo della passata legislatura

Fonte: La Repubblica

Il metano dà una mano… all’effetto serra?

Friday, July 18th, 2008

Grossi rischi se gli studi dovessero rivelarsi esatti: le grandi quantità di gas metano liberate dallo scioglimento dei ghiacci farebbero innalzare la temperatura a ritmi notevoli, con disastrose conseguenze per la terraRicordate lo slogan pubblicitario che promuoveva il metano come una fonte di energia pulita? Beh oggi la situazione potrebbe capovolgersi se si dimostrassero vere le teorie di istituti e studiosi che da alcuni anni controllano la situazione. Questo metano tratterrebbe il calore nell’atmosfera ventuno volte più dell’anidride carbonica. In particolare Martin Kennedy, geologo USA, sostiene che se il nostro pianeta è diventato vivibile oltre seicento milioni di anni fa, è stato grazie ad un innalzamento della temperatura dovuto allo sprigionarsi enormi quantità di metano dalla calotta di ghiaccio che ricopriva la Terra (allora arrivava all’equatore). Un’immissione di metano nell’atmosfera l’avrebbe riscaldata, sciogliendo altri ghiacci che avrebbero liberato altro gas metano, che avrebbe riscaldato l’atmosfera e così via…
Per il geologo americano qualcosa di simile potrebbe ripetersi ai giorni nostri. Se le temperature continuano a salire, dalle oltre 10 mila giga-tonnellate di metano ghiacciato intrappolato nel permafrost e sul fondo degli oceani, potrebbero sfuggire ingenti quantità di gas. Gli effetti sul clima sarebbero catastrofici: il rilascio di metano secondo Kennedy potrebbe riscaldare la Terra di decine di gradi e il fenomeno potrebbe avere tempi molto rapidi, anche al di sotto del secolo.
Più o meno alle stesse terribili previsioni sono giunti altri istituti ed anche altri scienziati come ad esempio lo “U.S. Geological Survey” secondo cui il metano catturato dal ghiaccio (cioè gli idrati di metano) è più ricco di carbonio organico più di tutto il carbone, il petrolio e il gas naturale non congelato custoditi dalla terra. Poi c‘è Natalia Shakhova, biochimica russa, che sostiene che la fuoriuscita di metano dai ghiacci dell’artico, a causa del global warming, addirittura starebbe già avvenendo.
E ancora. Katey Walter, ricercatrice dell’University of Alaska, ha constatato nei suoi studi come il rilascio del gas metano nell’atmosfera dall’Artico, dopo novemila anni di calo, negli ultimi cento anni ha invece invertito la tendenza, iniziando di nuovo a salire con la possibilità di tornare e forse superare la soglia di undicimila anni fa.
Oltre alla riduzione della temperatura dell’atmosfera, un altro aiuto potrebbe essere quello di estrarre il metano ghiacciato per poterlo poi utilizzare come combustibile, ma la tecnologia in questo campo è indietro e risultati apprezzabili non potrebbero arrivare che dopo decenni.

Fonte : La Repubblica