Archive for July 3rd, 2008

NASCE INTESA APER-REF SU CERTIFICATI VERDI

Thursday, July 3rd, 2008

ROMA - E’ stato appena sancito un specifico protocollo d’intesa tra l’APER (Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili) e il REF (Ricerche Economia e Finanza) per offrire maggiore prevedibilita’, certezza e trasparenza sui fondamentali quali-quantitativi del mercato italiano dei certificati verdi, il principale strumento di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili attualmente previsto dalla normativa. L’accordo definisce utili sinergie per l’implementazione e lo sviluppo degli obiettivi e delle attivita’ dell”’Osservatorio APER sul mercato dei certificati verdi”, al fine di introdurre contenuti di scenario sul mercato dei prezzi energetici ed elementi di maggior prevedibilita’, certezza e trasparenza anche alla luce delle importanti novita’ legislative-regolamentari introdotte a seguito dell’entrata in vigore della Legge 244/07 (Finanziaria 2008) 3 della legge 222/07. ”L’acquisizione della collaborazione tecnico-scientifica di un prestigioso ed indipendente centro di studi e ricerche economiche come REF - spiega Marco Pigni direttore di APER - conferira’ ulteriori elementi di affidabilita’ ed autorevolezza alle attivita’ dell’Osservatorio, attivato da APER dallo scorso mese di Aprile, per far luce su un mercato, quello dei certificati verdi, attualmente caratterizzato da poca trasparenza, asimmetria delle informazioni e notevole incertezza anche in conseguenza dell’imperfetta articolazione normativa, in modo da poter avanzare ai decisori istituzionali le opportune proposte correttive con la massima consapevolezza ma in tempi ragionevolmente rapidi”. ”La collaborazione con APER consentira’ a REF - spiega Pia Saraceno - di migliorare ed integrare le proprie analisi e previsioni. Con l’utilizzo delle basi informative di APER si potra’ fare affidamento su dati piu’ accurati relativi alla struttura attuale dell’offerta ed alla sua possibile evoluzione con riferimento sia alle tecnologie che ai soggetti produttori, dati che il GSE fornisce solo in modo parziale e con ritardo. Nell’ambito della collaborazione inoltre, REF e’ disponibile a realizzare servizi a condizioni agevolate per i soci di APER”

Fonte: Ansa.it

ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI, +60% INVESTIMENTI

Thursday, July 3rd, 2008

Un po’ per le preoccupazioni per il riscaldamento globale, un po’ per la crescita impetuosa del prezzo del petrolio, il mondo, e in maniera particolare quello economico, sta scegliendo sempre di piu’ l’energia verde. Lo afferma il rapporto annuale dell’Unep, l’agenzia Onu per l’ ambiente, secondo cui gli investimenti pubblici e privati in rinnovabili sono cresciuti del 60% nel 2007 rispetto al 2006, raggiungendo la cifra di 148 miliardi di dollari. Secondo il rapporto, il 23% di tutta la nuova energia installata lo scorso anno viene da fonti ‘verdi’, dieci volte di piu’ di quella nuova ottenuta dal nucleare, e ormai le rinnovabili sono il 5,4% della produzione energetica mondiale.”Queste cifre sono molto interessanti - commenta Carlo Manna, responsabile del centro studi dell’Enea - e conferma che l’industria nel mondo ha sempre maggior interesse verso l’eco-energia, mentre da noi si parla ancora troppo dei costi e troppo poco delle opportunita’ da questo tipo di investimenti”. Ecco i principali numeri del rapporto:

 - CRESCONO EOLICO E SOLARE: la maggior parte dei nuovi investimenti riguarda l’eolico, con 50,2 miliardi di dollari, ma anche il solare sta crescendo impetuosamente, al ritmo medio del 254% all’anno dal 2004, e ha raggiunto i 28,6 miliardi di dollari. In particolare viene dal vento il 40% della nuova energia europea e il 30% di quella statunitense. In marzo e’ stata superata la soglia dei 100 gigawatt totali ottenuti dal vento. Al terzo posto nella classifica dei nuovi investimenti, dietro a vento con il 43% e sole con il 20 ci sono i biocarburanti con il 17%, mentre al quarto le biomasse e l’energia dai rifiuti, con il 9% ma con un ritmo di crescita del 400% all’anno;

