Archive for May 26th, 2008

Il gipeto è tornato in Barbagia

Monday, May 26th, 2008

Dopo 41 anni il Gipeto torna in Barbagia. A darne notizia è il quotidiano ‘La Nuova Sardegna’. I primi rilasci in Sardegna avverranno a partire da domenica nell’area della foresta Montes, nel Supramonte di Orgosolo (Nuoro) proprio la zona in cui i gipeti sardi nidificarono per l’ultima volta nel 1967.
Il personale del Corpo forestale
, una volta liberati i volatili, dovrà proteggere e monitorare la specie fino alla creazione di una popolazione stabile.

“Cancellato dalla guerra scatenata dalle fantasie popolari. Superstizioni e leggende, spesso raccontate sui libri scolastici -si legge sul quotidiano locale- hanno attribuito al gipeto un aspetto demoniaco, tanto da essere conosciuto come l’avvoltoio degli agnelli, un rapace sanguinario che non esitava a rapire persino bambini incustoditi. Per questi motivi il gipeto è stato perseguitato, combattuto e ucciso con ogni mezzo, finchè nel 1913 in Val d’Aosta è stato abbattuto l’ultimo esemplare presente sulle Alpi.
Successivamente la sua rarità ha scatenato una ulteriore corsa all’ultimo gipeto, alimentata in particolare da musei e collezionisti privati che hanno chiesto le spoglie del volatile divenute sempre più preziose.
 

Così il Gypaetus barbatus (questo il nome scientifico) è stato condannato all’estinzione anche in Sicilia (nel 1936) e in Sardegna (nel 1967)”. ” Proprio la Sardegna -si legge ancora sulla ‘Nuovà- ora è al centro di un progetto per la reintroduzione del gipeto in ambienti a lui familiari (come quelli della Barbagia) che ha già mosso i primi passi. Si tratta di una operazione complessa e delicata che richiederà tempo, competenza e nuove forme di collaborazione.
 

Recentemente a Sassari, nella sede dell’Ispettorato del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione si è svolto un incontro propedeutico al progetto per riaccogliere lo splendido volatile nell’isola”.

Pronto il maxi progetto del Cnr

Monday, May 26th, 2008
Nuove tecnologie per il sistema del monitoraggio dei suoli e delle acque, per inquinanti dell’aria e nuovi studi per il sistema di sorveglianza sull’ambiente e la salute. Sono questi i principali obiettivi di un maxi progetto che sta per partire al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il Progetto Interdipartimentale Ambiente e Salute (Pias), vedrà in campo due interi dipartimenti, oltre 20 istituti e oltre 100 ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche con l’obiettivo di affrontare in modo multidisciplinare il ciclo ambiente-salute.«Sono già state presentate 127 idee progettuali, ovvero linee di ricerca, sulla base delle quali sono state decise 5 macroaree di studio su cui si divideranno i ricercatori del progretto Pias», spiega all’ADNKRONOS l’epidemiologo Fabrizio Bianchi dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, nell’ambito della conferenza del Dipartimento terra e ambiente che si chiude oggi al Cnr di Roma.

L’obiettivo di questo maxistudio, spiega Bianchi, «è dare un contributo per lo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie sulle relazioni che esistono tra i fenomeni ambientali provocati dall’uomo e gli effetti sulla salute. Parallelamente al nostro team è al lavoro su queste tematiche un gruppo di ricercatori strategico ambiente e salute finanziato dal ministero della Salute, un progetto a cui lavoranto anche ricercatori del Cnr».

«Questo progetto Pias -aggiunge Bianchi- cerca strumenti di sviluppo per il monitoraggio, le bonifiche, il controllo gestionale degli impianti e del territorio, sia a scopi di tutela della salute pubblica sia nell’interesse delle imprese private per l’implementazione di tecnologia avanzata».

Il progetto parte fin da subito, dopo un intenso anno di lavoro di organizzazione del team di lavoro, contemporaneamente si stanno avviando anche tre studi pilota su tematiche emergenti e relative a come le sostanze possono disturbare il metabolismo ormonale dell’uomo, il riscaldamento globale e le ricadute sulla salute, il particolato ultrafine e la salute con particolare riferimento a quella dei bambini.

«Le attività preparatorie, quelle di studi nei settori quindi più maturi e quelle esplorative sulle tematiche più nuove, dovranno essere sostenute da ulteriori finanziamenti», conclude Bianchi, sottolineando che nel corso del primo anno di attività del maxi progetto Pias è prevista la realizzaiozne di uno spazio web per seminari, workshop e conferenze di profilo internazionale.

