Archive for June 16th, 2008

Terremoto in Giappone, perdita d’acqua radioattiva da una centrale nucleare

Monday, June 16th, 2008

Una piccola perdita d’acqua con una piccola quantità di radioattiva si è verificata all’interno di una centrale nucleare nel nord del Giappone colpito dal terremoto di magnitudo 7,2 gradi Richter, che ha causato anche la morte di tre persone, sessantacinque feriti e dodici dispersi.

La compagnia elettrica giapponese Tokyo Electric Power (Tepco) ha dichiarato che sono fuoriusciti 14,8 litri d’acqua da un serbatoio in cui era depositato materiale radioattivo, vicino al reattore due della centrale nucleare di Fukushima, nell’omonima prefettura settentrionale. «Ma il livello radioattivo dell’acqua è ben lontano dal livello che può potenzialmente danneggiare l’ambiente», ha garantito un portavoce della società, che ha aggiunto che il reattore continua a funzionare.

Il violento terremoto ha colpito alle 8 e 43 le regioni settentrionali dell’arcipelago giapponese. Il suo epicentro è stato localizzato a sud della prefettura di Iwate vicino a quella di Fukushima. La più potente centrale nucleare del mondo, situata a Kashiwazaki-Kariwa (centro del Giappone), è ferma da luglio 2007 a causa di un violento sisma di magnitudo 6,8. L’agenzia meteorologica giapponese ha corretto in un secondo momento verso l’alto la magnitudo del sisma, passata da 7 a 7,2 sulla scala Richter. Decine di scosse di scosse di assestamento sono state registrate nella zona dell’epicentro, ai confini delle due prefetture di Iwate e Miyagi.

Machimura ha aggiunto che un uomo di 60 anni è morto a Ichinoseki (prefettura di Iwate) nella regione dell’epicentro. Le vittime accertate sono sei, un centinaio i feriti e una dozzina i dispersi. Sul luogo disastrato dal sisma, con strade interrotte e ponti crollati, sono stati inviati via elicottero 800 militari della protezione civile. I cadaveri ritrovati sono quelli di un pescatore, un sessantenne schiacciato da un camion, un operaio colpito da grosse pietre cadute da una montagna, tre operai che lavoravano in un cantiere. I dodici dispersi sono tutti nel vilaggio di Kurihara e otto di questi erano ospiti di un albergo termale crollato. Di questi otto tre sono stranieri di cui non è stata ancora accertata la nazionalità.
Fonte: L’Unità

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ENERGIA: TOSCANA, PANNELLI FOTOVOLTAICI SU CASE POPOLARI

Monday, June 16th, 2008

Le case popolari toscane diventano produttrici di energia: l’eternit che ancora si trova sui tetti sara’ sostituito da pannelli fotovoltaici. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla casa Eugenio Baronti. Il progetto, coordinato dalla Regione, consente di bonificare i tetti di circa 130 edifici, per una copertura complessiva di 130 mila metri quadri, e di produrre energia pulita che, venduta, permette di ripagare i costi del progetto. ”Perche’ il quantitativo di energia prodotta sia sufficiente - ha spiegato l’assessore Baronti - ci vuole una superficie adeguata. I 130 palazzi adatti permettono di produrre 5,5 milioni di kilowattora annui, pari al consumo di 1800 famiglie”. I costi per realizzare il progetto ammontano a 55 milioni, la resa economica in 20 anni sara’ di 64 milioni, con un utile di 9 milioni che coprono i costi di rimozione e smaltimento dell’eternit. L’utilizzo dei pannelli fotovoltaici permette anche di evitare l’emissione di 3500 tonnellate di Co2 l’anno e di 1350 tonnellate di petrolio, cioe’ 8650 barili, con il conseguente vantaggio ambientale. Il progetto sara’ realizzato dai gestori di edilizia residenziale pubblica con il coordinamento regionale. L’intervento di sostituzione dell’eternit con pannelli solari e’ gia’ partito su 26 edifici. L’installazione sara’ conclusa nell’arco di tre anni. (ANSA).

Arriva MARS il dirigibile ad energia eolica che produce elettricità

Monday, June 16th, 2008

Magenn Air Rotor System (MARS) è il prototipo di un innovativo pallone aerogeneratore, che la canadese azienda produttrice Magenn power intende commercializzare a partire dal 2009. MARS è una sorta di dirigibile in grado di produrre elettricità sfruttando l’energia eolica da 150-250 metri dal suolo. Il pallone può essere gonfiato con diversi gas, come l’elio, l’idrogeno o argon, che gli permettono di sollevarsi in aria, dai 120 ai 300 metri, e trovare le migliori condizioni di vento.

