Archive for June 24th, 2008

Effetto serra, sfida quasi persa così gli inventori ci salveranno

Tuesday, June 24th, 2008

 SPECCHI orbitali per riflettere i raggi del sole. Polvere di ferro negli oceani per ingrassare il plancton, gran divoratore di anidride carbonica. Super-aspiratori che succhiano tonnellate di CO2, tipo deumidificatori su scala mondo. Sono solo alcuni dei progetti di geoengineering, l’ingegnerizzazione della Terra, ultima frontiera nella lotta al cambiamento climatico. Sanno di fantascienza e invece sono concreti come i business plan delle centinaia di aziende che hanno deciso di scommetterci. E non si dubita tanto sul se funzioneranno, quanto su che tipo di effetti collaterali potranno avere. Perché quando si comincia a “giocare a fare Dio” non si sa mai dove si va a finire.

La premessa teorica è chiara. Molte attività umane, il consumo scriteriato di energia in testa, devastano l’ambiente. Gli inquilini del pianeta però, nonostante allarmi sempre più insistiti e apocalittici, non ne vogliono sapere di cambiare stile di vita. Se non si riesce a intervenire sulle cause, constatano quindi alcuni scienziati, almeno attacchiamo gli effetti. Una sorta di ambientalismo pragmatico, “a valle” che si arrende all’incorreggibilità “a monte” degli uomini e cerca di rimediare con il primato della tecnica.

Il fatto è, come sancisce la convenzione Onu sul cambiamento climatico del ‘92, che il livello “pericoloso” di gas serra nell’atmosfera è di 450 parti per milione (ppm). Oggi siamo a 385. Prima della rivoluzione industriale erano 280. Bisogna fare qualcosa prima che la situazione diventi, alla lettera, irrespirabile.

Sull’ultimo numero dell’autorevole bimestrale Bulletin of atomic scientists Alan Robock, direttore del Centro per le previsioni ambientali della Rutgers University, mette per iscritto tutte le sue perplessità sul nuovo approccio. Una delle proposte più discusse è quella del Nobel Paul Crutzen di spruzzare delle specie di mega-aerosol di zolfo nella stratosfera. Le particelle schermerebbero la luce del sole e raffredderebbero la Terra. Che funziona si è capito nel ‘91 quando il vulcano Pinatubo, nelle Filippine, eruttò. I 20 megatoni di gas di zolfo nell’aria lasciarono una nuvola che effetivamente raffreddò il pianeta per i due anni successivi.

Col tempo ci si è accorti però che il miracolo aveva alcune controindicazioni. Riducendo le precipitazioni aumenta il rischio di siccità per centinaia di milioni di persone. E più zolfo significa anche una più rapida erosione della fascia d’ozono. Le grandi distese d’acqua ricadono invece sotto la giurisdizione sperimentale delle americane Climos e Planktos. Entrambe stanno provando a contrastare il riscaldamento reclutando un alleato invertebrato: il fitoplancton. Disseminare gli oceani con polvere di ferro moltiplica la presenza del vegetale specializzato nell’assorbire il CO2.

L’australiana Ocean Nourishment Corporation mira allo stesso bersaglio usando come concime l’urea. La Atmocean del New Mexico usa invece delle pompe in profondità per portare in superficie acque più fredde e ricche di forme viventi che, alimentando le alghe, sequestrerebbero il diossido di carbonio.

Solo negli Stati Uniti sono circa 400 le compagnie private che hanno fatto della “mitigazione del CO2″ la loro missione societaria. Un numero destinato a triplicarsi entro i prossimi due anni, stima la società di consulenza Point Carbon. E se il prossimo presidente Usa introdurrà dei tetti più stringenti all’inquinamento industriale, anche il valore delle società che aiutano a contrastarlo schizzerà.

Ci scommette la Global Research Technologies che produce aspiratori grossi come un container in grado di assorbire l’anidride carbonica dall’aria e, attraverso una serie di reazioni chimiche, trasformarla in materiali inerti da seppellire in località isolate. Una macchina sarebbe in grado di far fuori una tonnellata di CO2 al giorno. Ne servirebbero 30 milioni per neutralizzare 10 milioni di tonnellate all’anno, circa un terzo delle emissioni totali. I costi all’inizio sarebbero di 250 dollari a tonnellata per scendere, giura su Usa Today il geofisico della British Columbia Klaus Lackner, a 30 dollari una volta a regime.

