Archive for June 12th, 2008

Bmw Gina, l’auto di stoffa Così la spider cambia forma

Thursday, June 12th, 2008

La spider del futuro è fra noi: Bmw ha appena presentato la Gina, un prototipo di spider capace di cambiare forma a piacimento. Un trucco ottenuto rivestendo la carrozzeria, fari compresi, da uno speciale tessuto. Così a seconda della velocità la coda cambia aspetto, quando i fari si accendono sembrano comparire dal nulla (grazie a un gioco di trasparenza) e il motore e le porte si aprono con un effetto mai visto: sembra che la carrozzeria si tagli in due.

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Una centrale elettrica ad aquiloni l’ultima sfida all’energia nucleare

Thursday, June 12th, 2008

Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira. Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. “Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via”. Più in alto arrivano, più forte tirano.

A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E’ un’occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l’incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l’idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

Il fatto che il primo abbia un’azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all’università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile: produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po’ dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l’unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l’Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All’idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.E’ una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell’energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c’è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

A 80 metri di altitudine (l’altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po’ più di 16 chilometri l’ora. E’ un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l’Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un’area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po’ meno di 30 chilometri l’ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l’energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. “A mille metri di altezza - dice Milanese - l’energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo”.

Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c’è sempre o, semplicemente non ce n’è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l’anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l’ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d’altezza: c’è vento per 3 mila ore l’anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n’è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell’industria eolica attuale. Ma come catturarlo? “Con lo yo-yo” rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l’aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l’aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

In termini scientifici, la potenza generabile dall’aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull’aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell’aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d’ala, l’aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l’aquilone si comporta come la striscia più esterna dell’elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: “Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte”.

Quando il cavo è tirato al massimo, l’aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l’aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: “Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell’energia generata in ascesa”. Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. “Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l’uno dall’altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri”. Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. “Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche”. E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L’energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l’energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, “soffia nel vento”.

Fonte: La Repubblica

La “mutua” per cani e gatti un disegno di legge firmato Pd

Thursday, June 12th, 2008

Assistenza veterinaria gratuita per cani e gatti, ma solo se i padroni sono già esentati, per motivi di reddito, dal pagamento delle spese del servizio sanitario nazionale. La prevede è un disegno di legge dell’opposizione depositato in Senato, intitolato “Misure per l’istituzione del servizio sanitario veterinario mutualistico e norme a favore della cura di cani e gatti”. Il ddl fissa anche altre categorie di animali che potranno ricevere cure gratuite: quelli ospitati in strutture gestite da associazioni di volontariato, i cani di quartiere, i cani e i gatti impiegati nella pet therapy, i gatti delle colonie feline.

Per favorire anche l’adozione di animali randagi, il provvedimento stabilisce la gratuità del primo intervento veterinario in caso di raccolta di animali di strada. Su questo e su altri temi, in particolare la legge 281 del 1991 sul randagismo, i veterinari italiani si confronteranno domani e venerdì in occasione del convegno “Un Lea interspecie”, organizzato a Roma dalla Simevep, Società italiana di medicina veterinaria preventiva. Si stabiliranno i livelli essenziali di assistenza per le problematiche di carattere sanitario, etico, socio-economico degli animali di città.

“Discuteremo - dice il presidente di Simevep, Aldo Grasselli - sull’opportunità di una revisione della normativa sul randagismo alla luce delle nuove problematiche che riguardano gli animali da compagnia: non si tratta più solo di cani o di gatti che vagano in strada, ma anche di altre razze che sono penetrate nelle famiglie e poi sono state abbandonate nell’ambiente naturale, alterandone l’equilibrio”.
E’ il caso, ad esempio, degli scoiattoli americani, protagonisti di un boom negli anni scorsi ma che, una volta reinseriti nella fauna italiana da persone che hanno deciso di non tenerli più in casa, hanno creato un grande squilibrio, essendo spesso più aggressivi dei roditori italiani. L’esperto ha poi spiegato l’intenzione di “capire quale tipo di sensibilità hanno i politici di fronte al tema dei costi dell’assistenza veterinaria, e in futuro penso parteciperemo ad audizioni nelle commissioni parlamentari competenti per mettere a punto la normativa sulla mutua per cani e gatti”.

Nel disegno di legge all’esame di palazzo Madama (che porta la firma dei senatori del Pd Silvana Amati, Fiorenza Bassoli, Felice Casson, Roberto Della Seta, Franca Donaggio, Manuela Granaiola, Marina Magistrelli, Achille Passoni, Carlo Pegorer, Anna Maria Serafini e Sergio Zavoli) si legge che “sono sempre più numerose, nel nostro Paese, le persone che possiedono un animale, che finisce con il diventare un membro della famiglia. Ciò è ancor più vero nel caso degli anziani per i quali il cane e il gatto rappresentano l’unica compagnia e ragione di conforto”.

