Archive for July 15th, 2008

ECO-ENERGIA: PANNELLI ‘A COLORI’ 10 VOLTE PIU’ EFFICIENTI

Tuesday, July 15th, 2008

Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse. I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ‘70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale - spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto - il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”. Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra - sottolinea Baldo - e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).

Ritorna in commercio l’avorio dopo un divieto lungo 19 anni

Tuesday, July 15th, 2008

Dopo un divieto lungo 19 anni, sta per ritornare in commercio l’avorio. Il Cites, l’organismo delle Nazioni Unite che veglia sugli scambi di fauna e flora che rischiano l’estinzione, si riunirà domani a Ginevra per autorizzare la vendita di oltre cento tonnellate del materiale ricavato dalle zanne degli elefanti. L’allarme viene lanciato dagli ambientalisti: temono l’inizio di una nuova strage di dimensioni simili a quella che negli anni ‘80 portò all’abbattimento di circa settecentomila esemplari solo nel continente africano. La decisione è spinta dall’aumento esponenziale della domanda cinese.

“Questo significherà un ritorno ai vecchi tempi bui con gli elefanti a rischio estinzione”, denuncia Allan Thernton, dell’Agenzia per la tutela dell’ambiente (Eia). Fu proprio l’Eia a fornire la documentazione sul rischio di estinzione degli elefanti in Africa, prove che porteranno alla messa al bando dell’avorio. Solo tra il 1980 e il 1989 gli animali passarono da 1,3 milioni a 625mila.

Già nel 1997, nonostante la proibizione, il Sudafrica, la Namibia, il Botswana e lo Zimbabwe, convinsero la Cites ad autorizzare il commercio delle zanne di elefanti morti per cause naturali. La battaglia fu guidata allora dal presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. Due anni dopo venne così autorizzata la cessione di 50 tonnellate di avorio, ma solo ad “acquirenti selezionati”, ovvero quei Paesi in grado di dimostrare un forte impegno contro il commercio illegale di avorio. La Cina allora venne esclusa.

Lo sviluppo vertiginoso di Pechino ha aumentato la fame di oggetti di lusso: se martedì la Cites darà il via libera alla vendita di 108 tonnellate, il Paese sarà il maggiore acquirente, sempre che riesca a farsi riconoscere lo status di nemico del traffico illegale. “La Cina ha fatto grandi passi avanti nella lotta contro il contrabbando di avorio”, ha dichiarato un funzionario del Cites.

Una versione a cui non credono gli ambientalisti. L’Eia ha reso pubblico un rapporto del governo cinese che dimostra come nell’arco di dodici anni Pechino abbia perso le tracce di 121 tonnellate di avorio, una quantità equivalente alle zanne di 11mila elefanti. “Se queste nuove importazioni legali andranno avanti - sostiene Thernton - forniranno una copertura gigantesca per il traffico illegale”.
Fonte: La Repubblica

La scienza contro la crisi alimentare

Tuesday, July 15th, 2008

 In tutto il mondo 840 milioni di persone soffrono di denutrizione e 40 milioni di persone, di cui 15 milioni di bambini, ogni anno muoiono di fame. Occorre dunque trovare il giusto modo di alimentarsi, capire quante terre possono ancora essere destinate all’agricoltura, come si possono utilizzare le conoscenze genetiche per migliorare la qualità della produzione agricola e infine trovare una soluzione alla questione della crisi idrica. Di questi temi si parlerà nell’incontro veneziano di settembre intitolato «Food and Water for Life», che radunerà alcuni dei maggiori scienziati di tutto il mondo insieme a economisti, intellettuali e politici, tra cui l’iraniana premio Nobel per la pace nel 2003 Shirin Ebadi, il premio Nobel per la Medicina nel 1986 Rita Levi Montalcini e il presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf.I MESSAGGI CHIAVE - I principali contenuti del meeting, che si terrà dal 24 al 27 settembre a Venezia, sono stati anticipati alla stampa dal professor Umberto Veronesi, dalla genetista Chiara Tonelli e dall’economista agrario Dario Casati nel corso di un incontro tenuto presso la sede milanese di Fondazione Veronesi. «Il tema di questa quarta edizione è stato deciso anni fa, in tempi non sospetti - hanno spiegato gli organizzatori - quindi non si può parlare di una ripetizione dell’ultimo vertice FAO di Roma. Il taglio della nostra conferenza, comunque, è del tutto diverso, scientifico e non politico-economico. Cercheremo di capire quali soluzioni può fornire la scienza a problemi gravi a livello mondiale, come la carenza d’acqua e di cibo, e le conseguenze che comporta in termini di malattie, con un focus particolare sui Paesi in via di sviluppo. Purtroppo prevediamo che sarà l’acqua, e non il petrolio, la vera emergenza del futuro».

