Archive for May 12th, 2008

E se il biocarburante portasse il mondo alla fame?

Monday, May 12th, 2008

La Fao, l´Organizzazione delle Nazioni Unite per l´alimentazione e l´agricoltura, dice che nell´ultimo anno i prezzi dei prodotti agricoli fondamentali si sono impennati: il costo del mais è aumentato del 53%, del 74% quello del riso, dell´87% quello della soia e addirittura del 130% quello del grano. Tutto ciò sta provocando, incalza il direttore esecutivo del Programma Mondiale per l´Alimentazione, Josette Sheeran, uno «tsunami silenzioso»: milioni di persone, in aggiunta agli 800 milioni che già soffrivano la carenza di alimentazione, non sanno più cosa e come mangiare.

Gli esperti indicano che il fenomeno è dovuto al combinato disposto di almeno tre processi. Il primo è l´aumento del prezzo del petrolio che fa aumentare i costi di produzione anche in agricoltura. Il secondo è l´aumento della domanda di cereali in paesi come la Cina e l´India. In questi paesi si consuma sempre più carne. Ma per la produzione di carne servono quantità enormi di prodotti agricoli, cosicché nel mondo l´offerta di cereali inizia a essere inferiore alla domanda, con conseguente impennata dei prezzi.

Il terzo processo riguarda il rapido aumento - soprattutto negli Stati Uniti, in Brasile e in Europa - delle terre coltivate per produrre biocombustibili, ritenuti una valida alternativa al petrolio e agli altri combustibili fossili (gas e carbone) anche e soprattutto perché promettono di «chiudere il cerchio del carbonio». Le piante da cui si ricavano i biocarburanti, infatti, crescono, come tutte le piante, sottraendo carbonio all´atmosfera. Quando poi il bioetanolo e il biodisel bruciano nei motori liberano di nuovo il carbonio, ma il ciclo complessivo è (tutto sommato) a «emissioni zero». Per questo motivo i biocarburanti sono ritenuti sia dagli esperti sia dagli ambientalisti come una delle principali opzioni da mettere in campo per cambiare il paradigma energetico fondato sull´uso insostenibile dei combustibili fossili.

Anche gli economisti per così dire classici guardano con speranza ai biocombustibili, sia per il loro costo diventato concorrenziale, sia per la loro facilità d´uso (bioalcol e biodisel possono essere utilizzati, per esempio, nei motori delle nostre auto senza grosse modifiche).

I problemi nascono dal fatto che le terre e i prodotti destinati a rifornire il promettente mercato dei biocarburanti vengono sottratte alle terre e ai prodotti destinati a rifornire il mercato alimentare. I dati della Banca Mondiale ci dicono che, ormai, negli Stati Uniti oltre il 20% della produzione di mais viene destinato alla produzione di bioetanolo; che in Europa il 40% della produzione di semi oleosi viene assorbita dall´industria del biodisel, che in Brasile il 50% della produzione di barbabietola da zucchero viene dirottata verso la produzione del bioalcol. Talvolta succede che il danno sia ecologico: molte terre per produrre le biomasse da usare per i biocombustibili vengano sottratte alle foreste.

Per tutti questi motivi negli ultimi mesi l´immagine dei biocombustibili si è quasi ribaltata: da promessa ecologica ed economica, a catalizzatore di sciagure. «La produzione di biocombustibili è un crimine contro gran parte dell´umanità» sostiene, addirittura, Jean Ziegler, il sociologo svizzero che da qualche tempo è Relatore speciale sul diritto all´alimentazione per la Commissione sui diritti dell´uomo delle Nazioni Unite.

Forse non è un crimine, ma certo è un problema. Anzi, è l´unico tra i tre fattori principali che concorrono all´aumento delle materie prime agricole su cui si può facilmente intervenire. Agire sulla leva petrolio, per farne diminuire il costo, non è, infatti, impresa facile, sia per le esplicite resistenze dei produttori, sia per gli interessi incontrollabili degli speculatori finanziari. Agire sulla domanda di prodotti agricoli di base da parte dei paesi a economia emergente è ancora più difficile (anche se dovrebbe finalmente indurre noi occidentali a modificare i nostri insostenibili stili di vita). Per abbassare il costo dei prodotti alimentari di base non resta quindi che agire sulla domanda di biocombustibili. Di qui la proposta che Jean Ziegler ha avanzato di recente a Berna: stabiliamo una moratoria di almeno cinque anni per la produzione dei biocarburanti. Si tratta di una proposta provocatoria. Che, peraltro, costringerebbe a rivedere una parte non trascurabile della politica ecologica sia dell´Europa che degli Stati Uniti. Ma è una provocazione che ci invita, a riflettere sull´urgenza e le complesse interrelazioni dei grandi problemi globali.

