Archive for June 4th, 2008

L’importanza di stabilire chi comanda

Wednesday, June 4th, 2008

Il cane è «uno di famiglia»? Sì, ma deve essere chiaro che il capobranco è l’uomo, non lui

Finalmente è sera e Martina, dopo una pesantissima giornata di lavoro, fa ritorno a casa dove l’aspetta Rex, splendido Pastore Tedesco di 3 anni. E’ stanca, cammina lentamente per la casa e parlottando tra sé e sé si aspetta che Rex le dedichi attenzioni scodinzolando e portandole le pantofole. Lei si ferma, lo guarda negli occhi e a quel punto con sua enorme sorpresa succede l’imponderabile: un ringhio sommesso la fa balzare indietro terrorizzata. Com’è possibile che quel cane che lei adora al punto da trattarlo come un figlio diventi improvvisamente così imprevedibile e minaccioso? Che sia impazzito??

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LINGUAGGI DIFFERENTI - Per quanto il nostro cane possa essere l’animale più intelligente del mondo, non dobbiamo mai dimenticare quanto il suo linguaggio sia differente dal nostro e quanto questo porti a spiacevoli fraintendimenti. Il cane è uno splendido interprete della nostra gestualità e del nostro tono di voce, ma per sua fortuna non comprende i nostri contorti discorsi e molte delle parole che utilizziamo rivolgendoci a lui. Rex capisce che siamo nervosi quando discutiamo animatamente, ma se canticchiamo allegramente che è un peloso e puzzolente sacco di pulci, lui ci correrà comunque incontro pronto a giocare con noi.

EDUCAZIONE ADEGUATA - Quanti sanno che Rex ha ringhiato a Martina perché fissare negli occhi un cane è un gesto di sfida al combattimento e non uno sguardo d’amore? E chi mai invece immaginerebbe che se un cane ci morde e poi lecca la ferita appena inferta non ci stia implorando il suo perdono, ma solo suggellando la vittoria su di noi? La convivenza uomo cane è ricchissima di fraintendimenti del genere ed è per questo che chiunque avesse intenzione di prendere un animale, dovrebbe innanzitutto parlarne con un medico veterinario per una scelta consapevole. Non bastano cibo, una casa e regolari controlli medici, è indispensabile anche una educazione adeguata.

FAR CAPIRE CHI COMANDA - Un cane appena adottato deve avere da subito una sua precisa collocazione gerarchica nel «branco famiglia» al fine di evitare gli spiacevoli incidenti con le conseguenze a volte drammatiche di cui la cronaca è ricca. Ogni persona in casa deve comportarsi sempre da capobranco, relegando il cane a una netta posizione di inferiorità. Questo, una volta stabilite delle regole precise e coerenti, sarà ben felice di non avere pensieri e responsabilità e potrà godersi serenamente la compagnia degli umani.

POCHE REGOLE - Vi sono poche regole di base da seguire per insegnare a Rex a essere obbediente, educato e correttamente sottomesso, senza che questa parola assuma alcuna connotazione negativa. La prima di queste regole è semplicissima, ma forse la meno apprezzata da chi giustamente considera il cane come «uno di famiglia» ed è il caposaldo di ogni corso di educazione.

L’ORA DELLA PAPPA - Pensiamo a cosa succede a Rex in natura: nel branco l’accesso al cibo è prerogativa del capobranco e ogni sottomesso guarda in silenzio, pronto a mangiare in fretta e furia gli avanzi, una volta allontanatosi colui che comanda. Analogamente, nel «branco umano» Rex attende che il suo proprietario mangi e solo alla fine ottiene il suo cibo nella ciotola, posta in un luogo socialmente poco importante per la vita familiare. La ciotola infine deve essere tolta dopo una ventina di minuti perché Rex capisca chiaramente che non può avere cibo a disposizione quando meglio crede. Offrire bocconcini da tavola o dalle mani nel linguaggio umano è un gesto di affetto per il proprio animale, mentre in realtà è un vero e proprio atto di sottomissione da parte del proprietario, che regala al cane un gradino nella scalata alla vetta del comando.

