Utilizzare materie plastiche nella realizzazione di reti idriche e acquedotti, ma anche nella costruzione di reti fognarie, puo’ dar vita a risparmi per circa 85 miliardi di euro. Il calcolo lo ha fatto l”Agici Finanza d’Impresa’, societa’ specializzata nella consulenza alle aziende di pubblica utilita’, secondo la quale con un cambio radicale dei materiali sindaci e amministratori locali potrebbero risparmiare cifre importanti nella riorganizzazione delle infrastrutture idriche, ma anche in quelle per gas, telecomunicazioni ed energia elettrica. Secondo lo studio, presentato oggi a Roma nel corso del convegno ‘Quali politiche per lo sviluppo delle reti utilities italiane? Innovazione e investimenti nelle infrastrutture locali’, optare per i materiali plastici al posto di quelli ferrosi o cementizi farebbe risparmiare agli enti locali 22,2 miliardi di euro negli acquedotti e nelle reti idriche, e 63,6 miliardi nella realizzazione di fognature. Con risvolti decisamente positivi, assicurano gli autori della ricerca, per quanto attiene l’installazione, la manutenzione e anche l’impatto ambientale. Piu’ nello specifico, informa l’Agici, costruire acquedotti con materiali plastici provocherebbe un risparmio di 143 mila euro al km, e fino a 955 mila per la costruzione di fognature. Dati di tutto rilievo se si pensa che i primi si estendono per circa 30 mila km e i secondi per circa 20 mila. Inoltre, viene ricordato, al momento i costi annui delle sole perdite nelle reti idriche nel nostro Paese pesano tra i 3,9 e i 5,2 miliardi di euro. Infatti gli acquedotti italiani evidenzierebbero un tasso di perdita tra il 38 e il 45%, assai elevato se confrontato ad esempio con la Germania (8-15%) e il Regno Unito (15-16%). L’uso delle materie plastiche, inoltre, si rivelerebbe assai vantaggioso anche per la possibilita’ di utilizzare tecnologie ‘No-Dig’, vale a dire con un uso assai ridotto degli scavi. A livello territoriale, lo stato degli acquedotti del Nord Italia risulterebbe essere ”meglio equipaggiato” rispetto a quelli del Centro e del sud; inoltre, a livello costruttivo sarebbero realizzati in massima parte (62,1%) con materiali ferrosi, ma sarebbe presente ”anche una significativa presenza di tubature in cemento-amianto che, per legge, andrebbero sostituite”. Diversamente, per le reti fognarie i principali materiali utilizzati risultano essere di tipo cementizio (74,2%), che comprendono anche gres, cemento amianto e muratura. Secondo il campione esaminato dallo studio (l’Agici ha preso in considerazione solo le reti utilities di proprieta’ pubblica, non quindi quelle indoor, irrigue, industriali e private), il 42,5% degli attuali acquedotti e il 31,6% delle attuali fognature dovrebbero essere sostituiti nel giro dei prossimi 50 anni, che significa operare rispettivamente su una rete di 125 mila e 46 mila km.
Fonte: Ansa.it