Archive for June 26th, 2008

Lav: “Allarmismo inutile sulla leishmaniosi dei cani”

Thursday, June 26th, 2008

Le dichiarazioni secondo cui la legge prevede l’abbattimento degli animali affetti da leishmaniosi rilasciate da Roberto Romi nel corso di un convegno al Sanit (il forum internazionale della Salute in corso a Roma fino al 26 giugno) sono irresponsabili e inutilmente allarmanti, smentite dallo stesso Istituto Superiore di Sanità di cui Romi fa parte».

È quanto si legge in una nota della Lega anti vivisezione (Lav). «Le Linee guida per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi in Italia», che rappresentano il vero e proprio documento ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità sulle modalità di rilevamento e gli interventi con cui affrontare questa zoonosi, stabiliscono infatti come il problema debba essere affrontato attraverso la sorveglianza attiva dell’infezione canina nel territorio, la terapia dei soggetti infetti e l’utilizzo di misure antivettoriali per il controllo della trasmissione. Le Linee guida prevedono dunque la terapia e non la soppressione degli animali».

«Le affermazioni di Roberto Romi rappresentano un’istigazione a delinquere - dichiara Gianluca Felicetti, presidente LAV - l’articolo 2 comma 2 della Legge 281 del 1991 sugli animali d’affezione, infatti, prevede la possibilità di soppressione di cani in canili solamente nel caso di «incurabilità« o in presenza di animali «gravemente malati». Fatti salvi gli articoli 86, 87 e 91 del Dpr 320 del 1954, il Regolamento di Polizia Veterinaria, applicabili solo ai casi di rabbia. E non è questo il caso».

«In base alle Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, che sicuramente vincolano almeno deontologicamente un medico veterinario - prosegue Felicetti - il ricorso all’eutanasia viene previsto solo quando, per i casi gravi, vi è una »mancata risposta« alla terapia anti leishmania. È utile ricordare inoltre come ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice penale, introdotto dalla legge 189/2004, uccidere un animale sia un reato punito con la reclusione da tre a diciotto mesi. La norma non prevede una distinzione tra animale di proprietà o animale altrui, o senza proprietario, nè particolari modalità impiegate per causare la morte; viene punita sia l’azione che l’omissione. Ratio della norma è la tutela di qualsiasi animale contro atti di crudeltà o non necessari che ne causino il decesso».

«C’è un altro aspetto - aggiunge Ilaria Innocenti, del settore Cani e gatti della LAV - che non deve essere affatto sottovalutato: la legge 281/91 già norma l’eutanasia e, grazie alla sua flessibilità, lo fa al passo con i progressi della medicina veterinaria. Non riteniamo nè etico e nè giuridicamente corretto introdurre una norma che ne definisca i casi specifici nei quali un veterinario sia obbligato a procedere: questo sarebbe in contrasto anche con il nuovo Codice deontologico dei medici veterinari che introduce l’importante concetto della promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti e ribadisce che i medici veterinari devono agire secondo scienza e coscienza, e cioè che il comportamento del professionista deve essere inteso come l´espressione di quel delicato equilibrio che il Medico Veterinario assume nelle scelte cliniche caso per caso, tra bagaglio scientifico collettivo ed individuale e le personali convinzioni morali» «Un obbligo di procedere all’eutanasia stabilito per legge potrebbe quindi andare nella direzione di negare la libertà di scelta dei medici veterinari. Invitiamo quindi Romi a pesare tali interventi, anche alla luce dell’impatto che simili allarmismi possono creare nelle persone che vivono con gli animali. Il fenomeno dell’abbandono in Italia è già molto grave e non deve essere creato un clima di sospetto che potrebbe favorirlo», conclude Innocenti.

La leishmaniosi, spiega la Lav, è una malattia curabile e non giustifica l’uccisione dei cani che l’abbiano contratta. Dati emersi da uno studio effettuato nel canile del comune di Terracina (Latina) nell’arco temporale 1997-2003, solo per fare un esempio, dimostrano come attraverso l’applicazione di misure di profilassi individuale e ambientale si sia ottenuta una diminuzione annuale progressiva dell’incidenza della malattia.
La leishmaniosi può essere tenuta dunque sotto controllo mediante il controllo e la cura degli animali affetti dalla patologia, e una corretta educazione sanitaria della popolazione.