IL PUNTO DI VISTA DELL’ECONOMIA - «Dopo la prima rivoluzione dell’agricoltura scientifica dell’800 ora ne occorre una seconda che tenga conto della realtà del mondo di oggi e che si sta costruendo nei laboratori di ricerca di tutto il mondo»: così ha parlato Dario Casati, specialista in economia agraria e membro del Comitato di programma, in occasione della presentazione dell’evento. L’obiettivo dunque, ha spiegato Casati in un’intervista, è «Disporre di cibo per tutti, in quantità crescente e con qualità sempre migliore, ma per prima cosa vanno capite e interpretate le molteplici motivazioni della crisi agricola mondiale, tenendo presente tre aspetti cruciali: da tempo ormai la domanda di prodotti agricoli per usi alimentari supera stabilmente l’offerta mondiale, incidendo in maniera significativa sulle scorte dei tre grandi cereali, inoltre l’aumento vertiginoso dei prezzi di tutte le materie prime ha portato le quotazioni ai massimi storici e infine anche la crisi dei mutui americani ha esercitato una forte pressione sui prezzi delle materie prime agricole«. Casati ha sottolineato che il mondo non ha solo fame, ma ha anche bisogno di alimenti producibili in condizioni di economicità e di un utilizzo più razionale dei prodotti agricoli. Basti pensare che in molti Paesi non si conoscono ancora le tecniche base di irrigazione. «Alle nuove tecniche e alle nuove piante che permettono incrementi di produttività guarda dunque la scienza», puntualizza Casati, dividendo i protagonisti della crisi agricola in Paesi emergenti, Paesi della fame e Paesi occidentali. Ma il tema ha anche un risvolto banale, scarsamente considerato, che riguarda le ingenti perdite post-raccolto: “Per evitare le perdite dei tre grandi cereali in alcune nazioni basterebbe impiegare magazzini ben costruiti e in questo modo potremmo recuperare 15 anni di progressi». E a proposito di nuove tecniche agronomiche e di genetica il professor Casati contempla anche i discussi e criticati Ogm di cui l’Europa pensa di poter fare a meno, sui quali gli studi economici più aggiornati (realizzati sul caso americano e spagnolo) danno invece un giudizio positivo.

L’INGIUSTIZIA ALIMENTARE - All’umanità divisa tra chi muore di fame e chi si ammala di troppo cibo si rivolge l’attenzione di Umberto Veronesi, che ricorda durante la presentazione l’importanza di un comportamento alimentare più responsabile, il cui primo obiettivo dovrebbe essere una progressiva riduzione del consumo di carne: «I raccolti agricoli potrebbero sfamare milioni di poveri invece che miliardi di animali destinati a pochi ricchi». Veronesi commenta i costi dell’alimentazione carnivora per l’uomo e per l’ambiente, ricordando che un terzo della produzione globale di cereali diventa mangime per bestiame e che un terreno coltivato a fagioli consente di ottenere una quantità di proteine quasi dieci volte superiore alla quantità di proteine ottenibile adibendo lo stesso terreno all’allevamento di bovini.

OAS_AD(\’Bottom1\’);LA BLUE REVOLUTION DELLA SCIENZA - L’intervento di Chiara Tonelli sarà focalizzato invece sulla possibilità di orientare l’agricoltura verso piante in grado di crescere e produrre ad alti livelli utilizzando meno acqua, attraverso un miglioramento genetico e la creazione di piante resistenti alla siccità. La genetista ha parlato e parlerà insieme ad altri esperti di quel miliardo di persone che non ha accesso a fonti di acqua pulita e di quanto la scienza sta facendo e potrà fare per risolvere il problema idrico.