 - L’EUROPA SPENDE DI PIU’: la fetta maggiore degli investimenti viene dall’Unione Europea, con quasi 50 miliardi di dollari, seguiti dagli Stati Uniti. In rapida ascesa India, Cina e Brasile, che insieme raggiungono il 22%. Ancora molto indietro l’Africa: pur avendo aumentato considerevolmente gli investimenti questi sono fermi a 1,3 miliardi di dollari. ”’Lo sforzo dell’Europa e’ necessario - spiega Manna - per recuperare rispetto a Usa e Giappone che investono da molto piu’ tempo”;

- ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO: il rapporto non presenta dati specifici sull’Italia: ”Abbiamo incluso nel rapporto solo le prime dieci nazioni per ogni tecnologia e per investimenti - spiega Eric Usher, uno degli autori del rapporto - e l’Italia non ne fa parte”. Il nostro paese e’ ultimo nella Ue per investimenti: ”Da un rapporto che abbiamo stilato e che presenteremo a meta’ mese emerge che siamo ultimi insieme alla Finlandia - spiega Manna - basti pensare che da noi si spende in ricerca e sviluppo qualche centinaio di euro, mentre la Germania ne spende quattromila. Da noi scontiamo il fatto di non avere ancora una ‘road map’ precisa di cosa fare, al contrario degli altri, e anche una certa farraginosita’ nelle procedure burocratiche”;

- PROSPETTIVE FUTURE: il trend positivo, secondo il rapporto, e’ destinato a continuare: ”Dopo un rallentamento nei primi tre mesi del 2008 - si legge - nei secondi tre si e’ avuto un aumento del 34%”. Tutti questi investimenti sono in gran parte privati, mnentre il pubblico contribuisce per circa il 20%: nel 2007 si sono raggiunti i 23,4 miliardi di dollari, una cifra raddoppiata rispetto all’anno prima. (ANSA)

Ghiacci che si sciolgono e poco cibo «Strage» demografica per i pinguini

Thursday, July 3rd, 2008

La conferma da uno studio dell’Università di Washington. «Significa che anche gli oceani sono a rischio»

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WASHINGTON (Stati Uniti) - Il numero dei pinguini in costante calo segnala che gli Oceani del mondo sono a rischio: lo sostengono alcuni scienziati dell’Università di Washington. Secondo un nuovo rapporto scientifico, la popolazione dei simpatici uccelli è minacciata da un cocktail fatto di surriscaldamento globale, inquinamento con idrocarburi, esaurimento delle riserve di pesca, turisti e progresso. Un preoccupante calo demografico che deve suonare come un campanello di allarme anche per l’uomo: la scomparsa dei pinguini è il sintomo più evidente della malattia che affligge l’ecosistema marino.

L’ISOLAMENTO NON BASTA - Una squadra di biologi della University of Washington ha descritto in modo dettagliato i problemi specifici di cui soffre la popolazione dei pinguini, animali resi celebri anche dal film del biologo francese Luc Jacquet «La marcia dei pinguini», mettendo in relazione il loro decadimento alla salute generale degli oceani australi. Il biologo Dee Boersma, autore dell’articolo pubblicato nell’edizione di luglio della rivista Bioscience, ha dichiarato: «Pensavamo che molti pinguini fossero salvi perchè lontani dall’essere umano. Ma non è vero».

SPECIE A RISCHIO - Sono una ventina le diverse specie di pinguini e di queste almeno dodici sarebbero, secondo il prof. Boersma, in condizione di rischio. L’International union for the conservation of nature stila invece una lista di tre specie in pericolo, sette in condizioni di forte vulnerabilità e un paio comuqnue minacciate. Insomma, le opinioni degli scienziati concordano. E forse non basterà un tip-tap ballato da un pinguino imperatore a far prendere coscienza al mondo di quanto grande sia il problema, come avveniva nel cartoon «Happy Feet», in cui il piccolo Mambo riusciva a convincere gli «alieni», ovvero gli umani, a smetterla con il prelievo indiscriminato di pesce nella zona antartica.