ALL’UOMO IL CONTROLLO - Un’altra basilare regola prevede che sia il proprietario a mantenere il controllo delle iniziative, facendo sì che qualsiasi interazione, sia essa una coccola o un gioco, abbia sempre inizio dal compagno umano, capobranco in ogni ambito della vita quotidiana. Un cane che si appoggia alle nostre gambe portandoci il guinzaglio per uscire in passeggiata quando non è il momento è sicuramente simpatico ed estremamente intelligente, ma se esaudito nei suoi desideri rischia un domani di avanzare le stesse pretese con un ringhio o in orari assolutamente non adeguati, creandoci notevoli problemi di convivenza. Amare i nostri cani e crescerli educati, privi di aggressività e splendidi compagni di vita vuol dire essere disposti a imparare la loro lingua e non pretendere che siano loro a parlare la nostra.

Alessandra Rossi
Medico veterinario libero professionista (Udine)
Fonte: Corriere della Sera

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Nasce la prima eco-fattoria didattica sulle rinnovabili

Wednesday, June 4th, 2008

Nella provincia di Foggia un piccolo casale sarà alimentato esclusivamente con energia pulita per divenire veicolo di un importante messaggioSarà Roseto Valfortore, in provincia di Foggia, a dare i natali alla “Fattoria del vento” prima fattoria didattica sulle energie rinnovabili, alimentata esclusivamente con energia pulita. Saranno installati nella struttura un impianto fotovoltaico per l’illuminazione interna ed esterna, pannelli termosolari per l’acqua calda mentre dalle biomasse si ricaverà il resto del fabbisogno energetico necessario ad alimentare le attività della tenuta. Chi arriverà alla fattoria didattica potrà compiere un viaggio nel mondo dell’energia pulita, scoprendo il funzionamento degli impianti che alimentano la struttura, visitando il vicino parco eolico e il centro “Mulini ad acqua”. Sole, acqua, vento: le risorse naturali, insieme, costituiscono un patrimonio di fonti utilizzabili in modo da coniugare il rispetto dell’ambiente con la necessità di processi innovativi per l’approvvigionamento energetico. E’ questo il messaggio educativo che l’iniziativa vuole veicolare e trasformare in realtà concreta, tangibile, operativa. Il progetto, che nasce dalla collaborazione tra il Comune di Roseto Valfortore e la Fortore Energia, sarà realizzato entro il 2009. All’interno della struttura, saranno impiegate stabilmente 4 persone e altre 4 saranno utilizzate stagionalmente. “E’ un’iniziativa in cui l’Amministrazione comunale crede moltissimo - dichiara Lucilla Parisi, sindaco di Roseto Valfortore - I piccoli comuni come il nostro possono diventare un laboratorio di innovazione e sviluppo, per impiegare al meglio e in modo eco-sostenibile le straordinarie risorse ambientali di cui disponiamo”.

Fonte: La Repubblica

Venezia, un kit antiminerale . Turisti bevete alle fontanelle

Wednesday, June 4th, 2008

VENEZIA - Il kit è spartano: una bottiglietta di plastica vuota e una mappa della città che indica le 122 fontanelle disseminate nei vari sestieri di Venezia. Ma sarà più che sufficiente per garantire, alle migliaia di turisti in transito sotto il solleone, una sorsata d’acqua fresca senza spendere un euro.

È l’iniziativa “100×100 pubblica” che lancia il Comune giovedì 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente. È una campagna contro il consumo dell’acqua minerale che incide in modo pesante sui bilanci familiari. Gli italiani sono infatti i primi consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Il cuore dell’iniziativa sarà in Campo Santa Margherita dove, durante una performance artistico-ambientale, verranno distribuite le bottigliette che nell’etichetta, anziché la marca dell’azienda d’imbottigliamento, riporteranno le analisi chimiche dell’acqua di rubinetto.

“Il progetto di promozione - spiegano gli organizzatori - è basato sulle strategie di marketing delle grandi aziende dell’acqua rielaborate per sponsorizzare l’acqua pubblica come bene comune. Il nostro marchio è semplice e facilmente memorizzabile, riprende un simbolo presente sulle etichette: invece di ricordare di gettare la bottiglietta una volta usata, noi invitiamo a conservarla riempiendola nuovamente”. “Non buttarmi, riutilizzami”, sarà lo slogan che accompagnerà la distribuzione del kit, che invita ad usare le bottigliette come delle vere borracce, anziché come contenitori usa e getta.

L’iniziativa, sostenuta dal sindaco, arriva dopo che nel febbraio scorso lo stesso Cacciari e l’attore Marco Paolini avevano sposato la campagna di don Gianni Fazzini a favore dell’uso dell’acqua di rubinetto. Una proposta culminata con il progetto di Veritas, la società che gestisce il ciclo dell’acqua a Venezia, battezzata “Bevo anch’io l’acqua del sindaco”.