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La turbina, di cui MARS è dotato, si aziona con la forza del vento e produce energia ruotando su un asse orizzontale. L’energia prodotto viene, poi, convogliata a terra, tramite un cavo di circa 300 metri, per essere o utilizzata subito o immagazzinata in delle apposite batterie.
Fonte: Ecologiae

L’Italia si stringe. Un metro al secolo

Monday, June 16th, 2008

‘una carta geografica dell’Italia dinamica, quella che ci viene consegnata dai ricercatori del progetto Ring dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Una carta geografica che dà il capogiro perché indica ciò che si muove lentamente ma inesorabilmente, associando a città e a regioni un preciso indicatore di velocità. La prima sensazione è di stare su una grande zattera che va alla deriva, contesa da correnti che tirano in ogni direzione, a rischio di sfasciarne la struttura. Il guaio è che la zattera Italia, sotto l’effetto di forze molto spesso contrastanti, non si comporta come un corpo rigido, ma si sta muovendo in maniera differenziale, disarticolandosi. Brandelli di Sicilia vanno a Nordovest, altri a Nordest. Il corpo dello stivale sembra volersi incollare sui Balcani. Soltanto la Sardegna sta immobile e viene presa come punto di riferimento. «Ring sta per “Rete integrata nazionale Gps” - spiegano Giulio Selvaggi e Nicola D’Agostino, i due ricercatori dell’Ingv responsabili del progetto -. E’ una rete di oltre 130 stazioni, realizzate dal nostro istituto fra il 2004 e il 2008, distribuite in tutto il territorio nazionale, con un massimo di concentrazione nel Centro-Sud. Le stazioni Ring funzionano in maniera analoga ai navigatori ormai largamente presenti su autoveicoli, imbarcazioni o su alcuni dei modelli più sofisticati di cellulari, collegandosi ai satelliti Gps e ricavando, istante per istante, la posizione geografica. Con la differenza che i navigatori portatili sono mobili e non molto precisi; quelli delle nostre stazioni sono fissi, funzionano 24 ore su 24, e hanno una precisione di posizionamento inferiore al centimetro. Nell’arco di un anno, sono in grado di rivelarci gli spostamenti di tutta la porzione di territorio in cui si trova la stazione stessa».

Il risultato grezzo dei dati raccolti da Ring è che l’Italia, come corpo geologico, viaggia a velocità medie di circa un centimetro l’anno o, se si preferisce, di un metro al secolo; ma con una varietà di movimenti tra una località e l’altra della Penisola, o all’interno di una stessa regione, da restare sbalorditi. «Abbiamo da poco ultimato la prima analisi dei movimenti associati a ciascuna stazione da quando il sistema Ring è entrato in funzione, ricavando quella che noi chiamiamo una carta dei campi di velocità. Il Sud e l’Italia Centrale, lungo tutta la fascia appenninica, risultano le parti più dinamiche della nostra Penisola; le regioni di Nord Ovest e la Sardegna le parti più stabili», riassumono Selvaggi e D’Agostino, traducendo in movimenti per noi comprensibili le numerose freccette che costellano la carta dei “campi di velocità”. Quasi tutta la Sicilia, compressa dalla convergenza dell’Africa, si sposta verso Nord e Nord Ovest, al ritmo di circa un centimetro l’anno. Però Ustica, a Nord di Palermo, sta quasi ferma, avvalorando l’ipotesi che faccia parte della più stabile zolla geologica Europea. Sul versante di Messina, improvvisamente, la freccia della velocità cambia direzione e punta verso Nord Est, causando una vistosa deformazione nella zona dello Stretto. Si potrebbe azzardare che lo Stretto si chiude: niente di più sbagliato. Contemporaneamente, infatti, la punta della Calabria sfugge pure lei verso Nord Est, ragion per cui alcuni ricercatori avevano ipotizzato a una possibile apertura dello Stretto, con un allontanamento delle mitiche Scilla e Cariddi di qualche millimetro l’anno. «Ma il quadro non è affatto chiaro-precisano Selvaggi e D’Agostino -. Speriamo che i nuovi dato forniti da Ring ci aiutino a risolvere il rebus».

Risalendo lo stivale, tutto il corpo centrale dell’Italia migra verso Est, lasciando presagire che, fra centinaia di migliaia di anni, il Mare Adriatico sarà cancellato e la nostra Penisola andrà a fondersi con i Balcani. Questo movimento è accompagnato da forze divaricanti che agiscono sulla catena appenninica. Infatti, i vettori di velocità misurati sulla fascia costiera adriatica sono doppi o tripli rispetto a quelli della fascia tirrenica, col risultato che gli Appennini subiscono un vero e proprio stiramento lungo una direzione perpendicolare all’asse della catena: come dire che, ogni anno, Roma si allontana di alcuni millimetri da Pescara, e Napoli da Bari. Accanto all’Italia che si comprime o che si stira, c’è anche quella che ruota. Una porzione di crosta a comportamento relativamente rigido, la cosiddetta microplacca Adria, formata dalla Pianura Padana e dalla parte settentrionale dell’Adriatico, gira in senso antiorario attorno a un perno ideale individuabile nell’area di Torino. E poi c’è anche l’Italia che si alza o si abbassa, in conseguenza di moti verticali dovuti, per esempio, all’attività vulcanica.