“Non va inoltre dimenticato - si legge ancora - il fondamentale ruolo svolto dagli animali impiegati nelle terapie e attività per fini curativi e riabilitativi. Per queste e tante altre ragioni, è evidente la necessità di agevolare il possesso degli animali di affezione, nonché l’affido e la cura di quelli che vengono abbandonati, oltre che l’opera encomiabile dei volontari che si prodigano, a proprie spese, nel mantenimento di tanti animali randagi e abbandonati”.

Individuando le categorie di animali che potranno avere accesso al servizio sanitario gratuito, nel testo si precisa che “ai fini della fruizione delle prestazioni i cani devono risultare iscritti all’anagrafe canina” e che “l’onere derivante dall’attuazione della presente legge è valutato in 10 milioni di euro l’anno dal 2008, cui si provvede con la riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nel Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del ministero dell’Economia per il 2008, utilizzando parte dell’accantonamento relativo al ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali”.

Fonte: La Repubblica

L’unicorno esiste davvero, avvistato un esemplare

Thursday, June 12th, 2008
Un capriolo con un solo corno al centro della fronte invece delle classiche corna biforcate vive all’interno del gruppo di suoi simili monitorati dal centro di scienze naturali di Prato. Si tratta di un esemplare giovane: ha infatti solo 10 mesi.zun.jpg

«È la dimostrazione - dice il direttore del centro, Gilberto Tozzi - che il mitico unicorno celebrato in iconografie e leggende, probabilmente non era solo oggetto di fantasia bensì un animale: capriolo, cervo, o altre specie, con un anomalia morfologica analoga a quella del nostro capriolo».

«Il nostro capriolo - continua - forse è consapevole della sua diversità e non si lascia vedere facilmente». La madre era arrivata nel centro alcuni anni fa ferita dopo essere stata investita da un’ auto nella zona dell’appennino pistoiese.

Fonte: La Stampa

AMBIENTE: BONELLI (VERDI), BERLUSCONI HA AZZERATO MINISTERO

Thursday, June 12th, 2008

”Per le coperture per il decreto sull’Ici e sull’Irap il governo Berlusconi ha di fatto azzerato i fondi strategici per il funzionamento del ministero dell’ Ambiente, per il contrasto all’inquinamento e per migliorare la qualita’ della vita in zone di grande degrado ambientale”. E’ quanto afferma in un comunicato l’esponente dei Verdi Angelo Bonelli, che lamenta per i prossimi tre anni ”il taglio di 800 milioni di euro gia’ destinati alle politiche ambientali”. ”E’ stato tagliato - prosegue Bonelli - il Fondo per la riforestazione di 150 milioni di euro in tre anni, destinato alle citta’ a maggior crisi ambientale. Per questo fondo le amministrazioni di Taranto e Gela avevano gia’ sottoscritto accordi per forti interventi sul verde pubblico per il miglioramento della qualita’ della vita: un vero e proprio schiaffo alle amministrazioni ed ai cittadini”. L’ex deputato del Sole che ride, inoltre, denuncia, tra l’altro, ”l’ azzeramento del Fondo per il trasporto pubblico locale (400 milioni), quello per le Isole minori (60 milioni) e il Fondo per il trasporto pubblico alternativo nei centri storici tutelati dall’Unesco (20 milioni)”. ”Questo e’ il nuovo corso del governo Berlusconi - conclude Bonelli - che di fatto ha trasformato il ministero dell’Ambiente in una scatola vuota, cancellando con l’emendamento odierno al decreto sull’emergenza rifiuti anche le agenzie tecnico- scientifiche di carattere ambientale. Per questo i Verdi istituiranno un osservatorio sulle azioni del governo in materia ambientale”. (ANSA).

La lavatrice che consuma chip espreca solo un bicchiere d’acqua

Thursday, June 12th, 2008

PANNI lavati con chip di plastica e usando appena un bicchiere d’acqua. In un futuro neanche troppo remoto, forse già l’anno prossimo, sarà immessa sul mercato un’innovativa lavatrice, creata dalla britannica Xeros, un’azienda nata nel febbraio nel 2007 su impulso delle ricerche della scuola di design dell’Università di Leeds. Questa invenzione, che porterà lo stesso nome dell’azienda che la commercializzerà, non interesserà soltanto l’uso domestico, ma anche gli impianti industriali, incluse naturalmente le tintorie.

Il risultato, promettono i ricercatori inglesi, è identico a quello ottenuto da una lavatrice tradizionale: panni profumati e ben lavati. E, soprattutto, già asciutti: finito il ciclo di “lavaggio” non ci sarà bisogno di stenderli ad asciugare. Il nuovo elettrodomestico si trova attualmente in fase di test, ma dovrebbe essere commercializzato nel Regno Unito già dall’anno prossimo: la Xeros ha avviato delle trattative con un distributore interessato al progetto.