Il problema sembra più di prospettiva che di soldi. Ken Caldeira, climatologo a Stanford, ha fatto le simulazioni e i conti sul mensile Wired: “Con 100 milioni di dollari all’anno si potrebbe spruzzare lo zolfo nella stratosfera”. Ma se un’altra amministrazione interrompesse questi punturoni spaziali la temperatura prenderebbe a galoppare di nuovo a 10-20 volte il ritmo attuale, provocando un rialzo di 7 gradi Fahrenheit al decennio e mettendo in pericolo la sopravvivenza.

Insomma, indietro non si torna. Aggiungete un’obiezione psicologica ma cruciale: se le gente crederà di avere trovato una soluzione tecnologica ai problemi del clima non farà più niente per inquinare meno. Un po’ quel che si argomenta contro le pillole del colesterolo rispetto all’esercizio fisico e alla dieta sana.

L’argomento è però elettoralmente seducente, almeno per i pasdaran vicini all’amministrazione Bush. E infatti all’inizio di giugno l’American Enterprise Institute ha ospitato un entusiastico convegno dal titolo “Geoengineering: un approccio rivoluzionario al cambiamento climatico”. È lo stesso think tank che, finanziato da Exxon-Mobil e altri grandi inquinatori, pagava i ricercatori disposti a scrivere articoli ridicolizzanti il global warming. Con uno sponsor così, c’è da stare in campana.

Fonte: La Repubblica

MONDIALI BARBECUE, PRIMA TAPPA VA A COPPIA TEDESCA

Tuesday, June 24th, 2008

E’ andata ad una coppia tedesca - Timo Deister e Sascha Mnich, di Magonza - la prima tappa del “Griglie roventi tour”, il Campionato mondiale di barbecue itinerante partito dai 1.800 metri di quota del Monte Baldo (Verona). I due cuochi teutonici sono stati giudicati i migliori tra le 43 coppie che si sono sfidate sul monte che sovrasta il Lago di Garda. Unico il piatto di partenza per tutti i concorrenti, che dovevano cucinare alla griglia una costata di carne bovina veneta, potendo sbizzarrisi invece su salse e condimenti. La coppia tedesca ha raccolto i consensi della giuria tecnica, composta dagli chef dell’Associazione Italiana Cuochi, proponendo un piatto dalla cottura e cauterizzazione perfette, insaporito da una salsa a base di olio di oliva e basilico fresco. Alla prima tappa di “Griglie roventi” hanno partecipato team provenienti da Germania, Austria, Inghilterra, Stati Uniti, e Italia, tutti turisti in vacanza sul lago di Garda. Il loro entusiasmo si è fuso con quello del pubblico, circa 2000 appassionati della montagna ma anche delle specialità alla girglia. Dietro al duo di Magonza si sono classificati Luca Trespidi e Antonio Del Grosso, di Milan, al terzo posto Stefano Testa e Francesco Girelli, di Malcesine. Tappa successiva domenica 13 luglio a Belluno.

Fonte: Ansa.it

DA BATTERI MONOCELLULARI ‘PETROLIO’ RINNOVABILE

Tuesday, June 24th, 2008

Il petrolio potrebbe diventare presto una fonte di energia rinnovabile: non e’ fantascienza, ma la reale scoperta dell’americano Greg Pal, direttore del Ls9, uno dei vari istituti di ricerca della Silicon Valley. La scoperta e’ nata da una ricerca su organismi monocellulari, che, in seguito ad appropriate modifiche al loro Dna, sono in grado di produrre un biocombustibile molto simile al petrolio se messi a contatto con scarti della produzione agricola, ad esempio con le canne da zucchero brasiliane. ”Tra i 5 e i 7 anni fa - ha detto Pal - questo processo avrebbe richiesto mesi di lavoro e centinaia di migliaia di dollari. Oggi ne servirebbero non piu’ di 20 mila e per poche settimane. Inoltre il biocarburante cosi’ prodotto non arriverebbe a costare piu’ di 50 dollari a barile”. Il petrolio rinnovabile e’ anche ecologico, le emissioni di gas serra prodotte dalla sua combustione sono infatti minori di quelle emesse dai materiali grezzi da cui e’ prodotto. ”Il nostro piano e’ di avere una dimostrazione su scala planetaria entro il 2010 - ha concluso - e, parallelamente, stiamo lavorando su un impianto commerciabile da avviare entro il 2011”

