Archive for June 15th, 2008

L’auto che va ad acqua? Si può fare

Sunday, June 15th, 2008

OSAKA - Ah se le auto potessero viaggiare ad acqua invece che a benzina benzina! In molti ci hanno pensato, specie di questi tempi, con i prezzi dei carburanti schizzati a livelli sempre più alti. Detto e fatto. La società giapponese Genepax ha depositato la domanda per ottenere il brevetto di un motore elettrico alimentato ad acqua. Qualsiasi tipo di acqua: dolce, salata o piovana. Se una inovazione del genere diventasse una realtà produttiva e di consumo sarebbe una vera rivoluzione. E in tempi di prezzi alle stelle per il petrolio una notizia come questa, naturalmente, ha una risonanza mondiale. Anche se dall’ideazione alla sua traduzione industriale il cammino è ancora lungo.UN LITRO - Kiyoshi Hirasawa, amministratore delegato della Genepax, in un’intervista a una tv locale giapponese ha detto che il motore, con un solo litro di acqua, sarebbe in grado di far viaggiare un’auto per circa un’ora alla velocità di 80 km all’ora. «Non c’è bisogno di costruire un’infrastruttura per ricaricare le batterie, come avviene di solito per la maggior parte delle auto elettriche», ha aggiunto Hirasawa. Il motore funziona grazie a un generatore che la scompone l’acqua e la utilizza per creare energia elettrica. Hirasawa ha ammesso però che l’applicazione pratica non è nel futuro immediato e spera che il brevetto sia di interesse delle grandi case automobilistiche giapponesi. Serve ancora una fase di sviluppo e bisogna sperare che almeno uno dei grandi produttori creda in questa prospettiva. Anche perché al momento i progetti fanno in direzione opposta: motori a cellule di idrogeno che producono acqua nel processo, e non che la consumano. Lì i produttori hanno investito ingenti capitali. Avranno il coraggio di puntare e scommettere su un motore che utilizza il carburante più diffuso sul pianeta?

Fonte : Corriere della Sera

Il vento? Energia pulita che avanza

Sunday, June 15th, 2008

Il vento? Energia pulita che avanza
ma l’Italia deve sfruttarla di più
Germania, Danimarca e Spagna i “modelli” da seguire

Il 15 giugno oltre 20 Paesi Ue celebrano ilWind Day”
L’Anev: con l’eolico italiano solo l’1,1% del fabbisogno

 ROMA - L’eolico avanza. Nel mondo, in Europa e in Italia aumenta l’energia pulita prodotta con la forza del vento e, parallelamente, le bollette si fanno un po’ più leggere e si intacca meno il “serbatoio” del petrolio: nel 2007 un risparmio di 17 milioni di barili solo nel nostro Paese, secondo i dati dell’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento che raggruppa i produttori e gli operatori dell’eolico. Ma non basta, il settore potrebbe dare di più. E’ per questo che è stato istituito il “Wind Day”, la Giornata europea del vento, che si celebra domani, 15 giugno, in oltre venti Stati europei, tra cui il nostro.

L’energia eolica è la fonte rinnovabile che cresce più rapidamente in termini di capacità installata. L’anno scorso è aumentata del 18% in Europa, del 28% in Italia e, a livello globale, il 2007 ha segnato uno storico sorpasso: dal punto di vista dei nuovi impianti l’eolico ha battuto il nucleare.

“Sfruttare l’energia eolica significa aiutare l’ambiente, ma anche aumentare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dall’estero e la fluttuazione dei prezzi dell’energia”, spiega il segretario generale di Anev, Simone Togni. Senza contare le ricadute positive sull’occupazione: secondo uno studio dell’associazione, entro il 2020 l’eolico porterà a oltre 50 mila nuovi posti di lavoro. “Non si tratta di fantascienza - dice Togni - visto che in Germania, il paese primo nel mondo per l’energia del vento, in 8 anni gli addetti al settore sono cresciuti di 380 mila unità”.

E’ ancora lontana dalla Germania, ma anche l’Italia negli ultimi anni ha fatto passi avanti nel campo dell’energia prodotta dal vento, con 2.943 impianti eolici distribuiti soprattutto nel Centro-Sud, che garantiscono oltre 2.700 megawatt di potenza. Il che copre circa l’1,1% del consumo interno lordo di energia elettrica.

Un miglioramento rispetto al passato, ma ancora poco in confronto alla “ventosissima” Danimarca. Infatti, se l’Italia nel 2007 ha prodotto 4,36 terawattora da fonte eolica, pari al consumo di 5 milioni di abitanti lo stato nordico ne ha prodotti 6,6 ma destinati a una popolazione di appena cinque milioni e mezzo di persone. E in questo modo la potenza eolica di Copenhagen è riuscita a garantire il 20% del fabbisogno pubblico.