I NUMERI - Secondo i dati citati da Boersma, la principale colonia di pinguini della Patagonia, a Punta Tumbo, ha visto un dimezzamento della popolazione: dai 400 mila esemplari che si potevano contare negli anni Sessanta siamo arrivati ai 200 mila censiti nell’ottobre del 2006. I pinguini africani, invece, nell’arco di un secolo sono passati da circa un milione e mezzo a poco più di 60 mila.

Fonte : Corriere della Sera

BALNEAZIONE: SPIAGGE ITALIANE SUL PODIO D’EUROPA

Thursday, July 3rd, 2008

L’Italia si conferma la ’spiaggia d’Europa’, con una qualita’ delle acque fra le migliori del continente, che sara’ possibile monitorare giorno per giorno grazie a un nuovo sito internet. Sono questi gli aspetti principali del rapporto sulle acque di balneazione presentato oggi nella sede dell’ex ministero della Salute, da cui emerge che il 96% delle coste italiane controllate risulta balneabile. ”La qualita’ delle acque di balneazione italiane e’ tra le migliori in Europa - ha affermato il sottosegretario con delega alla salute Francesca Martini - i dati evidenziano che la conformita’ delle nostre acque ai parametri microbiologici indicati nella Direttiva europea vigente e’ ben del 93%”. Il rapporto e’ stato stilato sulla base delle serie di dati raccolti dalle Agenzie regionali per l’Ambiente nel 2007. Questi i principali risultati: BALNEABILE IL 96,2% DELLE COSTE: su 5.170 chilometri di costa sottoposti a controllo, sui 7.375 chilometri totali italiani, 4.970 sono balneabili, pari ad una percentuale del 96,2%, mentre i restanti 2.200 chilometri non sono balneabili in quanto non accessibili al monitoraggio o perche’ porti o foci di fiumi. Ci sono 26 chilometri in piu’ di costa balneabile rispetto allo scorso anno e 195 chilometri interdetti alla balneazione perche’ inquinati. Se si prendono in considerazione i parametri europei piu’ restrittivi per la balneazione, l’Italia e’ seconda con il 91,7% dei siti balneari conformi, superiore alla media Ue dell’86% e superata solo dalla Grecia con il 95%. ”L’inquinamento - ha spiegato Donato Greco del ministero - e’ dovuto principalmente a inquinanti biologici, mentre solo il 15% delle coste non conformi lo e’ per inquinanti chimici”. ON-LINE LE ANALISI IN TEMPO REALE: un sito gia’ predisposto (www.collaudo.portaleacque.it raggiungibile anche tramite www.ministerosalute.it/balneazione) contiene tutti i dati, ed ha una parte grafica dove e’ possibile verificare tramite i diversi colori la balneabilita’. I valori riportati sono quelli campagna 2008 in corso aggiornati giorno per giorno. TOSCANA E MARCHE AL TOP, CAMPANIA ULTIMA: le uniche regioni in cui il 100% dei siti controllati e’ risultato balneabile sono Marche e Toscana, oltre alla Basilicata. Pulite al 99% sono invece le spiagge di Emilia Romagna, Sicilia e Sardegna. In fondo alla classifica la Campania, in cui l’81% dei punti controllati e’ risultato balneabile, il Lazio e la Calabria, entrambi con il 93%. DA VENERDI’ NUOVA DIRETTIVA: da venerdi’ prossimo cambiano le analisi e i parametri sulla balneazione, per effetto del recepimento di una direttiva europea. Tra le principali novita’ c’e’ una nuova definizione di ‘aree omogenee’ in cui cioe’ basta un solo punto su cui effettuare l’analisi. Inoltre i parametri microbiologici verificati passano da 19 a 2, i piu’ indicativi di pericoli per la salute. Per la prima volta si terra’ anche conto di inquinanti piu’ ‘grandi’ dei batteri, come residui bituminosi e materiali come vetro, gomma, plastica. CONFRONTO CON GLI ALTRI RAPPORTI la Toscana risulta la regione con il mare piu’ pulito anche secondo la Guida Blu 2008 di Legambiente e Touring Club Italiano, che assegna il maggior numero di vele blu a questa regione e alla Sardegna. Sempre la Toscana, insieme alle Marche e’ la regione con piu’ Bandiere Blu 2008 assegnate dalla Fee (la Fondazione per l’educazione ambientale) in collaborazione con Cobat (Consorzio Obbligatorio per la raccolta delle batterie esauste). (ANSA).