NO A CONDIZIONATORE CONTRO AFA PER AIUTARE CLIMA

Tuesday, June 24th, 2008

 I piani di emergenza contro il caldo devono rispettare il piu’ possibile l’ambiente e scoraggiare quindi l’uso massiccio dei condizionatori che in questi giorni di afa saranno riaccesi. L’indicazione e’ contenuta nelle linee guida elaborate dalla sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’. ”Anche se ci sono pochi dubbi che sistemi di refrigerazione dell’aria sono protettivi per le persone a rischio - si legge nel documento - ricorrere estensivamente a questi impianti comporta un grande consumo di energia e massicce emissioni di gas a effetto serra”. Fra i suggerimenti contenuti per raffreddare le stanze rispettando l’ambiente ci sono usare per gli edifici materiali riflettenti, schermare bene le finestre dalla luce e usare ventilatori elettrici molto meno dispendiosi dei condizionatori. Gli altri punti su cui insistono le linee guida sono la valutazione attenta dei soggetti piu’ a rischio, di cui il documento cita come ‘buon esempio’ quella messa in atto a Roma, ma anche interventi a piu’ livelli, da efficaci sistemi di previsione meteorologica a tempestivi bollettini di allerta sanitaria, dal miglioramento delle condizioni abitative e urbanistiche a una pronta assistenza. (ANSA).

ACQUA: GESTIONE VECCHIA, ANCORA TROPPO SPRECHI

Tuesday, June 24th, 2008

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzac.jpg   L’Italia fa ancora acqua. Nel vero senso del termine. La gestione dell’oro blu nazionale e’ ”insoddisfacente”, la riforma del servizio idrico risulta incompiuta, la pianificazione modesta seppur con delle eccezioni particolarmente virtuose. Sul fronte tariffe il 21% degli italiani e’ ancora sotto il vecchio regime con penalizzazioni sul profilo della qualita’ del servizio mentre gli sprechi non diminuiscono con picchi ”preoccupanti” fino al 40%. Nero il capitolo degli affidamenti: ”I casi di veri affidamenti del servizio idrico effettuati sulla base di confronti competitivi sono solo sei in tutta Italia”, per una quindicina a societa’ mista c’e’ stata una gara che ha riguardato il partner privato mentre gli altri sono a procedura diretta, ovvero ”in house”. Nonostante il quadro, l’accelerazione degli ultimi anni ”puo’ costituire la premessa per un moderno servizio dell’acqua” per il quale serve ora una ”road map” che corregga le inefficienze, a partire dai controlli e dalla banca dati. Questa la fotografia sull’universo acqua scattata dalla Relazione 2007 consegnata al Parlamento, e diffusa on-line, dal Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (Coviri) che fa capo al ministero dell’Ambiente. In particolare la Relazione 2007 oltre alla situazione annuale, per la prima volta traccia un quadro completo per il periodo 1994-2008 e fa il punto della situazione a 14 anni dalla legge Galli del gennaio ‘94, il testo unico di riforma del servizio idrico. Ecco la mappa completa del sistema acqua in Italia secondo il Coviri: - ORGANIZZAZIONE: dei 92 Ambiti territoriali ottimali previsti dalle leggi regionali, ne sono stati insediati 91 (pari al 93.4% della popolazione italiana). Di essi, 81 (79% della popolazione) hanno formalmente completato gli adempimenti della pianificazione, mentre solo in 67 Ambiti si e’ giunti all’ affidamento del Servizio. La frammentazione delle gestioni si e’ fortemente ridotta. Dai 12.500 gestori del servizio idrico si e’ passati a circa 100. In una parte rilevante del Paese la riforma non e’ stata invece attuata e sopravvivono la vecchia organizzazione e le vecchie gestioni. Una parte significativa della popolazione italiana (il 21%) si trova quindi in una condizione di svantaggio sotto il profilo della qualita’ e dello sviluppo del servizio. Il processo di applicazione delle legge 36/94 e’ stato purtroppo molto lento, oltre che ancora incompleto. Sono passati 14 anni dalla sua approvazione e solo nella seconda meta’ di questo periodo il processo si e’ accelerato e ha avuto esiti positivi; - AFFIDAMENTI: disfunzioni e irregolarita’ di vario tipo. Fra di esse il Coviri segnala: affidamenti effettuati in assenza di gara d’appalto o adottando questo successivamente all’ affidamento; bandi di gara privi delle informazioni necessarie a valutare il rischio di impresa con conseguente disinteresse alla partecipazione ed esiti negativi delle gare stesse; affidamenti con modalita’ non conformi alle norme vigenti alla data in cui sono avvenuti e sanati con norme successive; prevalente ricorso alla modalita’ di affidamento in house (in tal senso l’Authority dei lavori pubblici ha aperto un’indagine su 64 Ato, ndr); - TARIFFE: Il metodo tariffario vigente e’ stato adottato nel 1996 e se ne prevedeva la revisione quinquennale, finora non effettuata. Eccessivo, secondo il Coviri, il numero di ”bacini tariffari”, ovvero di Ambiti al cui interno continuano a sussistere e ad essere praticate tariffe diverse. Per quanto riguarda le bollette dell’acqua, il valore medio del costo dell’ acqua per una famiglia tipo di 3 persone e’ oggi 250 euro per un consumo di 200 m3/anno, con massimi di 598 euro e minimi di 87 euro. E se il valore medio e’ del tutto accettabile e inferiore ai corrispondenti europei, l’escursione e’ eccessiva, tanto per i valori massimi che per quelli minimi. Comunque per la maggioranza della popolazione italiana i costi risultano comunque compresi tra 200 e 300 euro l’anno per nucleo familiare; - ROAD MAP: banca dati per evitare ”false tesi”; lotta agli sprechi; affidamenti trasparenti; rafforzamento della funzione di controllo competente al Coviri; aggiornamento del metodo tariffario; interventi sull’inosservanza della legge; diffusione delle informazioni; parametri e indicatori standard. (ANSA)