La nuova lavatrice è la prima al mondo ad impiegare per ogni ciclo di lavaggio poco meno di una tazza d’acqua. A livello energetico consumerà meno del 2% rispetto a quanto avviene oggi. La pulizia sarà resa possibile da chip di plastica: basta usare per ogni lavaggio 20 chili di questi granuli, ognuno con un diametro di 0,5 centimetri. L’acqua, invece, viene scaldata e servirà a sciogliere lo sporco, che sarà poi “assorbito” dai chip.
Il professor Stephen Burkinshaw, che ha firmato questa invenzione, assicura: “I risultati, a livello di pulizia, sono sorprendenti. Riesce a rimuovere ogni tipo di macchia, incluse quelle resistenti di caffè e rossetto”. I venti chilogrammi di chip possono essere riutilizzati almeno 100 volte, garantendo un periodo di sei mesi di lavaggi. L’azienda, che si è assicurata investimenti pari a 750mila euro, sottolinea che il prezzo dell’elettrodomestico non sarà troppo diverso da quello che si paga oggi.

Attualmente una lavatrice usa circa 35 chili d’acqua per ogni chilo di vestiti, oltre all’energia che deve essere impiegata per scaldare l’acqua e asciugare la biancheria. Notevoli i vantaggi in campo industriale: “Se per molti anni l’industria tessile - spiega la Xeros - ha puntato sulla riduzione del consumo di acqua, in linea con quanto fanno tutte le industrie, a oggi l’acqua utilizzata per questo scopo è ancora tantissima”. Per non parlare dei solventi chimici di cui sarà possibile fare a meno, soprattutto nel lavaggio a secco.

Si calcola che questa invenzione permetterà di risparmiare miliardi di litri di acqua, soltanto nel Regno Unito - dove, quotidianamente, ogni abitazione utilizza, solo per il lavaggio della biancheria, 21 litri di acqua. “E’ una delle invenzioni più sorprendenti che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni - dice fiero Rob Rule, il direttore della Xeros - perché potrà rivoluzionare il mercato globale del lavaggio”.

Fonte : La Repubblica

Cornovaglia, muoiono 21 delfini spiaggiati

Thursday, June 12th, 2008

Almeno 21 delfini si sono spiaggiati lunedì, trovando la morte, sulle coste della Cornovaglia, in Inghilterra, entrando nel fiume Percuill e finendo sulle spiagge della località di Porth Creek.

Alcuni dei delfini morti dopo essere rimasti itrappolati nelle secche di sabbia di un fiume (frame tv da Itn News)

LONDRA (Gran Bretagna) -

IL SALVATAGGIO - I soccorritori accorsi sulla scena per aiutare i mammiferi a ritrovare le acque profonde sono riusciti a liberare sette delfini. Ma per la maggior parte del banco non c’è stato nulla da fare. «Una carneficina», ha detto Dave Nicoll, uno dei volontari presenti, alla Bbc. «Non abbiamo visto uno spiaggiamento di questa scala dal 1981», ha detto un portavoce della British Divers Marine Life Rescue (Bdmlr).

La ricostruzione che della vicenda è stata fatta confermerebbe la proverbiale intelligenza e propensione ad aiutare gli altri di questi mammiferi marini. Si pensa infatti che qualche esemplare di delfino sia stato risucchiato dalla corrente del fiume e che le sue disperate grida di aiuto abbiano attirato il resto del banco in quella che si è rivelata una trappola senza via d’uscita.

Volontari al lavoro: i loro sforzi hanno consentito di salvare 7 dei 28 delfini spiaggiati (frame tv da Bbc News)

SPIRITO DI GRUPPO -

MARINA SOTTO ACCUSA - Secondo la Bdmlr, tuttavia, il disorientamento degli animali potrebbe anche essere stato dettato dalle onde radio emesse dai sonar di alcune navi militari in transito nella zona.. Ma la Royal Navy ha affermato di non aver alcuna nave in attività in quell’area da giovedì scorso. David Jarvis, della British Divers Marine Life Rescue, ha detto alla Bbc che la causa potrebbe essere anche qualcosa che ha spaventato gli animali, come una balena-killer.

L’AUTOPSIA - Dall’autopsia non risulta che i mammiferi fossero stati avvelenati. Anzi godevano di ottima salute prima di andarsi a incastrare nelle insenature dei fiumi vicino a St Mawes. Alcune femmine erano gravide. Intanto continuano le ricerche qualora ci fossero altri delfini in difficoltà. Quando i delfini si sono spiaggiati, nella zona si trovavano in tutto 76 esemplari. La buona notizia è che almeno 40 di loro, che si erano infilati nel fiume pur senza rimanere incagliati, sono stati aiutati a riguadagnare il mare aperto e la salvezza. Questo episodio è stato descritto come il peggiore caso si delfini spiaggiati mai visto in Gran Bretagna.

Fonte: Corriere della Sera

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