Archive for June 28th, 2008

ENERGIA: RINNOVABILI CONTRO NUCLEARE, DIBATTITO APERTO

Saturday, June 28th, 2008

Rinnovabili, nucleare, o tutti e due? Dei pro e contro del ritorno italiano all’atomo e della possibile minaccia da esso rappresentata nei confronti dello sviluppo delle rinnovabili si e’ discusso a Roma durante il convegno ”Rinnovabili e nucleare: due percorsi paralleli”, organizzato da Ises Italia, sezione dell’International solar energy society. Si sono confrontate posizioni diverse, come quella di Maurizio Cumo, docente dell’Universita’ La Sapienza di Roma, secondo cui ”energia nucleare e fonti rinnovabili non sono in competizione fra loro ma possono contribuire in modo integrato al conseguimento degli obiettivi energetici italiani” e quella del professor Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, secondo cui ”una scelta tra le due va fatta, e conviene scegliere le fonti rinnovabili, sia per il beneficio apportato all’ambiente che per ragioni puramente economiche e di mercato”. Presenti al dibattito, tra gli altri, anche Giorgio Palazzi dell’Enea, secondo cui il ”punto di pareggio” tra i costi dell’energia prodotta dalle rinnovabili e quella prodotta da idrocarburi potrebbe avvenire ”molto prima che fra 20 anni se il prezzo del petrolio continuera’ a salire”. Per il presidente di Ises Italia Vincenzo Naso ”il dibattito ha dimostrato come, al momento, nessuna grande impresa sia disposta a ficcarsi nell’ affare del nucleare in assenza di condizioni adatte all’investimento” e che pertanto ”a breve termine conviene puntare su rinnovabili e risparmio energetico”. (ANSA).

Salvate il pesce pagliaccio, vittima del suo successo

Saturday, June 28th, 2008

È una storia che ha intenerito milioni di padri e di figli in tutto il mondo: l’epica lotta di un papà per ritrovare il figlio perduto. Entrambi, sia il genitore che la sua amata creatura, sono pesci, o meglio pesciolini, per la precisione pesci pagliaccio: un adorabile animaletto pinnato, di un bel colore arancione striato di bianco. Nella storia, dopo che un barracuda gli ha mangiato la mamma e i fratelli (questi ultimi ancora chiusi dentro le uova), il pesce-bimbo si perde nell’oceano, viene pescato da un dentista, che se lo porta a casa, a Sidney, lo regala a una pestifera figlia, che lo chiude in un acquario. Alla fine di innumerevoli avventure, il pesce-papà ritrova suo figlio, che evade dall’acquario e torna felice nel suo ambiente naturale, il mare.

Questa è la trama di “Alla ricerca di Nemo” (”Finding Nemo” nella versione originale), il film della Walt Disney in associazione con la Pixar che nel 2003 ha ottenuto il maggiore incasso di tutti i tempi per un cartone animato e un premio Oscar l’anno successivo. La pellicola aveva una evidente morale: il posto di quei bei pesciolini colorati è il mare, non l’acquario di casa, che a qualcuno di noi può piacere come pezzo d’arredamento ma che a loro, i pesci che ci abitano, probabilmente deve sembrare una prigione.

Ma l’effetto a lungo termine, a quanto pare, è stato l’esatto opposto: quei milioni di bimbi umani, tornati a casa dal cinema, hanno chiesto al papà e alla mamma di comprare loro un pesce come quello del film. E adesso i naturalisti lanciano l’allarme: il pesce pagliaccio rischia di scomparire dai mari, sta diventando una specie in via di estinzione. Se continua così, la “ricerca di Nemo” diventerà infruttuosa: non lo si troverà più da nessuna parte, tranne che nell’acquario da cui lui voleva disperatamente fuggire.

A segnalare questo pericolo imminente è stato un biologo marino britannico, Billy Sinclair, docente alla University of Cumbria, che ha trascorso gli ultimi cinque anni a studiare i pesci pagliaccio delle barriere coralline australiane. Ha scoperto così che in alcune aree il numero di esemplari di questa specie è calato del 75 per cento. “Per essere salvato dall’estinzione - afferma lo scienziato - dovrebbe essere immediatamente classificato come specie a rischio”.

Naturalmente non tutti i pesci pagliaccio che finiscono negli acquari provengono dalla barriera corallina australiana o da qualche altro mare tropicale: in Gran Bretagna, per esempio, secondo dati citati dallo stesso Sinclair, ogni anno vengono importati circa 110 mila pesci pagliaccio, il 50 per cento dei quali viene allevato in cattività, ovvero di fatto nasce già in un acquario. Ma la restante metà viene da un mare o da un oceano. Ed è comunque abbastanza per minacciare la sopravvivenza di questa specie.

