Archive for July 8th, 2008

L’auto con pannelli solari

Tuesday, July 8th, 2008

   I tentativi di alimentare automobili ibride con pannelli solari è una ricerca che va avanti da tempo.Ora però, c’è un’azienda californiana che se ne sta occupando brillantemente.

zautopa.jpg

E’ la Solar Electrical Vehicles (SEV) e l’auto scelta per questa prima prova è la Toyota Prius, su cui è stata creata l’opzione di un grande pannello solare da piazzare sul tetto.

L’opzione è costituita da celle fotovoltaiche monocristalline collegate in moduli da 200-300 Watt; l’energia ricavata dall’irraggiamento solare viene accumulata in una apposita batteria da 3 kW, in grado di garantire fino a 32 chilometri di mobilità elettrica ogni giorno. Così, grazie ad un risparmio energetico di circa un 29%, la spesa iniziale d’installazione di 2.000/4.000 dollari può essere recuperata nel giro di 2/3 anni.

La SEV sta sviluppando, inoltre, una batteria ad alta capacità che potrà aggiungere altri 16 km di autonomia.

Le prossime produzioni saranno sulla Toyota Highlander e un altro SUVs.

Fonte: Il professor €chos

UE-Berlusconi: più lontani sulle tribune del G8

Tuesday, July 8th, 2008

Divisioni emerse nello scenario del G8 di Toyako, con Berlusconi spesso in contraddizione con le proposte e con le strategie dei leader degli altri paesi aderenti alla UEIl premier italiano durante l’incontro con la stampa italiana, svoltosi nell’Hotel Windsor sede del summit, ha sottolineato svariati argomenti che non dovrebbero semplificare i problemi con i paesi europei.
Innanzitutto, contrariamente a molti leader UE, non vuole l’allargamento del G8, il cosiddetto G13, che ingloberebbe così i cinque paesi emergenti: India, Cina, Messico, Brasile e Sud Africa, che sempre più voce hanno nei capitoli dello sviluppo, dell’energia e dell’ambiente.
Al contrario il francese Sarkozy ha fatto di questo ampliamento uno dei pilastri della sua politica qui a Toyako. Come lui, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato la necessità di allargare strutturalmente il dialogo su temi specifici. Berlusconi invece è rimasto ancorato alla sua vecchia posizione, insistendo che il G8 deve rimanere escusivamente “un incontro dell’Occidente”.
Altra frizione, questa volta con la tedesca Merkel, si è consumato a proposito dell’atteggiamento da tenere nei confronti del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. Mentre la Merkel aveva chiesto senza mezze misure le sanzioni, Berlusconi ha ribadito la sua volontà di dialogare con il dittatore per risolvere i problemi.
Altro momento di mancata sintonia si è verificato sull’interpretazione del “Trattato UE” come strumento di lotta contro la speculazione sui prezzi, soprattutto sul petrolio, rilanciando i temi cari di Giulio Tremonti . Ma la Commissione UE, qui rappresentata dal presidente Manuel Barroso, ha già espresso tutti i suoi dubbi sull’utilizzazione del Trattato a tali scopi. E inoltre questo intervento sui futures del petrolio coinvolge direttamente i due Paesi che ospitano questi mercati: gli USA e la Gran Bretagna.

Fonte : La Repubblica

Ricerca: arriva Relux, piastrella ecologica made in Italy

Tuesday, July 8th, 2008

Realizzata con vetro di lampade fluorescenti a fine vita, unisce alta qualita’ con un ridotto impatto ambientale, conformandosi alle direttive europee in materia di gestione rifiuti e di politica integrata di prodotto   
 
