Archive for June 13th, 2008

Reef, nasce il marchio dell’energia verde

Friday, June 13th, 2008

Il mercato oggi vale il 3 per cento dell’elettricità prodotta in Italia, ma la crescita potrebbe essere rapida perché la media europea è il 10 per cento, la Svezia sta al 14 per cento e l’Olanda al 12 per cento. Parliamo della quota di energia elettrica rinnovabile e sostenibile, due oggettivi che vanno tenuti distinti per evitare di confondere le acque e le emissioni serra.

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Tutte le fonti che riproducono in maniera naturale il loro potenziale (solare, eolico, biomasse) si definiscono rinnovabili, ma non tutte le rinnovabili sono anche sostenibili. Ad esempio se si provasse a chiedere un parere ai profughi indiani o cinesi in fuga dai loro villaggi, sacrificati per costruire una grande diga, difficilmente si otterrebbero giudizi entusiasti sul quel tipo di idroelettrico. E l’ondata di proteste dilagata in tutto il mondo dopo la forte spinta impressa dalla Casa Bianca ai biocombustibili ad alto impatto chimico e ambientale dà l’idea degli umori che circolano attorno a quel particolare tipo di uso delle biomasse.

L’idea dunque è quella di garantire una fornitura elettrica che sia pulita sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista etico. E così ai marchi dei vari operatori del settore si è aggiunto il rilancio del marchio di una onlus, la Reef, certificato dalla società specializzata Cesi e garantito da una commissione formata da associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf), associazioni dei consumatori (Adiconsum, Cittadinanzattiva), Comitato Ecolabel e Gestore dei servizi elettrici.

Con il marchio “100 per cento energia verde” l’attenzione si sposta dai produttori ai consumatori. Non sono più solo le grandi aziende a cercare di ottenere una quota di energia pulita: il timone passa nelle mani dei singoli cittadini che possono accettare le offerte dei vari operatori decidendo di usare solo elettricità ecologicamente ed eticamente certificata. Ma con che costi?
Ogni operatore fissa il suo prezzo”, risponde Anna Taddei, di Agsm Verona. “Nel nostro caso una famiglia che abbia un consumo medio, cioè attorno ai 3 mila chilowattora annui, aderendo alla proposta di usare energia verde paga un extra di 18 euro all’anno, poco più di un caffè al mese”.

Fonte : La Repubblica

Senigallia, il comune dice sì agli animali in spiaggia

Friday, June 13th, 2008

Un’apertura destinata, nel breve tempo, a modificare l’economia degli stabilimenti balneari. A Senigallia, la spiaggia di velluto premiata con 12 bandiere blu consecutive, si potrà andare in spiaggia in compagnia del proprio cane o gatto. La decisione rivoluzionaria, visto che la maggior parte delle città marittime italiane vieta l’accesso in spiaggia agli animali, è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale consapevole così di incrementare ulteriormente il turismo e di dare una mano nella battaglia contro l’abbandono degli animali nel periodo estivo.

Il Comune di Senigallia ha previsto la possibilità per gli operatori di spiaggia interessati di attivare appositi spazi all’interno della propria concessione di pertinenza per l’ospitalità di animali di affezione. Il provvedimento si inserisce in un’ampia legislazione in materia, rientrando nelle disposizioni del regolamento regionale e di quello comunale, e ottempera al vigente Piano degli Arenili e all’ordinanza di sicurezza balneare della Capitaneria di Porto.

Gli stabilimenti balneari che vorranno avvalersene per creare spazi riservati agli animali di affezione dovranno però rispettare alcune prescrizioni elencate in maniera dettagliata dall’ordinanza in questione. In particolare, gli animali dovranno sempre essere accompagnati dai rispettivi proprietari o dai detentori temporanei; la zona di spiaggia attrezzata e riservata dovrà essere individuata all’interno dell’area demaniale in concessione e distinta con apposita segnalazione; tale area dovrà essere dotata di corsia di accesso indipendente e di contenitori per i rifiuti, così come di un sistema rapido ed efficace di distribuzione di palette per la raccolta delle deiezioni animali.

L’accesso all’area attrezzata potrà essere consentito solo agli animali scortati da adeguata certificazione sanitaria veterinaria e sarà naturalmente vietato ai cani con sindrome aggressiva o che siano comunque superiori a 15 kg di peso. Gli stessi cani dovranno peraltro essere custoditi con guinzaglio anche durante le soste sotto gli ombrelloni loro assegnati in maniera del tutto insindacabile dal gestore dello stabilimento. Sarà vietato l’accesso degli animali al mare, così come a eventuali piscine o docce dello stabilimento. Gli stessi animali non potranno in generale circolare al di fuori delle aree espressamente riservate.