“L’Italia è molto in ritardo rispetto agli altri paesi europei - continua Togni - basta guardare alla Germania che, prima in Europa con oltre 22 mila impianti, ogni anno installa più pale di quante non ne siano state installate da noi in 15 anni”. Altro esempio virtuoso che il Belpaese potrebbe seguire è quello dei “cugini” spagnoli. La Spagna nel marzo scorso ha stabilito un record energetico: con l’eolico ha coperto quasi la metà della domanda nazionale di elettricità, il 40,8%.

Ma che cosa rallenta lo sviluppo del settore in Italia? Secondo il segretario di Anev, le colpe sono da ricercare nei troppi interessi politici ed economici, ma anche nell’eccesso di ostacoli burocratici. “La Conferenza dei Servizi, che dovrebbe dare un parere sulla possibilità di realizzare un nuovo impianto entro 180 giorni, ci impiega da tre a cinque anni”, precisa Togni. La pensa diversamente Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra, che definisce l’eolico in Italia un “enorme raggiro” e sostiene che “dopo dieci anni di investimenti colossali e distruzione paesaggistica abbiamo ottenuto benefici energetici risibili”.

Il “Wind Day” nasce proprio per dissipare dubbi e polemiche, oltre che per sensibilizzare politici, imprenditori e opinione pubblica. L’Anev ha organizzato un weekend all’insegna di attività didattiche e ludiche in diverse regioni italiane: tra le varie iniziative figurano le regate a Ostia e sul lago di Garda, ma anche l’”Open Day” negli impianti eolici a nord di Cagliari.

Sempre in Sardegna, si corre la Maratona eolica, una corsa che da Ulassai attraversa i “parchi del vento” fino a Nurri. Per ricordare che la Sardegna ha tutte le potenzialità per incrementare l’eolico. Attualmente produce 367 megawatt di potenza in 370 impianti, ma è meno di quello che riesce a incamerare la capofila delle Regioni italiane, la Puglia (658 impianti per 685 megawatt), o la Sicilia (631 “girandole a vento” e 583 megawatt) e la Campania (606 impianti, 519megawatt). Il motto della maratona? “Fateci girare le pale”.
Fonte La Repubblica

FEDERPARCHI, TAGLIO ICI ‘SALASSO PER NATURA’

Sunday, June 15th, 2008

‘Un pesante salasso per le attivita’ di protezione della natura e del paesaggio e per la gestione degli Enti di tutela’. Cosi’ la Federparchi giudica il provvedimento del Governo che taglia molte previsioni di spesa gia’ annunciate, per far fronte ai costi dell’esenzione dal pagamento dell’Ici. In particolare, afferma il comunicato dell’associazione - nella materia di competenza delle Aree protette, il Decreto cancella tutti gli stanziamenti (150 milioni di euro) che nella finanziaria 2008 erano destinati al fondo per la forestazione e la riforestazione; sopprime per intero il fondo (45 milioni di euro) per il ripristino dei paesaggi danneggiati da infrastrutture e abusi; riduce da 5 milioni a 700 mila euro lo stanziamento per l’istituzione di nuove Aree Marine protette. Il comunicato chiede che ”Un settore strategico come quello della gestione naturalistica, che reca un contributo inestimabile alla qualita’ della vita dei nostri cittadini e al prestigio del Paese non venga obbligato ancora una volta a pagare il conto del disinteresse della ‘grande politica’ e di una concezione miope e ragionieristica dello sviluppo economico”.

Fonte : Ansa.it

Il Sole è malato? Un’anomala mancanza di macchie solari potrebbe portare ad una mini era glaciale

Sunday, June 15th, 2008

Le macchie solari sono delle ampie aree (larghe oltre 80000 chilometri) dell’atmosfera solare (fotosfera) che hanno una temperatura più bassa (4500 gradi kelvin) rispetto al resto della fotosfera (6000 gradi Kelvin). Le macchie solari sono generate da potentissimi campi magnetici e la loro formazione è legata al ciclo undecennale dell’attività solare.

Il numero di macchie solari non è costante e segue, come dicevo prima, un ciclo della durata di circa 11 anni. Durante la fase di massimo è possibile osservare diversi gruppi di grandi macchie sparse sulla superficie del Sole. Nelle fasi di minimo invece può succedere che non si vedano macchie (nemmeno piccolissime) per settimane intere.