   Arriva Relux, la piastrella ecologica made in Italy ideata da un team di ricercatori italiani e prodotta con vetro di lampade fluorescenti a fine vita. Relux, che si e’ guadagnata la certificazione di qualita’ ecologica “Ecolabel”, e’ nata dalla ricerca nell’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia. e dalla collaborazione delle societa’ lombarde Relight srl di Rho, in provincia di Milano, e Polis Manifatture Ceramiche S.p.A. di Bondeno di Gonzaga, in provincia di Mantova. L’originale idea di riciclare a fini industriali prodotti speciali fuori uso era stata presentata come prototipo nel 2006.
“Relux nasce da una perfetta sintesi di competenze che hanno saputo esprimere il mondo della ricerca accademica e quello dell’impresa” spiega Luisa Barbieri del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia responsabile del progetto. “Il nostro gruppo di lavoro -prosegue- da anni si occupa della valorizzazione di rifiuti e del loro reinserimento nel circuito economico come materia prima seconda”.
“Dal 2003, in particolare, -sottolinea Barbieri- l’attenzione si e’ concentrata sui rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) e, vista la collocazione geografica dell’Ateneo e la vocazione economica del territorio, si e’ pensato di utilizzare tali materiali nel ciclo produttivo ceramico. Inoltre, in virtu’ dell’attenzione che l’Ateneo sa rivolgere alle espressioni culturali e produttive locali e nazionali, nonche’ alla sensibilita’ mostrata dal mondo aziendale, si e’ passati dalla fase prototipale, in ambito di tesi di laurea, alla realizzazione di un vero e proprio prodotto commerciale”.
“Nel processo, quindi, -dice ancora Barbieri- oltre ai ricercatori universitari, sono state coinvolte l’azienda Relight, che ha le competenze necessarie per bonificare il vetro delle lampade fluorescenti, e la Polis Manifatture Ceramiche, che ha mezzi ed esperienza per realizzare il ciclo produttivo industriale di Relux”. E Relux, un prodotto pionieristico ed all’avanguardia ora entrato definitivamente in produzione, secondo gli esperti dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia, si sta dimostrando una proposta commerciale oltremodo competitiva e capace di suscitare ovunque apprezzamenti ed interesse”.
Inoltre, nel 2006 il giovane Lorenzo Sassi, allora studente del corso di laurea triennale in Ingegneria Ambientale a Modena, per le sue ricerche legate al riciclo di lampade fluorescenti nell’industria ceramica, che sono state il volano dello sviluppo di Relux, ha vinto il premio ‘Laura Conti’, concorso promosso da Ecoistituto del Veneto e dedicato alla realizzazione di tesi legate alle tematiche ambientali. E non solo.
L’anno scorso la ‘piastrella ecologica’ made in Italy ha ricevuto una menzione speciale, nella categoria Miglior Prodotto, per essersi particolarmente distinta in un’ottica di sviluppo sostenibile, rispetto ambientale e responsabilita’ sociale, nell’ambito del Premio Impresa Ambiente promosso dal Ministero dell’Ambiente (selezione italiana dell’European Business Awards for the Environment istituito dalla Direzione Generale Ambientale della Commissione Europea nel 1987), e nel marzo di quest’anno, Relux ha acquisito appunto il marchio di qualita’ ecologica ‘Ecolabel’.
“Sono, dunque, numerosi i consensi e -sottolinea l’Ateneo- si sono moltiplicati soprattutto negli ultimi tempi da quando la piastrella e’ entrata in produzione, contando su numerose richieste grazie anche ad una vasta gamma di tipologie, colori e dimensioni ed a caratteristiche tecnologiche prestazionali testate che la equiparano, anche dal punto di vista qualitativo ed estetico, alle altre piastrelle ottenute con metodi tradizionali”. Ma com’e’ fatta la piastrella ecologica Made in Italy?
Relux, nome voluto in omaggio ai materiali con cui viene prodotta, e’ stata realizzata con gres porcellanato smaltato, con smalto composto dal 40% di vetro ad alte prestazioni, ottenuto da lampade fluorescenti bonificate, che sa unire alta qualita’ con un ridotto impatto ambientale, conformandosi e soddisfacendo appieno le direttive europee in materia di gestione rifiuti e di politica integrata di prodotto.
Secondo gli addetti ai lavori, infine, le performance positive della piastrella ecologica riguardano 5 punti strategici: riduzione di sfruttamento di materie prime; riduzione di impatti ambientali derivanti dai trasporti; riduzione di consumo energetico; recupero di materiali di alta qualita’; riduzione dei quantitativi di rifiuti da avviare allo smaltimento finale.
Info: www.unimo.it 

Fonte: Adnkronos

Biofuels, la Banca Mondiale accusa “Causano i rincari degli alimentari

Tuesday, July 8th, 2008

I biocarburanti hanno provocato un’impennata fino al 75% dei prezzi alimentari mondiali. La cifra, ben più elevata di quella inizialmente stimata, è stata resa nota dal quotidiano inglese The Guardian, ed è contenuta in un rapporto riservato della Banca Mondiale.