Fonte: La Stampa

ECO-ENERGIA: LUCE VERDE PER IL BIODIESEL ITALIANO

Friday, June 13th, 2008

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (n. 131 del 6 giugno) del decreto riguardante le sanzioni per i petrolieri che non ottemperano all’obbligo di miscelazione obbligatoria dei carburanti fossili con i biocarburanti, e’ stato rimosso il principale impedimento formale che, di fatto, limitava lo sviluppo del mercato italiano del biodiesel. Nello specifico si tratta del decreto del 23 aprile 2008 che definisce le sanzioni (amministrative, pecuniarie, proporzionali e dissuasive), a carico dei petrolieri che non ottempereranno all’obbligo di miscelazione, stabilite nella misura di euro 600 per ogni certificato. Queste sanzioni saranno applicate dal 1° gennaio 2009 con riferimento agli obblighi del 2008. Per i fornitori di gasolio e benzina sul territorio italiano sussiste, infatti, l’obbligo di miscelare i prodotti di origine fossile con una percentuale di biocarburanti.

Tale percentuale, stabilita dalla Finanziaria 2007, che recepisce la normativa europea 30/2003, e’ pari al 2% per il 2008, al 3% per il 2009 e dovra’ raggiungere il 5,75% nel 2010. ”La firma di questo decreto e’ un tassello importante nella definizione del quadro normativo italiano sui biocarburanti - ha dichiarato Maria Rosaria Di Somma, direttore generale di Assocostieri-Unione Produttori Biodiesel, l’associazione di Confindustria che tutela gli interessi dei produttori di biodiesel e che promuove lo sviluppo del mercato. - In base all’attuale livello di costo del biodiesel, il ricorso a tale prodotto e’ piu’ conveniente rispetto al pagamento della sanzione”.

Fonte: Ansa.it

INTERCETTAZIONI: LEGAMBIENTE, RISCHIO PER LOTTA A ECOMAFIE

Friday, June 13th, 2008

MILANO, 12 GIU - Le attivita’ di indagine e contrasto ai crimini ambientali compiute dalle forze dell’ ordine, ”rischiano di essere vanificate dalla riforma sulle intercettazioni telefoniche”, da giorni al centro della discussione politica italiana. A sostenerlo e’ il coordinatore dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalita’ di Legambiente, Antonio Pergolizzi, intervenuto alla tappa milanese del ‘No Ecomafia Tour’. ”Non c’e’ una indagine che non prenda” le sue mosse ”dalle intercettazioni. Se c’e’ un cambiamento” nella normativa, ”l’ anno prossimo parleremo di altro”, ha proseguito nel corso della presentazione del Rapporto Ecomafia 2008. Oltre al decreto sulle intercettazioni, a preoccupare l’ esponente di Legambiente, poi, e’ anche ”lo storno dei fondi per la distruzione degli ecomostri. Fondi stornati per finanziare il taglio dell’Ici”. (ANSA).

Mediterraneo, squali a rischio estinzione

Friday, June 13th, 2008

ROMA - Gli squali del Mediterraneo stanno scomparendo: in due secoli la loro presenza nel Mare Nostrum si è ridotta del 97%, raggiungendo praticamente «livelli funzionalmente estinti» con gravi conseguenze sul tutto il bacino, che perdendo i predatori al top della catena alimentare, entra in corto circuito.

LO STUDIO - Per la prima volta uno studio, di cui l’autore principale è un italiano, Francesco Ferretti, ha “contato” le popolazioni di squali servendosi di tecniche statistiche basate su ricerche condotte su registri di pesca, registri di club nautici, tonnare, mercati di pesce nel Mediterraneo. Lo studio si intitola «Il declino degli squali nel Mediterraneo: il sunto di una nuova analisi scientifica», è stato pubblicato dalla rivista scientifica Conservation Biology e finanziato in parte dal Lenfest Ocean Program.

 DATI - I ricercatori hanno analizzato i dati di cinque specie di grandi squali per le quali è stato possibile avere una serie storica di dati: la verdesca, una specie di squalo volpe, il mako, lo smeriglio e una specie di squalo martello. Nel Mediterraneo sono presenti 47 specie di squali, di cui 20 sono grandi predatori all’apice della piramide alimentare. La situazione per questi ultimi è critica: sulle 20 specie analizzate, 15 risultano ecologicamente estinte. E le cinque analizzate sono a rischio estinzione. In particolare, lo squalo martello ha registrato un record del 99,99% di riduzione, la verdesca del 96,53% in abbondanza in 56 anni e del 99,83% in biomassa in 49 anni, del 99,99% la riduzione del mako/smeriglio in 100 anni, del 99,99% negli ultimi 100 anni di una specie di squalo volpe. La totale scomparsa dei predatori modificherebbe l’attuale bio-sistema marino che potrebbe provocare degli effetti negativi per i pescatori stessi. Sei le aree del Mediterraneo analizzate: Adriatico, Ionio, Mar Ligure, acque spagnole, Canale di Sicilia e Mar Tirreno.