Venezia si candida quindi a fare da locomotiva nella lotta contro gli sprechi d’acqua. E probabilmente non poteva che essere la città d’acqua per antonomasia a guidare questa battaglia. Non a caso “100×100 pubblica” nasce a Venezia, ma punta a raccogliere consensi anche fuori dalla laguna. “L’acqua dell’acquedotto - osservano i tecnici di Veritas - è super controllata. Recuperare e smaltire le bottigliette ha un costo, l’obiettivo è diminuire quelli delle famiglie ma anche i nostri che gestiamo il ciclo delle acque ma anche lo smaltimento rifiuti”. Conti alla mano, da una semplice rilevazione del pagamento delle utenze domestiche, eseguita dall’Adico, emerge che l’acqua del rubinetto costa circa 0,09 centesimi al litro contro i 26 di un prodotto industriale.

Fonte: La Repubblica

Uccidono, ma senza inquinare” paradosso delle eco-bombe

Wednesday, June 4th, 2008

Continueranno a uccidere, ma senza turbare l’ambiente naturale. Sono le “Eco-friendly bomb”, armi esplosive dotate di sensibilità ecologica. La definizione, cinica e contraddittoria (gli esseri umani non sono parte integrante dell’ambiente?), pubblicizza una ricerca condotta dall’Università di Monaco di Baviera con fondi europei e americani per la produzione di sostanze alternative al Tnt (il tritolo) e al Rdx (la ciclonite).

Composti che, come è noto, presentano un tragico ventaglio di effetti collaterali: sviluppano emissioni cancerogene, inquinano terreni e falde acquifere e, laddove non dovessero detonare (in ambito industriale) o esplodere completamente, rappresentano minacce vaganti pronte a ripetere l’infausta missione.

Ecco dunque le “bombe verdi”; gli scienziati tedeschi sostengono che, se riempite con una forma recentemente scoperta di tetrazolio - composto già usato in campo farmaceutico - e fatte esplodere con l’azoto in luogo del carbonio, rilasciano una quantità minore di sostanze tossiche. Meno piogge acide, ma certo non aria pulita.

“In laboratorio - ha spiegato il ricercatore chimico Thomas Klapötke - abbiamo registrato tracce di cianuro di idrogeno. Ma siamo convinti che, mescolando questi composti con un ossidante, eviteremo la produzione di gas letali e miglioreremo le performance. Soprattutto - ha aggiunto Klapötke - per quanto riguarda gli armamenti pesanti di carri e navi”.

L’unico dato effettivamente incoraggiante è che i due ordigni, battezzati con le sigle Hbt e G2zt, avrebbero dimostrato, a differenza dei loro cugini politicamente scorretti, una minore attitudine a saltare in aria accidentalmente. Evento diffuso non solo sul fronte militare, ma anche su quello civile: basti pensare agli esplosivi utilizzati per le demolizioni edili o per l’industria mineraria.
Le “eco-bombe” ricordano - per la loro capacità di discernimento - le bombe al neutrone, progettate per uccidere senza onda d’urto, graziando così palazzi e altre strutture architettoniche, o le smart bomb (dette anche “intelligenti”), in grado di selezionare tra tanti la loro preda.

Lo sforzo di limitare gli effetti collaterali della guerra - o di renderla mediaticamente meno insopportabile - ha prodotto in passato notizie al limite del grottesco. Come riportò qualche anno fa il sito della Bbc, nel 1994 il Dipartimento della difesa americano investì circa 8 milioni di dollari per sviluppare armi non letali. La “gay bomb”, per esempio: avrebbe dovuto rilasciare un gas afrodisiaco tra le fila nemiche, invogliandole a festini in tuta mimetica. O le “sting me/attack me” (pungimi/attaccami): un po’ di chimica e i militari sarebbero diventati cibo irresistibile per api e ratti affamati. O ancora, le “who? me?” (chi? Io?): bombe che avrebbero dovuto simulare flatulenza tra le truppe, demoralizzandole. Poi si scoprì che in molti paesi quel cattivo odore non è offensivo, e l’idea fu ritirata.
Progetti sperimentati fino al 2000. Poi arrivò l’11 settembre, e le bombe furono liberate da ogni velleità.