Fonte: La Zampa.it

Scambio sul posto: le nuove regole dell’energia fai-da-te

Thursday, June 26th, 2008

Abolita la scadenza per i crediti energia
 
 
FTAOnline
 
Un sistema di crediti-energia che permette ai piccoli e medi produttori di guadagnare, oltre che risparmiare, sull’elettricità generata da fonti rinnovabili “in house”. Questo il sistema di scambio sul posto, disciplinato da un Testo integrato (Tisp) di difficile comprensione per l’utente finale, almeno fino a ieri. Con le nuove delucidazioni e semplificazioni in fatto di produzione energetica, l’Authority per l’Energia ha stabilito alcune importanti novità.

Scambio sul posto: le regole di ieri

Lo scambio sul posto, disciplinato dalla delibera AEEG n. 28/06, rappresenta una alternativa alla vendita dell’energia prodotta ed immessa dall’impianto.
Questo servizio, che può essere erogato dal gestore di rete locale (Enel, Acea, A2A, Hera, ecc…) solo per gli impianti con una potenza sino a 20 kW, consiste nell’operare un saldo annuo tra  l’energia elettrica immessa in rete e l’energia elettrica prelevata dalla rete (cosiddetto net etering).

Nel caso in cui il saldo di fine anno risulti maggiore di zero (ossia si produca più del proprio fabbisogno), questo viene riportato a credito per l’utente finale. Il saldo positivo di un dato anno, può essere quindi utilizzato a compensazione di eventuali saldi negativi per un massimo di 3 anni. Se la compensazione non veniva effettuata entro il terzo anno successivo a quello in cui viene maturato il credito, questo veniva automaticamente annullato.

Altro vincolo della vecchia normativa riguardava il fatto che a differenza del meccanismo della cessione in rete, la misura di compensazione i “crediti” erano solo di natura “energetica” e non “economica”. Detti crediti pertanto non venivano remunerati ma semplicemente conteggiati a conguaglio.

La semplificazione normativa

L’Autorità dell’Energia Elettrica ha stabilito regole più semplici a sostegno della produzione di energia elettrica nei piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili o da cogenerazione, che saranno applicate a partire dal 1° gennaio 2009.
La principale novità riguarda il fatto che al termine di ogni anno i produttori da piccoli impianti da rinnovabili o da cogenerazione potranno pagare esclusivamente la differenza tra quanto dovuto per l’energia consumata e la compensazione ottenuta per l’energia prodotta. Il credito maturato per impianti di piccole e medie dimensioni (da 20 a 200 KW) non sarà più annullabile dopo i tre anni e verrà corrisposto dal gestore e non più dal soggetto distributore. Il sistema dei crediti potrà essere gestito attraverso un portale informatico secondo modalità uniformi per tutto il sistema nazionale.

Per la cogenerazione (produzione combinata di energia elettrica ed energia termica (calore) mediante il recupero dell’energia termica) il produttore può scegliere se utilizzare l’eventuale credito negli anni successivi, al pari delle fonti rinnovabili, oppure incassarlo al termine dell’anno, ottenendo un compenso monetario.
 
Fonte: La Stampa

INAUGURATO NUOVO IMPIANTO FOTOVOLTAICO NEL MILANESE

Thursday, June 26th, 2008

E’ stato inaugurato oggi, presso la sede di Brianza Energia Ambiente Spa, a Desio, alla presenza dell’assessore provinciale all’Attuazione della Provincia di Monza e Brianza, Pietro Luigi Ponti, i sindaci e le autorita’ dei Comuni soci di Bea, il nuovo impianto fotovoltaico Bea Elios 1. ”Diventa sempre piu’ importante ridurre i consumi di energia proveniente dalle fonti fossili non rinnovabili - ha affermato Alcide Copreni, presidente di Bea - Il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili sono le due leve fondamentali da utilizzare; ecco perche’ abbiamo scelto anche la strada del fotovoltaico”. Il nuovo impianto fotovoltaico e’ gia’ entrato in funzione: consiste di 270 pannelli solari di silicio policristallino su una superficie di circa 2.000 metri quadrati, con una potenza di picco pari a 50 chilowatt (KWp). Ad oggi, dopo poche settimane di attivita’, hanno fatto registrare una produzione di circa 4000 chilowattora (KWh), con un risparmio di emissioni in atmosfera di oltre 2000 chilogrammi di CO2. Si tratta di una prima fase di un progetto che prevede, nei prossimi anni, la costruzione di altri 2 impianti fotovoltaici di potenza superiore. (ANSA).

