Archive for July 5th, 2008

Una Plug-in di nome Stella E’ la Subaru elettrica

Saturday, July 5th, 2008

Si chiama Plug-in Stella Concept ed è un prototipo di auto elettrica realizzato da Subaru che (niente di meno) verrà esposta ed utilizzata durante l’imminente Summit dei G8 che si terrà dal 7 al 9 luglio 2008 ad Hokkaido Toyako.

La casa delle pleiadi ne metterà a disposizione quattro esemplari per il trasporto dei rappresentanti di governo e degli altri partecipanti al summit, mentre un quinto resterà in mostra presso il Environmental Showcase, un’area di esposizione e prova realizzata presso l’International Media Center, dove la vettura potrà anche essere provata.

La vettura utilizza il medesimo sistema di propulsione elettrica adottato dalla R1e. Il risultato è un’auto che offre un’ottimale risposta ad un’ampia gamma di esigenze di mercato, grazie anche alla compattezza e alla versatilità di utilizzo. E questo nuovo prototipo fa parte del programma di ricerca che Subaur sta da tempo svolgendo nel settore degli EV, una soluzione per un nuovo tipo di mobilità più rispettosa dell’ambiente in cui l’azienda crede fermamente.

Come dicevamo la Plug-in STELLA Concept rappresenta una evoluzione dei modelli R1e e G4e, quest’ultimo presentato lo scorso anno al Salone di Tokyo e in seguito al Salone di Ginevra. Il suo sistema plug-in (con possibilità di ricarica tramite presa di corrente domestica) già presente su R1e e Gee è stato ulteriormente perfezionato. Sulla R1e questo sistema consente di ricaricare fino all’80% in soli 15 minuti da una normale presa di rete.

L’avanzata tecnologia della nuova generazione di batterie agli ioni di litio ad alte prestazioni, l’evoluto sistema di gestione della propulsione elettrica e la intelligente struttura di questi prototipi, consentono il trasporto di 5 persone per oltre 200 Km per carica. Tutte queste caratteristiche hanno reso le auto elettriche Subaru sempre più vicine alla produzione di serie, come attestano le flotte già in sperimentazione nell’uso quotidiano.

Ad esempio la Subaru R1e, che FHI ha sviluppato in collaborazione con la Tokyo Electric Power Co., Inc. (TEPCO), azienda di vertice fra le utility giapponesi, è in fase di test nell’uso quotidiano da giugno 2006

Fonte: La repubblica

Rischio estinzione specie sottostimato di 100 volte

Saturday, July 5th, 2008

L’allarme per il rischio di estinzione delle specie animali è cento volte più rosso di quanto stimato fino a oggi: secondo una ricerca statunitense pubblicata su Nature, infatti, una “svista” nei modelli matematici usati per valutare il pericolo ha fatto sì che questo venisse sottostimato di circa cento volte.

Uno degli autori della ricerca, Brett Melbourne dell’ Università del Colorado, sostiene che i modelli matematici usati oggi ignorino le differenze casuali tra gli individui di una popolazione animale. Queste differenze (come quelle che riguardano le dimensioni degli esemplari e il rapporto tra maschi e femmine), influenzando il tasso di sopravvivenza e il successo riproduttivo, avrebbero un effetto inaspettato sul calcolo del rischio di estinzione.
I modelli attuali, spiega l’esperto, calcolano il rischio basandosi solo su due fattori: il numero di eventi casuali che colpiscono negativamente gli individui di una popolazione e fattori come la fluttuazione delle temperature e delle precipitazioni che possono influire sui tassi di natalità e mortalità degli animali. Vengono quindi trascurati due elementi fondamentali: le variazioni nel rapporto tra il numero di maschi e di femmine e le variazioni fisiche tra gli individui.

Nel loro studio, i ricercatori hanno monitorato delle popolazioni di scarafaggi e i risultati sono stati usati per testare nuovi modelli matematici che prendono in considerazione anche questi due fattori. «I risultati - spiega Melbourne - dimostrano che le cose stanno peggio di quanto pensiamo: il rischio di estinzione può essere di diversi ordini di grandezza maggiore rispetto a quello stimato dai biologi». E gli effetti scoperti in laboratorio, specifica Melbourne, «dovrebbero essere ancora più amplificati nelle popolazioni naturali», dove le differenze tra individui sono più marcate rispetto alle popolazioni di scarafaggi usate in laboratorio per lo studio.