L’ultimo massimo di attività è avvenuto nel 2001. Ciò significa che nel corso del 2005 o 2006 c’è stato il minimo e attualmente, nel 2008, il numero di macchie solari avrebbe dovuto già crescere per arrivare al prossimo massimo, previsto per il 2012.

Invece questo non sta succedendo. Il numero medio di macchie solari dal minimo del 2006 non sta crescendo più. Questo permanere di scarsa attività sta preoccupando non poco gli astrofisici, perché potrebbe essere il preludio per una mini era glaciale.

Ma perché si pensa che il ciclo delle macchie solari sia correlato con l’andamento del clima?

La correlazione tra attività solare e clima fu ravvisato nel 1893 dall’astronomo E. W. Maunder, studiando le osservazioni solari registrate negli archivi dell’Osservatorio Reale Britannico. L’astronomo si accorse che nel periodo tra il 1645 ed il 1715 il numero di macchie solari fu costantemente molto basso, quasi come se il ciclo di 11 anni si fosse arrestato. Questo periodo di tempo prese il nome di “minimo di Maunder”. Il minimo di Maunder coincideva perfettamente con la cosiddetta “piccola era glaciale”, durante la quale l’Europa e il Nord America, e forse anche il resto del mondo (per il quale non ci sono dati certi) subirono inverni estremamente freddi.

L’attività bassa del Sole ci porterà anche stavolta ad una mini era glaciale? Ancora è troppo presto per dirlo. Ma mentre ci prepariamo a impreviste nevicate estive in Sicilia e alla glaciazione dei laghi del nord Italia, imprimiamo bene nella memoria lo stupendo clima italiano. Potrebbe essere una delle ultime volte che lo vediamo…

Fonte: Il potere della fantasia

Calcola online se ti conviene installare un Pannello solare

Sunday, June 15th, 2008

In tempi in cui la voce del risparmio energetico sembra arrivare da ogni dove e in tempi di rincari bolletta quasi mensili direi che questa segnalazione potrebbe davvero spingerci verso la novità dei pannelli solari. Il professor Gius di Educity ha lanciato un utilissimo servizio : Calcola in Rete.

E’ una guida pratica che calcola se abbiamo davvero convenienza ad installare pannelli solari sulla nostra casa. Questa applicazione ci permette di verificare se effettivamente il costo di tutto l’impianto e dei relativi contributi pubblici convengono davvero in relazione alla localizzazione della nostra casa, ai metri quadrati e ad altri parametri importanti. Uno strumento sfruttabile anche per valutare il risparmio ottenuto nella bolletta della luce.

Fonte: Serio ma non troppo

Calabria, capodoglio intrappolato da due giorni preso in una spadara

Sunday, June 15th, 2008

COSENZA - La pesca illegale torna a fare vittime. Questa volta a pagare le conseguenze delle “reti fuorilegge” è un capodoglio di dodici metri, intrappolato da due giorni in una spadara al largo di Cetraro, nell’alto Tirreno cosentino davanti alle coste della Calabria. A denunciarlo è l’organizzazione ambientalista Wwf, che sottolinea come la spadara sia “uno strumento di pesca fuorilegge da anni, ma ancora largamente usato nei nostri mari”. “Le cause - scrive il Wwf in una nota - sono l’incoerenza della politica e la mancanza di assidui controlli”.

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Sono due giorni che il cetaceo lotta tra la vita e la morte, letteralmente “incaprettato”, con testa e coda imprigionate. Da ieri si agita furiosamente, ma è impigliato nell’enorme rete, che avvolge quasi tutto il corpo e la mandibola. Le motovedette della Guardia di finanza, delle Capitanerie di porto e degli esperti del Wwf lo stanno monitorando, ma il mare forza cinque ieri non ha permesso di intervenire e, anche oggi, il maltempo ha reso impossibile salvare il capodoglio.

“La pesca illegale - sostiene l’organizzazione ambientalista - non rispetta le regole e nemmeno i pescatori, che delle risorse del mare vivono”. Pesanti le conseguenze di questa pratica: “Questa piaga ha ridotto al minimo gli stock ittici e ora a peggiorare la situazione per i pescatori ‘legali’ si aggiunge il caro gasolio”. E le vittime non sono solo i grandi cetacei: “Si stima che in Italia più di 8.000 tartarughe vengano catturate con le reti a strascico e, tra le 3.000 e le 6.000 o più, con il palangrese derivante, cioè lunghe lenze con migliaia di ami ed esche”. Il Wwf ha lanciato anche una petizione per chiedere al ministero delle Politiche agricole e forestali un regolamento per garantire che i prodotti di pesca importati dall’Ue - freschi, congelati o trasportati - provengano da attività lecite e sostenibili.Fonte : La repubblica

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