Delfini, a ciascuno il suo “dialetto”

Thursday, June 26th, 2008

Se si prova a osservarlo da sotto, il mare rivela molte sorprese. E non solo i paradisi cromatici che si spalancano davanti agli occhi dei sub nelle barriere coralline. Anche sotto il profilo acustico le profondità marine nascondono segreti. Ad esempio, quelli che riguardano la lingua dei delfini: questi cetacei non solo parlano, ma hanno espressioni particolari che caratterizzano i singoli gruppi: veri e propri “dialetti” che delineano invisibili confini geografici.

Lo studio sulla complessità delle vocalizzazioni dei diversi gruppi di delfini è stato condotto dall’università di Torino e continuerà questa estate con la campagna di monitoraggio organizzata dal Cts: il Veliero dei delfini che partirà da Genova il 25 giugno per percorrere 1.500 miglia.

ASCOLTA LE VOCI DEI DELFINI

Finora l’esistenza di “dialetti” all’interno del mondo dei cetacei era stata dimostrata solo da uno studio sulle orche della costa pacifica del Nord America. Questi grossi delfini dotati di denti si dividono in due categorie. Le orche residenti cacciano in gruppi organizzati in clan che occupano aree ben precise e si spostano all’interno del loro territorio nutrendosi di salmoni e altri pesci. Le vagabonde (chiamate transienti) hanno invece comportamenti imprevedibili e non occupano territori prestabiliti, cacciano in maniera più decisa (sono state loro a guadagnarsi l’appellativo “orche assassine”) attaccando anche altri mammiferi marini come le otarie e le foche.

A queste differenze di abitudini corrispondono stili vocali diversi, influenzati anche dal tipo di ambiente. Le vagabonde ad esempio sono particolarmente silenziose quando attraversano il territorio delle residenti, per evitare conflitti. Gli esperti hanno isolato decine di suoni diversi, alcuni dei quali caratteristici dei singoli branchi e anche dei singoli individui.

“La novità è che ora differenze altrettanto marcate sono state individuate all’interno dei gruppi di delfini che popolano il Mediterraneo”, osserva Paola Richard, la biologa del Cts impegnata nell’operazione Veliero. “Ogni popolazione ha un suo modo di comunicare e questa scoperta è molto utile perché permette di capire da dove vengono gli animali osservati isolatamente: dalla semplice informazione acustica si ricavano dati fondamentali per le politiche di conservazione”.

Piazzando in mare orecchi elettronici (gli idrofoni) è possibile catturare più informazioni di quelle che si ricavano dagli avvistamenti. Attraverso l’esame della durata, della frequenza e dell’andamento dei suoni emessi si ottiene un quadro considerato molto interessante dai biologi. E, tra l’altro, si è scoperto che il rumore di fondo in mare tende ad aumentare velocemente. È cresciuto di 8-10 volte in un secolo.

Fonte: La Repubblica

Non abbandoni il cane? C’è il dog bonus

Thursday, June 26th, 2008

Un contributo sottoforma di sgravio fiscale fino a 250 euro per coloro che sostengono spese per lasciare un cane in un centro specializzato per la cura e il mantenimento dell’animale durante le vacanze. Il «bonus dog», come è già stato ribattezzato, ancora non esiste ma è previsto in una proposta di legge depositata alla Camera da Giampiero Catone, deputato del Pdl. Il parlamentare ha spiegato all’Ansa che l’idea gli è venuta pensando ai numeri dell’abbandono: «Ogni tre minuti - ha detto - viene abbandonato un cane, 20 ogni ora, 400 ogni giorno. Vi è non meno di un milione di animali tra canili e rifugi, oltre 650mila cani sono randagi. 40 mila, invece, gli incidenti provocati in Italia dal randagismo negli ultimi dieci anni».

I NUMERI - Una proposta che potrebbe essere accolta con un certo favore tra i proprietari di animali domestici, soprattutto se fosse allargata anche a tutti gli altri pet di casa. Sono infatti circa 40 milioni gli animali che vivono nelle case degli italiani: oltre a 13 milioni di cani e gatti, ci sono pesci rossi, tartarughe, furetti criceti, serpenti, uccelli, conigli e molti altri. E se per alcune di queste specie (i pesci rossi o gli uccellini, ad esempio) l’affidamento a parenti o amici per le due o tre settimane in cui ci si assenta per vacanze non è un grande problema, in altri casi la gestione dell’animale domestico potrebbe essere più problematica. Al punto che qualcuno, evidentemente non così amante di animali nonostante il possesso di un cane o un gatto, arriva al punto di ricorrere alla soluzione più rapida: abbandonarli nei campi o lungo qualche autostrada.