Per alcune specie come quella dei gorilla di montagna, aggiunge il ricercatore, i biologi possono raccogliere dati su singoli individui valutando così il rischio di estinzione. «Ma per molte altre specie come quelle marine - conclude - il meglio che i biologi possono fare è misurare le fluttuazioni della popolazione. Sono proprio questi i casi in cui è più probabile sbagliare la valutazione del rischio

Fonte : La Stampa

“Valle dei templi ai privati”

Saturday, July 5th, 2008

 ”Privatizziamo la Valle dei templi”. Per ora è poco più di un’idea, una proposta shock che porta però la firma di chi gestisce la politica dei beni culturali in Sicilia. Quella dell’assessore regionale Antonello Antinoro, che ha già abbozzato una ampia relazione sul tema: finirà presto sul tavolo della giunta Lombardo. Un’iniziativa annunciata ieri e che ha già scatenato un vespaio di polemiche. Raccogliendo, per ora, solo dissensi. “Per rendere il più possibile redditizia la gestione dei beni culturali in Sicilia dobbiamo affidare a un privato di qualità il pacchetto completo di un sito turistico per trent’anni. Penso ad esempio alla Valle dei Templi o al teatro greco di Siracusa”, afferma Antinoro, uno degli uomini forti dell’Udc di Cuffaro in Sicilia, trentamila voti alle ultime regionali. Al piano l’assessore sta lavorando con Adele Mormino, il suo capo di gabinetto che è anche il sovrintendente dei beni culturali di Palermo. “In cambio della gestione del nostro patrimonio artistico - dice Antinoro - i privati dovranno garantirci un canone fisso e alcune opere da realizzare nell’indotto. Penso alle strade o a un certo numero di alberghi. Nel caso della Valle dei templi potremmo chiedere ai privati di migliorare la strada statale Palermo-Agrigento e un eliporto”. Ma non si ferma qui, l’assessore. E, in un’intervista rilasciata a un sito internet allunga la lista dei monumenti da privatizzare: “Potrebbero essere inseriti anche il teatro antico di Taormina, Selinunte o la Cappella Palatina. Ma l’elenco dei siti dovrà essere concordato con l’assessorato regionale al Turismo”. Antinoro aggiunge: “Potremmo affidare a privati anche gruppi di opere, in cambio della realizzazione di un museo per ospitarle in Sicilia”. È una proposta che riapre nel modo meno atteso il dibattito attorno alla Valle dei templi, sito visitato ogni anno da 700 mila turisti, considerato patrimonio dell’umanità dall’Unesco ma indicato da anni, a torto a ragione, come uno dei simboli dell’aggressione del cemento alle bellezze monumentali del Paese.

E salito alla ribalta, di recente, per piccoli e grandi disservizi. L’anno scorso, di questi tempi, l’irrigidimento burocratico dei custodi - che negarono l’ingresso a 38 bimbi stranieri perché il biglietto gratuito era previsto solo per i minori appartenenti all’Ue - fece gridare al razzismo il mondo politico, senza distinzione di bandiera. In Sicilia capita non di rado che i turisti si trovino di fronte ai cancelli dei monumenti chiusi, specialmente di domenica o nei giorni festivi. Ma è la privatizzazione la soluzione alle difficoltà di gestione? Non ci crede Rosalia Camerata Scovazzo, presidente dell’ente che controlla il Parco dei templi. Nasconde a fatica l’imbarazzo per non essere stata neppure avvertita dell’iniziativa del governo regionale. Ma, nel corso di un sopralluogo al tempio di Giunone, lascia intendere il suo pensiero. “Voglio vedere il provvedimento prima di fornire una valutazione chiara - afferma la Camerata Scovazzo - Ma una cosa è certa: la tutela dei beni culturali non può essere oggetto di delega, da parte di un’amministrazione pubblica”.