LE CAUSE DEL DECLINO - Catture accidentali nella pesca d’altura, pesca diretta agli squali e pressione dell’uomo sulle aree costiere le cause principali del declino. «L’entità del declino degli squali nel Mediterraneo - ha detto Ferretti, ricercatore all’Università Dalhousie di Halifax, in Canada - è tale da suscitare forte preoccupazione per gli effetti che potrà provocare».

LO STUDIO PARLA ITALIANO - «Con questo livello di riduzione è come perdere il ruolo della polizia in uno stato». Francesco Ferretti, spiega così la perdita di squali nel Mediterraneo che ha descritto per la prima volta nero su bianco in uno studio di cui è autore principale. Francesco, 31 anni il prossimo luglio, è partito da Macerata dopo la laurea conseguita ad Ancona. Ha scelto l’Italia per presentare il lavoro pubblicato da Conservation Biology. «Gli squali svolgono una funzione di controllo sulle popolazioni di pesci, sia demograficamente che nella disposizione geografica, riescono a mantenere in stato di salute gli altri organismi».

Fonte : Corriere della Sera

Le ex coppie e i cani: ora c’è l’affido congiunto

Friday, June 13th, 2008

Dovranno pensare entrambi al mantenimento dei due cagnolini, con possibilità di vederli liberamente

DAL NOSTRO INVIATO CREMONA - Della famiglia faceva parte anche un coniglio nano, Tommy, ma lui probabilmente era un gradino più giù dei due «figli»: Chira, un boxer di dieci anni con tanto di pedigree, e Luna, figlia di lei, incrociata con una razza sconosciuta. Così quando tra i coniugi, due trentacinquenni che vivono alla periferia di Cremona, è scoppiata la crisi e si è arrivati in tribunale per la separazione, del mantenimento e dell’affido del coniglietto (che, oltretutto, ha poche pretese) non importava a nessuno dei due, ma per i cani si è scatenata una bagarre proprio come se fossero dei figli, che la coppia non ha avuto. I coniugi non si parlavano da mesi. Quando l’altro giorno sono comparsi davanti al presidente del tribunale Grazia Lapalorcia, dopo essersi guardati per un po’ in cagnesco (è il caso di dirlo) hanno fatto subito capire che il problema vero della separazione erano Chira e Luna, a cui nessuno dei due voleva rinuncia

Non litigherete mica per i cani!» ha esclamato il giudice. Moglie e marito sono stati costretti allora a parlarsi, ma fuori dall’aula. I due avvocati, Monica Gennari (che assisteva lui) e Cesare Grazioli (quello di lei) si sono seduti a un tavolo e hanno trovato un accordiragiudiziale, finito poi in una scrittura privata che, come per incanto, ha sbloccato la causa di separazione, partita come giudiziaria e diventata consensuale. Nei mesi scorsi era successo che, dopo la separazione di fatto, moglie e marito - entrambi con occupazioni precarie - avevano dovuto vendere la casa comune (per fronte ad alcuni debiti) e si erano trasferiti in due diversi monolocali, troppo piccoli per poter ospitare i cani. La soluzione, temporanea, era stata allora quella di «parcheggiare » Chira e Luna in una villetta con giardino in cui abita la zia di lei, che in tutto questo tempo ha continuato da sola mantenerli, senza smettere mai di vederli, coccolarli, portarli a spasso.

E siccome Luna ha bisogno di essere curata, ogni mese se ne andavano duecento euro soltanto di veterinario. L’accordo ora prevede che Chira sarà affidata alla «mamma » e Luna al «papà», ognuno sosterrà le rispettive spese di mantenimento e cura e lui avrà sempre libero accesso alla villetta. Una soluzione che va incontro ai desideri di tutti e due: lei è più legata a Chira, acquistata subito dopo il matrimonio, lui a Luna. In molte coppie senza figli gli animali sono diventati sempre più spesso dei «sostituti» nei quali i coniugi - come sottolinea l’avvocato Gennari - «investono sempre più in termini di affetto», creando legami che resistono anche alle burrasche matrimoniali. «Per questo - dice il legale - tutte le garanzie per l’affido condiviso dei figli minori si possono specularmente applicare agli animali ». La conseguenza è che, in caso di separazione, scoppiano inevitabilmente litigi e talvolta cani e gatti diventano oggetti di ripicche, se non di veri e propri ricatti, per ottenere altre cose. Nelle scorse settimane, per esempio, a Lovere, nella Bergamasca, una donna che in fase di separazione aveva consentito che il gatto di casa fosse affidato al marito, aveva all’improvviso chiesto il pignoramento del micio perché il coniuge era in ritardo nel pagamento degli alimenti che le spettavano. Poi i due hanno trovato un accordo e lei non solo ha ritirato la domanda di pignoramento ma si è impegnata a dare un contributo di 25 euro al mese per il mantenimento del gatto. Di cui, in fondo, era lieta di disfarsi perché allergica.

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