PENSIONE SI’ O NO? - Si può però sollevare qualche obiezione sul contenuto di questa proposta di legge, perlomeno così come è stato per ora diffuso dalle agenzie di stampa (al momento di andare online con questo pezzo, nella scheda personale dell’on. Catone, sul sito della Camera, ancora il testo non risulta pubblicato). A partire dalla sottolineatura di come molto spesso gli amanti di animali domestici programmano le proprie vacanze tenendo conto anche degli stessi animali. Ovvero, scelgono località e sistemazioni alberghiere (o campeggi e case vacanza) dove è consentito portarsi al seguito l’amico di casa. Per quanto possano essere gestite con amore e attenzione, infatti, le pensioni per animali rappresentano comunque un ambiente innaturale. Tanto più che cani e gatti, nel loro periodo di «soggiorno», finiscono per trascorrere gran parte del loro tempo in una gabbia.

LA CONTROPROPOSTA - Spontanea allora una controproposta: perché non prevedere invece che il bonus fiscale venga utilizzato per consentire ai proprietari di animali di recuperare le spese sostenute per portare il proprio quattrozampe in vacanza con sè? Sono sempre di più, infatti, gli alberghi che accettano cani e gatti, ma anche i pelosetti molto spesso finiscono sul conto: il solo tenerli in camera con sè, senza che venga fornito loro del cibo, costa mediamente 8-10 euro al giorno. A cui si aggiunge il biglietto per il viaggio in aereo o in treno. Perché, dunque, non premiare chi decide di evitare agli animali non solo l’abbandono ma anche la permanenza in una gabbia che comunque la pensione comporta?

Fonte: Corriere della Sera

Coste assediate da fogne e cemento Un illecito ogni due chilometri

Thursday, June 26th, 2008

Venerdì prossimo le Golette Verdi di Legambiente salperanno da Palermo e Savona alla scoperta dello stato di salute del mare italiano. Come ogni anno, anche per questa XXIII edizione, saranno due le imbarcazioni impegnate a navigare lungo le coste dell’Adriatico e del Tirreno per documentare la qualità dell’acqua dove ci tuffiamo e lo stato di salute dell’ecosistema marino. Quello che c’è invece “sopra” il mare, ovvero lungo i 7.400 chilometri di costa italiana, gli ambientalisti lo sanno già.

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“Nel 2007 - si legge in Mare Monstrum, un dossier dell’associazione con storie e numeri sulle ferite inferte al nostro litorale - intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate quasi 4.000 infrazioni e sono scattati 1.399 sequestri e 5.066 denunce”. “Considerando poi anche le altre voci (inquinamento, depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione) nel 2007 i reati ai danni del mare e delle coste italiane - precisa ancora Legambiente - sono stati 14.315, quasi due infrazioni per ogni chilometro di costa”. A guidare la classifica è la Campania, con 2.355 illegalità accertate da forze dell’ordine e capitanerie di porto.

Il dato generale è in calo rispetto alle statistiche dell’anno precedente, ma a preoccupare è l’incremento degli illeciti accertati per quanto riguarda gli scarichi a mare e la depurazione, cresciuti di oltre il 42%, con 1.916 infrazioni accertate, 1.966 persone denunciate o arrestate e 737 sequestri effettuati.

Ma oltre alle violazioni, a danneggiare mare e coste in molti casi sono anche le scelte politiche. Per questo la “bandiera nera” assegnata da Legambiente a quelli che considera “i nuovi pirati del mare” è andata quest’anno tra gli altri alle regioni Abruzzo e Campania, rispettivamente per aver rivisto in senso meno restrittivo la legge sugli scarichi e per la pessima gestione degli impianti di depurazione.

”Quello che emerge dal dossier - spiega Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente - è che in riva al mare il businnes del mattone non teme confronti e ormai non riguarda più solo case di villeggiatura, ma grandi speculazioni immobiliari che vanno dalle megastrutture alberghiere ai parcheggi, fino ai nuovi porti e che non risparmiano neanche le aree protette”. L’associazione ambientalista cita ad esempio l’abusivismo edilizio accertato lungo i 38 chilometri della Riserva marina di Capo Rizzuto.

“La motivazione - dice ancora Venneri - è sempre quella dello sviluppo turistico, ma in molti casi questa idea lascia perplessi anche gli stessi operatori del settore”. Legambiente non nasconde quindi la delusione per il fatto che l’abbattimento del complesso edilizio di Punta Perotti sia rimasto un episodio isolato anziché il primo passo di una nuova stagione di lotta agli ecomostri. Per questo l’associazione ricorda la “top five” degli obbrobri che deturpano le nostre coste:

Font: La Repubblica 

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