E ovviamente l’iniziativa ha già scatenato una battaglia politica. Con il Pd siciliano pronto a dirsi “inorridito”: “È un paradosso che nella regione che ha il più altro numero di dipendenti, oltre ventimila, si pensi di affidare i beni pubblici a soggetti privati”, dice Filippo Panarello, vicepresidente della commissione Beni culturali dell’Assemblea regionale. Panarello invita a “combattere sprechi e clientelismi, per mettere in piedi un credibile piano di fruizione dei beni culturali che deve prevedere orari di apertura più ampi, anche nei giorni festivi”. D’accordo il collega di partito Mario Bonomo: “Quest’idea di provare a fare cassa in tutti i modi, di trasformare in business anche la nostra stessa memoria fa semplicemente inorridire”.

Fonte : La Repubblica

MERCATO ITALIANO PELLET NON ANCORA MATURO

Saturday, July 5th, 2008

Il 2008 non e’ iniziato sotto i migliori auspici per il mercato italiano delle pellet, i cilindretti di biocarburante solido usati per produrre calore ed elettricita’ in alternativa ai combustibili fossili. Il mercato, secondo la AEBIOM ( Associazione Europea per la Biomassa) non e’ ancora maturo e paga lo scotto di una crescita rapida con i problemi tipici dei mercati giovani: mancanza di qualita’, carenza di know how e di trasparenza. Cosi nel 2008 nel nostro paese il settore, nonostante una crescita della produzione vertiginosa alle spalle, ha marcato una serie battuta d’arresto. Un eccesso di produzione, favorita anche dal livello dei prezzi, schizzati nel 2007 a 350-400 euro la tonnellata per la forte domanda e la carenza di offerta, ha determinato il crollo del costo del prodotto. Nei primi mesi del 2008 il prezzo all’ingrosso delle pellet e’ sceso a 130 euro la tonnellata. Una quotazione che non lascia che risicati margini di guadagno ai produttori italiani e che potrebbe costringere specialmente i piccoli imprenditori ad arrestare la produzione. La soluzione al problema, secondo la valutazione fatta dall’AEBIOM, ruota essenzialmente intorno a due fattori chiave: sicurezza dell’approvvigionamento e stabilita’ dei prezzi.

Fonte: Ansa.it

Piccola Italia

Saturday, July 5th, 2008

Andare da un pizzo all’altro. E andarci comodi, quasi in carrozza. Grazie al pizzo, allo spuntone di roccia che maestoso separa il borgo dalla marina, Pizzo Calabro è diventuto un luogo famoso, visitato, segnalato in tutta Italia. Il suo mare turchese, la costa stupefacente, i vicoli e i profumi inconfondibili. Nel 1984 il sindaco ebbe un’idea grandiosa: se bucassimo il pizzo, se gli facessimo un foro interno invisibile, come usano i pasticcieri col panettone riempito di crema chantilly, avremmo la possibilità di installare un ascensore. Riparato dagli occhi ma vicino al cuore (e alle gambe) di tutti coloro che si risparmiano gli scalini e il sudore dell’arrampicata.

L’idea parve davvero ottima e malgrado qualche contestazione del solito comitato spontaneo pro natura (”Pizzo si chiama così perché c’è il pizzo di montagna, e chi viene lo sa che si sale e si scende e questo è anzi il bello”) fu subito contratto un mutuo da un miliardo per la realizzazione. Subito proprio no. Ma in Calabria il tempo passa più lento che altrove, quindi: 1995 inizio dei lavori. Undici anni di riflessione sono sembrati il giusto. Serve una parentesi: quando un’amministrazione pubblica deve contrarre un debito ha la mano leggera. Quel debito peserà sulle casse, produrrà interessi, dovrà essere restituito. Ma in Italia non c’è l’ufficio della resa del conto: cosa fai, quanto costa, perché lo fai e chi paga. Nessuno deve rispondere a nulla. Geniale.

