Archive for July 10th, 2008

Affoga il suo Yorkshire sbranato da due altri cani

Thursday, July 10th, 2008

La donna è stata denunciata per non aver portato soccorso al proprio cane
 
 
ARMA DI TAGGIA (Imperia)
Denunciata per l’uccisione di un animale, per aver affogato in una fontana nel centro di Arma di Taggia il suo cagnolino di razza Yorkshire che era stato azzannato brutalmente da altri due cani di razza mordace che l’avevano sorpreso, incustodito, legato con il guinzaglio ad un segnale stradale. E’ un’indagine dei carabinieri quella che ha portato all’individuazione della responsabile del più che discutibile episodio di «eutanasia». Si tratta di una sanremese di 43 anni che ora rischia di finire davanti al giudice vista la gravità della contestazione mossa e la riforma del codice penale in materia di reati che hanno quali vittima gli animali.

I fatti risalgono alla fine della scorsa settimana. La sequenza, tra l’altro sotto gli occhi di alcuni passanti, ha dell’incredibile. La padrona dell’animale di piccola taglia lo lega ad un segnale stradale e si allontana per fare una commissione ma poco dopo arriva una ragazza di 20 anni con due cani di grossa taglia. Al passaggio gli animali abbaiano e lo Yorkshire viene aggredito e morso a più riprese. La ragazzina si allontana e la padrona del cagnolino quanto torna lo trova ridotto malissimo. Ma invece di chiamare il pronto soccorso veterinario si avvicina alla fontana e lo annega tenendolo sott’acqua per circa un minuto e abbandonandolo poi per la strada. Lei si allontana, arrivano i carabinieri, scatta l’indagine che, oltre alla multa della giovane perchè i suoi cani erano senza museruola, fa scattare la denuncia penale per l’uccisione del cagnolino.
 
 
Fonte: La Zampa.it

Addio ai ghiacci più belli del mondo

Thursday, July 10th, 2008

Si frantuma in pieno inverno australe il fronte del Perito Moreno: “Un altro segno dell’effetto serra”. Anche nell’emisfero Sud un bis dei disastri che si stanno verificando dalle Alpi all’Himalaya, fino al Polo Nord
 
 
GIORDANO STABILE
 
Questa volta lo spettacolo è arrivato fuori stagione, e invece che gioia e ammirazione ha prodotto sconcerto e un nuovo allarme sul già malandato stato di salute del Pianeta. La rottura del ghiaccio al Perito Moreno, il più famoso ghiacciaio del Sud America, è un evento atteso ciclicamente da scienziati e turisti a caccia di emozioni in Patagonia. Avviene più o meno ogni quattro anni, anche se a volte si è fatto attendere per 10. Ma sempre, fino a oggi, durante la tarda estate o l’autunno australi. A gennaio o marzo. Non a luglio, quando al 50° parallelo Sud le temperature corrono rapidamente sotto lo zero. Invece, in questo luglio 2008, che gli studiosi del clima si stanno già appuntando sul calendario, un enorme ponte di ghiaccio è andato in frantumi sul fianco della spettacolare lingua bianca che scende nel Lago Argentino dall’immenso Campo de Hielo Sur, dalle Ande al confine tra Argentina e Cile.

Il Perito è amatissimo dai naturalisti proprio perché è un ghiacciaio irrequieto, che avanza alla folle velocità, per quanto riguarda l’acqua allo stato solido, di due metri a giorno, 700 all’anno. Gli scioglimenti estivi creano meravigliose caverne dalle sfumature dell’iride. Ma è il fronte sul Lago Argentino il più spettacolare. L’enorme massa ghiacciata - ampia cinque chilometri, con un’altezza media di 60 metri sulla superficie dell’acqua - forma una diga naturale che separa le due metà del lago. Senza via di fuga, il livello dell’acqua della parte del lago detta Brazo Rico può salire di oltre 30 metri. La brutale pressione prodotta da questa massa d’acqua finisce per rompere la barriera di ghiaccio che la ostacola, in un fuoco di artificio di crolli e frantumazioni.

Il suono del ghiaccio che freme e quasi soffre in una sorta di titanico parto è considerato una della manifestazioni più stupefacenti della natura alle quali possa assistere un essere umano. Ma stavolta i glaciologi avrebbero preferito non ascoltarlo. Fino a pochi mesi fa il Perito Moreno era considerato una buona notizia in mezzo a un mare di disperazione. Il Perito reggeva, a differenza dei ghiacciai dell’emisfero Nord, dalle Alpi all’Himalaya, che si sciolgono a velocità crescente. «Ma già a marzo - commenta Massimo Frezzotti, glaciologo dell’Enea - abbiamo scoperto con delusione che anche il Perito Moreno si assottigliava. Non diminuiva l’estensione, ma lo spessore sì: 14 metri in meno rispetto il massimo finora rilevato».

Se anche dai ghiacci dell’emisfero Australe, che finora sembrano meno toccati dal riscaldamento globale, cominciano ad arrivare segnali inquietanti, il taglio di metà delle emissioni di gas serra da qui al 2050 deciso dal G8 a Toyako potrebbe essere poca cosa e molto in ritardo. Nell’emisfero Nord lo scioglimento di ghiacciai e calotta polare è un treno in corsa e ci vorrebbero ben altri freni.

L’estensione del pack al Polo Nord è arrivata a settembre a un minimo di cinque milioni di chilometri quadrati, contro i setto-otto che erano la media fino agli Anni 70.

L’inverno più rigido degli ultimi anni aveva fatto sperare in una battuta d’arresto. «Invece quest’anno con ogni probabilità toccheremo un nuovo minimo - avverte Don Perovich, del Cold Regions Research and Engineering Laboratory (Usa) -. A luglio siamo già agli stessi livelli dell’anno scorso e la diminuzione della superficie ghiacciata è cominciata prima. Ciò moltiplica l’effetto albedo e le acque si riscalderanno di più, soprattutto durante i primi mesi dell’estate». L’effetto albedo è un moltiplicatore dei meccanismi di riscaldamento: ghiacci e neve si sciolgono, sparisce il manto bianco che riflette i raggi solari, la terra o le acque scure assorbono più calore, ghiaccio e neve si sciolgono ancora di più. Per quest’anno i glaciologi più pessimisti si aspettavano a fine estate un Polo Nord senza pack. Dovesse sparire anche il Perito Moreno, forse sarebbe meno grave per il destino dell’umanità, ma per certi versi ancora più triste.
Fonte: La Stampa