All’avvicinarsi di una grande eruzione dell’Etna, le stazioni Ring hanno misurato sollevamenti della montagna di diversi centimetri in poche settimane; e, all’opposto, collassi altrettanto vistosi dopo il riversamento del magma fuori dai condotti. «L’immagine dell’Italia come una zattera alla deriva, in balìa di correnti contrastanti, non è, tutto sommato, eccessivamente fantasiosa - commenta il presidente dell’Ingv professor Enzo Boschi, che ha promosso la rete Ring, col proposito di affiancarla e di integrarla ad altre reti Gps gestite da altri enti a scopi di ricerca applicata -. E’ ormai provato che tutta la crosta terrestre, per uno spessore medio di una cinquantina di chilometri, è costituita da una molteplicità di placche o zolle che galleggiano su un substrato semifluido chiamato mantello, muovendosi lentamente e interagendo variamente fa loro. Anche la nostra Penisola, pur facendo parte della più grande placca Euroasiatica, è frammentata in placche minori, ancora non ben definite. Dunque, le misure effettuate dalla nostra rete Ring sono preziose per meglio conoscere la dinamica di queste placche». Boschi sottolinea anche che la rete Ring, finanziata dal ministero dell’Università e della Ricerca e dal Dipartimento per la Protezione civile, riveste un importante valore applicativo ai fini della prevenzione dai rischi sismico e vulcanico: «E’ evidente che là dove misuriamo le differenze di velocità più elevate, la crosta terrestre è sottoposta a maggiore stress e si creano le condizioni per la formazione di faglie in grado di scatenare forti terremoti. Anche se non siamo in grado di prevedere puntualmente quando questi avverranno, almeno possiamo fornire indicazioni utili per la pianificazione antisismica nelle aree esposte al maggior rischio».

Biodiversità a rischio: “Colpa degli Ogm”

Monday, June 16th, 2008

Si dice che il mondo è bello perché è vario. Sulla Terra convive, infatti, una moltitudine di specie vegetali e animali, con specifici patrimoni genetici, inseriti in diverse tipologie di ecosistemi, varietà che in sostanza mantiene il nostro pianeta «vitale». In una parola: biodiversità.

UNU-IAS, l´istituzione universitaria di studi avanzati delle Nazioni Unite, ha presentato lo scorso martedì il rapporto finale sulla biodiversità e le biotecnologie. Il documento è il risultato di uno studio condotto dalle Nazioni Unite a partire dal 2004 per fornire una valutazione indipendente e obiettiva sui vari programmi internazionali riguardanti la biosicurezza e le biotecnologie.

Lo studio ha evidenziato un aumento, a livello globale, dell´uso di biotecnologie e un generale desiderio di maggiore sicurezza nel loro uso, desiderio che tuttavia non è sempre concretizzato da pratiche politiche e conoscenze adeguate.

La varietà biologica, rischia di essere sempre più ristretta in favore dei prodotti geneticamente modificati, che rispondono più facilmente alle logiche di mercato. È per questo che, seppur tra mille difficoltà, nel 2000 è stato ratificato un accordo internazionale, denominato Protocollo di Cartagena, che mira a regolamentare il trasporto e il commercio degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) per evitare la perdita di biodiversità globale. Basterebbe quindi questo accordo per dormire sonni tranquilli, eppure le cose non sembrano andare come previsto.

«Il Protocollo di Cartagena non funziona, e la ragione principale è che molti paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, non hanno le capacità per implementare le loro strutture nazionali in modo da garantire la biodiversità». A sostenerlo è Sam Johnston, principale firmatario dello studio delle Nazioni Unite. «Questo gap rende vani i tentativi di questi paesi nel limitare le contaminazioni Ogm» spiega Johnston. «Per esempio, nel 2007 il Registro delle contaminazioni da Ogm ha riportato 29 esempi di coltivazioni contaminate in 23 paesi. Negli scorsi dieci anni si sono registrati 216 eventi contaminatori in 57 paesi, 38 di questi hanno coinvolto semi di soia». «In effetti i livelli di contaminazione da Ogm sono allarmanti», commenta Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, un organismo che si occupa di ricerca e comunicazione sulle biotecnologie.

Che la salvaguardia delle biodiversità e un´effettiva biosicurezza siano temi sempre più sentiti dalla comunità internazionale lo dimostra la Conference of Parties to the Convention on Biological Diversity, la più grande conferenza mai fatta dalle Nazioni Unite sulla biodiversità, conclusasi il 30 maggio a Bonn, in Germania. Nonostante un´apparente attenzione globale, secondo il rapporto UNU-IAS, oltre cento paesi emergenti, incluse molte nazioni di Africa, Asia centrale, Oceania e Caraibi, non sono in grado di gestire le moderne biotecnologie e implementare i loro programmi nazionali di biosicurezza. La mancanza di biosicurezza non riguarda solo le coltivazioni Ogm, ma anche la deliberata o accidentale diffusione di batteri, virus, tossine e agenti biologici modificati geneticamente.

Fonte: L’unità