I lavori, adagio adagio, iniziarono e proseguirono per sette anni. Nel 2002, riporta meticolosamente Il Quotidiano di Calabria, l’opera fu conclusa e inaugurata. “Evviva, funziona!”. Da pizzo a pizzo in ascensore. Da nord a sud e viceversa. Due minuti e sei in piazza; due minuti e sei a mare. Il giorno dell’inaugurazione si fece festa. Tutti contenti. Però si era trascurato di richiedere tutte le autorizzazioni del caso, e comunque ci si era dimenticati che per far funzionare l’ascensore serviva un custode che accompagnasse gli ospiti su e giù per il pizzo ogni giorno. Un custode lavora otto ore, la giornata è di ventiquattro ore, servivano tre custodi. E chi paga? Boh!

Infatti, inaugurata l’opera, fu subito attrezzato un cancello e posto un lucchetto. Un anno, due, tre. Siamo a sei. L’ascensore non è mai entrato in funzione, anzi si è un po’ arrugginito, e servirebbero altri 250mila euro per metterlo a norma. Soprattutto servirebbe un custode, anzi tre!

Ma l’Italia è lunga, e se la Calabria è la punta, o la coda, la testa sicuramente è rappresentata dalle Alpi. In Trentino le cose si fanno meglio. Per esempio
“un’azienda, racconta Il Trentino, deve costruire un magazzino: magazzino Cavit. Alto alto, 22 metri e mezzo, è progettato il muro perimetrale. Molto, molto più alto di quello di Berlino, e più spesso e imperioso dell’altro che a Gerusalemme divide gli arabi dagli israeliani. A Ravina, luogo alpino, la muraglia ha qualcosa di cinese. Preoccupante. Si forma il comitato, s’annuncia la protesta e la denuncia: “Ma non vi accorgete che state autorizzando la costruzione di un mostro?”.

I consiglieri comunali, componenti la commissione urbanistica, cascono dalle nuvole: ma no, è opera poco invasiva. Hanno in mano il rendering, il progetto tecnico col quale si proietta l’immagine del costruito: lo stato dei luoghi ante operam e post opera. Così è, così sarà. Si concede dunque l’autorizzazione: betoniere e carpentieri, ferro e cemento.

Il muro si alza, si alza, si alza. Si alza al punto che qualcuno chiede: ma cosa avete visto in questo rendering? Si scopre, questa è l’accusa, che purtroppo anche a Trento si tarocca. Il rendering, cioè il progetto, sembra infatti poco poco modificato. Hanno esibito gli uffici comunali un muro più piccino di quello da realizzare, spostato l’asse ottico, ingentilito ogni cosa. Ne è così convinta la Procura che ha posto sotto sequestro l’opera. Comunque già tutto stato costruito, e pure siamo al nord - in un batter d’occhio!

Fonte : La Repubblica

Clima, il Wwf dà le pagelle al G8

Saturday, July 5th, 2008

Quando si presentano all’esame riescono quasi sempre a buttarla in chiacchiere. Per questo il Wwf le pagelle ha deciso di darle prima. Al vertice G8 in programma dal 7 al 9 luglio a Hokkaido, in Giappone, la lotta ai cambiamenti climatici ha un posto in cima all’agenda, ma in passato alle promesse e alla retorica della vigilia spesso hanno fatto seguito pochi fatti. Così l’associazione ambientalista, in collaborazione con Allianz e con la società Ecofys, ha stilato Scorecards, un’analisi delle politiche di lotta ai cambiamenti climatici delle otto massime potenze industriali e dei cinque paesi emergenti, Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica.

GUARDA LA CLASSIFICA CON LA MAPPA INTERATTIVA

Nessun promosso. I risultati sono stati presentati questa mattina a Roma e non sono esattamente incoraggianti. Nessuna nazione del G8 è promossa a pieni voti e la media generale è piuttosto bassa. Per rendere più immediato il giudizio sui comportamenti i curatori del dossier hanno scelto la metafora dei semafori, sia nel giudizio globale conclusivo, sia nei singoli settori presi in esame: dalla riduzione delle emissioni di gas serra allo sviluppo del mercato della CO2; dalla diffusione delle rinnovabili alle politiche sul risparmio energetico.