Fonte: La Repubblica

Caro-petrolio? Ecco la benzina low cost

Wednesday, June 4th, 2008

MILANO - In questi mesi in cui la febbre da prezzo dei carburanti continua a salire e i “totem” dei principali distributori italiani sembrano impazziti, tanto cambiano rapidamente le tariffe riportate, con la benzina e il gasolio che toccano ogni giorno nuovi record storici, siamo andati a conoscere da vicino il fenomeno alternativo delle cosiddette «pompe bianche». Si tratta di distributori “low cost” che forse al momento ancora non impensieriscono seriamente le multinazionali regine del mercato, ma che con il passare del tempo rappresentano una realtà sempre più diffusa e in grado di attirare un numero sempre maggiore di nuovi clienti. Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, delle 23 mila pompe distribuite sul terriotorio, circa 2000 sono quelle “risparmiose”, di proprietà di alcuni imprenditori privati, che vendendo carburante senza logo, gestiscono al meglio l’autonomia dei tariffari stracciando così la concorrenza con dei prezzi sempre più bassi rispetto allo stallo delle grandi compagnie.
PIU’ CONCORRENZA - «Nell’ultimo decennio in questo settore è aumentata la concorrenza, grazie anche alle «pompe bianche» - dice Luca Squeri presidente della Figisc, la Federazione italiana gestori impianti stradali e carburanti - e il consumatore finalmente riceve offerte convenienti e diversificate. Ma non basta, perché la concorrenza dei colossi del carburante in alcuni casi è sleale». Il Belpaese soffre la speculazione sui prezzi e quello che accade è che la benzina costa di più ai consumatori, ma i benzinai guadagnano meno e hanno le mani legate dalle multinazionali. «In Italia purtroppo ci sono casi in cui nello stesso bacino d’utenza la stessa grande compagnia di appartenenza (Esso, Agip, Shell… solo per citarne alcune) impone prezzi diversi ai gestori creando delle discriminazioni oggettive - fa notare Squeri -. Nel caso dei i distributori low cost, invece, il prezzo è legittimato dal proprietario che salta tutti i passaggi: marketing, stoccaggio, pubblicità e riesce ad essere competitivo».

SENZA GRIFFE - Le sigle dei piccoli benzinai senza griffe hanno nomi che forse non sono così noti al grande pubblico: Daytona, Energia Siciliana, Alfa Petroli, Sodin e tanti altri ancora. E rappresentano il 5% del mercato dei carburanti. Il fenomeno è di matrice locale ma riguarda un po’ tutta la Penisola. Alcuni di loro sono riusciti nell’arco di 25 anni ad espandersi con una piccola rete di distribuzione.

ELENCHI ONLINE - Visto che comportano dei vantaggi per gli utenti finali, le associazioni dei consumatori spingono e promuovono le “pompe bianche”. «Noi ci siamo impegnati a raccogliere l’elenco completo dei distributori low cost in tutta Italia - dice il presidente della Federconsumatori Rosario Trefiletti - e finora abbiamo messo a disposizione sul nostro sito 260 nominativi per cercare di offrire al nostro utente una potenziale alternativa gratuita e facilmente consultabile. Noi vogliamo favorire un processo di liberalizzazione del mercato. In questo momento drammatico c’è bisogno di risparmiare e noi ce ne rendiamo conto». Ma non solo la Federconsumatori ha aggiornato l’elenco dei benzinai senza griffe che riescono a proporre sul mercato i loro carburanti a 7-8 centesimi in meno al litro, rispetto ai prezzi medi delle grandi compagnie. Anche il Codacons da tempo si è attivato raccogliendo i nominativi dei 2000 «padroncini indipendenti». Nel sito dell’associazione si trovano le indicazioni per richiedere il file completo con i nominativi suddivisi per regione. In sostanza, occorre chiamare un numero dedicato, l’ 899.422404; il costo della chiamata è di 1 euro di scatto alla risposta Iva inclusa. «Il servizio che mettiamo a disposizione on line ci costa - si giustifica Carlo Rienzi, che del Codacons è il presidente -. In ogni caso aiutiamo gli utenti a trovare le “pompe bianche” più convenienti anche quando sono in viaggio. Ma il nostro impegno non si ferma qui. Stiamo protestando contro una liberalizzazione di facciata che crea un mercato sleale in cui i gestori tradizionali ricevono un trattamento mafioso da parte dei colossi petroliferi che impongono i prezzi».