Fonte: L’Unità

Energia, si può produrre da alghe e piante

Monday, May 12th, 2008
È possibile produrre energia utilizzando la luce solare assorbita in eccesso da alghe e piante. Lo dimostra uno studio pubblicato su Science che spiega il meccanismo molecolare regolatore dell’assorbimento dell’energia solare nelle piante, grazie all’individuazione dei geni che ne determinano il processo.La ricerca è frutto della collaborazione che per due anni ha visto i ricercatori del Dipartimento Scientifico e Tecnologico dell’Università di Verona e dell’Università di Berkeley in California lavorare insieme per potenziare, attraverso tecniche di biogenetica, l’efficienza con cui piante ed alghe raccolgono l’energia, aprendo orizzonti interessanti alla produzione di bio-combustibili.

I gruppi di ricerca sono stati diretti a Verona dal prof. Roberto Bassi, docente di Fisiologia vegetale specializzato in ingegneria proteica e dal prof. Graham Fleming a Berkeley, pioniere nella misura di eventi ultrarapidi con il laser. Il gruppo veronese, in particolare, ha identificato una famiglia di geni che, quando inattivati, producono piante incapaci di trasformare in calore la luce assorbita. Matteo Ballottari, neo-dottorato in biotecnologie industriali e ambientali, è riuscito a produrre in provetta le proteine codificate da questi geni e a dimostrarne l’attività con misure effettuate a Berkeley.
Allo stato normale, infatti, queste proteine fotosintetiche sono in grado di «misurare» la luce cui sono esposte e di attivare un meccanismo dissipativo di difesa trasformando l’energia in eccesso in calore.

Nei foto-bioreattori, sistemi colturali che utilizzano la radiazione solare per la crescita di microrganismi fotosintetici, le alghe ad esempio vengono cresciute in massa ma dissipano in calore la maggior parte dell’energia solare assorbita. L’importanza della scoperta consiste nell’aver identificato i geni responsabili di questo meccanismo dissipativo di difesa, su cui intervenire con tecniche di genetica per trasformare in energia chimica e quindi biomassa il calore altrimenti disperso.

«Agendo sulla sensibilità dell’”interruttore” che governa questo processo - spiega il prof. Bassi - si potrà regolare l’efficienza della trasformazione della luce solare da parte degli organismi fotosintetici ed adattarle alle esigenze della crescita nei fotobioreattori per produrre biocombustibili. Già nel 2005 nel nostro laboratorio Luca Dall’Osto, oggi ricercatore, ha dimostrato che l’inattivazione dei meccanismi regolativi portava ad una maggiore crescita delle piante a bassa luce». La scoperta è di grande attualità dato che petrolio e carbone, ormai in esaurimento, derivano rispettivamente da alghe e piante cresciute tra i 200 e i 400 milioni di anni fa e conservate nel suolo in mancanza di ossigeno. Di recente si sono moltiplicate le ricerche che mirano a produrre biocombustibili da alghe e piante, ma le rese sono ancora basse proprio a causa del meccanismo dissipativo messo in atto dagli organismi fotosintetici. Ai fini applicativi, un ulteriore aspetto interessante consiste nell’utilizzo del principio scoperto per la produzione di pannelli solari più efficienti, composti da celle prodotte con coloranti di origine biologica.
Fonte : La Stampa