Paradossalmente, insomma, la commovente storia del piccolo Nemo animato è servita, anziché a proteggerlo e a salvarlo, a mettere in pericolo il pesce pagliaccio della realtà. Forse bisognerebbe girare un altro film, intitolato “E smettetela di cercare Nemo!”, perché venga lasciato dov’è, in pace, a casa propria.

Fonte : La Repubblica

NUCLEARE:GREENPEACE BLOCCA CANTIERE CENTRALE EPR, NON SICURA

Saturday, June 28th, 2008

Nessuno dei problemi segnalati dall’Agenzia per la sicurezza nucleare francese e’ stato ancora risolto: e’ questa la motivazione per la quale da tre giorni circa venti attivisti di Greenpeace stanno bloccando il cantiere del nuovo reattore nucleare Epr (European pressurised reactor) a Flamanville, in Francia. In particolare gli attivisti, ‘armati’ di catene, lucchetti e barili di finte scorie nucleari hanno bloccato l’accesso a tre cave che riforniscono di sabbia e ghiaia il cantiere. Il cantiere era stato fermato lo scorso 21 maggio dall’Agenzia per la Sicurezza nucleare francese, in seguito alla scoperta di gravi problemi e infrazioni in fase di costruzione. ”Il nuovo reattore Epr di terza generazione ci e’ stato presentato come sicuro, affidabile e piu’ economico dei vecchi reattori - commenta Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace nella nota diffusa - per tagliare i costi, si procede con scarsa qualita’ nei subappalti anche delle componenti piu’ importanti, come la base di cemento e il contenitore in acciaio del reattore”. ”Anche se i controlli mostrano gravi non conformita’ - conclude - i lavori procedono come se nulla fosse: di quale sicurezza stiamo parlando?”. (ANSA).

Le dieci città più inquinate

Saturday, June 28th, 2008

 Popular Science, una delle più longeve riviste di divulgazione scientifica (fondata nel 1872), è solita stilare classifiche e indici per intrattenere i propri lettori. Ultima in ordine di tempo quella che elenca le città più sporche del mondo e non rallegrerà i lettori italiani perchè, con una certa sorpresa, tra il peggio del peggio troviamo anche Milano. In realtà, a parziale consolazione dei meneghini va riconosciuta la natura non proprio omogenea dei dati raccolti. Non viene stilato un «coefficiente di sporcizia» per così dire, ma vengono raccolti studi condotti da diverse organizzazioni e in base a differenti parametri per valutare l’inquinamento. La causa della presenza nella top ten dei peggiori di Milano è la ricerca di Legambiente sulle città europee del 2006, e da cui risultò che Milano e Napoli erano le metropoli con una più alta percentuale di polveri sottili nell’aria (Pm10).UNA SPORCA COMPAGNIA - La brutta compagnia in cui si trova il capoluogo lombardo rappresenta il fior fiore della cattiva industrializzazione. A cominciare da Linfen, carbonaia a cielo aperto di una Cina energeticamente sempre più esigente, considerata da molti la peggiore in assoluto. O Norilsk (Russia), e Sumgayt (Azerbaijan) centro industriale ribattezzato dagli americani in epoca di guerra fredda «il New Jersey dell’Unione Sovietica». Anche l’America del sud ha i suoi esponenti: La Oroya, in Perù, dove il novantanove per cento dei bambini ha livelli di piombo nel sangue più alti dei limiti di pericolosità stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). E la valle di Cubatao, cuore del polo chimico del Paese governato da Lula. Trovano poi posto nella classifica di Popular Science anche Pittsburgh in Pennsylvania, ex capitale dell’acciaio Usa (detta infatti Steel City), ma riconvertita da qualche anno al terziario, e l’immancabile Città del Messico, spesso regina dei desolanti record di inquinamento ambientale. Capitolo a sé merita poi l’Africa, dove il pessimo processo di semi-industrializzazione ha devastato l’aria e il suolo di Kawbe, in Zambia e dove le precarie condizioni igieniche si manifestano in tutta la loro drammaticità a Dakar, la capitale del Senegal: qui l’acqua distribuita con la rete idrica viene raccolta nella baia di Hann e contiene streptococchi fecali che eccedono di diciassette volte i limiti reputati «salubri».

ECOPASS - Per quanto sia una classifica scientificamente non inattaccabile, resta l’impatto mediatico che la presenza di Milano in questa sporca decina può avere. Nelle note a margine viene spiegato che le recenti politiche di riduzione del traffico (ecopass) stanno modificando la qualità dell’aria. Ma se si consola Milano, a piangere è Napoli, dove certo l’aria non è migliorata dal 2006 a oggi (e nemmeno l’aria che tira sulla stampa internazionale).

Fonte : Corriere della Sera

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