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz.jpg

Il dato riportato dal Guardian, che cita fonti di “alto livello”, contraddice le affermazioni del governo Usa, che ha sempre sostenuto che la produzione di biocarburanti è all’origine di meno del 3% degli incrementi dei prezzi. Il giornale britannico, invece, sostiene che il rapporto della Banca Mondiale non è stato reso pubblico proprio per evitare di irritare il presidente americano George Bush.

Secondo il rapporto citato dal quotidiano, le politiche di incentivo dei biocarburanti hanno causato una diminuzione degli stock mondiali di grano e mais ad uso alimentare, senza il quale gli incrementi dei costi dovuti ad altri fattori sarebbero stati stati molto più contenuti. Nello studio della Banca Mondiale i prezzi sotto esame sono cresciuti del 120% tra il 2002 e il febbraio 2008. Secondo il rapporto, scrive il Guardian, “la produzione dei biocarburanti ha distorto i mercati alimentari almeno in tre modi: in primo luogo deviando l’utilizzo dei cereali dall’alimentazione ai carburanti con oltre un terzo del granturco statunitense destinato alla distillazione di etanolo e circa la metà degli olii vegetali dell’Ue diretti alla produzione di biodiesel”.

“In secondo luogo, gli agricoltori sono stati indotti a dedicare parte dei propri campi alla produzione di biocombustibili e, in terzo luogo - conclude il quotidiano britannico - tutto questo ha portato la speculazione finanziaria a concentrarsi sul mercato dei cereali, facendo decollare i prezzi”.

La notizia è stata pubblicata a pochi giorni dall’avvio del G8 che si aprirà lunedì prossimo a Hokkaido. Anche a Bruxelles la discussione è molto accesa, tanto che in agenda domina proprio la questione dei prezzi. La stessa Commissione Europea, finita sul banco degli imputati per aver fissato come obiettivo per il 2020 la quota di carburanti di origine vegetale al 10%, nelle ultime settimane ha cercato di correggere il tiro, chiarendo che quando parla di biocombustibili si riferisce solo a quelli “sostenibili” (guarda la fotoclassifica redatta dall’Università di Bologna per l’Italia).

E nelle stesse ore arriva la denuncia della Fao: a seguito dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari soffrono la fame oltre 50 milioni di persone in più rispetto al 2007.

In questa situazione Gianluca Susta, capo della delegazione italiana del Partito democratico all’Europarlamento, ha annunciato che presenterà un’interrogazione a Strasburgo “per chiedere di bloccare gli investimenti sui biocarburanti di prima generazione, quelli cioè ottenuti da mais o grano”. Citando il rapporto della Banca mondiale, Susta aggiunge: “Chiediamo che l’Unione europea indirizzi i suoi investimenti esclusivamente sui biocarburanti di seconda generazione”. Solo in Italia, conclude l’esponende del Pd, “la disponibilità di biomasse residuali corrisponde a circa 66 milioni di tonnellate di sostanze secche all’anno, equivalente a 27 mtep, ovvero ben 27 milioni di tonnellate di petrolio”.