Pochi semafori verdi. Nelle voci specifiche qualche luce verde qua e là si intravede. Londra ne conquista una per l’intensità energetica (il rapporto tra Pil e consumi) e le politiche industriali, Parigi altre due per numero di emissioni procapite e intensità energetica. Due pure quelle assegnate a Berlino (intensità energetica e politiche a sostegno delle rinnovabili), mentre l’unica ottenuta da Roma è alla voce intensità energetica.

In testa la Gran Bretagna. Al momento di tirare le somme, chi fa meglio non va però oltre il semaforo giallo. Chi arriva al vertice giapponese con le referenze migliori è il terzetto composto da Gran Bretagna, Francia e Germania. Italia e Giappone sono invece a centro classifica, mentre a chiudere ci sono Russia, Canada e Stati Uniti, un trio da luce rossa.

La pagella italiana. Al semaforo finale il nostro paese “passa” con il giallo, ma il giudizio complessivo dei “vigili” ambientalisti è comunque severo. “Le emissioni dell’Italia - si legge nel rapporto - aumentano costantemente e sono notevolmente al di sopra degli obiettivi di Kyoto. L’Italia ha avviato alcuni sforzi, ma sono in atto solo poche misure nazionali per ridurre le emissioni e ancora non hanno prodotto risultati significativi”. Ancora una volta a salvarci, o quanto meno a mitigare i danni, è l’essere costretti all’azione da Bruxelles. “Tuttavia - è scritto ancora in Scorecards - quale stato membro Ue, l’Italia appoggia gli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni di gas serra per il 2020 nonché gli obiettivi in materia di risparmio energetico e rinnovabili”, anche se “il Piano nazionale di Allocazione di quote di emissione italiano è modesto”.

I compiti dei G8. Un quadro poco rassicurante rispetto a quella che secondo il Wwf dovrebbe essere la portata dell’impegno a fronte dell’emergenza riscaldamento globale. “Segnali positivi ce ne sono - spiega Mariagrazia Midulla, responsabile clima della sezione italiana - quello che ancora manca è la coerenza: Londra guarda al futuro con una capacità strategica notevole, ma fa poco sulle rinnovabili. Berlino su eolico e solare ha fatto invece un lavoro straordinario, ma rimane ambigua sul carbone e sui trasporti”.

I paesi del G8, sottolinea ancora il documento dell’associazione ambientalista, “hanno la maggiore responsabilità e devono assumere la guida, impegnandosi a drastici tagli nelle proprie emissioni, nell’ordine di una riduzione almeno tra il 25% al 40% entro il 2020″. “Essi - mette ancora in guardia il Wwf - hanno inoltre la responsabilità di guidare la cooperazione globale sul clima con Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa e gli altri paesi in via di sviluppo. Compito loro è incoraggiare lo sviluppo sostenibile attraverso il trasferimento di tecnologie e il sostegno finanziario. Mandando un segnale politico di appoggio alla cooperazione internazionale e a target ambiziosi di taglio delle emissioni di CO2, il G8+5 di quest’anno può anche aiutare a far sì che le prossime trattative Onu sul clima, il prossimo dicembre a Poznan, in Polonia, siano un successo”.

Motivi di ottimismo. Qualche elemento di ottimismo per il raggiungimento di questi obiettivi, Scorecards comunque li sottolinea. “Il funzionamento del piano Ue di scambio emissioni - si legge ancora nel rapporto - è stato migliorato e ha portato ad allocazioni più rigorose nella fase 2008-2012. La messa all’asta di quote di emissioni potrà creare nuove risorse finanziarie per la mitigazione”. Inoltre, “mentre le azioni a livello federale in Canada e Usa sono insufficienti, le attività degli stati sono molto incoraggianti”.

Verso Kyoto 2. “Questo G8 - conclude Mariagrazia Midulla - è un passaggio decisivo in vista delle trattative per l’estensione e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto, mi auguro che si riesca a fare dei passi avanti, senza abbassare l’asticella degli obiettivi. Il messaggio degli scienziati è chiaro: contenere l’aumento della temperatura entro i due gradi potrebbe non bastare”.
Fonte: La Repubblica