Fonte : La Stampa

Specie aliene ci invadono Ma spesso è falso allarme

Monday, May 26th, 2008

C’è già chi ha iniziato a evocare le visioni mostruose de l’Invasione dei ragni giganti, uno dei classici dell’horror in formato celluloide, dove esseri a otto zampe si nutrivano di tutto ciò che capitava nelle loro vicinanze. L’allarme lanciato recentemente da Der Spiegel non poteva però che causare questo genere di fantasie: esseri di 20 centimetri (la maggior parte dei quali zampe) che si aggirano a gruppi nell’Europa centrale. «I Paesi Bassi e la Germania sono già stati invasi. In questo momento la loro presenza si è moltiplicata anche in Svizzera e in Austria», scrive preoccupato il settimanale tedesco sul suo sito.

Gli organismi in questione sono innocui opilioni (o opilionidi), imparentati con i ragni e spesso confusi con loro, considerando la loro somiglianza. Al mondo esistono 5.000 specie, diverse vivono nel Vecchio Continente, molte in Asia e in Sud America. Quella che ha scatenato l’allarme di Der Spiegel, arrivata non si sa come in Europa ma presumibilmente via nave, non è ancora stata classificata, malgrado i test genetici effettuati. Molto rumore per un’invasione, in realtà, annunciata e in corso da tempo. Secondo Wolfgang Nentwig, dell’Istituto di zoologia dell’Università di Berna, 87 specie di ragno aliene si sono insediate in Europa nel corso degli ultimi 150 anni. «Oltre il 50% di queste viene dall’Eurasia non tropicale e dall’Africa del Nord-afferma Nentwing -. L’aumento delle attività commerciali a livello mondiale e la velocità di collegamento tra i vari continenti facilita senza dubbio queste presenze. In futuro assisteremo presumibilmente all’arrivo in Europa, ogni anno, di una nuove specie di animali, in alcuni casi anche pericolosi e dannosi per l’uomo».

I media mondiali e i biologi, chiaramente, si appassionano e riportano costantemente le esplosioni demografiche di alcune specie animali, complici direttamente o indirettamente l’uomo. I cambiamenti climatici favoriscono sia le specie autoctone che alloctone. Il riscaldamento delle acque artiche sta facilitando la diffusione di una specie aliena, il granchio rosso reale (Paralithodes camtschaticus) che arriva a 10 chili di peso e un diametro di un metro e mezzo. Da 1995 a oggi la popolazione è letteralmente esplosa, crescendo di sei volte; si stima che attualmente vivano nel mare di Barents circa dodici milioni di esemplari. L’aspetto più preoccupante per gli scienziati è rappresentato dalle specie aliene che, complice l’uomo o un evento naturale, colonizzano un ambiente diverso dal loro luogo di origine.

Oltre a provocare autentici sconquassi nella biodiversità locale, stanno facendo pagare dei salati conti economici. «Dal 1992 al 2002 l’Unione Europea, attraverso il programma LIFE - spiega Piero Genovesi, vice presidente del gruppo specie aliene dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e coordinatore italiano di Daisie, il database europeo delle specie alloctone - ha speso 27 milioni di euro per interventi di recupero ambientale per danni causati da piante e animali introdotti. La Regione Lombardia dal 2004 ha impiegato 1.200.000 euro per cercare di eradicare un coleottero di origine asiatica, Anoplophora chinensis, introdotto accidentalmente da un commerciante di bonsai.

OAS_AD(\’Bottom1\’);Le sue larve si nutrono di legno. L’unico modo per arginare questo insetto è tagliare le piante che stanno attorno a quella malata. Negli Stati Uniti, nell’area di Chicago, sono stati abbattuti così 50 mila alberi. Se dovesse arrivare in Sicilia sarebbe la fine per le coltivazioni di agrumi». «Il teredine - continua Genovesi -, un mollusco bivalve parassita del legno, ha causato dal 1993 al 2007 75 milioni di danni sulle infrastrutture del legno che si trovano lungo coste tedesche del Mar Baltico, mentre in Germania i costi sanitari dell’ Ambrosia artemisiifolia, una pianta originaria del Nord America, che provoca allergie, sono stimati in 32 milioni di euro. La chiave per fronteggiare l’esplosione di invasioni biologiche sta in una politica coordinata, che l’Unione Europea sta sviluppando, di prevenzione dei nuovi arrivi, di rapida identificazione e controllo delle specie aliene, di immediata risposta e di attento monitoraggio del fenomeno complessivo».

Fonte : Corriere della Sera