G8/2: l’appello dell’Oxfam e le richieste del WWF

Tuesday, July 8th, 2008

Scendono in campo gli ambientalisti per spronare i leader del G8 verso obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi. E dalle organizzazioni umanitarie arriva l’appello affinché, sul clima, “l’Europa faccia la differenza”Quella del G8 è “un’opportunità per compiere un grande passo in avanti verso il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che il mondo desidera vedere realizzato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sul Clima (ONU) che si terrà a Copenhagen nel 2009″. E’ quanto afferma il WWF avanzando la sua richiesta di obiettivi più ambiziosi in materia di emissioni a effetto serra, che portino ad un taglio di almeno l’80% entro il 2050. D’accordo con quanto oramai stabilito anche dal mondo scientifico, solo una quota di riduzione del genere potrebbe, infatti, “mantenere il riscaldamento globale, dovuto all’intervento umano, al di sotto della pericolosa soglia dei 2 gradi rispetto alla temperatura media della superficie terrestre dell’epoca preindustriale”. Altro nodo importante, i Paesi a economie emergenti: “Anche Paesi come Cina e India devono contribuire ai tentativi globali di tagliare le emissioni, ma gli obiettivi ambiziosi a medio termine da parte delle nazioni industrializzate costituiscono un prerequisito cruciale. - spiega il WWF - Invece di scaricare la responsabilità su quei paesi meno capaci le otto nazioni più ricche del mondo dovrebbero fare ciò che i veri leader fanno: muoversi per prime”. Infine un invito al Giappone, affinché il Primo ministro Fukuda dia l’esempio adottando “politiche interne forti: prima di tutto un sistema di scambio di quote di emissioni e un obiettivo a medio termine severo, finalizzato a tagli di emissioni nel range del 25-40% entro il 2020″.
A pronunciarsi sono anche Oxfam International e Ucodep, che chiedono ai leader dei Paesi ricchi un’azione immediata sugli obiettivi ambientali a medio termine, sottolineando come se gli “Otto grandi” della Terra “non prenderanno provvedimenti urgenti, qualsiasi promessa a lungo termine sarà impossibile da mantenere”. Pur riconoscendo che i nuovi Fondi G8 di investimento nel clima promossi da USA, Gran Bretagna e Giappone possano aiutare i Paesi poveri ad adattarsi ai cambiamenti climatici, secondo le organizzazioni umanitarie, è indispensabile “un netto aumento” del capitale, a tutt’oggi ancora insufficiente. Solo l’adattamento immediato al cambiamento climatico di un Paese come l’Etiopia, riferisce Oxfam, “costa quasi 512 milioni di euro”, contro i 319,7 milioni di euro su cui finora può contare il Fondo G8 per l’Adattamento. L’appello lanciato da Oxfam e Ucodep, vuole richiamare all’azione soprattutto l’Europa. Di fronte al rifiuto di USA, Giappone e Canada di ridurre le emissioni di CO2 entro il 2020, l’UE “è l’unica che possa garantire un reale progresso dei negoziati”. E ancora più cruciale sarà il ruolo dell’Italia dal momento che a gennaio assumerà la presidenza G8.

Fonte : la Repubblica

Fluttero: “Diamo voce alle vittime dei cani pericolosi

Tuesday, July 8th, 2008
Un punto di incontro «di persone aggredite da cani pericolosi e dei loro familiari che metta in rete le esperienze di persone vittime di comportamenti aggressivi e che possa far conoscere e sensibilizzare l’opinione pubblica sul loro dramma». Questa la proposta del senatore Andrea Fluttero (Pdl) sulla quale lo stesso Fluttero (nella foto) dice che «si attiverà fin da subito». L’intervento è arrivato dopo il dibattito emerso in questi giorni in merito all’esigenza di normare la presenza di razze canine pericolose. Dibattito, afferma Fluttero «dove purtroppo è mancata la voce di chi direttamente o indirettamente è stato vittima di aggressioni da parte di un cane». «L’opinione pubblica, subito dopo la lettura dei giornali - sottolinea il senatore - tende a dimenticare i casi di mutilazioni o ferite permanenti a causa dei morsi di cani e spesso nell’affrontare questo tema preferisce avere una posizione emotiva, legata soprattutto alla generalizzazione del comprensibile affetto verso il proprio cane».È stato lo stesso Fluttero ad aprire il dibattito proponendo un disegno di legge che prevede il divieto di allevamento, produzione, importazione, vendita e acquisto di razze canine considerate come pericolose e anche l’obbligo per chi possiede già queste razze di sterilizzare l’animale e chiedere autorizzazione per la sua detenzione alla questura.Critica rispetto al ddl il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini che annunciando che l’ordinanza sui cani pericolosi in scadenza a gennaio 2009 sarebbe stata all’attenzione del ministero martedì 8 luglio, aveva detto che «nessuna lista di cani pericolosi sarà più attiva nel nostro Paese», puntando sull’educazione e la formazione.

Si dice d’accordo con questa impostazione la senatrice Donatella Poretti (Pd) che invierà al sottosegretario e al gruppo di lavoro ministeriale il prossimo 8 luglio la risoluzione approvata la scorsa legislatura che mette al centro, tra l’altro, la responsabilità del proprietario.

Sono 17 le razze pericolose per le quali sono previste particolari norme di sicurezza: pitbull, pitbull mastiff, pitbull terrier, american bulldog, cane da pastore di Charplanina, cane da pastore dell’Anatolia, cane da pastore dell’Asia centrale, cane da pastore del Caucaso, cane da Serra da Estreilla, dogo argentino, fila brazileiro, perro da canapo majoero, perro da presa canario, perro da presa Mallorquin, rafeiro do alentejo, rottweiler, tosa inu.

Fonte : La Zampa it

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!