Il rapporto uomo-cane, questione di educazione

L’ennesimo caso di aggressione da parte di un pitbull nei confronti di una persona - è di questi giorni la grave tragedia avvenuta nel Salernitano - porta alla ribalta il problema dei cani che rientrano fra le razze pericolose. Al di là degli aspetti normativi stabiliti nel gennaio scorso - sulle razze a rischio il ministero della Salute ha emesso una ordinanza definendo 17 razze considerate pericolose - sempre più spesso si discute della mancanza di educazione da parte dei proprietari di cani. Mentre infatti in altri paesi il governo stabilisce l’obbligo di corsi per i nuovi proprietari - avevamo ripreso il caso della Svizzera -, in Italia esistono realtà come quelle dei dog trainer, o rieducatori del comportamento dei cani, che sono ancora una professione abbastanza recente: l’educatore cinofilo dal 2002 ha una propria associazione (Apnec) con un codice deontologico, ma il settore lascia ancora spazio a molti improvvisatori.

«Proprio per questo spesso ci troviamo di fronte a tante diffidenze, alle volte anche da parte dei veterinari - ha spiegato Moreno Sartori, componente dell’associazione, dog trainer da oltre 10 anni - Eppure l’educazione cinofila dovrebbe diventare obbligatoria e chi prende un cane dovrebbe seguire un corso, così come acquista la cuccia o la ciotola».

Punto di partenza è che il rapporto tra uomo e cane non è caratterizzato dall’affermazione della superiorità del primo sul secondo. Una teoria che cozza con quanto sostenuto finora dagli esperti, secondo i quali i cani non sono altro che discendenti dei lupi di cui conservano tutte le caratteristiche, dalla legge del capobranco al mito dell’elemento alfa. «Uomo e cane convivono da 14.000 anni ed è quindi impensabile che l’animale non ne sia stato ampiamente influenzato - ha detto Sartori - Tutto sta nel fargli capire non chi comanda ma chi gestisce le risorse».

Compito del dog trainer è quindi quello di aiutare il cane a abituarsi sempre più alla vita in una società urbanizzata, prima di tutto intuendo, come un vero psicologo, cosa causa nell’animale un determinato comportamento, alle volte pericoloso per l’uomo. «Soprattutto per certe razze è fondamentale l’educazione - ha detto Sartori - Purtroppo spesso le aggressioni sono dovute a una sbagliata gestione dell’animale che reagisce proprio in base a ciò che gli hanno insegnato i padroni». Così non c’è da meravigliarsi, secondo il dog trainer, se il pitbull incitato fin da cucciolo a mordere un pupazzetto, poi si scaglia realmente contro un bambino.

In ogni caso è sempre possibile eliminare le cattive abitudini, procedendo per gradi alla rieducazione del cane. «Sono pochissimi i cani che non possono recuperati o rieducati se si usa il giusto approccio - ha aggiunto Sartori - Nella mia lunga attività mi sono dovuto arrendere solo due volte».

Fonte: La Stampa

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