LE ALTRE INIZIATIVE - Oltre al boom delle pompe bianche, occorre segnalare molte altre opportunità per cercare di risparmiare sul caro carburante. Dagli sconti dei self service nei servizi notturni, alle promozioni delle compagnie petrolifere ufficiali che cercano di ritagliarsi una fetta del mercato a suon di centesimi. Ci sono poi alcune pompe non bianche che però non portano il logo delle compagnie petrolifere, ma quello di alcune catene della grande distribuzione, come ad esempio Auchan, Carrefour, Conad. Quest’ultima, ad esempio, ha da poco aperto un nuovo impianto a Modena e propone la verde a 1,390 euro al litro. «Proseguiamo nella difficile, faticosa opera di apertura di impianti di distribuzione con la nostra insegna- sottolinea il direttore generale di Conad, Francesco Pugliese -. Quello che abbiamo inaugurato a Modena è il quarto, e nel momento in cui i carburanti sono oltre quota 1,51 euro al litro, facciamo il possibile per dare ai consumatori un reale vantaggio economico». «Si deve proseguire su questa strada - dice Roberto Di Vincenzo segretario generale della Fegica, la Federazione gestori impianti carburanti e affini della Cisl - e noi chiediamo di riscrivere correttamente le regole per questo settore. Le pompe bianche sono un’ottima alternativa».

Fonte: Corriere della Sera

Parco dell’Etna, «qui la natura è protetta» ma non si vede: dilaga il degrado

Wednesday, June 4th, 2008

NICOLOSI (Catania) - «Benvenuti nel Parco dell’Etna. Qui la natura è protetta». I cartelli non mancano ma nel primo parco di Sicilia la natura è tutt’altro che protetta. Non siamo certo ai livelli di Napoli ma ci si potrebbe anche arrivare. Tra boschi e pinete secolari si possono infatti trovare vere e proprie discariche a cielo aperto: cumuli di inerti, pneumatici usati e persino amianto. E tutto perché, a differenza di quel che promettono i cartelli, qui la natura non è affatto protetta. Ad oltre vent’anni dalla sua istituzione l’ente Parco ha una bella sede, ha assunto oltre 50 dipendenti ma non ha un solo guardaparco.

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SORVEGLIANZA INSUFFICIENTE - Risultato: non c’è la necessaria vigilanza per evitare lo sfregio continuo alla natura, ai rifugi e alle piste per l’escursionismo. Attualmente la sorveglianza del Parco ricade esclusivamente sulle spalle della Forestale che non ha uomini a sufficienza. Come accade nel distaccamento di Nicolosi con un organico di appena 4 uomini che devono vigilare su quasi tutto il versante Sud del Parco. E così il tour tra i boschi dell’Etna offre uno spaventoso spettacolo di devastazione (come mostrano le foto che pubblichiamo). Case Bevacqua dovevano essere uno dei punti base per l’escursionismo ma sono abitualmente frequentate più dai vandali che dagli appassionati della montagna. In contrada “Grotta Comune”, a nord di Trecastagni, è possibile trovare una discarica di pneumatici. Mentre in zona Fornazzo le case Pietracannone, altro punto base per l’escursionismo, sono state devastate e qualcuno ha portati via persino le tegole. Scarpinando in lungo e largo ovunque si trovano sacchetti della spazzatura, bottiglie, lattine.

PISTE DI MOTOCROSS E DEPOSITI DI AMIANTO - I boschi di Tardaria sono ormai delle piste da motocross, mentre nella pineta di Linguaglossa è stata scoperta persino una discarica di coperture in Ethernit con le polveri di amianto impastate tra gli aghi di pino. E a nulla sembrano valere le denunce di Legambiente e di altri gruppi di amanti della montagna. Un’associazione molto attiva sul vulcano, “Etnaviva”, ha pure organizzato una mostra-denuncia ma non è successo nulla.

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«ABOLIAMO IL PARCO» - Dopo centinaia di segnalazioni la guida dell’Etna Sergio Mangiameli lancia una proposta: «se sono questi i risultati che a venti anni dalla sua istituzione ha prodotto il Parco sarebbe meglio abolirlo e trasformarlo in semplice riserva. Basterebbero meno dipendenti e si risparmierebbe denaro pubblico». «Oltre alla sporcizia - dicono gli ambientalisti - dei 24 punti base per l’escursionismo promessi con l’istituzione del Parco fino ad oggi non è ne stato attivato neanche uno». Quanto ai guardaparco il concorso è stato pure espletato ma non sono stati reclutati perché la Regione Siciliana non fornisce le risorse necessarie. E la stessa gestione del Parco è precaria. Da oltre un anno tutto è affidato ad un commissario perché la politica non ha ancora deciso come lottizzare la poltrona di presidente.

Fonte: Corriere della Sera