17MILA BUFALE, DA LUNEDI’ SARANNO UCCISE PER BRUCELLOSI

Monday, May 12th, 2008

Il commissario di governo, Andrea Cozzolino, ha già firmato le prime ordinanze. E sono partite le notifiche destinate agli allevatori. Gli abbattimenti cominceranno lunedì prossimo e andranno avanti nelle prossime dieci settimane: la task force della struttura commissariale ha deciso infatti di concentrare in soli 70 giorni la parte più impegnativa del piano regionale contro la brucellosi bufalina dalla provincia di Terra di Lavoro, che prevede l’eliminazione dei 17 mila capi risultati sieropositivi ai controlli. Per rispettare i tempi, sono stati individuati sul territorio regionale 5 o 6 macelli in possesso di tutte le autorizzazioni e le certificazioni di legge: i titolari delle aziende coinvolte, potranno liberamente scegliere quello di cui servirsi. Il trasporto è a cura del commissariato, mentre i Nas e i veterinari delle Asl e dell’Istituto zooprofilattico di Portici vigileranno su tutte le fasi degli abbattimenti. Ieri pomeriggio, intanto, la task force di Cozzolino, guidata dal direttore dell’istituto, Giuseppe Iovane ha convocato i rappresentanti delle organizzazione di categoria per fare il punto sugli ultimi dettagli delle procedure tecnico-ammini-strative: «I contenuti del piano li abbiamo pienamente avallati - spiega il direttore della Coldiretti, Marcello De Simone - quello che ci preme è che non ci siano ritardi nei risarcimenti: gli allevatori hanno già pagato un dazio elevato; ora devono essere messi in condizione di ripartire nel più breve tempo possibile». Ma in tal senso Iovane non nutre dubbi: «I soldi per il ristoro sono già disponibili - assicura - ed abbiamo predisposto una rigorosa calendarizzazione degli interventi, giorno per giorno, per le prossime settimane, proprio per evitare tempi morti ed intralci alla macchina. Tra i macelli prescelti, ce ne sono un paio in grado di effettuare anche 250 abbattimenti al giorno. Poi, una volta completata questa fase, ricominceremo subito con i controlli a tappeto degli allevamenti con presenza di capi sieropositivi, ogni 21 giorni, fino alla completa sparizione del batterio ». Oltre agli abbattimenti, il programma di profilassi - finanziato dal Governo con 66 milioni di euro - contempla: la vaccinazione obbligatoria con l’Rb 51 (per i capi tra i 6 e i 9 mesi); il controllo delle movimentazioni; l’identificazione elettronica - attraverso boli ruminali - dell’intero patrimonio bufalino; la verifica costante della corretta iscrizione nella banca dati nazionale di tutte le aziende e di tutti i capi censiti (176.759), con l’indicazione del relativo stato sanitario; il controllo annuale degli allevamenti. Il commissario ha la facoltà di corrispondere indennizzi agli allevatori anche per gli obblighi di quarantena e le difficoltà di ripopolamento, e di promuovere l’adozione dei «provvedimenti di sospensione, riduzione o rinvio dei contributi previdenziali e delle rate dei mutui agrari o crediti connessi allo svolgimento dell’attività ». Nel 2007 erano stati già abbattuti, in maniera discontinua, 5 mila capi.
dal Corriere della Sera

Milano sperimenta le vernici antismog

Monday, May 12th, 2008
Vernici e asfalto mangia-smog per abbattere l’inquinamento. Il Comune di Milano prova così a diminuire i livelli di biossido d’azoto e polveri sottili in alcuni luoghi della città. Si comincia dal parcheggio Atm di Famagosta
Vernici e asfalto mangia-smog per abbattere l’inquinamento: è la sperimentazione che il Comune di Milano ha deciso di intraprendere per diminuire i livelli di biossido d’azoto e polveri sottili in alcuni luoghi della città. Per ora si comincia dal parcheggio Atm di Famagosta, zona di interscambio in cui passano oltre 1700 autobus e molto inquinata, che nel giro di una settimana sarà completamente asfaltata e pitturata con i nuovi prodotti. “A giugno - ha spiegato l’assessore comunale ai Trasporti e all’Ambiente, Edoardo Croci - avremo i dati e potremo sapere quanto queste ecopitture avranno contribuito ad abbattere gli inquinanti, per decidere poi di intervenire allo stesso modo in altre aree sensibili”.Una rilevazione, effettuata a fine marzo, aveva dimostrato infatti che nel parcheggio di Famagosta, zona sud della metropoli, la concentrazione di polveri sottili é quasi il doppio di quella di altre aree della città. L’intervento dell’amministrazione comunale, che costerà circa 600mila euro, è già cominciato e sarà portato avanti grazie anche ad una convenzione con la Regione. Tutti i 16mila metri quadrati dell’area verranno asfaltati e dipinti con prodotti fotocatalici che per una reazione chimica, dovuta anche alle duecento lampade ad emissioni ultraviolette che verranno installate, sono capaci di assorbire e ridurre gli inquinanti.

Erano già stati sperimentati nel 2004 nel tunnel di viale Porpora e in quel caso gli ossidi di azoto erano diminuiti del 23%. “Nuovi esperimenti ci dicono che potremmo arrivare ad una riduzione del 60% - ha chiarito l’assessore -. Se sarà così potremo applicare queste sostanze, che vengono utilizzate con successo anche in Giappone e Brasile, in tutti i punti critici della città: parcheggi, tunnel, metropolitane”.

Fonte: La Nuova ecologia