Archive for June 9th, 2008

Cibo gratis per un mese a chi adotta un cane

Monday, June 9th, 2008

Zorro, Cleopatra e Einstein: sono i cani ospitati nel canile municipale testimonial della campagna di adozione lanciata dal Comune per questa estate. I genovesi che ne prenderanno uno avranno cibo gratuito per un mese.

«Anche quest’anno prima dell’estate rilanciamo la campagna per l’adozione dei cani - ha spiegato l’assessore comunale alle politiche per gli animali Maria Rosa Zerega - perciò abbiamo ripresentato la campagna di affissione e sulle radio firmata dall’agenzia McCann-Erickson e fornita gratuitamente al Comune come quella per l’adozione di gatti randagi e contro l’abbandono degli animali».

A Genova nel 2007 sono stati adottati 530 cani del canile, quasi 1500 negli ultimi tre anni. Al canile si registra un passaggio di 80-90 cani al mese perchè come previsto per legge i canili municipali sono tenuti a prendere in custodia i cani lasciati da proprietari che dichiarano di non potersene più occupare.

L’assessore Zerega ha anche annunciato che è allo studio un pacchetto di assistenza e supporto ad anziani che vogliano adottare un cane dal canile o non sanno come gestire il proprio cane. «Molti anziani sono costretti ad abbandonare un cane perchè non sanno come curarlo - ha detto - È allo studio un’iniziativa per supportare gli anziani con pareri di veterinari e di altri esperti».

Fonte: La zampa.it

Barche italiane pescano illegalmente i tonni rossi

Monday, June 9th, 2008

Arriva dal cielo la nuova minaccia che mette in pericolo la sopravvivenza del tonno rosso: si tratta di due aerei chiamati I-Gemk e I-Fina impiegati, secondo le associazioni Greenpeace e Wwf, per l’individuazione dei tonni da parte delle flotte di pescherecci attive nelle acque del Mediterraneo tra le isole di Malta, Pantelleria e Lampedusa.

«L’utilizzo di aerei per l’individuazione dei tonni da parte delle flotte di pescherecci - si legge nella nota diffusa dalle due Associazioni - è severamente vietato nel Mediterraneo dal Diritto Internazionale, in quanto aumenterebbe ulteriormente le già enormi capacità di pesca dei pescherecci, che già oggi, secondo la comunità scientifica internazionale, minacciano seriamente la sopravvivenza dello stock e della pesca al tonno».

«Di quali altre prove più evidenti di queste abbiamo bisogno per denunciare le continue violazioni dei regolamenti di pesca? - chiede Sergio Tudela, responsabile della Campagna pesca del Wwf - Questi aerei vengono usati da questi pescherecci pirata per inseguire i banchi di tonno rosso. Pratica questa, che alla lunga, metterà seriamente in pericolo la sopravvivenza di questo tipo di pesca millenaria».

Fonte: La Zampa.it

Rifkin, l’energia fai-da-te

Monday, June 9th, 2008

L’incidente all’impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall’annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
“Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell’incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l’amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana”.

Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
“Il problema col nucleare è che si tratta di un’energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl”.

Il governo italiano ha confermato l’inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
“Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell’energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui”.

Un finto argomento quindi quello del nucleare “verde”?
“Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C’è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia…”.

Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
“Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l’area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l’Italia crede di poter far meglio di noi? L’esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili”.

Ecoballe all’uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
“Stando agli studi dell’agenzia internazionale per l’energia atomica l’uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell’atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani”.

Siamo arrivati così all’ultima considerazione. Qual è?
“Che non c’è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell’acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L’estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l’acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l’erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata”.

Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
“Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche”.

In che senso? C’è un’energia di destra e una di sinistra?
“Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall’alto in basso, appartiene al XX secolo, all’epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo”.

E il modello democratico, invece?
“È quello che io chiamo la “terza rivoluzione industriale”. Un sistema distribuito, dal basso verso l’alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso “reti intelligenti” come oggi produce e condivide l’informazione, tramite internet”.

Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
“Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c’è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili”.

Ci dica come si affronta questa transizione.
“Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un’opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla”.

Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
“In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni “verdi”. Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia”.

A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un’altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
“Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l’energia è somministrata da un’entità superiore”.

NUCLEARE:SU BLOG PECORARO RACCOLTA FIRME REFERENDUM ‘CONTRO’

Monday, June 9th, 2008

NUCLEARE:SU BLOG PECORARO RACCOLTA FIRME REFERENDUM ‘CONTRO’

PRESTIGIACOMO:DA KYOTO AD AUTO, DA OGGI SI CAMBIA

Monday, June 9th, 2008

L’Italia fara’ la sua parte per rispettare gli impegni globali assunti a livello europeo per ridurre i gas ad effetto serra del 20% entro il 2020, rispetto al 1990, ma chiede un ”tavolo tecnico” per rivedere i criteri di ripartizione tra Stati membri, ”troppo onerosi ed iniqui per il nostro paese”. Alla sua prima partecipazione ad un consiglio europeo dei ministri dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo chiarisce le condizioni dell’impegno italiano, assicurando innanzitutto il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas, che sta esaminando il decreto del governo per affrontare l’emergenza rifiuti in Campania, che l’Italia parlera’ con una sola voce. ”Ho avuto un incontro di conoscenza con il Commissario e lui mi ha rappresentato la difficolta’ di rapportarsi, con il passato governo, con un ministro dell’Ambiente che affermava una cosa e un ministro dell’Industria che ne affermava una opposta”, ha riferito Prestigiacomo, parlando con i giornalisti. ”Io gli ho spiegato che con l’attuale governo non ci sono e non ci saranno divisioni di questo tipo”.

L’Italia e’ intenzionata ”a sostenere una politica dell’ambiente che non sia considerata un freno alla politica dello sviluppo. Per questo bisogna riconsiderare una serie di posizioni e di scelte che erano state fatta sulla questione del clima. Abbiamo la sensazione che in passato si sia accettato di avallare scelte non corrispondenti alla situazione nazionale”. A Lussemburgo, Prestigiacomo conferma anche la scelta del nuovo governo di procedere verso il nucleare (l’incidente in Slovenia ”per noi non cambia nulla”), pur assicurando massimo impegno per la ricerca nel settore delle energie alternative (che pero’ - osserva - ”potranno coprire solo il 10% del fabbisogno energetico nazionale”). Parlando di emissioni di gas ad effetto serra, Prestigiacomo ha chiesto ai colleghi Ue di modificare il criterio che ripartisce gli sforzi di riduzione di CO2 sulla base del Pil procapite, seguendo il criterio: ‘chi e’ piu’ ricco piu’ taglia’.

”I paesi che hanno maggiori emissioni devono assumersi maggiori responsabilita”’, ha detto invece la Prestigiacomo, proponendo che per calcolare la dimensione dell’impegno venga usato anche il criterio delle emissioni pro capite. ”A questo proposito, voglio sottolineare che le emissioni pro capite dell’Italia sono inferiori alla media europea”. Anche per la riduzione delle emissioni degli autoveicoli, Prestigiacomo ha chiesto che venga privilegiato un criterio che possa orientare il mercato europeo delle auto verso veicoli piu’ efficienti e a minori emissioni. ”Non e’ accettabile per l’ Italia la proposta di direttiva europea che, al contrario, premia le auto di maggiore cilindrata e consumo”, ha detto ai colleghi. ”In questo modo non si tutela l’ambiente e si penalizzano le industrie europee, tra cui quella italiana, che produce autoveicoli efficienti e a basse emissioni”. (ANSA).

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!