Fonte: Ansa.it

Bertolaso: Sì alla discarica di Chiaiano

Tuesday, June 24th, 2008

Via libera alla discarica di Chiaiano: il sottosegretario Guido Bertolaso conferma le indiscrezioni degli ultimi giorni, ma - nell’incontro con gli enti locali avuto  in prefettura - offre anche una serie di garanzie per rispondere alle preoccupazioni che i Comuni continuano a manifestare. Bertolaso si impegna in particolare sulle questioni della viabilità nei dintorni della discarica, e sulla tipologia del materiale che sarà sversato a Chiaiano: in una prima fase spazzatura ‘tal quale’ e nessun’altra sostanza potenzialmente pericolosa, poi - di pari passo con l’avvio a Napoli di una seria raccolta differenziata - una quantità sempre maggiore di frazione secca, per contenere i disagi. Impegni che dovranno essere definiti nel dettaglio dal tavolo tecnico, riconvocato già per domani per ragionare “sulle modalità di realizzazione del sito e sui problemi relativi alla gestione”. “Andremo avanti secondo un percorso che vogliano condividere con le autorità locali. Abbiamo tutte le soluzioni per rendere minimo il disagio per tutte le popolazioni interessate”, assicura Bertolaso.

La realizzazione del sito verrà fatta “a regola d’arte”, bonificando prima la cava (che, in quanto ex poligono di tiro, presenta concentrazioni di piombo superiori alla norma): i primi conferimenti di spazzatura sono previsti “entro tre mesi e non prima”, ossia il tempo necessario per un allestimento che dia le necessarie garanzie di sicurezza. Anche la cava di Chiaiano, così come le altre discariche individuate per superare l’emergenza rifiuti in Campania, verrà considerata sito di interesse strategico nazionale, e dunque presidiata dall’esercito oltre che dalle forze dell’ordine. La presenza dei militari, ricorda il sottosegretario, va considerata come un ulteriore elemento di garanzia, “perché vi sarà la massima certezza su ciò che verrà conferito”.

 Altro tema che sta a cuore alle amministrazioni locali è la viabilità: le strade intorno alla cava sono spesso congestionate dal solo traffico ordinario, e si temono ripercussioni legate al passaggio dei camion carichi di rifiuti. “La discarica - è l’impegno del capo della protezione civile - non riceverà più di mille tonnellate al giorno, e si farà in modo che vengano utilizzati solo automezzi piccoli, in determinati orari, i quali quindi diano meno fastidio”.

Bertolaso intende infine accelerare sulla differenziata: “Serve un serio piano già per la fine di luglio”, a Napoli, in modo che a Chiaiano possa essere sversata sempre meno frazione umida riducendo così i disagi. Il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, da settimane in prima linea contro la discarica, considera positivamente questi impegni: “E’ importante la disponibilità a proseguire il confronto tecnico condiviso, tenendo conto di tutti i rilievi e le criticità che abbiamo segnalato”.

Analogo il commento del presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. Il via libera alla discarica, insomma, non fa segnare per ora strappi tra le istituzioni: il boccone amaro che i comuni devono accettare viene bilanciato da impegni giudicati importanti, tracciando così un percorso di dialogo per superare le tensioni. Almeno con i sindaci, visto che la prima reazione dei comitati fa segnare ancora annunci di mobilitazioni di piazza.

Fonte: Ansa.it