Fonte: Corriere della Sera

Se cura il clima, il mondo guarirà

Tuesday, July 15th, 2008

IL PIù AMPIO studio sul domani che ci aspetta, elaborato dal Millennium Project delle Nazioni Unite, afferma infatti che il mondo, grazie alle trasformazioni portate da Internet, dalla scienza, dalla medicina, è sulla soglia di un avvenire prospero, pacifico e migliore del passato per la maggior parte dei suoi abitanti, ma contemporaneamente rischia di sprecare questa opportunità a causa di degradazione ambientale, ineguaglianza e violenza.

Si può ancora nutrire la speranza che i problemi verranno risolti, ma molto dipende dalla capacità dei governi di produrre una «strategia globale» per lo sviluppo della terra, conclude il rapporto: l´impegno e la disponibilità ad agire in tal senso esistono, ma «ha bisogno di ricevere una spintarella». Il timore è che ci vorrà qualche nuova, grande tragedia, naturale o prodotta dall´uomo, affinchè i leader mondiali ricevano una «spinta» di tal genere.

Anticipato dal quotidiano Independent di Londra, «2008 State of the future» si avvale del contributo di 2500 esperti in tutto il globo e del patrocinio di innumerevoli organizzazioni pubbliche e private, tra cui l´Unesco, la Banca Mondiale, la Us Army, la Fondazione Rockefeller. Il rapporto elenca i campi in cui il pianeta «sta vincendo»: l´aumento dell´aspettativa di vita media, il calo della mortalità infantile, l´aumento dell´alfabetizzazione, l´aumento del reddito medio pro capite, il calo di guerre e conflitti, e soprattutto l´aumento dell´uso di Internet.

A fronte di questi passi avanti, descrive poi i settori in cui l´umanità sta perdendo la sua battaglia: l´aumento delle emissioni di carbonio e del surriscaldamento globale, l´aumento del terrorismo e della corruzione, l´aumento della disoccupazione e il calo della partecipazione al voto degli elettori.
Quest´ultimo è un brutto segno per la salute della democrazia, anche se, negli ultimi trent´anni, il numero dei paesi «liberi» è passato da 43 a 90, di quelli «parzialmente liberi» da 46 a 60 e oggi solo un terzo dell´umanità vive nei 43 paesi che sono ancora governati da regimi autoritari, con la Cina che vale da sola per metà di costoro.

«Il futuro continua a migliorare per la maggior parte del mondo», scrive nell´introduzione il professor Jerome Glenn, uno degli autori della ricerca, «ma una serie di ostacoli possono alterare drasticamente le prospettive globali. Viviamo in un periodo unico nella nostro storia, Internet, i telefonini, il commercio internazionale, hanno fatto nascere un´umanità interdipendente che può creare e realizzare strategie globali per migliorare le sue prospettive. La nostra è la prima generazione della storia che ha dato a molti gli strumenti per conoscere il mondo nel suo complesso, per identificare i sistemi per il progresso, e per realizzarli».

Il web diffonde conoscenza, la medicina sconfigge malattie ereditarie, la scienza e la tecnologia moltiplicano la comunicazione e facilitano l´esistenza. Internet, in particolare, viene indicato dal rapporto come il mezzo che sta «reinventando le vite dei terrestri, la più potente forza della storia per la globalizzazione, la democratizzazione, la crescita economica e l´istruzione». Ma poi c´è l´altra faccia della medaglia: l´effetto serra, i problemi energetici, la difficoltà nel pianificare un´economia sostenibile. Solo per citare un aspetto, lo studio nota che, per far fronte ai problemi energetici, servirebbero 2000 nuove centrali nucleari nei prossimi 15 anni e altre 8000 entro il 2050; anche ammesso che non ci siano nuovi incidenti tipo quello di Cernobyl, non c´è comunque abbastanza uranio per un´espansione così rapida e massiccia.

Quindi c´è il terrorismo: con una probabilità del 75 per cento che nei prossimi dieci anni un´organizzazione fanatica estremista si procuri un´arma atomica. E la corruzione: il 10 per cento della popolazione del mondo, secondo una stima pubblicata dal rapporto, ha pagato una bustarella negli ultimi dodici mesi. Corriamo verso il migliore dei tempi o il peggiore dei tempi? Dipende, sostanzialmente, da noi.

Fonte: La Repubblica